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Articoli filtrati per data: Thursday, 05 Settembre 2019

“La lotta di classe esiste da venti anni e la mia classe l'ha vinta.” Le note parole del miliardario americano Warren Buffett, di commento all'esito dei primi decenni di globalizzazione neoliberista, tornano utili ancora una volta.

Sono infatti adatte a commentare i recenti dati Eurostat, per i quali dal 2008 ad oggi la ricchezza in Italia si è concentrata sempre più. Il 25% dei redditi totali è infatti in mano al 10% della popolazione, massimo livello proprio dall'anno in cui scoppiò la crisi dei subprime.

D'altra parte, il 10% più povero della popolazione ha accesso a solo il 2% della ricchezza complessiva. Diminuiscono di un milione le persone a rischio povertà, cosa che vuol dire poco dato che senza dubbio non sono diventate agiate..e quelle rimanenti sono ancora 16,4 milioni!

A soffrire sono ovviamente i giovani, dato che il 13% dei lavoratori tra i 20 e i 29 è considerato a rischio povertà (ma non l'avevano abolita?). E' la categoria dei cosiddetti working poors, coloro che pur lavorando non riescono ad arrivare alla fine del mese. Spesso impiegati in lavoro part-time, senza sostegno di altro tipo ad un reddito magro. O che magari lavorano poche ore, ma vengono contati come occupati a causa della nota distorsione di questo tipo di rilevazione.

Ma ad essere più penalizzati sono anche gli abitanti di aree strutturalmente depauperate come il Sud, che un reddito di cittadinanza fondato sul workfare non ha saputo evidentemente aiutare. Così come anche migranti e donne. Categorie che difficilmente questo governo giallo-rosso, che tante speranze fa balenare in una parte di popolazione la quale sembra avere come unico obiettivo tenere il mostro Salvini lontano dal potere, riuscirà a aiutare ad invertire la rotta.

Basti pensare alle parole di Di Maio, che durante le trattative per il nuovo governo si è scagliato fortemente contro ogni ipotesi di patrimoniale. O anche al fatto che le ipotesi di riduzione delle tasse sul lavoro andrà verificata, visto che ancora non si capisce ancora se verranno ridotte alle imprese o ai lavoratori. Molto probabilmente, la prima.

Dulcis in fundo, la notizia per la quale l'Ilva di Taranto continuerà a produrre va subito in contraddizione con la propagandata svolta green che questo governo si propone. In stile Zingaretti, che rilanciò il profilo sociale PD andando in Val Susa a sostenere la TAV..di fatto, questo bel maquillage che non promette nulla di buono. Se non per le aziende che riceveranno sgravi e incentivi per produrre “in verde”, che va ricordato non vuol dire per forza nel rispetto dei diritti dei lavoratori.

Vedremo se questo governo che ha come obiettivo principale "la riduzione delle diseguaglianze" farà qualcosa di materiale. Permetteteci di dubitarne..

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Nel riportare questa testimonianza dobbiamo riconoscere che sappiamo, ma non abbiamo prove. Nonostante ciò sentiamo il dovere di informare chi si vede negare il diritto a essere informato, dato che nessuna testata o tg, passati ormai diversi giorni, ha riportato la notizia. Possiamo solo contare sul desiderio di giustizia di chi leggerà queste righe, consapevole che i fatti accaduti non costituiscono un unicum sul territorio nazionale, ma non per questo non devono essere raccontati, perché -osiamo dire- si tratta della realtà quotidiana.

Succede che, nella notte tra il 29 e il 30 Agosto scorso, h00.40 circa, due di noi si trovavano a passare per via Garibaldi quando abbiamo notato una camionetta dell’Esercito posteggiata davanti al teatro Regio, e quattro militari che intimavano la calma a due uomini coinvolti fino a qualche minuto prima in quello che, ci è stato riferito dai presenti, era un litigio di lieve entità. Abbiamo sentito urla e assistito a un rapido contatto fisico, ma la situazione è passata sotto il totale controllo dell’Esercito dopo qualche secondo dal nostro arrivo: i due, illesi, sono stati fatti sedere sul marciapiede e sui gradoni del teatro e controllati a vista in attesa della Polizia. Da notare che a chi faceva foto o video veniva ordinato di cancellare tutto.

