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Articoli filtrati per data: Monday, 08 Aprile 2019

In decine di migliaia si sono mobilitati questo sabato in diverse città tedesche rispondendo alla chiamata dell’alleanza “Gemeinsam gegen Verdrängung und Mietenwahnsinn”, “Insieme contro gli sfratti e gli affitti esosi”.

L’appello, che si schiera contro il libero mercato degli affitti, la speculazione e il rialzo degli affitti nelle città europee ha preso piede anche in numerosi altri paesi tra cui Spagna, Olanda e Italia. Una manifestazione partecipata da migliaia di persone ha attraversato il centro storico di Napoli contro la turistificazione, la speculazione immobiliare, l’alzarsi del costo degli affitti e il carovita.

A Berlino la manifestazione più grande, che ha visto scendere in strada 45 000 persone attraversando i quartieri simbolo della speculazione immobiliare, Kreuzberg e Friedrichshain, terminando davanti alla fiera immobiliare di Treptow. Il problema degli affitti a Berlino è diventato endemico: gli affitti medi in centro si aggirano intorno ai 700 euro per appartamenti di meno di 20m quadrati. Aumentano gli sfratti per morosità e gli sgomberi delle centinaia di case occupate in città, mentre una sempre più grande fetta di popolazione cittadina, soprattutto piccoli commercianti, impiegati e giovani precari, è costretta ad emigrare in periferia, non potendosi più permettere un affitto vicino al proprio posto di lavoro.

In questo quadro è stata lanciata anche la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che chiede alla città di espropriare le ditte immobiliari con più di 3000 case, puntando in particolar modo alla “Deutsche Wohnen” che ne possiede oltre 10 000 e tenendole sfitte fa alzare i prezzi del libero mercato. La petizione è iniziata sabato e in poche ore ha raccolto oltre 15 000 firme, costringendo il governo del Land a discutere pubblicamente della richiesta. Alcuni dei partiti di governo si sono schierati a favore, mentre i socialdemocratici hanno preso tempo avviando una consultazione nella propria base elettorale. La richiesta mette in difficoltà il governo, perché se approvata costringerebbe la città ad indebitarsi profondamente per acquistare, seppur a prezzo forzatamente calmierato, le centinaia di migliaia case dei grandi privati immobiliari da espropriare.

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In mattinata, nel quartiere Kreuzberg, è stato occupato un negozio rimasto vuoto da tempo in seguito allo sfratto del proprietario. La polizia è intervenuta in forze poche ore dopo per sgomberarlo, senza mandato, caricando e gasando i militanti della rete #besetzen che difendevano lo spazio. La notizia dei numerosi arresti e feriti ha dato ancora più forza al corteo del pomeriggio che ha costretto la polizia a rimanere in disparte per gran parte del tragitto.

Altre manifestazioni ci sono state a Francoforte, Hannover, Monaco, Colonia, Dresda e Stoccarda, dove gli affitti in centro stanno aumentando di media del 136% (da una media di 400 a oltre 1100 euro al mese) e si stanno moltiplicando le occupazioni di case sfitte. Durante il corteo a Stoccarda ci sono stati scontri con la polizia che in più occasioni è entrata nel corteo gasando e manganellando gli attivisti e riuscendo a impedire, alla fine della giornata, l’occupazione di una casa poco lontano dal percorso del corteo.

 

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Il 6 aprile appena trascorso rappresenta una giornata storica per il Sudan

il cui popolo si avvia ad entrare nel quarto mese di lotta contro la dittatura militare di Omar al-Bashir.

Nelle più grandi mobilitazioni nazionali "a memoria di essere vivente", secondo quanto riportato dall'emittente Radio Dabanga, un milione di persone ha raggiunto la capitale Khartoum nell'anniversario della caduta del regime militare di Numeiri del 1985; per dirigersi verso il quartier generale delle forze armate, il vero palazzo del potere del paese nubiano, e rimanere accampati alle sue porte in un presidio tuttora in corso.

