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Articoli filtrati per data: Friday, 02 Agosto 2019

Riceviamo e pubblichiamo questa segnalazione di Diego, ragazzo torinese, che ieri ha vissuto una spiacevole situazione perchè indossava una maglietta antifa. Il clima di leggittimazione dei fascisti e dei razzisti che si respira nel nostro paese sta facendo ringalluzzire quei poco numerosi e vigliacchi nostalgici del regime che sempre più spesso si permettono atteggiamenti del genere. Tenere al sicuro le strade che viviamo è necessario per evitare che situazioni di questo tipo si possano ripresentare.

"Ciao sono un ragazzo di Torino! Volevo chiedere se potevate diffondere un fatto che mi è accaduto ieri sera. Ero da solo in bici in via Milano poco prima del comune di Torino, mi stavo dirigendo verso piazza castello, quando una macchina che arrivava da destra ha accelerato all'improvviso tagliandomi la strada e ha inchiodato a due centimetri da me. A quel punto ho perso l'equilibrio e ho rischiato di andare contro la macchina. Nel frattempo la ragazza alla guida senza neanche guardarmi in faccia e in modo strafottente dice "scusa non l'ho fatto apposta". Io un po' confuso sia dal tono delle sue parole e sia dal fatto che avevo appena rischiato di finire sotto ad una macchina sono rimasto impietrito. Tutto mi è più chiaro quando riparte sgommando e urlandomi dal finestrino "anti-fascista di merda muori!". Non volendo perdere neanche 2 minuti della mia vita a discutere con una ignorante ho lasciato perdere, l'unica mia "colpa" è aver indossato una maglietta anti-fascista."

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Riceviamo e pubblichiamo un'itervista che ci ha inviato una compagna a Erol Aydemir, rifugiato curdo, tra i militanti e le militanti che hanno aderito allo sciopero della fame iniziato qualche mese fa contro l'isolamento in cui lo stato turco costringe Abdullah Ocalan da vent'anni nell'isola prigione di Imrali.

 

Sembra quasi impossibile cambiare qualcosa a questo mondo, è più facile voltarsi e continuare la propria vita.  La guerra infastidisce, annoia, sposta l’attenzione dal futile all’essenziale, ci costringe ad aprire, a ricordare, ci responsabilizza, perché siamo tutti responsabili, siamo l’insieme di un qualcosa, e in quanto tali, potenzialmente capaci di modificare gli eventi o quantomeno provarci.

Un altro movens al mio interesse è che la guerra arriva all’improvviso, non ti avverte, e anche quando lo fa, quando i governi iniziano a vacillare, quando al potere arrivano i tiranni, gli avidi, i ciarlatani, i dittatori, il peggio del peggio di questo mondo, quando si creano fazioni, è troppo tardi per reagire. Gli storici ci dicono che siamo una specie ancora troppo fragile evolutivamente per evitare che inizino a girare quegli ingranaggi che ci porteranno ad altre politiche depredatorie, occupazioni, stermini, guerre.

Ho deciso di intervistare Erol dietro la precisa richiesta di una combattente curda delle YPJ, ora martire ventenne, rivolta a noi donne occidentali.

Mi interessa, perché se fossi disperata nulla mi getterebbe ancora più nello sconforto che non essere ascoltata.

Erol Aydemir, 30 anni Curdo, in italia da cinque anni, una vita bloccata in attesa di riprendere i suoi studi all’università di Cagliari, imprigionato dal regime di Erdogan per due anni perchè trovato in possesso di alcuni libri del suo leader politico Abdullah Ocalan, e ora rifugiato politico in Italia, in attesa di riprendere il suo percorso di laurea.

Come lui altri milioni di giovani della nostra generazione a cui si aggiungono i milioni di bambini e adolescenti interessati dai conflitti in medio-oriente che vanno avanti da oltre due generazioni con picchi di acutizzazione, lente riprese, e di nuovo repentine ricadute. Città distrutte, rase al suolo, ci abituiamo a tutto, ci abituiamo all’assurdo.

Una delle parti che più mi ha colpita, in quanto ossessionata dall’idea che a questo mondo si possano attuare modelli di cambiamento sociali che vedono al centro le relazioni umane e in definitiva quelle tra i generi, la posizione di Abdullah Ocalan in merito alla questione femminile, e non farò altro che citarlo :

“Nessuna bruttezza può essere disonorevole e disgustosa come unirsi e integrarsi con donne schiave e uomini dominanti.

