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Articoli filtrati per data: Tuesday, 16 Luglio 2019

Abbiamo fatto alcune domande ad Elia compagno del CSOA Casa Rossa Occupato e sindacalista di USB rispetto a un tema di scottante attualità, quale quello dello sfruttamento del lavoro stagionale nel comparto turistico. Abbiamo sentito negli ultimi tempi di tutto a riguardo, localari e imprenditori lamentarsi della poca disponibilità di manodopera a basso costo a causa del Reddito di Cittadinanza, lavoro gratuito al Jova Beach Party del "ragazzo fortunato" in Romagna, ma nessuno o quasi si chiede cosa vuol dire fare questo tipo di lavori realmente. Al fondo abbiamo allegato un fumetto, uscito l'anno scorso sulla piattaforma STORMISTORMI dal titolo "il litorale degli schiavi" che inquadra in maniera semplice e efficace il fenomeno.

Quali sono le condizioni dei lavoratori stagionali in Versilia? Quale la composizione?

Ogni estate centinaia di giovani e meno giovani vengono sfruttati sul nostro litorale. Contratti in nero o in grigio, assenza del giorno libero, demansionamento e orari troppo lunghi sono situazioni ricorrenti all'interno degli stabilimenti balnerai, negli hotel, nei ristoranti e nei campeggi della nostra città. Il lavoro stagionale per molti anni è stato considerato un lavoro giovanile, al quale accedevano principalmente studenti o per molti era un secondo lavoro. Ma da quanto le fabbriche della zona industriale hanno chiuso e il tasso di disoccupazione in provincia è schizzato fra i peggiori in Toscana un esercito di disoccupati si è riversato in questo settore lavorativo, quindi chiaramente è partita una corsa al ribasso, dove spesso e volentieri pur di lavorare si accettano condizioni lavorative e salariali davvero scandalose. A questo va aggiunta una cultura del lavoro viscida e schifosa che giustifa ricatti padronali e situazioni consolidate di sfruttamento. Ogni volta che pretendiamo qualche diritto sui nostri posti di lavoro infatti ci viene risposto: "la stagione funziona così", "durante la stagione è NORMALE non avere il giorno libero", "è NORMALE andare a lavoro anche ammalati", "è NORMALE non ricevere tutti i soldi in busta paga ma essere assunti in grigio", "se non ti sta bene di gente pronta a sostituirti c'è la fila" ecc... La composizione dei lavoratori è mista, in oltre abbiamo posti di lavoro quasi sempre sotto le 15 unità lavorative, quindi non sindacalizzati e spesso a conduzione semifamiliare, capirete bene quindi che fare rete, avviare vertenze e denunciare diventa difficile.

Come funziona il sistema del turismo nella zona?

Il turismo nella nostra zona è fortemente in crisi, schiacciato dalla vicina Forte dei Marmi (dove tra l'altro molti di noi si spostano a cercare lavoro). Dopo gli anni 80 non c'è stato ricambio, non c'è stata una politica cittadina reale di investimento in questo settore, abbiamo intere aree della città anche lungomare, dove un tempo sorgevano hotel e colonie nel totale abbandono e all'incuria e chiaramente molte attività per tirare avanti scaricano il prezzo della crisi sulle spalle dei lavoratori chiedendo sempre più sacrifici per salari sempre più bassi.

E' un campo complesso quello dell'organizzazione dei lavoratori del turismo per via della dispersione e della frammentazione. Come state affrontando il problema?

