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Articoli filtrati per data: Wednesday, 26 Giugno 2019

Riportiamo alcune righe da parte di ControTendenza Piacenza sulla tornata di arresti avvenuti ieri mattina in Emilia-Romagna nei confronti di sedici persone, tra cui spicca il presidente del Consiglio Comunale di Piacenza. Esponente locale di Fratelli d'Italia, la sua affiliazione alle cosche rivela ciò che già in molti sanno. Ovvero che in diversi settori dell'economia emiliana, in particolare la logistica, la mafia è ben radicata. E quando questa "necessita della politica", il neo-fascismo risponde sempre presente.

La notizia è clamorosa: arrestato per ‘ndrangheta il Presidente del Consiglio Comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso. Costui, membro di Fratelli d’Italia, è l’uomo che il partito post-fascista e l’intera giunta Barbieri individuarono a suo tempo come meritorio dell’importantissimo ruolo di “arbitro” della contesa politica istituzionale. Non ci sovviene se su Caruso confluirono oppure no anche i voti dell’opposizione PD, ma è irrilevante.

Le anime belle si stracciano le vesti gridando alla penetrazione della criminalità organizzata nella nostra provincia, i giustizialisti invocano le forche e la galera. Noi, ci si consenta, invece non ci stupiamo per nulla. Sono anni che, attraverso la partecipazione organica al movimento dei facchini, denunciamo pratiche di subordinazione degli esseri umani al lavoro secondo pratiche di stampo mafioso. Intimidazioni venute nel corso degli anni tanto da cooperative spurie e in odor di malavita organizzata quanto da altre all’apparenza più regolari e intrise di retorica legalitaria. Negli uni e negli altri casi, a noi e ai lavoratori in sciopero sono sempre state riservate denunce, botte, gas tossici con un fluire continuo e ininterrotto da dieci anni a questa parte.

Ci perdoneranno gli ingenui, ma non sappiamo che farcene dei piagnistei e non ci stupiamo per niente. Il malaffare organizzato lo abbiamo sempre combattuto in prima persona trovando lo stato a reprimerci, e sappiamo che aumentare quelle lotte è l’unico antidoto per vincere e liberare questa città.

Ciò che davvero non possiamo esimerci dal fare è però una valutazione politica su un fatto senza precedenti e davvero clamoroso anche sul piano nazionale. Il tutto si può riassumere nelle prime righe di questa riflessione: Caruso era l’uomo cui la Giunta Barbieri aveva affidato le chiavi del confronto politico cittadino. Ciò basta e avanza per invocare da subito e senza esitazioni LE DIMISSIONI DEL SINDACO E DELLA GIUNTA. Chi verrà dopo sarà peggio? Probabile. Combatteremo anche loro. Ma le dimissioni, di fronte a un fatto di questa entità, sono un fatto dovuto.

In secondo luogo, è impossibile non rilevare la sfacciata e macroscopica contraddizione nella retorica dei fascisti piacentini. Proprio quei “Fratelli d’Italia” (che alle ultime elezioni europee hanno corso federati al partito neo-nazista “Progetto Nazionale”), più volte difensori pubblici di Casapound e animatori di ridicoli quanto non credibili “comitati per i quartieri sicuri”, erano i principali instillatori di retorica securitaria e della paura nel tessuto sociale.

Denunce sul niente a mezzo stampa, chat “di quartiere” in cui si terrorizzavano gli anziani e gli sprovveduti additando come forieri di insicurezza i pochi presidi di socialità rimasti in città, polemiche sul nulla elevato al cubo che avevano come destinatari i giovani, i “negri”, chi prova faticosamente a promuovere cultura ed aggregazione in città. Tutta questa pantomima per poi scoprire che il loro rappresentante col più alto grado di rappresentanza istituzionale era l’uomo della ‘ndrangheta a Piacenza. Ogni credibilità di questi fantomatici comitati è venuta meno, se non fosse già in passato bastata la candidatura di alcuni fra i loro principali animatori proprio nelle file di Fratelli d’Italia, laddove si sperticavano per dichiarare l’imparzialità dei comitati stessi.

