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Articoli filtrati per data: Friday, 21 Giugno 2019

E' durata anni: prima si vedevano solo dei peletti marroni - delle setole - spuntare sulla schiena, poi piano piano si è assottigliato, diventando scuro, gommoso, polveroso. Sulla cute è apparso un alone, prima trasparente, poi sempre più definito, un tatuaggio, c'era scritto "Welcome". Alla fine è successo. "La sinistra riparta da…", "La sinistra riparta daaaaa…". Landini si è trasmutato in uno zerbino.

Non è che non ce l'aspettassimo, ma fa sempre tristezza. Dopo aver pulito ben bene le scarpe dei SI TAV nei messi scorsi, oggi si è messo a disposizione di Arcelor-Mittal, la multinazionale indiana che si è insediata nell'Ex Ilva di Taranto e che oltre a continuare bellamente ad inquinare impunita grazie all'immunità penale garantita dallo Stato metterà pure in cassa integrazione 1400 operai dal primo luglio. Il setoloso trattamento avviene durante una trasmissione di Radio24, il nostro afferma in riferimento all'immunità penale per la multinazionale: “Gli accordi che vengono fatti vanno rispettati in tutte le parti. Lo stesso governo le cose le conosceva, questo nulla toglie alla situazione drammatica di Taranto, ma non si può, con misure che rischiano di essere più demagogiche che concrete, mettere a rischio un processo importante per Taranto e il Paese”. Il riferimento è al Dl Crescita del governo che riscriverebbe parzialmente l'immunità attenuando lo scudo penale della multinazionale. Anche qui, non sorprendentemente, come d'altronde sul TAV e sul Reddito di Cittadinanza Landini si trova sulla stessa posizione di Confindustria in una corale difesa dei mitologici investitori, il partito della crescita.

Intanto i Tarantini con dignità resistono: pochi giorni fa le madri del quartiere Tamburi hanno interrotto il consiglio comunale per chiedere conto al sindaco della situazione del complesso scolastico Deledda. Per loro Zerbini non ha detto una parola, non hanno assets strategici in tasca.

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Dalla mattina di martedì 18 lavoratrici e lavoratori autorganizzati nel SiCobas hanno ricominciato a picchettare il cancello del complesso aziendale continuando la battaglia che prosegue ormai da diversi mesi contro l'azienda numero uno nella produzione di pizze surgelate.

Mentre nella sede modenese di confindustria muove i primi passi il tavolo di trattativa fra azienda, cooperative, e sindacati confederali in perfetta sintonia con la richiesta di azienda e confindustria di tagliare fuori le lavoratrici autorganizzate che hanno dato il via alla mobilitazione ormai 8 mesi fa lo stato di agitazione e i picchetti non si fermano.

La tensione all'interno dell'azienda aumenta con diversi lavoratori che contro i dirigenti cgil che non ha indetto sciopero iniziano a partecipare al picchetto.

Dopo un primo giorno in cui si contano diverse cariche contro il picchetto nella mattinata di martedì la celere blocca e pone in stato di fermo un sindacalista modenese, come già accaduto nei precedenti mesi di mobilitazione il tentativo di intimorire chi sciopera non ottiene effetto se non quello di contestare con ancora più forza la presenza della celere.

Nella mattina di giovedì all'ennesimo intervento delle forze dell'ordine una delegata rimane a terra e viene portata in ospedale in ambulanza, pochi minuti dopo ai cancelli arriva una seconda ambulanza questa volta per soccorrere un operaio non partecipante allo sciopero rimasto ferito durante il lavoro nel complesso. Permane nel frattempo il completo silenzio dei palazzi modenesi che viene rotto con l'interruzione del consiglio comunale, il primo dall'ultima tornata elettorale.

Una delegazione dal picchetto si sposta infatti alla sala consigliare dove viene esposto lo striscione "la polizia picchia i lavoratori, omertà delle istituzioni #ti sembra giusto?" riprendendo i contenuti della campagna di boicottaggio contro italpizza e contestando il completo silenzio della politica istituzionale cittadina (mai intervenuta sui temi rivendicati nello sciopero e intervenuta negli ultimi mesi unicamente con generiche dichiarazioni sulla legalità nei distretti produttivi e solidarietà alle forze dell'ordine da parte principalmente del sindaco PD e da rappresentanti della lega) rispetto alle continue minacce e al continuo utilizzo della celere in difesa contro i lavoratori nell'interesse dell'azienda.

In seguito è stato ottenuto un colloquio con l'assessore con delega a Lavori Pubblici, Manutenzione e decoro della città, Centro storico, Politiche per il lavoro e la legalità appena rieletto in quota "sinistra per Modena" nella coalizione risultata vincente che alle richieste di interlocuzione e presa di posizione ha risposto di non avere sufficienti elementi e di aver a suo tempo già avuto incontri con i lavoratori.

Nel frattempo prosegue il picchetto e si moltiplicano le iniziative della campagna di boicottaggio a Italpizza (la prossima organizzata il 23 giugno da NonUnaDiMeno Modena).
Una vertenza e un boicottaggio che si scontrano ormai da mesi a partire dai cancelli contro un contesto ormai piu ampio del singolo colosso aziendale in continua crescita, non sono infatti lontane le recenti lotte nel distretto carni o in aziende come il vicino salumificio Bellentani dove negli scorsi giorni una squadra di bodyguard è stata fatta entrare nell'azienda controllando e provocando i lavoratori sindacalizzati facendo cosi scattare lo sciopero.

Un contesto quello del centro emiliano in cui (non discostandosi troppo da altre zone) le rivendicazioni che vanno a mettere in discussione il profitto aziendale e la speculazione sul territorio trovano dall'altra parte un muro marcio che fa di tutto per rimanere in piedi in nome della garanzia di investimenti per aziende in continua crescita ma con condizioni di vita e lavoro costantemente in calo." Ad ogni, sia ad Italpizza che al vicino salumificio Bellentani anche oggi prosegue lo sciopero...

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