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Articoli filtrati per data: Friday, 24 Maggio 2019

Sulla seconda giornata di lotta e di sciopero nazionale contro i cambiamenti climatici e la devastazione ambientale, chiamata dal Friday For Future.

Decine di migliaia di studenti e studentesse hanno dato vita oggi al secondo sciopero globale per il clima italiano. In più di centocinquanta città in tutto lo stivale si è manifestato contro i cambiamenti climatici e contro l'organizzazione capitalistica, contro il sistema che produce questa devastazione.

Un sistema fatto di nocività e grandi opere inutili di aziende inquinanti e gli scaricamento verso il basso dei costi della transizione ecologica necessaria. Un sistema che che non è più accettabile per la grande parte della popolazione soprattutto giovanile, che ormai è assolutamente conscia dei rischi che si addensano intorno al proprio futuro. Un sistema che va cambiato, a differenza del clima.

Replicata la riuscita dell'evento a più di due mesi dalla prima discesa in piazza nazionale dello scorso 15 marzo. Migliaia di persone sono scese in piazza a Roma, dove il corteo è partito da Piazza della Repubblica ed è arrivato a Piazza Venezia. Durante la settimana gli studenti del Socrate erano riusciti a far dichiarare al preside della scuola l'emergenza climatica. Una piazza, quella romana, molto giovane, che racchiudeva dagli scolari delle elementari fino agli studenti universitari. Molti interventi hanno sottolineato la rabbia di una generazione che non è rappresentata da nessuno. "Cambiare il sistema, non il clima" è stato lo slogan scritto sullo striscione di testa.

Tantissimi in piazza anche a Milano, prima città a dichiarare lo stato di emergenza climatica per via del sindaco Sala ma che allo stesso tempo, molto ipocritamente, è ai primi posti delle città più inquinate del paese. Il corteo nella città lombarda si è concluso sotto la sede della Regione, mentre nel frattempo proseguiva l'occupazione della sede dell'Enel di via Carducci, realizzata per segnalare l'impronta climatica devastante di una delle aziende più inquinanti del nostro paese. In tantissimi anche a Torino, in corteo da piazza Statuto fino a piazza Castello. Durante il corteo è stato effettuato un minuto di silenzio per le vittime del cambiamento climatico, ma si è anche cantata a lungo "Bella ciao" perché questo movimento non guarda in faccia a nessuno ed è esso stesso la resistenza alle politiche capitalistiche sull'ambiente.

Grandi numeri, nell'ordine delle migliaia, anche a Napoli, dove alla fine del corteo è stata occupata la sede Enel di via Depretis. Risponde in massa anche Bologna. Nella città felsinea più di 2000 in piazza, con blocchi stradali effettuati sui viali che circondano il centro e tamburi che hanno suonato in solidarietà ai territori, come il quartiere chiamato proprio Tamburi a Taranto, dove più si sente la devastazione di un modello di sviluppo inaccettabile. A Pisa invece diverse centinaia di giovani partiti da piazza Vittorio Emanuele si sono dirette verso piazza dei Cavalieri, nel centro città, dove gli studenti delle scuole si sono di uniti ai manifestanti. Numeri buoni anche da Cremona a Cosenza, da Treviso a Firenze, da Venezia a tanti altri centri grandi e piccoli del paese.

All'ordine del giorno c'è per i manifestanti la necessità di individuare con sempre più precisione i nemici e responsabili su ogni singolo territorio delle politiche devastatrici dell'ambiente. Per riuscire a dare continuità durata e organizzazione a questo primo embrione di movimento sui temi climatici, è necessario avvicinare il bersaglio, definirlo con precisione. Per riuscire poi, di nuovo, dal particolare ad arrivare al generale, al rendere più evidenti quelle che sono le devastazioni prodotte da un sistema non più sostenibile.

Il ciclo, anche molto mediatico, aperto con lo sciopero studentesco di ogni venerdì e dall'appello di Greta Thunberg va verso una conclusione di fronte allo scenario elettorale europeo di queste ore. Per riuscire a rendere questa prima fase utile ad un passaggio più incisivo e a un maggiore radicamento di questi temi nell'opinione pubblica c'è necessità di organizzarsi e dare continuità al percorso. Si è ormai capito che la politica, locale nazionale ed internazionale, non può e non vuole attivarsi su questi temi. C'è bisogno di costruire una spinta..

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Nuova settimana di blocchi e cariche davanti all'Italpizza in un nuovo capitolo della vertenza che da oltre 6 mesi sta scuotendo il colosso alimentare modenese.

