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Articoli filtrati per data: Sunday, 12 Gennaio 2020

Nuova tappa ieri per la solidarietà internazionalista alla rivoluzione del Rojava nella città felsinea dopo la precedente manifestazione a Napoli dello scorso 21 dicembre.



Se dopo l'indignazione globale e le capillari iniziative, picchetti, blocchi, cortei e manifestazioni dell'autunno l'attenzione mediatica verso la causa rivoluzionaria dei curdi e dei loro alleati è scemata, l'aggressione nazionalista e fascista di Erdogan non lo ha fatto: continua infatti l'occupazione militare dell'esercito di Ankara e dei suoi fiancheggiatori fondamentalisti a Tel Abyad e Serkaniye, ad Afrin e nel Kurdistan Meridionale, con il suo corredo di morte, pulizia etnica dei territori ed aggressione fisica e ideologica alle loro popolazioni.

Ma anche la politica imperialista del tiranno di Ankara - che mira non solo alla Libia ed all'egemonia sul Mediterraneo orientale ma anche alla penetrazione del proprio modello patriarcale ed oscurantista in altri paesi africani ed asiatici. Il tutto nella compiacenza, se non nel fiancheggiamento, di potenze occidentali come l'Italia; che dopo aver promesso embarghi di armi e sanzioni alla Turchia sulla scia emotiva dell'invasione della Siria del Nord è stata rapida - in nome dei profitti di banche come Unicredit e Intesa San Paolo e di aziende come la Ferrero - a far marcia indietro.

Il presidio in piazza XX settembre, divenuto poi corteo raggiungendo la centrale fontana del Nettuno, lo ha rimarcato; ricordando il vile assassinio delle tre compagne Sakine, Fidan e Leyla 7 anni fa a Parigi per mano di un killer legato ai servizi segreti turchi e rivisitando la performance del collettivo cileno Las Tesis "un violador en tu camino" per mettere all'indice le orrende brutalità e violenze di genere commesse dal regime di Erdogan nella repressione dell'istanza di liberazione delle donne curde.

Di seguito il comunicato delle realtà partecipanti:

Nella giornata di ieri un grande corteo femminista e antifascista ha attraversato le strade del centro storico di Bologna al fianco della rivoluzione del Rojava. Un corteo fatto di donne e uomini curd*, collettivi e associazioni provenienti anche da altre città che con gioia e determinazione ha rilanciato il grido rivoluzionario di una società fondata sul protagonsimo e la libertà delle donne. Contro la violenza patriarcale e in ricordo di Sakine, Fidan e Leyla, compagne uccise a Parigi da sicari turchi il 9 gennaio 2013, in testa al corteo ha riecheggiato la performance del "violador en tu camino", oggi rideclinata sulla lotta e la resistenza delle donne curde. Dopo le grandi mobilitazioni cittadine contro il vile attacco del regime fascista di Erdogan, al grido di "Jin Jiyan Azadì" ("Donna vita libertà") in tantissim* abbiamo ribadito la nostra solidarietà e complicità con l'esperienza del confederalismo democratico, femminista ed ecologista, nella Siria del Nord e dell'Est. Un'esperienza che la Turchia, nell'indifferenza delle grandi potenze mondiali e della comunità europea, sta tentando di distruggere attuando una vera e propria pulizia etnica, con violenze brutali da parte delle truppe regolari e delle milizie jihadiste. Siamo sces* in piazza ancora una volta per il ritiro delle esercito turco e l'autodeterminazione dei popoli in Siria, il boicottaggio economico e politico del regime di Erdogan, lo stop alla vendita di armi da parte di Italia e Europa alla Turchia e per il processo di pace e democrazia in Rojava. Con il cuore anche a Torino, abbiamo espresso sostegno e solidarietà a Eddi, Paolo e Jacopo, vittime del provvedimento liberticida della sorveglianza speciale per aver combattuto l'Isis e lottato al fianco del popolo curdo, e a Nicoletta, ora in carcere per aver lottato a viso aperto in difesa della propria terra con il movimento NoTav.

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Oggi un corteo di diverse centinaia di persone ha attraversato le strade antistanti alla stazione militare di Sigonella per pretendere la chiusura di questa base, del Muos e di tutte le installazioni militari sul territorio insulare e peninsulare.