Nessuna unità e integrità potrebbe essere bella e giusta come vivere una vita libera con donne libere e mascolinità liberata dal dominio.

Ormai da 30 anni tutti i miei sostenitori più importanti sono donne.

Il mio dialogo e accordo con le donne è importante.

Migliorerete il contratto sociale delle donne che deve combattere tutti i tipi di pratiche dal femminicidio alla circoncisione femminile e allo stupro.

Va affrontato in modo approfondito.

Non fidatevi degli uomini e distruggete il dogma maschile.

Fidatevi della vostra femminilità.

Uguaglianza e libertà possono essere ottenute solo a partire dalla questione femminile.

Questa è la ragione del perché la nostra rivoluzione è una rivoluzione delle donne.”

Questo e molto altro, esprimono al meglio il perché ho deciso di ascoltare queste persone.

Un modello sociale definito confederalismo democratico, di stampo dichiaratamente rivoluzionario, femminista, ecosostenibile, che ha al centro l’essere umano e il rispetto dei suoi diritti, teso a liberare i popoli da oppressioni di natura capitalista, nazionalista, politica, religiosa ( quando opprimente e dogmatica ) e patriarcale.

Un modello quasi ancestrale, apparentemente utopico, attuabile solo attraverso una forte determinazione nell’azione rivoluzionaria dei singoli, che è diretta espressione di una volontà collettiva di cambiamento, di trasformazione del reale e delle vite delle persone.

Ed è a te che stai leggendo che mi rivolgo con un sorriso.

Sono stata accolta da Erol al suo settantaduesimo giorno di sciopero della fame condiviso con altre 72.000 persone in vari paesi, rifugiati politici e attivisti del luogo, con lo scopo di ottenere un regime di detenzione affine agli standard internazionali che si basano sul rispetto della dignità del condannato e delle sue necessità. [ Ad oggi, tre mesi dall’intervista è stato raggiunto un semi-compromesso in cui gli è stato permesso di parlare saltuariamente con i suoi parenti e con gli avvocati ].

"Sono curdo e questo è un grave problema, non solo nei confronti del regime dittatoriale del governo turco, ma di tutti i sistemi corrotti del mondo, abbiamo capito bene ciò che vogliamo politicamente, aiutare tutti i popoli, infatti sono stato molto contento che i genovesi abbiano bloccato la nave che avrebbe portato le armi in Yemen, mi hanno dato l’energia per vivere, questa è la nostra visione, unitaria. Allo stesso modo in cui Lorenzo Orsetti è caduto martire in Rojava combattendo l’Isis tra le nostre fila."

Una delle prime cose che mi ha detto in oltre due ore di conversazione davanti agli innumerevoli tè che mi sono stati offerti da un susseguirsi di uomini e ragazzi Curdi e Turchi e Afghani sorridenti è stata "i Curdi fanno una lotta per tutti i popoli, perché c’è un’idea dietro alla difesa di un popolo, combattono per l’unità del popolo della terra."

[ una lotta all’ ISIS, ma per questo vi rimando , così da poter capire bene la situazione geo-politica e i diversi attori operanti nel conflitto in medio oriente e la ripartizione reale delle responsabilità, ma soprattutto i reali interessi economici alla base della guerra attuale a due pubblicazioni: https://www.youtube.com/watch?v=q9s49x_whLw , https://www.infoaut.org/culture/il-fiore-della-rivoluzione

Aggiungo che per una lettura più inerente allo scenario di guerriglia urbana, ma sempre basato su un capitale umano e una motivazione non indifferente, come gli altri autori di cui sopra: http://www.arvultura.it/1845/non-moriro-stanotte-presentazione-libro-di-e-con-karim-franceschi/http://www.arvultura.it/1845/non-moriro-stanotte-presentazione-libro-di-e-con-karim-franceschi/ ]

 

Perché dovremmo interessarci al modello del confederalismo democratico?

Perché il modello del confederalismo democratico è prima di tutto un modello umano. Le politiche attuali creano i substrati per sostenere un popolo a discapito di altri popoli, questo non è più accettabile. Questa è una nuova ottica, l’unica possibile.

Se siamo umani dobbiamo proteggere tutti i viventi e l’ambiente.

Dobbiamo curarci dei popoli che sono stati distrutti dalla guerra, perché è quando la guerra finisce che sorgono gli altri problemi, le emergenze umanitarie sono reali. Basta poco per entrare in quest’ottica di auto-aiuto.

