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Articoli filtrati per data: Friday, 06 Settembre 2019

Riportiamo qui un comunicato dei guerriglieri e delle guerrigliere Curd*

 

Gerîla TV ha pubblicato le riprese di due azioni di guerriglia nelle campagne della provincia di Hakkari nel Kurdistan settentrionale nei mesi di luglio e agosto.

Secondo il comunicato dell'Ufficio Stampa dell'HPG (People's Defense Forces), i guerriglieri hanno colpito i soldati turchi di stanza a Hill Leylek nel distretto di Şemdinli di Hakkari alle 15:20 del 16 agosto come parte della Martyr Bager e della Martyr Ronya Revolutionary Initiative.

Nell'azione, condotta in occasione dell'anniversario dell'Iniziativa del 15 agosto, i guerriglieri si sono infiltrati nelle posizioni delle forze turche da due direzioni e le hanno messe sotto intenso fuoco. Un soldato è stato ucciso in questa azione e molti altri sono stati feriti, mentre l'unità coinvolta nell’azione di guerriglia è rientrata alla base in modo sicuro.

Alle 05:30 del 26 luglio, i guerriglieri hanno teso un'imboscata a un'unità militare turca responsabile del pattugliamento della strada che porta alla collina Xeregol nel distretto di Çukurca di Hakkari.

Efficaci attacchi a distanza ravvicinata da due direzioni hanno lasciato 11 soldati morti e altri 2 feriti.

I guerriglieri hanno contemporaneamente preso di mira le posizioni e i rifugi delle forze turche sulla collina Xeregol.

Il numero di soldati uccisi o feriti qui non poteva essere chiarito.

Il numero di soldati Turchi uccisi è di 12 in due azioni separate dei guerriglieri nelle campagne di Hakkari.

 

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▶ Giovedì12 Settembre H 17.00 ◀
Presentazione: Gli autonomi Volume V. L’Autonomia operaia vicentina dalla rivolta di Valdagno alla repressione di Thiene, presentazione del libro con l’autore Donato Tagliapietra.★ Mostra 30 Anni Di Csa Murazzi & T-Shirt & Propaganda
★ A seguire: 30 Anni di Csa Murazzi // Lou Dalfin Live
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All’interno dei festeggiamenti per i 30 anni del CSA Murazzi, dentro le storiche arcate sul po' cercheremo di dare uno sguardo alle radici dell’autonomia operaia italiana, partendo dalla presentazione del libro di Donato Tagliapietra, Gli autonomi. Volume V. L’Autonomia operaia vicentina dalla rivolta di Valdagno alla repressione di Thiene, Edizioni DeriveApprodi Editore, Roma. Ultimo della collana Gli autonomi, questo importantissimo libro ci consegna un analisi politica, storica e soprattutto militante sulla nascita e la vita dell’autonomia operaia vicentina, con l’occhio lucido e attento di un militante che ha vissuto quell’esperienza in prima persona pagando il prezzo della feroce repressione messa in campo dallo Stato italiano del compromesso storico. Un racconto senza memorialismo e senza narcisismo biografico, in cui Donato Tagliapietra, storico dirigente dei Collettivi Politici Veneti ed ex prigioniero delle inchieste del 7 aprile, spiega come dalla rivolte nelle fabbriche di Valdagno nel ‘68, si arrivò e si sviluppò l’esperienza dell’autonomia operaia. Da DeriveApprodi Editore:
Negli anni Settanta, grazie agli «autonomi», l’alto vicentino smette di essere il dormitorio all’ombra delle chiese del Veneto tradizionale. Il territorio cambia di segno e diventa un luogo dove si desidera e si pratica una vita diversa, ci si conosce e si creano legami di solidarietà che poi resisteranno anche a una dura repressione. Qui nascono i «Gruppi sociali», dove la militanza è amicizia e l’amicizia è militanza. E per tutte le ventiquattro ore della giornata si è militanti, in quelle periferie che invece di essere i luoghi della riproduzione di una vita venduta alla fabbrica diventano i luoghi dove prendersi quello che serve a una vita degna di essere vissuta. Nella sostanza, si è trattato della prima generazione di giovani, e giovanissimi, che hanno scelto ogni mezzo utile a evitare il lavoro di fabbrica a cui i loro padri erano stati incatenati; la prima a dimostrare che si poteva essere comunisti senza passare per l'inferno della fabbrica. Tant’è che per sottrarsi al suo destino quei giovani «scansafatiche» e pieni di desiderio, come migliaia e migliaia di loro coetanei in tutta Italia, arrivarono a imbracciare il fucile. Ma in quella scelta così radicale ci sono aspetti che meritano attenzione: nessuna deriva militarista e nessun «pentitismo». Perché non si è passato il confine della «porta stretta» dell'omicidio politico, ma soprattutto perché il radicamento sul territorio, i rapporti amicali, una militanza modulata sulla profonda conoscenza dei luoghi della lotta hanno permesso un’intelligenza deil’agire politico - caso unico - che è riuscita poi ad attraversare il secolo portando con sé la voglia di continuare a lottare.
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L'ex calciatore Eric Cantona inaugura il nuovo stadio di Argelès-sur-Mer con la bandiera repubblicana in mano.