Di fronte alla recente escalation di tensione fra Stati Uniti ed Iran, era necessario ribadire l’avversità alla guerra imperialista e opporsi all’esistenza delle 113 basi militari statunitensi sul territorio dello stato italiano. Che il drone che ucciso Soleimani sia o meno partito da Sigonella, è assolutamente irrilevante: dalla centralità del Muos per la guerra 3.0 dei droni alla remissività atavica di fronte ai diktat Nato e Usa, lo stato italiano è coinvolto ed è responsabile.

Le goffe posizioni assunte da Di Maio all’indomani dell’attacco iraniano alle basi statunitensi di Erbil e Al-Asad non sono che l’ultima mossa in tal senso. Anche per questo si è voluto porre con forza all’attuale Ministro degli Esteri un aut-aut chiaro ed esplicito: ritiro delle truppe o dimissioni. Il corteo è stato aperto con un intervento e uno striscione di solidarietà a Nicoletta Dosio e a Turi Vaccaro, ad oggi reclus* per la loro opposizione a Tav e Muos: non possiamo non evidenziare come queste lotte siano indissolubilmente legate. Comune e speculare la militarizzazione della base di Niscemi e del cantiere di Chiomonte, comune e speculare la devastazione della Val di Susa e della sughereta di Niscemi: altrettanto identica è la lotta per la difesa e l’autodeterminazione dei popoli e dei territori.

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Approfondire le contraddizioni e le affinità del dominio al di qua e al di là dei confini nazionali è l’unico modo di mettere in campo un antagonismo efficace, elidendo al contempo la debolezza atavica di un antimilitarismo peloso da società civile. Le bandiere che sventolavano al di qua dello striscione di testa esprimevano qualcosa di più della consueta attestazione dell’eterogeneità della composizione: i vessilli delle Ypj e delle Ypg sottolineano, se ve ne fosse ancora bisogno, l’esistenza globale di un’alternativa reale e rivoluzionaria, spegnendo in partenza le arzigogolate polemiche di un certo approccio geopolitico sempre più bruno che rosso, le bandiere della Sicilia ribadiscono l’importanza di cogliere le conformazioni che i dispositivi coloniali ed imperialisti assumono alle nostre latitudini. Un anti-militarismo rivoluzionario può darsi solo se concepito come ulteriore lente per leggere la complessità degli assi di dominio: banalmente, non si può ignorare o, peggio, non considerare centrale che la maggioranza delle installazioni militari Nato e Usa sul territorio dello stato italiano sia situata nel Meridione, in particolare in Sicilia ed in Sardegna. Rinchiudere l’effettività di questi dispositivi nell’alterità geografica e concettuale di un tavolo da Risiko impedisce di coglierne il senso profondo, lasciando monca qualsiasi possibilità di azione. Il corteo si è chiuso di fronte ai cancelli della base, presidiata da uno spropositato contingente di forze dell’ordine, con l’obiettivo di mantenere aperta questa crepa: prossimo appuntamento l’11 di Aprile, data in cui il Movimento No Muos ha indetto un corteo nazionale nei pressi della base di Niscemi.

 

 

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200 persone con bruciature per l’acqua con acido gettata dai carabinieri.

 

Sono stati migliaia i manifestanti che questo venerdì sono entrati in Plaza de la Dignidad, dopo che per un lungo momento i carabinieri avevano cercato di dissolvere numerosi gruppi di giovani della prima linea che hanno dato battaglia per proteggere il resto dei presenti che erano nelle vicinanze.

Come già si sta denunciando negli ultimi mesi, è evidente che i “guanacos” (veicoli dei carabinieri che lanciano acqua) aggiungono qualche prodotto chimico all’acqua e questa è la ragione per cui venerdì circa 200 persone hanno subito bruciature di diverso grado.

La cosa certa è che, al di là delle menzogne del governo e le continue esplosioni repressive dei carabinieri, la lotta che è cominciata ad ottobre continua. Non ci sono né estate, né vacanze, né poliziotti repressori che possono farcela con un popolo che si è alzato in piedi per lottare per la propria dignità.

Ci sono state anche manifestazioni a Valparaíso e a Antofagasta.