Oggi come ieri, mafia e fascisti sono una cosa sola. Chissà che onore per quei fulgidi penta-stellati piacentini passati armi e bagagli in Fratelli d’Italia sperando di cavalcare il vento della paura. Oggi come ieri, sappiamo che non sarà dalle aule di tribunale che arriverà alcuna Liberazione, e che le strade e le città sicure le fanno le compagne e i compagni che le attraversano, che promuovono socialità e cultura, che lottano contro l’annichilimento nelle strade e davanti ai cancelli delle aziende.

 

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La Sea Watch 3 infine ha varcato le acque territoriali italiane e entro le 20 dovrebbe attraccare al porto di Lampedusa. La nave era da quattordici giorni in attesa a largo dell'isola con 42 naufraghi a bordo. La scelta di violare il divieto di attracco è venuta dopo il respingimento del ricorso da parte della Corte Europea dei Diritti Umani. La situazione sulla nave si stava facendo insostenibile e la capitana, Carola Rackete, ha deciso di muoversi verso il porto consapevole delle conseguenze: l'infame Decreto Sicurezza Bis infatti prevede multe da 10mila a 50mila euro per armatore e capitano della nave e il sequestro del mezzo.

Il ministro degli interni Salvini è andato su tutte le furie, il vigliacco braccio di ferro sulla pelle dei migranti per una volta non si è concluso come voleva. Si spreca in paternalismi, epitetando la capitana Carola come "una sbruffoncella" e batte i piedi per terra, anche l'effetto dissuasivo delle sue nuove misure è già messo in discussione dal fatto reale che ci sono delle persone che rischiano di morire per attraversare il mare e che ce ne sono altre che sono disposte a violare la legge per salvarle.

Certo, questo di per sé non scalfirà il consenso del Capitone, ma mostrerà che si può violare una legge ingiusta e immorale.

L'Unione Europea d'altro canto evidenzia tutta la sua ipocrisia, i diritti umani valgono solo per gli autoctoni, nonostante la predica continua su una presunta società aperta. Quanto avranno contato gli equilibrismi politici tra i paesi membri in questa decisione?

Di fronte alla vigliaccheria e all'ipocrisia dei signor Qualcuno del nostro governo e dell'EU quello di Carola è un gesto semplice e importante di chi con coerenza si assume le sue responsabilità fino in fondo. Rompe lo schema di un umanitarismo legalista e perimetrato. Perché sì, ha ragione Salvini quando dice che questo è un gesto politico, necessario e imprescindibile. Un gesto politico di quelli che gli fanno paura, perché spiazzano la sua messa in scena.

 

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Tutti assolti i poliziotti coinvolti nei pestaggio del tifoso bresciano Paolo Scaroni, rimasto invalido a causa delle percosse.

Scaroni, il 24 settembre del 2005 dopo la partita Hellas Verona - Brescia, era rimasto gravemente ferito a causa di diverse cariche della polizia mentre alla stazione di Verona mangiava un panino. Con la testa fracassata era rimasto in coma per diversi mesi e con al risveglio un'invalidità permanente del 100%.

Dopo quattordici anni di processo, tra verbali truccati, testimonianze insabbiate e filmati spariti, i picchiatori sono riusciti a cavarsela con un'assoluzione in appello per insufficienza di prove. La responsabilità della polizia nel pestaggio è stata riconosciuta, ma i celerini sono stati ritenuti non identificabili a causa del volto travisato. Ancora una volta l'impunità delle divise è assicurata, ma Scaroni comunque continuerà la sua battaglia per richiedere i numeri identificativi sulle divise dei poliziotti.