Suo nonno, catalano e repubblicano, combattè infatti contro il fascismo fino alla fine e scappo dal franchismo nel campo di rifugiati a Argelès-sur-Mer.

Eric Cantoná: "Mio nonno era di Barcelona e lottò contro Franco fino alla fine. Sono orgoglioso di provenire da una famiglia di migranti, ribelli e lavoratori".

Cantona, a tal proposito, disse che il momento migliore della sua carriera calcistica fu proprio quando prese a calci un fascista...

Fonte: Sare Antifaxista

Da Ardita Giambellino

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Da ieri Mimmo Lucano è tornato nella sua Riace.

Come fatto notare da Claudio Dionesalvi sulle colonne del Manifesto, il nuovo clima a Roma ha reso più mansueto il giudice che si occupava del suo caso. Caso che più politico non si poteva, e che ora finalmente viene risolto permettendo a Mimmo di poter tornare da suo padre, malato di leucemia.

Bene ha fatto Mimmo a rivendicare tutta la politicità del suo comportamento, la sua concezione diversa del tema dell'accoglienza, che già legava all'esperienza del processo rivoluzionario kurdo in questa intervista che gli facemmo qualche tempo fa.

Non può bastare. Nelle stesse ore in cui a Mimmo veniva revocato il divieto di dimora, alla nave Alan Kurdi veniva notificato che le norme infami di Salvini sono tuttora attive. E che quindi, di conseguenza, non poteva sbarcare a terra i 13 migranti salvati nel Mediterraneo e tuttora a bordo dell'imbarcazione. Se non rischiando di farsi confiscare il mezzo e di vedersi comminare una pesante multa. Parole e musica del decreto sicurezza bis, tuttora in vigore.

Una contraddizione che non è detto verrà risolta in tempi brevi. La scelta di Luciana Lamorgese agli Interni sembra molto caratterizzata dal suo profilo mediatico, oltre che politico. Una donna senza profili social sembrerebbe il perfetto contraltare del Ministro de La Bestia. Eppure, come tanti hanno fatto notare, Lamorgese è quella delle ondate di sgomberi di case occupate da Prefetto di Milano.

La stessa dei rastrellamenti in Stazione Centrale a Milano, quelli che Minniti definiva utili ad aumentare la “sicurezza percepita”. In pratica, un attacco alle marginalità da sacrificare sull'altare dei pruriti razzisti benpensanti. E pazienza se vengono sbandierati sui media o meno, pazienza se il profilo è “tecnico” invece che esplicitamente politico. Come se questa definizione avesse mai avuto un senso, e come se la Lamorgese non avesse avuto un ruolo pienamente politico nel disciplinare la Milano di Sala e del modello Expo.

Non è un cambio di rotta. I Cinque Stelle hanno dichiarato più volte che vogliono mantenere la ratio dei decreti sicurezza, una ratio razzista alla quale il PD vuole apportare cambiamenti nel solco dei rilievi presentati da Mattarella. Staremo a vedere quale sarà la nuova ratio. Non è un ritorno al business dell'accoglienza quello che ci interessa, a tutto ciò che è distante dall'esperienza di Mimmo a Riace, ma l'assolutà libertà di movimento per tutti e per tutte.

Anni di deviazione al pensiero del “non possiamo accoglierli tutti!” e del “bisogna segmentare i flussi per poter sostenere l'accoglienza” hanno portato all'esito naturale di questi discorsi. Vale a dire i razzismo dilagante e lo scaricamento sui migranti di tutti i mali dell'umanità. Ora basta, quel che serve è porti, aeroporti, strade, confini aperti. Per tutti, e da subito!

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