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Articoli filtrati per data: Wednesday, 18 Settembre 2019

Quando si parla del grande buco, si sa, tutto è concesso ai nostrani professionisti dell’informazione. Manipolazioni, dati falsi, omissioni, cattiva fede, pure e semplici menzogne si mischiano da sempre con più o meno consapevolezza nel grande calderone dell’informazione sitav. Quello che abbiamo visto, però, ieri su La Stampa tocca davvero vette inaudite o meglio… raschia il fondo fino a dove non credevamo fosse possibile arrivare.

Il pretesto è la visita di papa Francesco ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato in cui avrebbe avuto luogo il miracolo della transustanziazione del corpo del santo padre in quello della madamina. La stampa annuncia la lieta novella con toni giubilatori: Papa Francesco Sì Tav: “Un’opera strategica per migliaia di passeggeri”.

Ma come sanno un po tutti il diavolo fa le pentole ma non il coperchio. L’osservatore romano ha pubblicato la trascrizione integrale del discorso papalela trascrizione integrale del discorso papale in cui si apprendono diverse cose interessanti e imbarazzanti per la redazione de La Stampa.

Innanzitutto ci sono delle palesi falsità nei virgolettati riportati dal quotidiano torinese. “Voi festeggiate quest’anno il primo decennio dell’Alta Velocità, un’opera pubblica di importanza strategica…” nell’articolo (non firmato) della Busiarda, diventa un assertivo “L’Alta Velocità è un’opera pubblica di importanza strategica” grazie all’aggiunta in scioltezza del verbo essere.

 

A leggere poi il discorso ci si rende conto che il papa non si riferisce affatto alla nuova Torino-Lione ma all’alta velocità in generale. Anche su questo ci sarebbe molto da dire, ma comunque è palese che il tunnel transfrontaliero è escluso esplicitamente dalle parole di Bergoglio che parla di “collegamento essenziale lungo gli assi principali del Paese”. Cosa c’entra Lione?

Addentrandoci nel discorso del papa poi si può poi fugare ogni dubbio sul fatto che si parli di TAV. Il papa chiede che il “trasporto ferroviario diventi anche sempre più sostenibile, sia perché economico per il mondo delle imprese e per i singoli cittadini, sia perché rispettoso del territorio che attraversa e delle comunità che coinvolge. Sostenibile poi dal punto di vista ambientale, aspetto al quale già dedicate molto impegno, per far sì che l’impatto sia il più contenuto possibile, e le emissioni di anidride carbonica, così insidiose per l’ecosistema e per i suoi equilibri, siano ridotte al massimo”. Su quanto sia stato rispettoso il TAV delle comunità della Val Susa non crediamo ci sia molto da esplicitare. Un’opera fatta coi carri armati per cui prima di cominciare gli scavi preparatori si è dovuto buttare in carcere e portare a processo migliaia di valsusini e per cui ancora oggi un’intera vallata è militarizzata come una zona di guerra per impedire contestazioni. Anche sulla sostenibilità ambientale non c’è molto da dire. Del progetto TAV non resta ormai che un gigantesco cantiere che emetterà 1 milione di tonnellate di CO2 l’anno, liberando in più amianto e uranio, finalizzato a costruire un un tunnel transalpino che scorrerà parallelo a quella già esistente (e sottoutilizzato), il tutto in nome del Progresso e della Crescita infinita.

Insomma ancora una volta, la Busiarda, che figura

 

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Inizia il terzo giorno di sciopero con picchetto delle lavoratrici e lavoratori del bar Campus all’università di Torino. Sul Lungo Dora, nella futuristica sede universitaria del Campus Luigi Einaudi, infatti, da tre giorni la decina di baristi e bariste, insieme a numerosi studenti solidali, e al sindacato SICOBAS, stanno picchettando e impedendo l’apertura del bar universitario per protestare contro il loro licenziamento.

Da mesi la loro vertenza anima il campus e quasi tutti gli studenti che ci gravitano attorno, conoscono la battaglia di queste lavoratrici e lavoratori. Inseguito alla cessazione della concessione e alla conseguente gara d’appalto, l’azienda per cui sono assunti la IFM, li ha licenziati (a partire dal 24 settembre), e la ditta entrante, la multinazionale dei servizi SODEXO, non li ha ad oggi reintegrati, spingendo i lavoratori a bloccare il bar.

A essere sotto accusa è soprattutto l’Università di Torino e il Rettore Gianmaria Ajani, colpevoli di non aver inserito nella gara d’appalto la cosiddetta clausola sociale, che avrebbe garantito il reintegro dei dipendenti nella nuova gestione.

In segno di protesta ieri, Martedì 17 settembre, i lavoratori e le lavoratrici, insieme ad un centinaio di studenti sono partiti in corteo dal campus per raggiungere il Rettorato, dove hanno bloccato il Senato accademico pretendendo che l’università si muovesse per risolvere la situazione di cui è diretta responsabile. Le risposte date dal Rettore sono state tra il vago e l’imbarazzato, in un goffo tentativo di scaricare il barile e la colpa sulla ditta entrante, quando invece i responsabili delle politiche di esternalizzazioni e privatizzazioni sono proprio quelli che oggi siedono in Senato accademico.

Col passare dei giorni la solidarietà e il presidio davanti al Bar Campus si sta allargando e l’atteggiamento menefreghista delle istituzioni universitarie, ha fatto aumentare anche la rabbia degli studenti e delle studentesse,che sempre ieri sera, hanno occupato una parte del campus per la Strike University Night, in solidarietà alla lotta.

Significativa e importante è stata la solidarietà e la partecipazione attiva alla lotta dei lavoratori delle biblioteche, che nella giornata di ieri hanno scioperato e partecipato al picchetto numerosi.

Ogni settore dei lavoratori dei servizi dell’Università di Torino, vive condizioni di forte precarietà e sfruttamento, e la vicenda del bar del campus, apre uno spazio di riscatto possibile e di lotta unitaria per conquistare condizioni di lavoro migliori per tutti.

Il fatto che centinaia di studenti e studentesse si stiano mobilitando per il futuro dei lavoratori è un segnale importante e dimostra come la coscienza di vivere una condizione di sfruttamento e precarietà, sia un vissuto comune di chi attraversa lo spazio universitario per formarsi e studiare. Oltre alla condizione studentesca, in molti lavorano per integrare il proprio reddito per la formazione, come barisiti/e, comerieri/e, riders, per i quali il bisogno di flessibilità e la necessità di fare meno ore di lavoro possibile per lasciarsi il tempo di studiare e vivere, viene fatta pagare caramente con ipersfruttamento, paghe da fame, lavoro nero, mancanza di qualsiasi forma di tutela sulla salute e molto spesso vessate dalle molestie dei datori di lavoro. La possibilità di muoversi in per difendere i diritti di persone che gli studenti vedono tutti i giorni preparargli caffè e pranzi, può essere un punto di partenza il rifiuto anche delle proprie condizioni di sfruttamento. Ma è grazie alla dignità e alla forza di questo piccolo gruppo di bariste e baristi, che tutto questo è stato e sarà forse possibile.

Qui di seguito le loro parole:

 

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