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Articoli filtrati per data: Friday, 19 Luglio 2019

Aggiornamenti dopo il riesame di mercoledì: a nessuna delle 17 persone che hanno ricevuto l'obbligo di firma e i domiciliari, per l'inchiesta-montatura relativa al G7 del 2017, sono state revocate le misure, soltanto a 4 di loro i domiciliari sono stati commutati in firme quotidiane.


Ancora una volta la complicità di tribunale e procura non fa altro che cercare di invalidare l'operato quotidiano di chi nel dissenso ci mette la faccia e soprattutto l'impegno di portare avanti un festival annuale con decine di migliaia di persone che da anni si uniscono alla lotta NO TAV.


Questo riesame vale solo come prova della loro malafede, ci teniamo a ribadire l'inconsistenza delle accuse e la strumentalità dell'inchiesta. Che l'estate NO TAV abbia inizio!

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Pubblichiamo questo video nell'anniversario della rivoluzione del Rojava per sostenere la campagna #riseup4rojava. Alcuni compagni e alcune compagne ci raccontano in prima persona cosa significa per loro la rivoluzione in Siria e quali sono i motivi per cui è importante difenderla. Inoltre pubblichiamo un breve aggiornamento (dalla pagina RiseUp4Rojava) sulla situazione in Siria del Nord con un attivismo sempre maggiore delle forze turche che premono sul confine.

La Turchia si sta sempre più mobilitando sul confine di #Rojava per un attacco. Niente giornalisti in giro. #riseup4rojava

 

Dal 9 luglio, l'esercito di occupazione turco ha avviato un nuovo movimento militare lungo il confine turco-siriano. Da Suruc a Ceylanpinar, ogni giorno vengono spostati al confine della Federazione più carri armati, artiglieria e attrezzature pesanti. Soprattutto ad Akcakale, di fronte alla città siriana settentrionale di Tal Abyad (Gire Spi), le truppe vengono assemblate e scavate trincee. Tel Rifat a Shehba è stato anche oggetto di attacchi da parte dell'artiglieria turca nei giorni scorsi. Anche qui, ci sono segni crescenti che l'esercito fascista turco e i suoi alleati islamici stiano preparando un'operazione di occupazione. Nei giorni scorsi circolavano voci sull'imminente inizio di un'invasione contro il Rojava. Ci sono poche dichiarazioni ufficiali, solo gli Stati Uniti invitano tutti i partecipanti a moderare e cercare di controllare la situazione. Soprattutto negli ultimi 3 giorni si può osservare una maggiore attività nello spazio aereo vicino al confine. Entrambi gli aerei da combattimento della coalizione internazionale e le forze armate turche pattugliano le aree di schieramento delle truppe e i droni da ricognizione volano sul terreno. È difficile prevedere esattamente cosa stia progettando il regime di AKP-MHP, ma le distribuzioni di truppe dovrebbero chiamarci alla vigilanza. Il regime di Erdogan è in una profonda crisi dopo la sconfitta elettorale di Istanbul. Parti del partito al governo AKP si stanno dividendo e stanno cercando di costruire la loro alternativa, la crisi tra Stati Uniti e Turchia ha raggiunto un nuovo livello con le prime consegne dei missili S400 russi e la già misera situazione economica sta peggiorando visibilmente. Poiché il regime di Ankara si trova di fronte al proprio declino, scommette sulla guerra e l'espansione per nascondere le sue debolezze. Oltre alle minacce contro la rivoluzione di Rojava e ulteriori schieramenti di truppe a Idlib, l'escalation della disputa sul gas naturale nel Mediterraneo orientale tra Cipro e Turchia, l'espansione dell'operazione di occupazione nel Kurdistan meridionale sotto il nome "Claw 2" e gli interventi dello stato turco nella guerra civile libica devono essere considerati parte di questo concetto. L'autogoverno della Siria nordorientale oggi ha invitato il pubblico mondiale ad agire contro le politiche di occupazione dello stato turco e domani dozzine di manifestazioni e marce di protesta sono state annunciate in tutto il Rojava. Resta da vedere come si svilupperà la situazione nei prossimi giorni.

