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Articoli filtrati per data: Sunday, 30 Giugno 2019

Il contrario della corruzione dei baroni non è la legalità. Il contrario della corruzione dei baroni è l’università in cui gli studenti si organizzano.

La notizia è passata sotto traccia, nel silenzio di quasi tutta la stampa. Si è parlato molto da dove questa inchiesta è partita, dall'università di Catania. Ma sulle diramazioni poco si è detto. La fotografia che emerge del funzionamento delle università è però simile in tutto il paese. Concorsi pilotati per controllare borse, fondi, posti di ricerca e di insegnamento. Controllare le università è un potere dal quale i baroni non hanno alcuna intenzione di separarsi. Questa inchiesta non propone nulla di nuovo. E' la realtà che vivono tutti i giorni migliaia di studenti e di aspiranti borsisti, ricercatori e docenti.

Esce appunto la notizia che tra i 60 indagati della Procura di Catania ci sono, oltre a tutte le cariche di prestigio dell'università di Catania, anche i rettori de La Sapienza, Eugenio Gaudio e il rettore dell'Humanitas University di Rozzano. Ma è proprio su Gaudio e su la Sapienza che occorre aprire una finestra.

Nelle ultime settimane a Roma una feroce campagna mediatica di giornalisti e politici di estrema destra ha provato a criminalizzare le attività dei collettivi e degli studenti, strumentalizzando l'incidente che ha portato alla morte di un giovane ragazzo (sullo sciacallaggio avvenuto si è già parlato qui). Lo stesso rettore aveva assecondato le ricostruzioni assurde dei giornalisti che parlavano di business degli studenti dietro alle aule e alle iniziative autogestite. La realtà dei fatti è tutt'altra e parla di un tessuto sociale giovanile che risponde al soffocante degrado istituzionale.

Può sembrare sorprendente per chi si informa solo leggendo i media mainstream, ma ci sono tanti giovani che non sono fannulloni e che si rimboccano le maniche per cambiare le cose. Senza lucro e senza mettersi in tasca niente, solo migliorando le proprie condizioni di vita e quelle di tutta la comunità universitaria. Gli studenti sono decenni che provano ad autorganizzarsi e a costruire dal basso un'alternativa al controllo dei baroni sull'università.

Gli spazi di autonomia e di autogestione rappresentano proprio questo: una pratica diretta che sottrae potere ai baroni, mettendo al centro le necessità degli studenti.

La vergognosa campagna mediatica degli ultimi giorni dimostra come i tanti narratori di queste vicende vivano su un altro pianeta rispetto a quello dei giovani del nostro paese. La ricerca di pretesti per attaccare i collettivi e gli studenti rappresenta il tentativo dell'estrema destra in questo paese di soffocare le esperienze dei movimenti sociali. Ciò avviene in contesti estremamente diversi. L'esilio di Mimmo Lucano ne è, forse, l'esempio più calzante.

Resistere e sostenere le esperienze che propongono un'alternativa è la strada da percorrere. Sembra di soffocare nell'impotenza, ma le falsità e le ipocrisie cadono velocemente...

 

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Nella giornata di venerdì si è svolta un'operazione ad opera della procura della repubblica di Catania, che ha portato alla sospensione dall'incarico e all'indagine il rettore di Unict, il Prorettore, l'ex rettore dell'ateneo e altre 6 persone quasi tutte direttori di dipartimento.

I reati contestati, senza entrare nel tecnico, sono legati al aver messo in piedi una fitta rete di scambi di favori, pilotaggi di bandi pubblici (circa 27 negli ultimi 3 anni) e concorsi che vanno dalle borse di studio, ai bandi per i dottorandi e per le cattedre ai bandi amministrativi. Altri 66 sono al momento gli indagati, appartenenti anche a diversi atenei italiani.

Nessuno di tutto il mondo accademico ha manifestato nessuna sorpresa per l’accaduto: tanto gli studenti e le studentesse, quando i dipendenti e il corpo docenti, avevano da sempre ben chiaro che i vari vertici del potere dell'istituzione universitaria si spartiscono ruoli, favori e quant'altro, tutto sulla pelle degli studenti, e di chi ogni giorno attraversa l’Università.

Non serviva un'inchiesta della Procura per mettere in luce la gestione baronale degli atenei, per questo non ciò non costituisce alcuno scandalo, a dispetto di come viene venduto dalla stampa e dalla stessa amministrazione universitaria.

Sono decenni che ci organizziamo e lottiamo contro il modo in cui viene gestita l’Università, come modello e sistema che ci viene imposto. Per questo come prima risposta e presa di posizione rispetto a quanto accaduto si è svolta nella serata di ieri un’assemblea pubblica sotto il Rettorato in cui centinaia tra studenti e studentesse, docenti e dottorandi\e, hanno non solo espresso la rabbia su quanto accaduto ma anche e soprattutto una volontà di rimettere al centro studentesse e studenti, i loro Diritti, le loro esigenze e desideri, ben più importanti dei giochetti di chi sta al potere.

Per questo è stata chiamata per martedì un’ulteriore data di mobilitazione, che vedrà tornare gli studenti e le studentesse al Rettorato, perché prima che a Magistratura, Questura e Procura, deve esser dato conto e ragione a chi ogni anno versa migliaia e migliaia di euro nelle tasche di UniCt, perché venga garantito che nessun Diritto degli studenti verrà intaccato a causa di questa inchiesta e perché questa non sia l’ennesimo giochetto sulla nostra pelle.

L'Università non è un luogo a misura di studenti eppure è a misura di baroni, di truffe, di appalti truccati. Eppure è luogo di riciclo di soldi, investimenti, e posti di lavoro per governance universitaria e cittadine. A questo va detto basta, alla concezione che l’Università sia “il luogo di pochi, è sempre stato così e sempre sarà così”, come dichiara il rettore Basile, va messo un punto.

L’Università è di chi la vive, la attraversa, permette la sua crescita: questo è il momento di ribadirlo, e di dimostrarlo.

 

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