 

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in varie

HPG Press Center ha rilasciato una dichiarazione scritta e ha detto che la guerriglia nata in Germania è stata martirizzata in un attacco aereo contro le zone di difesa di Medya il 7 aprile.

 

La dichiarazione diceva quanto segue:

"La guerra di resistenza in tutto il Kurdistan continua con grande eroismo, lavoro e sacrificio. Questa resistenza alla libertà che continua sotto la guida del PKK ha risuonato in tutto il mondo, mentre le lotte dei nostri e nostre eroici e eroiche martiri che basano la loro vita sul sacrificio per costruire una vita libera passano alla storia come leggende.
Molti dei nostri compagni e compagne che combattono contro l'esercito fascista-colonialista turco in Kurdistan hanno mostrato molti atti di eroismo in questa resistenza e hanno tenuto fuori i fascisti turchi. Una delle nostre eroine è la combattente internazionalista Sara Dorsin (Sarah Handelmann).

 La compagna Sara è stata martirizzata in un attacco aereo dallo stato turco invasore contro le zone di difesa di Medya il 7 aprile 2019".

I dati identificativi dei guerriglieri sono stati elencati come segue:

Nome in codice: Sara Dorsin

Nome: Sarah Handelmann

Luogo di nascita: Germania

Data e luogo del martirio: 7 aprile 2019 / Medya Zone di Difesa

UN ATTIVA COMANDANTE DELLA GUERRIGLIA

La dichiarazione includeva informazioni sulla vita della guerriglia nella lotta e sottolineava che Handelmann era una comandante attiva della guerriglia.

HPG ha detto:
"La compagna Sara è nata in Germania nel 1985.

La compagna Sara fu coinvolta in diverse organizzazioni socialiste sin da giovane, e rimase molto colpita dalla lotta per la libertà curda.

Venne a vedere le politiche di annientamento imposte ai curdi come se fossero fatte al suo stesso popolo e decise quindi di appoggiare l'unione democratica del popolo contro la modernità capitalista che sfrutta le persone. Credeva che una società politico-morale fosse possibile solo attraverso questo. Come risultato della sua ricerca, la compagna Sara è venuta sulle montagne del Kurdistan nel 2017 per unirsi al movimento del PKK che si è formato intorno all'ideologia di vita libera del leader Apo, è diventata in seguito una guerrigliera nelle vaste montagne del Kurdistan e si è adattata rapidamente alla vita di montagna. Ha quindi potuto apprendere meglio l'ideologia della leader Apo di donne libere. La compagna Sara ha preso il suo posto nelle unità femminili libere della YJA Star, e in breve tempo ha creato forti legami con i compagni e le compagne intorno a lei. Divenne ben presto una compagna amata.

La compagna Sara si sviluppò rapidamente, anche nell'ala militare, divenne presto una nuova guerriglia dell'era moderna, e servì come comandante di unità nella guerriglia.

Svolse i suoi doveri senza difetti ed era una guida per le sue compagne e i suoi compagni.

Per tutta la sua vita nella guerriglia, ha condotto la sua lotta armata con il suo amore per la libertà ed è stata una guerrigliera attiva che ha svolto il suo ruolo nel Kurdistan Freedom STruggle fino al momento in cui è stata martirizzata.

I compagni Andrea Wolf (Ronahi), Uta Schneiderbanger (Nudem), Jacob Riemer (Shiyar) e gli innumerevoli compagni che si sono uniti alla nostra lotta sono diventati simboli di questa ricerca della libertà. Molti compagni europei e tedeschi sono ancora nelle nostre file.

La compagna Sara è stata una parte importante di questa marcia verso la libertà.

Ricordiamo tutti i nostri martiri internazionalisti che hanno combattuto nelle file della lotta per la libertà dei popoli oppressi come il più grande segno dell'unità dei popoli nella persona di Sara Dorsin, e promettiamo che porteremo la bandiera della libertà che i nostri martiri ci hanno dato fino alla vittoria.

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