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Articoli filtrati per data: Friday, 20 Settembre 2019

"Non ho venduto l'anima al diavolo. La cessione della Lurisia a Coca-Cola è un'ottima notizia per l'Italia. Le multinazionali non vanno demonizzate e bisogna lavorare con loro perché si comportino meglio”. “Sono favorevole a esportare le eccellenze italiane nel mondo e, in questo senso, sono contrario al cosiddetto chilometro zero».

 

 

Eataly ha ceduto le storiche acque minerali e il chinotto piemontesi alla multinazionale per antonomasia.

E pensare che nei punti vendita di Eataly, fondata da Oscar Farinetti e da lui controllata per il 40 per cento (un altro 40 da cooperative del sistema Coop e un 20 dal fondo di investimento Tamburi), da sempre non si vende Coca-Cola in nome dell’italianità... Ma l’etica del capitalismo pulito e corretto ha fatto emergere da sempre le sue contraddizioni. Dal kilometro zero all’accordo tra Birra Peroni ed Eataly è stato un attimo, alla faccia della millantata superiorità della birra artigianale, il rapporto tra chi coltiva e produce sotto casa... come se niente fosse si passa dalla Nastro Azzurro alla spina, all’acqua e alle bibite prodotte da Coca- cola.

Farinetti da sempre si fa le sue ragioni perché dà anche lavoro ai giovani: sfruttamento made in Italy, come ben sappiamo: contratti a tempo determinato, paghe bassissime e condizioni di lavoro che sicuramente di “etico” (per parlare come lui) hanno ben poco, anzi nulla. Cosa ci si aspettava dall’amico di Renzi nonchè grande fan del job-act.

Non dimentichiamo le grandi promesse occupazionali e di benessere per il territorio di Bologna con “Fico”: 90 lavoratori assunti con contratti interinali disdettati e non rinnovati a nemmeno sei mesi dall’apertura. Anche qui non è bastato regalare un terreno pubblico immenso a privati per un’enorme opera di speculazione e profitto, non è bastato mettere a disposizione decine di autobus pubblici come navette. Fatto sta che è bastato un lieve calo degli ingressi (reale o atteso) che da un giorno all’altro, senza alcun preavviso, novanta persone si sono trovate senza lavoro. Non parliamo poi dell’opacità del sistema degli appalti che ha riguardato Expo e Fico stesso.

Insomma caro Oscar la favola del profitto buono e giusto non la sai raccontare neanche tu. Gli imprenditori italiani hanno solo fame di denaro e la balla del made in Italy emerge chiara in questa storia, in cui le presunte eccellenze italiane vengono svendute dando territorio di conquista alle multinazionali. Made in Italy vuol dire sfruttamento, privatizzazioni e parassitismo.

Questo è l’ennesimo schiaffo in faccia a quelli che confidano in un possibile capitalismo dal volto umano, profetizzato da gente come Farinetti, personaggio a metà tra Jovanotti e il padrone delle ferriere.

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Dopo oltre due mesi di mobilitazione e cinque intensi giorni di sciopero le bariste del Campus Einaudi hanno strappato un primo importante risultato.

 

Questa mattina all’incontro tra ispettorato del lavoro, Università, Ifm e Sodexo a cui, dopo aver fatto pressione all’ingresso, le lavoratrici e i rappresentanti sindacali sono riusciti a partecipare, è stata stabilita una proroga di 60 giorni (fino al 30 novembre) e il ritiro delle lettere di licenziamento da parte della azienda Ifm. Questo significa che per altri due mesi le lavoratrici avranno garantito il loro posto di lavoro. Non ci basta! Una delle ragioni per cui le lavoratrici hanno deciso di iniziare lo sciopero era vedersi riconosciuto l’aumento del livello, tante di loro infatti sono costrette dalla ifm a svolgere mansioni che non sono previste dalla loro posizione lavorativa e per le quali non sono retribuite. Sono determinate ad andare avanti con lo stato d’agitazione finché non vedranno riconosciuto il livello che gli spetta.

Sodexo, dal canto suo, a oggi non è disponibile a garantire la riassunzione delle lavoratrici anche qualora il Tar, una volta valutato il ricorso fatto da Ifm, si esprimesse in suo favore. L’ottenimento delle riassunzioni di tutte le lavoratrici e i lavoratori a contratto indeterminato senza periodo di prova e a non meno di 6 ore al giorno se dovesse subentrare Sodexo è una partita che non siamo disposti a perdere, che semplicemente non si giocherà la settimana prossima! Dopo la partecipata assemblea di ieri in solidarietà allo sciopero delle bariste, a cui hanno partecipato tant* student* e anche lavoratrici e lavoratori dei servizi dell’Università, raccogliamo positivamente l’indicazione della volontà e della necessità di lavorare perché all’interno di Unito si creino delle alleanze, tra lavorat* e tra chi dell’Università vive anche le sue contraddizioni. Non si può più tollerare una gestione emergenziale delle situazioni contingenti.