 

 

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E' notizia di qualche giorno fa il ritrovamento di Sadie Roberts-Joseph uccisa per soffocamento e poi abbandonata nel cofano di una macchina.

I giornali hanno riportato che le indagini si sono concluse con l’arresto di un inquilino di Sadie che era in ritardo nel pagamento dell’affitto, come se si trattasse di una qualunque storia di cronaca. In realtà, la donna era un’attivista per i diritti civili dei neri ed era stata protagonista delle proteste che scoppiarono a Ferguson, in Missouri, a seguito dell’assassinio di Michael Brown per mano della polizia. Sadie Roberts-Joseph era anche la fondatrice del primo museo sulla storia degli afroamericani in America ed era riconosciuta come una figura di spicco per i suoi lavori di ricerca sui quartieri neri di Baton Rouge, cittadina della Louisiana in cui era attiva. 

La comunità nera di Baton Rouge si è mobilitata nell’immediato perchè questo drammatico fatto venisse riconosciuto per quello che è : un omicidio razzista ad opera di suprematisti bianchi. Sadie è scomparsa nell’arco di due ore, è stata rapita e poi trovata morta,  ciò che fa pensare che sia in tutto e per tutto un omicidio premeditato. L’ipotesi che gruppi di suprematisti bianchi si muovano in questo modo ha iniziato fin da subito a diffondersi ma la polizia si è rifiutata di prenderla in considerazione. Gli assassinii politici a sfondo razzista e xenofobo ad opera dell’estrema destra sono sempre più frequenti e dal 2017, anno successivo all’elezione di Trump, secondo dati estrapolati da media americani il 59% dei casi è da ascrivere a movenze ideologiche che esaltano la presunta superiorità della razza bianca. In particolare, negli anni successivi alle rivolte di Ferguson molti omicidi hanno riguardato persone legate alle proteste, in maggioranza giovani neri e molti sono stati oggetto di atti intimidatori. Quasi per nessuno di loro è stato riconosciuto l’omicidio a sfondo razziale ed è proprio questa una delle rivendicazioni portate avanti dalle famiglie di questi giovani. 

E’ un terreno, quello americano, profondamente stratificato in cui si intersecano violenza dello Stato e del suo braccio armato nei quartieri, la gestione su base razziale dello spazio urbano, la segregazione, la fuga dei bianchi verso le periferie, il razzismo che trova completa legittimazione da parte delle istituzioni, la pesante eredità coloniale e della schiavitù. Ferguson, sobborgo della periferia nord di St. Louis, ne è l’esempio ed è proprio da qui che partirono nel 2014 potenti rivolte in reazione alla morte di un giovane afroamericano sotto i proiettili della polizia. Le proteste dilagarono poi in molte altre città americane, New York, Chicago, Minneapolis, Baltimora, solo per citarne alcune.  Due anni prima, nel febbraio del 2012, il giovane Martin Trayvon veniva ucciso da un vigilante volontario delle ronde di quartiere a Sanford, in Florida. La famiglia di Martin portò avanti una serie di mobilitazioni, anche sostenute da tweet che fecero il giro del mondo, ma nel 2013 George Zimmerman viene prosciolto dall’accusa di omicidio sulla base della legge per la legittima difesa. E’ in quest’occasione che tre donne afroamericane danno vita al movimento #BlackLivesMatter, dapprima nato online tramite l’omonimo tweet e che poi scenderà in strada animando tutte le proteste scoppiate negli anni successivi. 

L’omicidio di Sadie oggi si iscrive in questa storia recente di assassinii razzisti che non sono riconosciuti come tali, evidente è dunque l’importanza della battaglia perchè questo avvenga. In un sistema di violenza in cui la polizia ha carta bianca perchè certa di rimanere impunita, nessuna giustizia potrà esistere finchè la vita di un nero « non importa ».

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