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Articoli filtrati per data: Monday, 09 Settembre 2019

Gli abitanti di Cardinal Capranica, sgomberati questa estate, tornano ad occupare dando un segnale forte contro le soluzioni offerte dal Comune e dalla Regione fino ad oggi.

Lo scorso 15 Luglio la Questura di Roma sgomberava l'occupazione di Cardinal Capranica, zona Primavalle. L'enorme dispositivo di polizia era già stato messo a dura prova dalla resistenza degli abitanti che avevano alzato e incendiato delle barricate e dai solidali che avevano fatto vivere un presidio nei pressi dell'occupazione. Questo pomeriggio gli sgomberati di Cardinal Capranica sono tornati a Primavalle e hanno occupato lo stabile di via Battistini 466, un palazzo abbandonato da tredici anni, a pochi metri dal Municipio XIV. I movimenti per il diritto all'abitare avevano convocato un presidio pubblico a piazza Capecelatro che si è spostato di fronte all'occupazione. 

Molti agenti e molte camionette hanno immediatamente circondato la nuova occupazione minacciando lo sgombero. Movimenti e solidali hanno affollato via Battistini. Nel frattempo sono ripartite le mediazioni politiche da parte del presidente del municipio e dal comune. In serata gli occupanti hanno abbandonato lo stabile ottenendo un incontro per domani mattina alle ore 9 con l'assessore alle Politiche Sociali di Roma, Laura Baldassarre

In questi giorni riaprono le scuole e la situazione dei bambini che vivevano nell'occupazione di Cardinal Capranica continua a non essere risolta. Le famiglie sono state collocate nei centri di accoglienza di piazza delle Gardenie, di via del Casaletto e di Tor Vergata. Pochi giorni fa è stata annunciata la strategia del Comune per garantire la continuità didattica ai ragazzi iscritti nelle scuole di Primavalle. Abbonamenti gratis per permettere ai ragazzi di raggiungere le scuole a diverse decine di chilometri di distanza. Una soluzione che vede quindi nella giornata di oggi una chiara risposta delle famiglie sgomberate. 

L'occupazione da parte degli sgomberati di Cardinal Capranica arriva in un giorno non irrilevante. Infatti contemporaneamente alla Camera sta chiedendo la fiducia il nuovo governo Conte, targato Pd-Cinque Stelle. Proprio lo sgombero di Cardinal Capranica aveva evidenziato l'incapacità sia dei pentastellati alla guida del Comune di Roma, sia dei democratici alla Regione Lazio di affrontare l'emergenza e di offrire delle soluzioni dignitose agli sgomberati di Cardinal Capranica.

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Scrivere in questo momento a proposito del femmicidio di Elisa significa assumersi nell’immediato il rischio di dire parole di troppo, finendo nelle schiere di chi vuole dire la cosa più giusta ma non necessaria. E' vero anche però che leggere quanto le testate giornalistiche, dalla prima all’ultima, si sono permesse di scrivere in questi giorni fa ribollire di rabbia e il silenzio diventerebbe nell’immediato un assenso. Vogliamo esprimere in queste poche e difficili righe tutto il rispetto e il riconoscimento a Elisa, donna uccisa da un uomo che ancora una volta si è sentito in potere di farlo perchè questo è il risultato del sistema patriarcale sul quale si fonda e si riproduce il capitalismo mondiale.

In un mondo in cui ci si nutre quotidianamente di narrazioni morbose, in cui ci si è abituati a comunicare su tutto senza alcun rispetto delle soggettività di ciascuno e ciascuna, in cui la processualità di eventi tragici viene totalmente sconvolta dalla pruriginosa invadenza, in cui non esiste un dentro e un fuori ma è tutto di pubblica proprietà, i media non sono altro che cassa di risonanza di sensazionalità contribuendo alla riproduzione e all’inveramento di queste modalità di comunicazione nella e della società.

In un mondo in cui la società si regge su dei rapporti di dominazione, la narrazione che ne è espressione è banalmente costantemente dalla parte di chi il dominio lo perpetra : sono i lavoratori gli ingrati, sono gli immigrati gli approfittatori, sono le donne a cercarsela perchè le gonne troppo corte, perchè impietose nei confronti di amori non corrisposti, perchè sprovvedute e ingenue. L’uomo che ha commesso il femminicidio viene descritto, con un’evidente strategia di comunicazione, con parole di pietà, con una scelta di aggettivi che lo rendono vittima. Non è una svista, non può essere totale incapacità giornalistica, non può essere inettitudine. Qui si tratta di una precisa volontà da leggersi in controluce, senza nemmeno dover fare troppi sforzi, quando La Repubblica scrive che quest’uomo « piange davanti ai carabinieri », come la chiara volontà di riabilitarlo cercando di provocare empatia nei suoi confronti. Aberrante.

