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Articoli filtrati per data: Tuesday, 18 Giugno 2019

Avevamo già affrontato l’argomento, “sovraffollamento carceri”, bene ecco che il sovraffollamento e i disagi che si vengono a creare esplodono in rivolta al carcere di Poggioreale.

Ciò che ha spinto i detenuti alla rivolta è stato l’ennesimo caso di malasanità, un giovane detenuto nella mattinata è stato male e necessitava di cure mediche e di visite che non sono arrivate,la madre in seguito ha dichiarato: “Mio figlio è svenuto più volte e non è stato soccorso, nessuno si è sincerato delle sue condizioni di salute, quando l'ho visto l'ho trovato deperito e senza forze ma non ho avuto spiegazioni e pareri dai medici. Ho paura per la sua vita, dati i precedenti in questo carcere, e voglio che siano prese tutte le precauzioni possibili. Ha fatto degli sbagli ma non deve pagare con la vita”, parla di precedenti e ha tutte le ragioni, è di febbraio 2019 l’ultimo morto per malasanità ne l carcere di Poggioreale. La rivolta si è poi allargata per denunciare le generali condizioni disumane e l’insopportabile sovraffollamento di Poggioreale, infatti è ormai impossibile viverci dentro, si è raggiunto ormai il doppio dei detenuti che si possono ospitare.

Il garante dei detenuti parla di solite questioni, malasanità,sovraffollamento,ristrutturazione,luoghi più abitabili e più dignitosi.

In parole povere chiedono e pretendono ciò che gli spetta,queste persone sono in carcere ma hanno comunque dei diritti che vanno rispettati.

Da subito i sindacati di polizia penitenziaria (USPP) ha risposto chiedendo invece più restrizioni per i detenuti a tutela dei poliziotti, arrivando a chiedere di togliere il regime aperto in un carcere con quasi 2500 detenuti, significa costringere tutti i detenuti a non più di 2 o 4 ore al giorno d’aria,in base alle regole dei vari carceri, lasciando,come direbbe il ministro degli interni, “marcire” nelle proprie celle per il resto della giornata i detenuti, un po’ come fossero tutti al 41bis e questa cosa di mettere tutti in regime di 41bis l’abbiamo già vista con le restrizioni orarie della televisione.

Ci stiamo quindi avvicinando ad un nuovo regime carcerario?

Anche questo a quanto pare fa parte del “governo del cambiamento”, tutti a regime di 41bis, sfruttati dalle multinazionali e stipati in 4 in una cella da 2 persone.

 

Le carceri oggi sono barili di polvere da sparo pronte ad esplodere, sovraffollamenti, diritti fondamentali, quali le cure mediche, negati, restrizioni fisiche e torture psichiche sono la causa della rabbia che sta crescendo e ci porterà a parlare ancora delle carceri e delle condizioni disumane a cui i carcerati vengono sottoposti.

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Recentemente il governo di Juan Orlando Hernández ha annunciato l’arrivo di mille militari israeliti in Honduras con la presunta missione di controllare la frontiera honduregna di fronte alla crisi umanitaria che continua ad espellere migliaia di persone dal paese in direzione del Messico e degli USA; situazione che è stata messa in discussione dalla popolazione honduregna e dalle organizzazioni sociali.

Più recentemente, le comunità del municipio di Colomoncagua si sono accorte che un numero di effettivi del contingente militare israeliano è stato assegnato a questo municipio. Gli abitanti della zona organizzati nel COPINH hanno manifestato la propria profonda opposizione a questa decisione che è contraria alla volontà dei popoli e hanno voluto evidenziare questa denuncia.

I comunitari hanno dichiarato che, prima di tutto, “il nostro paese non è in guerra contro nessun altro per cui sarebbe necessario che vengano a stare in Honduras dei militari da altre parti. Oltre a questo, sapendo che non c’è guerra contro un altro paese, la faranno contro lo stesso popolo honduregno come è consuetudine di questo governo repressore”.

