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Articoli filtrati per data: Wednesday, 24 Luglio 2019

È sollevazione generale a Porto Rico, dove oramai da più di una settimana, migliaia di persone scendono in piazza per chiedere le dimissioni del governatore Ricardo Rossellò, in seguito alle inchieste di corruzione che hanno portato all’arresto di sei membri del governo e alla pubblicazione di 860 pagine di intercettazioni di una chat Telegram del governatore con altri membri delle istituzioni dell’isla. In queste chat è uscita tutta la misoginia, il maschilismo, l’omofobia, il sessismo che caratterizza l’establishment della colonia Usa, inoltre ne usciva un importante indizio di corruzione rispetto all’uso dei fondi per la ricostruzione e gli aiuti per l’uragano Maria, e il disprezzo classista verso le migliaia di persone colpite dalla catastrofe e la mancanza di rispetto verso le 4.645 vittime che ha causato l’uragano del 2017.

Ieri lunedì 22 luglio centinaia di migliaia di portoricani sono scesi in strada assediando in maniera pacifica il palazzo del governatore e riempiendo le strade della capitale San Juan. Non si sgonfia quindi la protesta dell’ultima settimana e anzi sembra allargarsi e dilagare in molti settori sociali che pagano il sistema di corruzione coloniale che amministra la perla dei Caraibi. Inoltre la manifestazione di lunedì ha fatto in modo che diverse navi da crociera rinunciassero a sbarcare causando ingenti danni economici e di immagine alle compagnie statunitensi.

Le proteste hanno catalizzato un malcontento popolare diffuso verso le politiche del governo e il ruolo degli Stati Uniti, di cui l’isola è di fatto colonia, infatti, negli ultimi anni il governo ha portato avanti politiche neoliberiste di austerità per ridurre il debito pubblico, alimentato fino al 2000, dalla esenzione dalle tasse dei capitali finanziari nell’isola, e ubbidendo supinamente ai dettami di Washington. Tagli all’istruzione, riduzione dei diritti sul lavoro, tagli alla sanità, sono continuati nonostante la catastrofe causata dall’uragano che ha portato quasi al collasso la popolazione portoricana. Infatti appena un anno prima dell'uragano Maria, il 31 agosto 2016, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato la Legge di supervisione, gestione e stabilità economica di Porto Rico (PROMESA). Questa legge autorizza la creazione di un Fiscal Control Board (FCB) da parte del governo degli Stati Uniti per affrontare la "crisi del debito" sull'isola. La FCB ha di fatto il potere e l'autorità per ristrutturare il debito e il bilancio di Porto Rico. Questo meccanismo ha fatto in modo che i fondi e gli aiuti per la ricostruzione venissero usati in maniera coloniale per approfondire i meccanismi di sfruttamento e di alienazione dei diritti dei lavoratori portoricani.

Le proteste di questi giorni sono un evento di portata storica per Porto Rico e, anche se il Governatore ha rifiutato di dimettersi rinunciando però alla sua ricandidatura nel 2020, l’intera società dell’isola e moltissimi emigrati all’estero si sono schierati prendendo posizione. A testimonianza di ciò anche il coinvolgimento nelle proteste di numerose star della musica di Porto Rico.

Comunicato del Movimento Notav
Non c’erano e non ci sono governi amici, l’abbiamo sempre saputo!

Dopo la diretta Facebook del Presidente Conte c’è finalmente chiarezza e come abbiamo sempre sostenuto: amici dalle parti del governo non ne abbiamo mai avuti.

La manfrina di tutti questi mesi giunge alla parola fine e il cambiamento tanto promesso dal governo, getta anche l’ultima maschera, allineandosi a tutti i precedenti.

E’ dal 2001 che risentiamo le solite parole da parte dei vari presidenti del Consiglio, e quelle oggi di Conte, anche se condite dalla “responsabilità del padre di famiglia” , non sono altro che la solita dichiarazione di chi cambia tutto per non cambiare niente, tenendo in piedi un dibattito in questi mesi, che è sempre stato ambiguo negli atti concreti, e questo è il risultato.

Non farlo costerebbe più che farla?

E’ solo una scusa per mantenere in piedi il governo e le poltrone degli eletti, sacrificando ancora una volta sull’altare degli interessi politici di pochi, il futuro di molti.

Conte fino a poco tempo fa si era detto convinto che quest’opera non serviva all’Italia perchè troppo costosa per i benefici. Aveva letto bene l’analisi consegnatagli dalla commissione nominata, ed ora ha cambiato idea, fulminato sulla via di Damasco da promesse di finanziamenti europei o da equilibri politici da mantenere?

Abbiamo sempre definito il sistema Tav il bancomat della politica ed è solo di oggi la richiesta di arresto per il direttore della CMC che è il general contractor della Torino Lione. Un piccolo esempio di cosa abbia scelto il presidente Conte, altro che interessi degli Italiani!

Cosa cambia ora?

Per noi assolutamente nulla perché sono 30 anni che ogni governo fa esattamente come quello attuale: annuncia il si all’opera e aumenta il debito degli italiani facendo leva su un fantomatico interesse nazionale che non c’è e che nessuno dimostrerà mai.

Noi faremo quello che abbiamo sempre fatto, convinti di essere dalla parte del giusto, e dalla parte di quella maggioranza del Paese che dalla Torino Lione non trarrà nessun vantaggio, ma un danno economico e ambientale, che pagheremo tutti.

Conte e il governo che presiede saranno gli ennesimi responsabili di questo scempio ambientale, politico ed economico.