[ In merito a questo punto vi invito a seguire le missioni umanitarie operanti sui territori, una che mi ha colplita particolarmente è quella di un gruppo di predicatori critiani, i fortissimi “ Free Burma Rangers “ che se ne vanno in prima linea a recuperare civili intrappolati sotto il fuoco nemico, letteralmente correndo tra il fuoco dei proietili per recuperarli; qui il link del loro intervento a Baghouz, ma ce ne sono veramente molte, da Emergency a MSF passando per attivisti che ciclano intorno ai campi profughi sul territorio Siriano ed Iracheno e che potete trovare anche su Fb nei loro gruppi dedicati

https://www.youtube.com/watch?v=zG_sOW9NvhQ ]

 

Perché questa necessità di cambiamento nasce nella tua terra?

Sono curdo e questo è un grave problema, viviamo in zone di confine tra Turchia, Iran, Siria ed Iraq da sempre, capisci bene che siamo soggetti come tutti i popoli di confine ad attacchi continui. Non solo nei confronti del regime dittatoriale che combattiamo con il governo turco di Erdogan, abbiamo capito bene ciò che vogliamo, non è uno stato in se che chiediamo, ma la libertà, l’autonomia. Vogliamo aiutare tutti i popoli.

 

Dimmi quanti popoli si sono uniti per combattere insieme?

Donne e uomini Iracheni, siriani, yezidi, curdi ed internazionalisti italiani, inglesi, americani, tedeschi, spagnoli, dall’Europa del nord e dall’Europa dell’est.

 

Come possiamo capire il modello del confederalismo democratico?

Pensa ai cantoni del nord Italia, che hanno integrato la loro struttura democratica e autonoma con quella italiana, tedesca e svizzera. Le persone devono essere collettivamente responsabili del territorio in cui vivono, non possono essere soggette ad un ordine superiore, un singolo non può decidere per il futuro di decine, centinaia o milioni di persone. Non possiamo lasciare che una piccola collettività di persone abbia il potere decisionale di sganciare un’altra bomba atomica.

https://it.wikipedia.org/wiki/Confederalismo_democratico

 

Come siamo implicati noi italiani in queste dinamiche?

Ad esempio se venti anni fa l’ Italia non avesse venduto le armi alla Libia adesso non sarebbero armata, nemmeno i muri ci salveranno dai migranti, nemmeno i sistemi NATO, ma il problema non è l’Italia in se e per se ma il sistema, e dobbiamo unirci contro il sistema, ad esempio se io non avessi sentito il dolore dei bambini di Afrin non avrei fatto questo sciopero della fame.

[ a questo proposito vi rimando :

https://www.osservatoriodiritti.it/2019/01/23/armi-italiane-nel-mondo-arabia-saudita-in-yemen/

https://www.osservatoriodiritti.it/2019/05/15/export-armi-italia-vendita-nel-mondo-paesi/

per informarvi autonomamente, nell’era dei social è veramente molto semplice ]

 

Quali sono i reali motivi di questa guerra che vi ha messi in ginocchio, cos’è l’Isis?

L’Isis non è una questione religiosa, l’islam non è questo, tanto è vero che sono proprio altri musulmani che hanno combattuto le forze di Daesh, bisogna informarsi, bisogna pensare ai territori e alle materie prime, a chi ha interesse ad averle, siamo tutti intercalati in questo sistema depredatorio, l’unico strumento che abbiamo è l’informazione corretta, di facile appannaggio al giorno d’oggi.

https://www.eticapa.it/eticapa/wp-content/uploads/2015/03/Il-petrolio-e-la-guerra-dellIsis2.pdf

 

È difficile capire quanto sia perversa la rete che alimenta i conflitti, come possiamo fare a districarci?

Bisogna informarsi, bisogna parlare, bisogna favorire l’informazione corretta, fedele ai fatti, non bisogna stare in silenzio, il sapere è l’unico modo per contrastare i potenti che opprimono i popoli per i loro interessi, bisogna lasciare una traccia per le nuove generazioni.

In questo momento storico è anche semplice, perché le masse smuovono le coscienze tramite i social, bisogna indignarsi, basta un clic e collettivamente possiamo fare molto.

Il silenzio lascia spazio al male, perché non c’è contrasto alla menzogna.

Lotta non è solo imbracciare le armi, lotta è difendere i popoli che cercano la libertà, per questo c’è una bandiera palestinese nella mia camera, io combatto e sciopero anche per loro con tutta la mia forza. Dobbiamo avere un sogno anche per gli altri, dobbiamo arrivare a vivere senza le guerre.

