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Articoli filtrati per data: Thursday, 13 Giugno 2019

La conferma di ciò che temevano da tempo gli abitanti del quartiere Tamburi di Taranto è infine arrivata. Ieri l'Arpa Puglia ha confermato che le colline ecologiche presenti sul territorio presentano concentrazioni soglia di contaminazione decisamente superiori alla norma.

Le colline confinano con uno dei complessi scolastici del quartiere e avrebbero dovuto essere una barriera ambientale tra l'ex ILVA e il territorio circostante. In realtà furono costruite utilizzando materiali tossici e scarti di lavorazione del polo siderurgico, una vera e propria discarica abusiva che ha riversato nei terreni e nell'ambiente circostante, sostanze altamente tossiche e cancerogene come diossine, furani, pcb, idrocarburi e metalli vari. Ancora una volta una dimostrazione della spregiudicatezza della gestione ambientale da parte del colosso industriale. Settecento alunni del complesso scolastico Deladda hanno vissuto a fianco a questa bomba ecologica fino al marzo scorso quando il sindaco Melucci ha disposto la chiusura degli edifici e il trasferimento delle lezioni in orario pomeridiano nelle altre scuole del quartiere. Trasferimento che ha generato molti disagi alle classi e ai genitori.

Alla notizia dei dati di Arpa i genitori dei bambini del complesso scolastico hanno deciso di lanciare un'occupazione della scuola spiegando che: "La nostra permanenza sarà ad oltranza fino a quando chi di competenza non verrà a portare risposte concrete, certe e verificabili rispetto all’inizio del nuovo anno scolastico che ad ora è completamente incerto. Ribadiamo assolutamente che non vogliamo spostare i nostri figli e le nostre figlie presso istituti che si trovano al di fuori dei Tamburi perché pretendiamo di vivere e restare liberamente nel nostro quartiere." Il rischio di cui i genitori sono ben consapevoli è che invece di procedere alla chiusura del polo siderurgico e affrontare una seria transizione ecologica per la città di Taranto, la soluzione istituzionale potrebbe essere quella di spostare gli studenti in altre scuole, dando così avvio a una silenziosa deportazione degli abitanti del quartiere Tamburi e ad una desertificazione dello stesso.

Ancora una volta questa vicenda è esemplificativa di più questioni: in primo luogo si continua a scambiare una produzione mortifera con un costo sociale e umano impressionante e in secondo luogo le soluzioni istituzionali o del privato non sono che improntate al profitto, almeno che una significativa pressione popolare inchiodi gli inquinatori alle proprie responsabilità. Nessuna soluzione ambientale verrà da chi ha come obbiettivo il profitto, ma solo quei genitori determinati e i cittadini di Taranto che il 4 Marzo hanno ripreso parola potranno conquistarsi un'esistenza dignitosa.

 

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Grazie al coraggio di due detenute si torna a parlare delle vergognose condizioni detentive al carcere de l’Aquila. Lo sciopero arriva nel contesto di un tentativo di inasprimento del regime del 41 bis.

Il 6 giugno scorso il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Francesco Basentini ha ipotizzato un ulteriore restrizione della possibilità di interrompere l’isolamento a cui sono costretti i detenuti sottoposti 41 bis.

Il dirigente del DAP, in commissione antimafia, ha parlato di «una proposta di modifica normativa nel senso di escludere i garanti locali dal potere di visita e di colloquio con i detenuti al quarantuno bis».

La gravità di tali esternazioni ha prodotto immediatamente polemiche: prima tra tutte è arrivata la reazione dell’Unione delle Camere Penali che ha espresso la sua preccupazione per una norma che interviene su detenuti a cui sono già “oltremodo contratti i diritti soggettivi e le libertà individuali” (oltre a rivelare la cultura dell’amministrazione penitenziaria che considera evidentemente i garanti un ostacolo al sereno funzionamento del carcere).

Si capirà nei prossimi mesi se questo orientamento troverà ulteriore corrispondenza nell’attività del legislatore, certamente è in continuità con l’attegiamento mantenuto dallo stato italiano sul 41bis: nonostante le condanne degli organi della giustizia comunitaria e le denunce delle associazioni per i diritti umani, il ricorso a questa forma di tortura non è mai stato messo in discussione, ne tanto meno è stato rivista la natura di tale regime detentivo.

Del resto già l’estensione del ricorso alla videoconferenza per le udienze andava nelle direzione di irrigidire l’isolamento dei detenuti, impedendo il contatto “dal vivo” anche durante le scadenze processuali e limitando enormemente la possibilità di difendersi.

Le dichiarazioni del capo del DAP confermano la predispozione verso una regolamentazione ulteriormente restrittiva e un’applicazione sempre più estensiva della carcerazione speciale. È il caso questo della casa circondariale de l’Aquila.

Su circa 180 detenuti, 150 sono confinati nelle 7 sezioni di 41bis. Per gli altri, di fatto, il regime detentivo è molto simile. Per garantire l’isolamento totale di chi è sottoposto al carcere duro si isola anche chi dovrebbe essere in "semplice" regime di alta sorveglianza 2 o chi è un detenuto comune. Le celle sono organizzate per il 41bis e le guardie conoscono solo quel regolamento. Così a tutti quanti è impedito di tenere libri con se e le perquisioni corporali avvengono più volte al giorno.