Come dicevamo prima il grosso problema è che nella maggior parte dei casi si tratta di attività piccole, principalmente a gestione familiare e completamente non sindacalizzate, in più hai un ricambio continuo di lavoratori e lavoratrici, chi fa la stagione spesso da un anno a quell'altro cambia posto di lavoro, o addirittura cambia città in cerca di condizioni di vita migliori. Ci sono condizioni di precariato e frammentazione estreme che fanno in modo e maniera che sia difficile organizzarsi. Con l'accorciamento della stagione in oltre (ultimamente fanno contratti anche solo luglio-agosto) il problema dell'organizzazione è ancora più complesso, subentra infatti l'idea della rassegnazione individuale, che ti porta a pensare di stringere i denti e di cercare qualcosa di meglio l'anno successivo, il problema è che queste condizioni di sfruttamento purtroppo sono comuni su tutto il litorale. Un altro grosso problema è che la nostra è una città piccola, quindi in molti hanno paura a denunciare e fare vertenza per paura di ricatti padroni e di ripercussioni future. Come stiamo affrontando questo problema? Non avendo la bacchetta magica e essendo appunto un terreno di lotta ancora inesplorato stiamo un pò procedendo per tentativi, sicuramente fondamentale è stato ed è il percorso di denuncia e inchiesta; da un lato perchè ti permette di sondare il terreno, avere dati alla mano e smontare la narrazione tossica che purtroppo spesso siamo costretti a subire, basti pensare alle ultime dichiarazioni dei vari esponenti del Partito democratico, di confindustria o dei padroncini locali, disperati perchè per colpa del reddito di cittadinanza non trovano più schiavi da sfruttare, come se quei pochi spiccioli del RdC ci rendessero fannulloni, ma anche e sopratutto perchè fare inchiesta ti permette di entrare in contatto con un maggior numero di lavoratori e lavoratrici, ipoteticamente organizzabili. Da questo punto di vista negli ultimi anni abbiamo prodotto molto materiale a riguardo, un piccolo dossier di una decina di pagine frutto di un questionario svolto 2 anni fa alla quale hanno partecipato circa 80 lavoratori, una video inchiesta, una serie di articoli periodici su un quotidiano locale con interviste-racconti da parte dei lavoratori della nsotra costa sulle situazioni di sfruttamento che erano costretti a subire, abbiamo pubblicato un fumetto, uscito l'anno scorso sulla piattaforma STORMI dal titolo "il litorale degli schiavi", abbiamo realizzato uno spettacolo di teatro sociale che abbiamo portate in diverse piazze della nostra città durante la movida per sensibilizzare su questo argomento e settimana scorsa in oltre ispirandoci alla campagna "il padrone di merda" di Bologna abbiamo fatto un blitz di fronte ad un famossissimo locale del nostro litorale colpevole di aver pubblicato qualche giorno prima un annuncio di lavoro pubblico in cui senza vergogna cercava personale senza giorno di riposo, in barba ai nostri diritti e alla legge.

I padroni continuano ad utilizzare la retorica dei giovani lazzaroni per abbassare le aspettative di chi entra nel mondo del lavoro. Secondo voi in questo campo ha funzionato?

Purtroppo si ha funzionato.Lo dimostrano i sempre più numerosi annunci di lavoro in cui si richiede personale formato e con esperienza, "perchè i giovani non sanno lavorare" salvo poi essere assunti con contratti da apprendista con livelli minimi. Lo dimostrano i tanti che sulla nostra costa utilizzano il periodo di prova per farti lavorare a Pasqua Pasquetta e il primo Maggio quando c'è maggiormente bisogno salvo poi lasciarti a casa in modo tale da non dover regolarizzare il contratto in bassa stagione. E lo dimostrano i vari giornali locali e nazionali, dove si possono leggere fiumi di lacrime di coccodrillo dei poveri padroni che non trovano personale adatto. Se poi andiamo a vedere la verità dei fatti, spesso non trovano personale perchè le condizioni di lavoro che offrono sono al limite dello schiavismo .Siamo stanchi di sentire bugie su di noi: abbiamo bisogno di lavorare per vivere, ma non possiamo e non vogliamo più ammazzarci di lavoro. Ci teniamo a ribadirlo, non è per il reddito che non lavoriamo più, ma perchè il lavoro è schiavitù!

Quali le prossime iniziative?

Settimana prossima abbiamo già in programma un nuovo volantinaggio sul litorale, abbiamo già fissato altre date dello spettacolo sul "litorale degli schiavi" e stiamo seguendo un paio di vertenze lavorative attraverso lo sportello sindacale USB. Sicuramente quest'estate sentirete ancora parlare di noi!

Litorale impaginato

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Salvini fa il premier e i sindacati gialli e la Confindustria lo legittimano. Si potrebbe riassumere così l'incontro di ieri al Viminale con le cosiddette "parti sociali". Ma è importante soffermarsi un attimo in più su questa considerazione e sottrarsi al rumore di fondo della scorrettezza istituzionale che affolla i giornali, croce e delizia liberale. L'incontro era previsto da tempo e si consacra sotto il segno della crescita.