La popolazione di Colomoncagua, municipio alla frontiera con il Salvador, mediante un’analisi, ha concluso che questa situazione aumenterà la violenza e la repressione nella zona nella quale si concretizza anche la costruzione di una base militare di cui solo da otto mesi si è a conoscenza. Non si intende il ruolo dell’esercito israeliano per bloccare un’ondata migratoria che è incontenibile fino a quando ci saranno condizioni di violenza, povertà, esclusione e militarizzazione del nostro paese.

La gioventù di Colomoncagua ha dichiarato di sentire timore a causa del fatto che nel recente passato due giovani attivi nella lotta sono stati assassinati da militari honduregni e intendono come nemici della gioventù la presenza delle armi e dell’esercito, che da tempo teme il coraggio giovanile nelle strade.

Bisogna ricordare che varie comunità si trovano minacciate dalla costruzione di dighe idroelettriche nella zona di frontiera, le più vicine sono 4 dighe sul fiume Negro o sui suoi affluenti: quella del fiume Cañas, Pichigua, Chinacla e del Puente, tra le altre. Questo, aggiunto agli interessi minerari nel Cerro del Alumbrador. Non è strano che questo aumento della presenza militare faccia parte della strategia di assoggettamento ai grandi interessi economici delle popolazioni con una traiettoria di lotta.

Tutto il COPINH, con le sue molte comunità, si unisce a questo rifiuto della presenza dell’esercito israeliano che per anni ha sottomesso il popolo fratello palestinese, di cui abbiamo visto il saccheggio che opera in modo simile a quello dei territori Lenca.

Chiediamo alle autorità di rivedere questa decisione giacché i popoli sono disposti a difendere la propria autonomia nei territori per non permettere più armi e violenza contro i popoli.

“Vogliamo fagioli, vogliamo mais, vogliamo strade, ma qui non vogliamo più esercito!”

-Abitanti di Colomoncagua-

emesso nel Llano Grande, Colomoncagua, il giorno 12 del mese di giugno del 2019.

12/06/2019

COPINH

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca: “No al ejército israelí en territorio Lenca” pubblicato il 12/06/2019 in COPINH, su [https://copinh.org/2019/06/no-al-ejercito-israeli-en-territorio-lenca/] ultimo accesso 17-06-2019.

 

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Da giorni impazza un dibattito continuo sulla “legittima difesa”, e ciò che comporta e comporterà.

Si parla di un aumento delle armi che si potranno detenere in casa, si potrà sparare e quindi uccidere più facilmente all’interno della propria abitazione senza rischiare di essere incriminati.

Il fatto di aver più armi in casa ci porterà quindi ad essere più sicuri o porterà ad un nuovo farwest? Prendiamo in considerazione ciò che è avvenuto a Palma Campania nel napoletano, qualche giorno fa, un uomo sull’ottantina, una persona comune in una serata apparentemente tranquilla esce di casa con la pistola legalmente detenuta e dopo un diverbio con un ristoratore sotto casa apre il fuoco, lo uccide, ferisce altre due persone e spara sui clienti del chiosco, e torna in casa come nulla fosse, in seguito dirà di aver compiuto il gesto per degli schiamazzi che lo innervosivano, all’interno della casa i giornali parlano di un vero e proprio arsenale legalmente detenuto, ma era nulla in confronto a ciò che si potrà detenere in casa d’ora in avanti con le nuove leggi targate LEGA-M5S il cosiddetto “governo del cambiamento” .

Noi il cambiamento lo stiamo proprio notando, sempre più si sente parlare di omicidi commessi da commercianti per proteggere una proprietà privata e non la vita, o di persone che detenendo armi si sentono in diritto e dovere ad utilizzarle.

Salvini sta riempiendo le strade di gente armate per una manciata in più di voti, blatera di sicurezza  ma crea solo instabilità e insicurezza.

D’ora in avanti aumenteranno gli omicidi per futili motivi quali questioni di vicinato, discussioni nelle palazzine, sono già aumentati i casi di femminicidi e stragi familiari.

Possedere armi non sarà mai un deterrente contro l’insicurezza ma porterà solamente ad una giustizia fai da te ed individuale.

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