Arrivate due volanti, ecco che dalle auto sono scesi quattro agenti in divisa con il manganello in pugno, di cui due si avvicinavano ai fermati con fare minaccioso per poi ordinare di esibire i documenti non solo a loro, ma anche, inspiegabilmente, a tre persone intervenute in precedenza per tranquillizzare i litiganti o che semplicemente si trovavano nei pressi dei gradoni. Forse è stata la pelle nera ad attirare l’attenzione? Comunque nessuno ha opposto resistenza, e si è proceduto alla verifica dei documenti. Nel frattempo abbiamo notato che uno degli agenti, un uomo alto e robusto sui quarant’anni, sembrava particolarmente agitato: sin dall’inizio si era distinto per l’atteggiamento aggressivo e i modi bruschi, del tutto inadeguati al contesto, e lo abbiamo sentito chiaramente sproloquiare frasi come “Qui comando io” o insulti, anche razzisti “Tornatene al paese tuo” e zittire chiunque volesse anche solo avere notizie dei propri documenti.

È bastato che un ciclista di passaggio facesse un saluto a uno dei fermati per mandarlo su tutte le furie, gli occhi fuori dalle orbite. Per farla breve, non bisognava fiatare se non si voleva alterarlo ancora di più. Erano ormai quasi le h01.30, quando i militari se ne sono andati lasciando sul posto solo la Polizia, i fermati e una decina di testimoni (!). Dopo qualche minuto è accaduto quel che noi definiamo senza paura un caso di ingiustificata aggressione poliziesca. Uno dei due fermati già dall’inizio si è avvicinato con fare cordiale a un ragazzo ancora in attesa di essere rilasciato, offrendogli da bere da una bottiglia di vetro che teneva in mano. Il poliziotto di cui sopra si è parato immediatamente davanti all’uomo e, dopo un breve scambio di battute, con l’aiuto di due colleghi gli ha tolto la bottiglia di mano, lo ha immobilizzato, girato di schiena e fatto appiattire sul tetto di una delle volanti. È stato come un fulmine a ciel sereno, tutto è avvenuto nel giro di qualche secondo. L’uomo è stato dichiarato in arresto e ammanettato, ma al momento di venire caricato sui sedili posteriori dell’auto si è rifiutato, aggrappandosi alla portiera aperta e resistendo alle spinte e alle manganellate alle gambe. Non l’avesse mai fatto, subito l’agente visibilmente nervoso ha impugnato il manganello alle due estremità e lo ha passato sotto il mento della vittima, gettandola a terra con efferata violenza e subito dopo vi si è scagliato contro e con l’arma l’ha colpita diverse volte alla testa, fermandosi solo dopo le grida indignate di noi presenti. L’uomo era visibilmente stordito dalle manganellate ma gli agenti lo tenevano a terra in posizione prona, premendogli sul petto con le ginocchia, correndo il rischio di soffocarlo. A questo punto forse l’aggressore in divisa si è reso conto di aver commesso un errore, perché alle nostre proteste prima rispondeva negando di aver mai commesso il fatto (“Non l’ho manganellato, non l’ho manganellato” evidentemente avevamo preso un abbaglio), ma dopo un quarto d’ora circa ha ammesso, rivolto a un ragazzo che aveva protestato con più veemenza degli altri e che per questo è stato schedato “Io ho sbagliato, ma tu devi stare calmo”. È sopraggiunta anche una pattuglia dei Carabinieri che ha piantonato il luogo finché le volanti se ne sono andate, presumibilmente in Questura, e noi tutti, assieme agli altri quattro che sono stati rilasciati, siamo tornati a casa.

Ora, quel che è accaduto è indiscutibilmente un fatto grave, ed è ancora più grave che dobbiamo essere noi, e non chi dovrebbe farlo per mestiere, a riferirlo. Perché questa si chiama connivenza. Possibile che nessuno sappia nulla, a parte chi era presente? Quante volte si verificano episodi del genere, che noi crediamo di potere a buon diritto definire dei “crimini”? Se personaggi come il disprezzabile e vigliacco protagonista di questa brutta, ordinaria avventura, sono detti “servitori dello Stato” e dovrebbero garantire la nostra sicurezza, che razza di Stato è mai questo?

Vi preghiamo di condividere questo racconto con più persone possibili, perché la dignità umana non si può calpestare in questo modo. Noi lo crediamo e speriamo di trovarci d’accordo con voi.

Collettivo Studentesco La Rage

 

da osservatoriorepressione.infoosservatoriorepressione.info

 

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