Un'interlocuzione che viene da lontano e che si poteva intuire nella convergenza tra Confindustria, sindacati confederali e leghisti a partire dalle dichiarazioni quasi identiche su grandi opere inutili, devastazione ambientale, reddito di cittadinanza e decreto dignità. Ieri è stata sancita dalla discussione rispetto alla flat tax salviniana, ma soprattutto nel dissenso comune al provvedimento grillino del salario minimo. Il salario minimo è di fatto uno dei pochi provvedimenti sociali che può ancora risollevare minimamente il consenso di Di Maio e soci, a tutti gli effetti diventati contraenti di minoranza del contratto di governo. E quale soluzione migliore per silurarlo e continuare l'accerchiamento dell'alleato da parte leghista se non sostenendo il fronte delle "parti sociali" che si contrappongono alla proposta?

Eh già perché anche in questo caso il partito degli imprenditori, Cgil, Cisl e Uil sono dello stesso avviso rispetto alla norma di dignità minima che vede in questo momento persino un riscontro europeo. Ma il vero punto di per sé non è il salario minimo, quanto "l'anomalia normalizzata" che rappresentano ancora i 5stelle o meglio le serie di contrapposizioni al dogma della crescita e del PIL che hanno rappresentato sul piano istituzionale. Oggi tanto la Lega quanto gli industriali e i sindacati hanno la necessità di disarticolare le rigidità, seppur minime, che i grillini pongono confusamente, per continuare ancora più violentemente il ciclo di privatizzazione, di flessibilizzazione del lavoro, di devastazione del welfare e deregolamentazione dell'iniziativa capitalistica per l'istaurazione di un keynesismo finanziario che faccia da controcanto tanto all'austerity quanto al molle riformismo pentastellato. Bisogna colpire duro per riaffermare che non c'è nessuna, per quanto tenue, alternativa. I sindacati si prestano all'iniziativa affamati di rilegittimazione come forza sociale dopo la disintermediazione prima di Renzi e poi, in maniera diversa, dei 5stelle. Devono da un lato dare contezza al corpaccione di pensionati e lavoratori integrati che rappresentano e che sempre più spesso hanno simpatie leghiste e dall'altro farsi agenti della riedizione di un patto sociale stanco e impossibile tra lavoro, crescita e finanza. Per fare ciò sono disposti a sedersi al tavolo non solo con la Confindustria (pratica ormai abituale e scontata), ma anche con Salvini e con Siri.

Non si tratta semplicemente di un tentativo di "restaurazione" (non è mai solo questo), ma a suo modo è un'innovazione, con il manifestarsi sempre più politico del trasversale partito del PIL. Questo farsi politico però contiene una paura inconfessabile, uno spettro: la stabilità dei rapporti di classe nel nostro paese non è garantita e bisogna evitare ad ogni costo, colpendo per primi, che le contrapposizioni implicite tracimino la loro rappresentazione istituzionale, miserrima, del grillismo per farsi a loro volta politiche e magari affollare le piazze.

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Mercoledì 17 si svolgerà il riesame degli arresti relativi ai fatti del G7 del 2017 .

A più riprese, gli atti d'accusa sembrano frutto di un grande sforzo immaginativo. Gli imputati "parlano con altri soggetti", "ricevono cenni di assenso dalle prime file", "sono nelle immediate vicinanze dei facinorosi", "precedono lo striscione", addirittura "PRESENZIANO"! Queste impalpabili evidenze costituirebbero le prove del loro inequivocabile ruolo di dirigismo del conflitto. Non occorre esser dei periti giuristi per notare che tali deduzioni si avvicinano più alle ricostruzioni mitologiche di chi soffre di sindrome di persecuzione.

Ogni fantasia che intende realizzarsi ha bisogno di un apparato tecnico all'altezza, il quale si compone di un metodo e di strumenti materiali adeguati. Il plico, che si accompagna al dossier d'indagine, redatto dal Politecnico di Torino, in collaborazionismo stretto con la questura, è molto eloquente a tal proposito. Gli strumenti utilizzati per riconoscere "i soggetti d'interesse" ibridano tecnologie futuristiche a software del pleistocene informatico.

Sempre di più vediamo la scienza piegata e stirata a piacimento anche nelle aule dei tribunali. I giudici sono passati dall'essere i periti tra i periti a custodi di un sapere scientifico. Ma questo sapere, se costruito sul nulla può assumere molte forme. Ed è con questa apparente presa di coscienza che i consulenti del politecnico di Torino mettono le mani avanti. Prima lamentandosi della qualità delle immagini: "Le precisioni di misura sono piuttosto grossolane in particolare quelle legate agli eventi delittuosi e pertanto non permettono di arrivare a valutazioni più accurate.". Per poi arrivare a certezze assolute parlando di "chiara compatibilità". Ma sono i numeri e le tabelle  a strapparci i sorrisi più amari. Nel passare da una tabella ad un altra i numeri cambiano significato e perdono i loro relativi margini di errore. È così che si arriva ad identificare una persona in base alla sua statura. Valore sicuramente interessante, se non fosse che con quel margine di errore possiamo includere circa il 70% della popolazione adulta di questo paese.