Da una parte uno stabilimento che viaggia proprio grazie a un sistema di caporalato votato costantemente verso l'aumento degli utili e un ampliamento del sito produttivo con un nuovo comparto logistico. Dall'altra lavoratrici e lavoratori che, rialzando la testa, stanno intaccando sempre di più le fondamenta non solo dell'azienda ma anche dei rapporti economici e politici che si muovono nella provincia.

Quello che a fine 2018 poteva apparire come un muro compatto fra aziende, organizzazioni di settore, sindacati, politica cittadina e istituzioni del territorio, compatto contro le istanze sollevate dagli scioperi, sulla spinta della mobilitazione si contraddice e perde pezzi. Sono passate un paio di settimane da quando sono cadute le accuse mosse contro Aldo Milani, dirigente nazionale del SiCobas durante la vertenza ad Alcar Uno nel vicino distretto carni, un castello di carta funzionale alla criminalizzazione delle lotte.

Anche la conclusione del tavolo indetto al Ministero del Lavoro dello scorso sabato eluso da  Italpizza insieme a Cofamo, Evologica, Confindustria Emilia e Uil Trasporti dà uno spaccato di chi detiene effettivamente gli interessi del territorio.L'azienda di fatti dichiara a mezzo stampa che: “Non parteciperà mai a incontri o tavoli alla presenza dell'organizzazione Si Cobas, per gli evidenti motivi di ordine pubblico di cui sono portatori." aggiungendo Italpizza sta operando nella regolarità e nel rispetto delle norme, e che è anticostituzionale obbligare una società ad applicare un contratto di lavoro anzichè un altro".

Si arriva così alla cronaca della settimana che sta andando verso la sua conclusione. Dalla prima mattina di lunedì lo sciopero riprende con forza, si continuerà per tutta la settimana, questa volta anche la cgil ha dichiarato sciopero e il presidio cresce.

Non ci sono ancora gli interventi repentini della celere visti negli ultimi mesi, si parla del fatto che siano tutti utilizzati nella vicina Bologna per proteggere il comizio di Forza Nuova dal corteo antifascista. Intanto l’azienda ri-gioca la carta dell’investimento da 25 milioni di euro per la costruzione in deroga (col decreto sblocca-Modena approvato dalla giunta Muzzarelli del PD nel 2017) di un nuovo polo logistico Italpizza adiacente all’attuale stabilimento produttivo.

È nella giornata di martedi che celere e questura ritornano al lavoro per garantire il funzionamento delle linee produttive e intimidire gli e le scioperanti, imponente uso di lacrimogeni e le ripetute cariche però non ottengono, come da mesi, alcun effetto, si segnalano alcuni feriti lievi fra scioperanti e solidali ma ad agni tentativo di sgombero il presidio si ricompatta e riprende il picchetto.

Al terzo giorno, mercoledì, la repressione poliziesca si fa, per quanto possibile ancora più pesante e nervosa, ormai la produzione è ridotta al minimo. La polizia attacca i blocchi dei lavoratori con lacrimogeni e manganellate fin da subito tuttavia, nonostante l’indicazione dei delegati sindacali CGIL di non partecipare ai blocchi, la maggior parte dei lavoratori iscritti alla Camera del lavoro solidarizzano coi colleghi opponendosi alle cariche.

Nel frattempo alcuni dipendenti al lavoro vengono mandati ad aprire un varco nelle reti che circondano lo stabilimento cosi da creare un possibile ingresso per i crumiri. A pochi metri di distanza la dirigenza della coop Cofamo viene sorpresa mentre tenta di far entrare altri lavoratori chiamati a giornata che però rifiutano di entrare slidarizzando con lo sciopero. Nel pomeriggio, a seguito di una carica, Assouli, delegato da anni attivo nel coordinamento SiCobas modenese viene fermato e portato in questura. Immediatamente si forma un secondo presidio sotto la questura per richiederne il rilascio immediato, alle risposte poco chiare della questura si risponde creando rallentamenti nella strada adiacente, a questo punto il delegato viene velocemente rilasciato.

Giovedì il presidio cresce ancora nei numeri, alle cariche della celere si aggiunge il lavoro di sicurezza privata dellazienda e polizia municipale che in piu momenti della giornata fermano completamente la circolazione della strada per garantire arrivi e partenze piu veloci ai camion di pizze surgelate. La performance della questura aumenta nuovamente in nervosismo: non solo davanti ai cancelli ma pure nei parcheggi lungo la strada si trovano lavoratori che in solidarietà allo sciopero rallentano e bloccano i camion. Dal mattino al pomeriggio nuove cariche, minacce di arresto, manganellate a chi viene buttato a terra, ma al pari delle altre giornate il picchetto non fa che aumentare in compattezza.

La situazione quindi è in continuo aggiornamento. Nuove azioni sono all'ordine del giorno all'interno di una lotta che non accenna a diminuire di peso ed importanza.

 

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