Oggi, come quattro anni fa e come risuccederà tra quattro anni se non si inverte la rotta, tocca alle bariste del Campus, a fine mese ai lavoratori della manutenzione, i bibliocooperativisti si trovano in una condizione simile e poi ritoccherà alle lavoratrici delle pulizie, delle mense, ai lavoratori delle portinerie e via dicendo. L’Università è responsabile di questa situazione, esternalizzare tutti i servizi è stata una scelta e questa scelta va combattuta. Questa settimana di blocco, secondo noi, ha dato un segnale importante da cogliere. La possibilità, anche in pochi, di potere colpire nel segno e mettere in discussione un sistema organizzativo ingiusto, palesandone le contraddizioni. Far emergere questa possibilità e riconoscerla è stato un passo importante, allargarla è un obiettivo che vogliamo raggiungere!

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Fiamme nelle sezioni maschili del Cpr di Ponte Galeria contro le deportazioni di alcune persone

Roma - Intorno alle 13 di oggi è scoppiata una rivolta nel Cpr di Ponte Galeria. Sono stati incendiati dei materassi in quattro delle sei sezioni maschili presenti nel Cpr. La rivolta sarebbe partita per resistere alle imminenti deportazioni di alcune persone del Cpr.

Non è la prima volta che scoppiano rivolte nei Cpr, fuori e dentro le strutture. Da anni molti attivisti e solidali manifestano contro l'esistenza dei Cpr e delle condizioni disumane di chi vi è recluso. Il Luglio scorso a seguito di una rivolta con fiamme, oltre una ventina di persone erano riuscite ad evadere dal Cpr.

Seguiranno aggiornamenti.

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 Care tutte e tutti, vi avviso che stamattina, dopo 6 giorni di carcerazione gratuita, sono potuto uscire dal carcere e sono rientrato a casa per lavorare. Dovrò rientrare ogni sera alle 23 per uscire il mattino dopo alle 6.

 

 

Tutto ciò sicuramente fino a quando non verranno discussi i ricorsi che il mio legale ha depositato contro il provvedimento che ha rifiutato la mia richiesta di misure alternative alla detenzione. Ho trascorso le mie giornate nella sezione riservata a chi esce per lavorare, dove il clima è un po' più rilassato, visto che si "gode" di un beneficio. Venendo a contatto col mondo del carcere ho avuto la conferma di ciò che pensavo da tempo, ovvero che la galera è un'istituzione che rappresenta bene il fallimento di una società umana. Nella maggior parte dei casi non ha uno scopo e una funzione rieducativa, ma vessatoria; chi esce di qui è spesso incattivito e pronto a riprendere la sua attività da fuorilegge, affinandola, avendo appreso nuove tecniche e contatti, socializzando con altri detenuti. Finché esisteranno disparità economiche e sociali ci sarà chi delinque.

Emblematico il caso, uscito in questi giorni, del buono uscita dell'amministratore della società Autostrade (13 milioni di euro!!). Notizie come questa fanno gridare alla vendetta e rendono bene l'idea dell'assurdità di questo mondo alla rovescia. Poche centinaia di persone al mondo detengono la ricchezza pari a quella dei restanti abitanti del pianeta. Detto tutto. Rispetto alla mia situazione, posso dirvi che ho percepito l'indignazione e la vicinanza generate dal mio arresto nei giorni scorsi. Vengo punito per ciò che penso e sono piuttosto che per quello che ho fatto, e , la presunta pericolosità che mi si attribuisce, rende bene l'idea della paura e del fastidio generato dalla lotta NO TAV nel sistema di potere vigente.

L'accanimento nel colpire gli oppositori e la perseveranza nel portare avanti l'opera fanno capire quanto il bottino, rappresentato da questo progetto, sia ricco, e cosa sono disponibili a fare per non lasciarsi scappare l'occasione per l'ennesima speculazione. Non mi/ci rimane altro da fare che attrezzarsi per resistere e ribellarsi, per immaginare e praticare la possibilità di un mondo libero e una vita in armonia con le leggi della natura di questa Madre Terra. Sono certo che presto mi rivedrete di nuovo per le strade e i sentieri, con il sorriso e l'entusiasmo che da sempre mi accompagnano.

 

Luca Abbà, semilibero, 20 settembre 2019

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Nuovi arresti e misure cautelari per la manifestazione del 9 febbraio contro lo sgombero dell'Asilo Occupato.

All'alba diversi attivisti sono stati arrestati in tutta Italia, da Milano a Sassari fino a Cuneo, Trento e Ravenna con disparate accuse quali resistenza, lesioni, danneggiamento e imbrattamento.

Le accuse riguardano i fatti del 9 febbraio quando migliaia di persone scesero in piazza a Torino per protestare contro lo sgombero dello storico spazio Asilo Occupato. Un corteo giovane e determinato che aveva messo in imbarazzo il questore e la politica torinese e che aveva tentato di rientrare in Aurora, quartiere rimasto militarizzato per settimane dopo lo sgombero e al centro degli appetiti speculativi di molti, trovando un nutrito sbarramento di polizia a impedire l'accesso lanciando lacrimogeni sul corteo. Undici furono gli arresti in quella giornata e quattro i feriti tra i manifestanti.

La giornata fu l'ennesima dimostrazione del radicamento vivo delle esperienze degli spazi occupati nel tessuto giovanile torinese e non solo, con buona pace di chi riteneva "anacronistiche" queste esperienze. Oggi con questa operazione la questura e la procura di Torino vogliono colpire la solidarietà e la determinazione dei molti che si sono sentiti chiamati in causa da questo sgombero e hanno deciso di reagire.

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