Ma è l'umiltà il valore più romantico degli eroi ed è così che con il cappello in mano, scesi a lato della cattedra, i professori dell'ateneo torinese salutano l'aula ammettendo, non senza un tocco di risentimento, che "la perfezione non può che essere una tendenza del lavoro dell'uomo". Ed è con questa pomposa arroganza che la scienza assume tutte le verità possibili, essendo allo stesso tempo una, nessuna e centomila; facile strumento di tante inchieste ad orologeria.

Tutt* Liber*.

 

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Ed è ancora mobilitazione fra i braccianti agricoli di Saluzzo. I lavoratori, per la maggior parte di origine africana, impegnati nel lavoro stagionale di raccolta della frutta nel saluzzese, da giorni dormivano all’addiaccio e avevano passato più di 20 ore sotto la pioggia torrenziale di questi giorni, quando in quasi 200 hanno iniziato la protesta per le vie della capitale del marchesato piemontese.

Sono centinaia i braccianti a dormire nel PAS, il centro di prima accoglenza stagionali, ma la forte affluenza di braccianti in questi mesi, ha saturato la sua capacità di accoglienza, messa a disposizione del comune, così da giorni in centinaia dormivano all’aperto, in condizioni insostenibili.

I braccianti si sono mossi in corteo spontaneo e determinato, sotto la pioggia battente, sono arrivati fin sotto il comune di Saluzzo per chiedere di poter incontrare il Sindaco e ottenere un posto al coperto dove dormire. Carabinieri, digos e polizia, hanno cercato di contenere la rabbia dei braccianti, ma con scarsi successi. Infatti, non avendo ottenuto un incontro con il primo cittadino, il corteo è proseguito e sono stati rovesciati cassonetti per le vie del centro. Sono stati inoltre praticati blocchi stradali che hanno mandato in tilt la circolazione. In seguito, le forze dell’ordine e il comune di Saluzzo sono stati costretti ad aprire il palazzetto CRS al foro boario, prontamente occupato dai braccianti agricoli.

Quella di ieri a Saluzzo è stata una mobilitazione spontanea e auto-organizzata dai braccianti, che ha colto di sorpresa comune, forze dell’ordine e caritas, suscitando reazioni politiche isteriche da parte di politici e amministratori locali. Il sindaco Mauro Calderoni del PD, ha convocato un incontro urgente in Prefettura a Cuneo per affrontare il problema. Nelle sue dichiarazioni il primo cittadino si scaglia contro i braccianti, e chiede misure più stringenti per il controllo di domanda-offerta della forza lavoro migrante e stagionale, criticando il modello porta-porta. Ancora una volta esce tutta l’ipocrisia del partito democratico quando parla di accoglienza e solidarietà, infatti dietro questi termini il pd nasconde disciplinamento e sfruttamento della forza lavoro migrante, in questo caso dei braccianti. Accogliamoli si, ma a patto che lavorino per una miseria e che non si lamentino.

A fare eco alle dichiarazioni del Sindaco le parole della Lega cittadina, che arrivano a chiedere la chiusura del centro comunale di accoglienza dei lavoratori e che vengano messi direttamente a dormire nelle aziende agricole. Anche qui si smaschera cosa si nasconde dietro le politiche del Carroccio: la richiesta di un disciplinamento della forza lavoro migrante ancora più duro e lontano dagli occhi dei cittadini, dove sfruttamento e paghe da fame possono essere occultate meglio, e dove l’autorganizzazione delle lotte diventa più difficile.

A fare da sfondo ci sono gli interessi dei produttori agricoli del saluzzese e del cuneese, che sono più che contenti di questa maggiore affluenza di manodopera, che legge di mercato vuole, permette di rendere più malleabili le paghe, e più ricattabili i migranti. È chiaro che qui l’interesse a cui non si vuole rinunciare dal PD alla Lega, passando dai produttori agricoli è la possibilità di avere manodopera a bassissimo costo, e un facile “nemico” da presentare ai cittadini e lavoratori saluzzesi, che gli permetta di occultare i loro sporchi interessi padronali.

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