Vederci l’intenzionalità significa prendere atto di una strategia pericolosa, quella per cui la narrazione dominante sta assumendosi il compito di marginalizzare i linguaggi e le lotte femministe di portata mondiale. Un’indicazione determinata ci viene consegnata dal movimento NonUnaDiMeno ed è l’imprescindibile necessità di comprendere il mondo attraverso lenti di genere e non farlo significa una cosa sola : chiudere gli occhi di fronte alla condizione sine qua non per la sopravvivenza stessa del capitalismo.

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Egidio è morto stamattina 6 settembre 2019. Era da tempo malato ma le sue condizioni si sono aggravate moltissimo negli ultimi mesi di vita. Egidio Tiraborrelli aveva 82 anni e il 18 dicembre 2018 è stato messo in carcere per un reato accertato nel 2012 e per il quale era stato condannato in contumacia a sua insaputa. Dal carcere è uscito solo per andare in medicina d’urgenza dove oggi è morto.

Non sapremo mai se Egidio fosse al corrente di commettere un reato. Il fatto di avere aiutato una persona ad entrare in italia, per lui, emigrato in Argentina all’età di 17 anni e operaio saldatore in giro per il mondo per decenni, doveva essere una cosa normale. Raggiri a parte, s’intende, visto che neanche conosceva la persona che stava aiutando.

Fatto sta che Egidio è stato accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, un reato considerato gravissimo, tanto da far entrare in carcere una persona malata di 82 anni, un reato considerato ostativo, tanto da far perdere la possibilità di misure alternative al carcere e di sottrarre addirittura la pensione.

Egidio era un vero cittadino del mondo. Lui, con alle spalle una vita di duro lavoro in giro per i deserti a saldare tubi per la Snam e per la Saipem si era adeguato con leggerezza a vivere in una casa occupata a Parma, legando benissimo con gli altri abitanti e con il vicinato, al quale offriva i prodotti dell’orto e del giardino che curava come fossero figli.

Quando aveva appena ottenuto una casa popolare per passare gli ultimi anni in serenità e un minimo di comodità è arrivato l’arresto. Egidio era ammalato ma l’abbiamo visto sereno e pimpante pochi giorni prima dell’arresto. Il carcere lo ha debilitato definitivamente.

Da Rete Diritti in Casa

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Il 6 e 7 settembre sono state giornate di azione internazionale all’interno della campagna Riseup4Rojava, nata per sostenere la Rivoluzione in Siria del Nord e dell’Est e contro le collaborazioni militari, politiche ed economiche con lo stato turco.

Da quando le Forze Siriane Democratiche hanno ridotto lo Stato Islamico a un fazzoletto di terra – poi completamente sconfitto nel Marzo 2019 – il regime di Erdogan ha rinvigorito la minaccia di invasione militare dei territori rivoluzionari. L’intenzione del regime turco è di seguire il sogno neo-Ottomano di controllo sul Medio Oriente. Nel Kurdistan del Nord, all’interno dei confini turchi, continua la spietata repressione contro la popolazione curda e qualunque espressione non in sintonia con il partito di governo. Nel Kurdistan meridionale, nei confini iracheni, l’esercito turco sta bombardando i villaggi e attaccando le postazioni della guerriglia del Pkk. Sempre in Iraq, il campo profughi di Maxmor (dagli anni ‘90 laboratorio del Confederalismo Democratico) è sotto assedio da mesi. La guerra continua a insanguinare il Medio Oriente e la Turchia ne è uno dei principali attori sul campo. Eppure non è ad Ankara che inizia, ma nelle industrie militari e nelle banche europee, statunitensi e russe.

Cinquantatre azioni e manifestazioni di solidarietà si sono tenute in Svezia, Brasile, Stati Uniti, Francia, Catalogna, Paesi Baschi e altri 12 paesi. In Germania è stato organizzato un campeggio contro uno stabilimento della Reihnmetall (la principale azienda bellica del paese che fornisce carri armati e altri armamenti all’esercito turco): per 24 ore tutte le strade di accesso alla fabbrica sono state bloccate fermando la produzione. A Londra è stata contestata la fiera della DSEI (azienda del settore bellico).

In Italia, manifestazioni di solidarietà si sono tenute a Milano e Cosenza. Oltre un centinaio di persone ha manifestato alla base NATO di Ghedi (BS) il 7 settembre, mentre il 6 è stata sanzionata la Leonardo-Finmeccanica (che produce parti degli elicotteri militari destinati alla Turchia). Anche a Roma è stata sanzionata lai Leonardo. A Catania, Pisa, Torino, Brescia è stata denunciata la complicità della banca Unicredit con il regime turco. A Firenze è stato calato uno striscione in sostegno alla rivoluzione da Ponte Vecchio.

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