Video e foto (Opal Prensa)

https://www.facebook.com/opalchile/videos/790152705148292/

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https://www.facebook.com/watch/?v=1042004712832120

Momento in cui la prima linea recupera Plaza de la Dignidad per il popolo.

https://www.facebook.com/watch/?v=613308036100940

Denuncia: Nuovamente i carri lancia acqua dei Carabinieri utilizzano prodotti chimici proibiti.

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Così è rimasto il suolo a causa dell’acqua tossica, che oggi ha bruciato più di 200 persone in Plaza de la Dignidad.

https://www.facebook.com/opalchile/videos/1406980006148889/

Repressione dei carabinieri per impedire che migliaia di persone circondassero Plaza de la Dignidad.

https://www.facebook.com/opalchile/videos/2199791003659955/

Marcia dell’hip hop verso Plaza Dignidad.

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Negli incidenti di questo venerdì è stato incendiato un autobus nelle vicinanze di Plaza de la Dignidad.

Valparaiso, manifestazione e repressione

https://www.facebook.com/watch/?v=619360635529787

Questo venerdì a Valparaiso, Avenida Argentina.

La Polizia reprime i danneggiati dell’incendio di Rocuant e San Roque, facendo esplodere l’ira popolare.

10 gennaio 2020

Resumen Latinoamericano

da Comitato Carlos Fonseca

 

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Ieri è arrivato l'annuncio, atteso, del ritiro da parte del governo francese di una delle norme più discusse della riforma delle pensioni, riforma fortemente contestata da giovani e lavoratori.

La "sospensione provvisoria" (come è stata chiamata dal primo ministro Edouard Philippe) riguarderebbe l'età cardine di 64 anni. La scelta di sospendere questa norma è stata interpretata da molti come un tentativo di depotenziamento del movimento, in modo da quietare le sue componenti più moderate. L'annuncio del ritiro è avvenuto quasi in contemporanea con le manifestazioni del sabato pomeriggio che hanno raggiunto un nuovo livello di conflittualità sociale dopo quello visto esprimersi giovedì in occasione dello sciopero generale. Abbiamo tradotto qui sotto il punto di vista "a caldo" di alcuni collettivi che stanno partecipando alle mobilitazioni sulla giornata di ieri per provare a comprendere quali sono le prospettive future di questa lotta, al netto degli annunci governativi.

 Combattere fino alla vittoria - ACTA

 

Nello stesso momento in cui Edouard Philippe ha annunciato la "sospensione provvisoria" della famosa misura relativa all'età cardine, ottenendo così il tradimento pianificato del CFDT, la dimostrazione parigina ha dimostrato la piena portata del rifiuto popolare di questa riforma e la determinazione del popolo combattere fino al suo completo ritiro.

Oggi (ndr. Ieri) è stata una giornata di convergenza con i gilet gialli. In effetti questi, presenti in numero, prendono la testa dall'inizio dell'evento. La polizia, ha deciso di incollarsi alla prima fila della manifestazione, l'atmosfera diventa rapidamente elettrica. Notiamo una disponibilità diffusa allo scontro - anche più ampia di giovedì scorso - che trova espressione a solo pochi minuti dopo l'inizio. In effetti, i primi scontri sono scoppiati a livello di rue Hector Mollat ​​- la stragrande maggioranza del corteo non ha più sopportato la presenza intimidatoria dell'FDO.

Quindi iniziano quasi due ore di combattimento tra Reuilly-Diderot e la Bastiglia. Saccheggio di banche e altre agenzie immobiliari, pietre, incendi di rifiuti, lancio di uova e pietre per lastricati da un lato. Lanci di flashball, utilizzo massivo di gas - senza che le FDO si impegnassero in un contatto diretto con i manifestanti: per non correre il rischio di riprodurre le immagini della brutalità della polizia che hanno segnato la manifestazione giovedì scorso?

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Sebbene privo di qualsiasi banner rinforzato (che probabilmente sarebbe stato utile in questa configurazione), il blocco della testa è rimasto relativamente compatto e ha saputo muoversi con sufficiente intelligenza per impedire alla polizia di dividere la manifestazione. Dopo lunghi minuti di stagnazione, i manifestanti decidono di avanzare e caricare una squadra di BRAV che è costretta a ritirarsi per diverse decine di metri.