Alla violenza della legge e agli arbitri dell’amministrazione penitenziaria si aggiungono l’incuria e la mancanza di manutenzioni. I pochi spazi comuni previsti dall’architettura distopica della casa circondariale sono interdetti alla frequentazione di chi è privato della propria libertà: il campo da calcio è infestato dalle erbacce, il piccolo spazio verde per i colloqui chiuso da più di sei anni.

La tortura dell’isolamento presso che totale viene inasprita dalla pioggia che cade nelle celle e dall’assenza di acqua calda.

Dal 29 maggio scorso due detenute della sezione AS2 de l’Aquila, Anna e Silvia, hanno deciso di intraprendere una sciopero della fame per reagire a questa tortura nella tortura che è il carcere speciale, per far sapere fuori l’arbitrio costante a cui sono sottoposte, chiedono l’immediata chiusura di queste sezioni infami. Sono ormai al diciassettesimo giorno di sciopero della fame e la sola risposta arrivata dalla direzione del carcere è il consiglio di smetterla con la protesta mentre per ripicca è stato loro vietato di usufruire della sola ora di socialità fuori dalla cella che era loro concessa. 

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in varie

Sono sempre più frequenti gli attacchi dell’aviazione di Tel Aviv in Siria. Nella notte i jet con la stella di Davide hanno colpito Tal al-Hara, nel governatorato di Deraa. Secondo l’agenzia Sana, l’attacco sarebbe stato in parte respinto dal sistema difensivo siriano

 

della redazione

Roma, 12 giugno 2019, Nena News – Ancora una volta i jet israeliani hanno colpito la Siria. A riferirlo stamane è l’agenzia siriana Sana. Il raid è avvenuto nella notte a Tal al-Hara, nel governatorato di Deraa (sud del Paese), un’area molto importante dal punto di vista strategico dato che affaccia sulle Alture del Golan occupate da Israele.

Secondo quanto riporta l’agenzia filo-governativo siriana Sana, i bombardamenti avrebbero creato soltanto dei danni e sarebbero stati in parte respinti dal sistema difensivo siriano. Tel Aviv, scrive Sana, starebbe portando avanti anche una “guerra elettronica” sottoponendo i radar siriani a interferenza.

Il raid a Tal al-Hara giunge a una settimana di distanza dall’ultimo attacco israeliano in territorio siriano durante il quale sono state colpite alcune postazioni militari di Damasco sulle Alture del Golan (tre soldati sono rimasti uccisi, sette i feriti). Tel Aviv ha giustificato l’attacco parlando di una “risposta” ai due razzi lanciati dalla Siria verso il Monte Hermon, sul “suo” territorio.

Nell’ultimo anno Israele ha ammesso di aver compiuto decine di raid contro “obiettivi iraniani” presenti nel confinante stato arabo. Lo stato ebraico è stato chiaro: impedirà in ogni modo possibile che la “nemica” Iran possa mantenere una presenza militare in Siria. Secondo quanto ha riportato la scorsa settimana il canale 13 della tv israeliana, Israele avrebbe anche chiesto agli Usa di fare pressioni su Mosca per tenere le forze iraniane ad almeno 70-100 chilometri dal confine con lo stato ebraico. La questione sarebbe stata più volte affrontata dagli americani in vari incontri diplomatici con i russi.

Sui bombardamenti in Siria è stato chiarissimo dieci giorni fa il premier israeliano Benjamin Netanyahu. “Lo abbiamo dimostrato più volte nella storia del nostro stato e lo abbiamo dimostrato anche la scorsa notte – ha detto – quando attaccati, rispondiamo”. Bibi può ostentare sicurezza (fondamentale in vista delle elezioni del 17 settembre) perché sa che dalla sua parte ci sono gli statunitensi. Evidente quanto accaduto la scorsa settimana quando il presidente Usa non ha fatto riferimento ai due recenti attacchi israeliani in Siria, ma ha parlato di quelli russi e siriani nella provincia di Idlib, roccaforte di al-Qa’eda. “Sento che la Russia, la Siria e, in misura minore l’Iran, stanno bombardando la provincia di Idlib, uccidendo indiscriminatamente molti civili innocenti. Il mondo guarda questo massacro. Qual è lo scopo? Cosa otterrete? Basta!” ha scritto su Twitter.

 

da Nena News

 

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Òmnium Cultural, con la collaborazione di diversi personaggi come il filosofo Noam Chomsky, l’allenatore di calcio Pep Guardiola, l’attivista Angela Davis e l’avvocato Ben Emmerson, tra gli altri, hanno pubblicato un video per chiedere il rilascio di prigionieri politici catalani. 600 giorni fa Jordi Sànchez e Jordi Cuixart, entrarono in prigione.

“Chiediamo giustizia e libertà”, i partecipanti denunciano il processo e chiedono la fine della repressione. Inoltre, si auspicano una soluzione pacifica e riaffermano il loro impegno nel dialogo.

Jordi Cuixart ha voluto ringraziare dalle sbarre di Soto del Real.

“Dopo 600 giorni di carcere, la repressione dello Stato continua ad essere il miglior oratore della nostra lotta universale per i diritti umani, civili e politici, per l’autodeterminazione: nessuna rassegnazione non può mai imprigionare la libertà o la vita!”

 

da lesenfantsterribles.org

 

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