Ci chiediamo ora cosa faranno tutti quelli del Movimento 5 stelle che al parlamento si sono detti notav, ci chiediamo se avranno coraggio e coerenza o, come per altri punti politici tanto cari, che non si sono rivelati tali, faranno finta di niente tirando a campare.

Ma per coraggio e coerenza non intendiamo la sceneggiata già pronta da tempo, e che la mossa di Conte conferma, di portare il voto in un parlamento dove il voto è già scontato e dove il Movimento 5 stelle voterebbe contro, tentando di salvarsi la faccia dicendo “siamo coerenti, abbiamo fatto tutto il possibile”.

Noi invece sapremo sempre cosa fare, proseguendo la nostra lotta popolare per fermare quest’opera inutile ed imposta. Lo faremo come abbiamo sempre fatto mettendoci di traverso quando serve e portando le nostre ragioni in ogni luogo di questo Paese, che siamo convinti, sta con noi.

Dimostreremo fin da subito la nostra vitalità, con il festival Alta Felicità che prenderà il via giovedì portando migliaia di notav nella nostra Valle, e che porteremo tutti insieme a vedere il cantiere sabato pomeriggio!

Fermarlo è possibile, fermalo tocca a noi!

Il movimento NOTAV

 

da notav.infonotav.info

 

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L'opposizione al TAV del Movimento 5 Stelle si conclude con una ridicola scenetta, una di memoria grottesca, da prima repubblica.

Un balletto in cui il premier Conte fa la parte, a seconda dei punti di vista, del cattivo e Giggino si presenta come quello buono, ma è proprio evidente la presa in giro e nessuno gli dà più credito. Il copione adesso dovrebbe procedere con un voto in parlamento dal risultato scontato che servirebbe a lavarsi la coscienza di fronte agli attivisti, ma il movimento NO TAV il movimento NO TAV ha gia detto chiaramente che non si farà prendere per scemo con questa farsa. Il M5S si è suicidato molte volte da quando è al governo, ma questa volta è quella della pietra tombale. I profili facebook dei parlamentari grillini, il blog delle stelle esplodono della rabbia dei molti che avevano creduto che almeno un sussulto di dignità, un momento di alterità, di coerenza con i principi fondativi, sulla “madre di tutte le battaglie” ci sarebbe stato. A poco serve ricostruire la mutazione genetica che ha portato alla completa istituzionalizzazione i 5 stelle e ancora meno serve bearsi degli psicodrammi che si consumano e si consumeranno in chi finora aveva creduto che “almeno su questo”...

Una cosa è evidente a chiunque dopo questa resa, la compagine grillina in parlamento nonostante abbia la maggioranza relativa, non conta niente. Il 5 stelle non esiste più perché ormai il compito che assolve è quello del surrogato di bassa qualità dell'alleato leghista. Con questa conversione al SI ogni (immaginario) asse di contrapposizione ai poteri forti della “crescita” svanisce nella narrazione dei pentastellati e non si capisce dove sia a questo punto il confine che divide i grillini dagli altri. Di Maio forse pensa che la gente dimenticherà presto, che col passare del tempo questa battaglia territoriale passerà in secondo piano, ma non comprende e non comprenderà mai quanto la lotta NO TAV incarni da trent'anni un fronte, sì territoriale in senso geografico, ma generale nel senso dei contenuti che porta, di resistenza all'arroganza del potere e della devastazione ambientale. Il TAV non è semplicemente un treno, non è un fatto tecnico, ma di visione politica e scegliere dall'inizio di “tecnicizzare”, burocratizzare la questione è stato un grande errore. Non perchè i numeri non siano dalla nostra parte, ma piuttosto perchè se si estrae il NO TAV dalla sua opposizione al modello di sviluppo vigente, dalla sua critica radicale ai rapporti economici esistenti si perde tutta la sua potenza. Che i ministri grillini questo non l'avessero capito, o non volessero capirlo era chiaro. Non basta semplicemente aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, l'unica azione conseguente al NO TAV e alle lotte contro le grandi opere e la devastazione ambientale è opporsi senza tregua al partito del PIL. 

Dal nostro lato abbiamo assistito a molti funerali politici di forze istituzionali incoerenti che arrivate nella stanza dei bottoni hanno voltato le spalle al movimento NO TAV. Se questa è la progressiva fine della compagine pentastellata non lo è sicuramente dei movimenti che si oppongono alle grandi opere. Un altro compito ci attende nella fase che si delinea con un quadro istituzionale che vorrebbe disegnarsi funzionalmente come sovranisti contro europeisti, razzisti contro profughisti, ma che in realtà è portatore dello stesso sfruttamento, dello stesso impoverimento, della stessa devastazione e privatizzazione. Continuare a camminare con i NO TAV e con le altre lotte ambientali vuol dire oggi una battaglia ancora più dura e più profonda, ma ancora più generale nel contesto del cambiamento climatico. Vuol dire essere resistenza ancora una volta, resistenza al dilagare leghista nel punto in cui fa più male all'avversario: i territori, l'economia, la distribuzione delle risorse. Se una piccola valle in Piemonte per trent'anni con esercizio di coerenza è stata in grado far tremare industriali e governi un motivo ci sarà. Da questa ricchezza bisogna partire per costruire l'unica opposizione credibile in questo paese, senza scorciatoie istituzionali, senza ideologismi sterili, ma con la forza dei popoli in rivolta.

Abbiamo di fronte a noi nei prossimi giorni date importanti per segnare la differenza tra una ginnastica d'obbedienza e una pratica di coerenza, in alto i cuori, la lotta non si ferma.

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