Ai margini di Place de la Bastille, un tabellone per le affissioni è stato dato alle fiamme, vicino ai condomini: le imponenti fiamme si sono rapidamente estinte. Quindi, quando il corteo passa davanti all'Opéra Bastille, forti applausi rendono omaggio agli operai dell'Opera in sciopero. A seguire un momento di relativa calma.

Ma non appena l'FDO ritorna vicino ai manifestanti sul Boulevard Beaumarchais, la tensione aumenta. Le banche vengono nuovamente attaccate. La polizia ha istituito una guardia sul fianco per limitare il danno materiale nell'ultima parte della manifestazione. È copiosamente fatta oggetto di cori: sentiamo sia il tradizionale "tutti odiano la polizia, "poliziotti, stupratori, assassini ", ma anche slogan in memoria di Cédric Chouviat, fattorino di 42 anni ucciso dalla polizia durante il suo fermo.

A partire dall'arrivo su Piazza della Repubblica, gli scontri ricominciano. Un gruppo di FDO in particolare si ritrova alle spalle della farmacia e subisce una pioggia di oggetti che li costringe a ritirarsi e rifugiarsi all'interno del passaggio di Vendôme.

Le manifestazioni di oggi e giovedì scorso hanno rianimato un conflitto di strada che era assente (o asfissiato) durante le processioni di dicembre. Ciò è senza dubbio spiegato dall'intelligenza collettiva e dalla capacità di adattarsi ai sistemi di repressione (essi stessi sottoposti a cambiamenti). Ma anche e soprattutto dalla consapevolezza dell'incapacità delle tradizionali manifestazioni incorniciate di pesare sull'equilibrio di potere nei confronti di un governo determinato a imporre il suo programma di regressione sociale con la forza, e sfidando qualsiasi opposizione. Solo quando i gilet gialli hanno devastato il cuore borghese della capitale lo scorso dicembre, i rappresentanti del blocco dominante si sono davvero sentiti minacciati, in ogni caso abbastanza per essere costretti a concessioni. Questa lezione non deve essere dimenticata.

Oggi il governo sta giocando la (attesa) carta del ritiro dell'età cardine al fine di rimuovere dal movimento i cosiddetti sindacati "riformisti" (vale a dire collaboratori) e quindi spezzare le dinamiche dello sciopero. Questa sospensione è solo un calcolo tattico che non toglie nulla alla sostanza anti-popolare del disegno di legge e alla necessità di un suo completo ritiro. Continuiamo a mantenere la pressione la prossima settimana, in strada, sui punti di blocco, moltiplichiamo le iniziative - fino alla vittoria!

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Questo è un contropotere - Plateforme d'Enquêtes Militantes

 

61° atto, 38° giorno di sciopero. Una nuova giornata di manifestazione di massa ha invaso oggi le strade di diverse città del paese. Una mobilitazione in continuità con il #9 gennaio sia dal punto di vista della composizione sociale che delle pratiche di lotta.

Mentre A Nantes La Prefettura era presa sotto tiro dai manifestanti, a Parigi 150 000 persone si sono difese e hanno risposto agli attacchi di polizia, facendo retrocedere i crs più volte tra boulevard Dausmenil e Repubblica. L' effetto giallo nello sciopero ha ormai superato una nuova rotta: una protesta-Contropotere, animata da #lapotenza e dagli slogan scanditi per un anno di rivolta, ha portato una creatività offensiva al corteo tradizionale.

Oltre il livello di scontro, da notare è l'insieme del corteo organizzato in gruppi di scioperanti che sfila per settore dietro diversi striscioni: scioperanti ratp e sncf, lavoratori dei servizi, della formazione e della cultura, settori del privato e del pubblico si mescolavano senza distinzione con migliaia di #gj. Un corteo dalle mille sfaccettature, unificato dalla sua intelligenza collettiva.

La notizia del "ritiro provvisorio" dell'età perno a 64 anni, annunciata durante il giorno, è stata interpretata come un'occasione per rilanciare il rifiuto di tutta la riforma e del mondo di #macron. Nuove giornate d'azione si preparano per la prossima settimana e un atto nazionale dei #gj è annunciato per il #18 gennaio. Volevano negoziare, incontrano un contropotere.

 

 

 

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