Non possiamo limitarci a chiedere la pace, tutte le persone del mondo desiderano la pace ma bisogna attivarsi per ottenerla.

La guerra è più facile, sterminare le persone per ottenere qualcosa è più facile che chiedere per favore a questo mondo.

E.S.

 

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A pochi giorno dalla marcia notav del 27 lugliomarcia notav del 27 luglio che è arrivata fino alle reti del cantiere circondandolo con migliaia e migliaia di persone, arriva la vendetta della Questura di Torino e della sua Procura.

La polizia politica DIGOS ha annunciato ieri a mezzo stampa che 46 persone sono state denunciate per aver partecipato al 1° Maggio NoTav di quest’anno1° Maggio NoTav di quest’anno. Come ormai consuetudine la notizia è stata diffusa da un comunicato del sito della Questura e subito ripreso, quasi parola per parola, da La Stampa e La Repubblica senza minimamente dare la parola ai notav; addirittura alcune testate allegano foto di un primo maggio di diversi anni fa per rendere il tutto più pulp. Effettivamente solo la mistificazione può servire a illustrare il pazzesco ribaltamento per cui gli aggrediti e i picchiati dalle forze dell’ordine (i notav)gli aggrediti e i picchiati dalle forze dell’ordine (i notav) finiscono denunciati, a preludio di un’operazione già scritta che porterà molti giovani a subire pesanti misure cautelari grazie a una procura condiscendente che a Torino ha ormai fatto della crociata contro chi osa alzare la testa contro il potere la sua principale missione.

Ma di cosa sono accusati i NoTav denunciati? Di nuovo, sono accusati del peggior dei delitti che una politica ridotta a pantomima possa sopportare: hanno fatto seguire alle parole i fatti. La dettagliata relazione della polizia politica li accusa innanzitutto di essersi svegliati troppo presto al mattino e essersi presentati piazza Vittorio con lo spezzone NoTav, fin dalle ore 8 e 30, per evitare di essere esclusi dalla piazza. In secondo luogo, ai notav viene imputato di aver contestato lo spezzone del Partito Democratico, impedendogli di partecipare di fatto al corteo se non con un’ingente scorta di Polizia e Digos. Infatti quel giorno la rabbia e la determinazione di molti NoTav ha de facto cacciato il PD dal corteo, regalando a milioni di italiani la soddisfazione di veder scappare dalle festa dei lavoratori persone che un lavoro non lo hanno mai avuto né mai cercato, uno fra i tanti l’ex-senatore e twittatore seriale Stefano Esposito,  fra gli azionisti di maggioranza del partito del Tondino e del Cemento, nonché responsabile della svendita dei diritti dei lavoratori negli ultimi 30 anni.

Poco male quindi se ci si accusa di una cosa che per noi notav, sia valsusini che torinesi, può al massimo aggiungersi tra i numerosi meriti del movimento.

Le altre altre accuse sono quelle di non aver indietreggiato davanti alle cariche selvagge della celere in Piazza Vittorio prima, e in via Roma poi. L’obiettivo della violenza della celere è scritto nero su bianco nella relazione della DIGOS: bisognava evitare che il teatrino  di confederale infarcito di vuota retorica sulla crescita e lo sviluppo ricevesse dei fischi.  Chiunque fosse presente, o si sia almeno preso la briga di guardare i video delle cariche, si è subito resto conto di come la piazza fosse a priori vietata ai NoTav e che i sindacati e i partiti fossero gli unici ad avere la possibilità di sfilare senza essere presi a manganellate.

Si accusano i NoTav di “resistenza”, ma il 1° Maggio non è altro che un’altra giornata alla moda notav: la messa in campo della dignità di chi sa di essere dalla parte della ragione e che sa difenderla con determinazione dove necessario.

Queste denunce, annunciate con letterina minatorie a mezzo stampa, arrivano come una vendetta un po vigliacca dopo il successo della marcia al cantiere durante il Festival ad Alta Felicità. Forse il prefetto Palomba e il questore De Matteis si sono risentiti che più di 15’000 persone non abbiano avuto paura, e neppure troppa difficoltà, a ridicolizzare l’apparato di difesa del cantiere di Chiomonte? Come ha detto qualche notav ha detto al ministro Salvini pochi giorni fa, se loro sono preoccupati noi siamo felici.

Non un passo indietro, avanti NoTav!

 da notav.infonotav.info

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