Una sfida intollerabile per l'establishment militare che ha provato, fallendo, a disperdere la folla a colpi di arma da fuoco - ma lasciando sul campo 5 morti, tra cui un medico. Gli ordini dell'onnipotente polizia politica del NISS (vera spina dorsale del regime, con alle proprie dipendenze anche i paramilitari delle Forze di Intervento Rapido - in gran parte composti dalle ex-milizie Janjaweed da sempre attive nella repressione dei conflitti del paese) operano ormai un contesto in cui la sollevazione ha raggiunto una magnitudine tale da obbligare soldati semplici e quadri di basso rango dell'esercito ad operare una scelta di campo. Che la legge marziale dello stato di emergenza da poco proclamato ed i primi episodi di insubordinazione non possono che esacerbare.

Anche Anonymous, attivo fin dagli esordi della protesta con l'abbattimento di oltre 200 siti istituzionali, è tornato alla ribalta: l' #OpSudan ha travolto i siti del Ministero dell'Economia, dell'Università e della Banca di Khartoum.

Forte dei numeri della piazza, da ieri la Sudanese Professionals Association, il sindacato informale rapidamente emerso alla testa delle manifestazioni, ha proclamato lo sciopero generale in tutto il paese a tempo indeterminato fino alla caduta del regime.

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Sabato pomeriggio un bel corteo lanciato dal sindacato Sicobas, partecipato da circa 1500 persone, ha attraversato il centro storico modenese.

Una manifestazione lanciata dopo l'ultima udienza del processo ad Aldo Milani per l'accusa di estorsione, un castello di carte messo in piedi dalla questura di Modena che, fin dai primi momenti processuali, ha dimostrato la propria fragilità e infondatezza. Ancora più grave della montatura giudiziaria il fatto che, tramite questa messa in scena, si provi a colpire il sindacalismo di base, le lotte e le pratiche portate avanti dai Cobas.

Tutto ciò è avvenuto circa due anni fa (era il gennaio 2017) nel pieno della dura lotta dentro l'azienda Alcar Uno del gruppo Levoni. Dopo la notizia dell'arresto, immediatamente si è organizzato un corteo nazionale che ha portato migliaia di lavoratori e lavoratrici da tutta Italia a Modena, una piazza strepitosa che ha bloccato il nodo ferroviario per poi muoversi autonomamente e in forme autoorganizzate per il centro storico cittadino.

Intanto il seme del riscatto e la voglia di spezzare le proprie catene stava maturando nei magazzini della logistica e nelle grosse fabbriche, garanti dell'equilibrio politico ed economico locale e, in parte, nazionale (pensiamo all'importanza della LegaCoop modenese).A distanza di quasi due anni, con numerose vertenze sviluppatesi nel nostro territorio (gls, dhl, sda e altre) scatta la scintilla dentro allo stabilimento di Italpizza (come abbiamo riportato qui).

La lotta è durissima ma strappa le sue prime vittorie. Da un lato troviamo un' infantile politica locale che organizza conferenza stampa davanti ai cancelli aziendali, senza che ci siano picchetti e presidi (siamo pur sempre in campagna elettorale). Dall'altro lato, invece troviamo la parte più vicina alla Lega, la quale coglie al balzo la possibilità di attaccare il sistema produttivo targato Pd, si organizza direttamente e parte all'attacco grazie al super eroe degli interessi aziendali, il consigliere Antonio Montanini. Arriviamo dunque al soleggiato pomeriggio di ieri e al corteo contro la repressione delle lotte sociali.

Era presente anche la campagna Mai più Lager Nè in Emilia Romagna Nè Altrove che nel suo intervento ha ribadito quanto sia necessario sviluppare movimenti in grado di unire dentro se stessi tutti coloro che vivono il problema dei documenti, in special modo chi, grazie alle recenti misure introdotte dal Decreto Salvini, porta avanti forme di lotta oggi criminalizzate dalla controparte.Il collettivo Guernica di Modena ha infine lanciato una nuova manifestazione per il 25 Aprile alle ore 10 della mattina (con partenza al cippo in memoria dei caduti nell'eccidio delle fonderie Orsi), momento molto importante per riaffermare l'unità presente in questa città tra i segmenti sociali in lotta.

Servirà a prendere ulteriormente posizione contro il sistema Emiliano che in strutture come il CPR e nella criminalizzazione delle istanze sociali trova maggiori garanzie di investimento e speculazioni sempre più marce e dannose. Ricordiamo che nell'ultima settimana numerosi provvedimenti penali sono stai presi presi dalla controparte contro la recente occupazione del cinema Cavour, contro la pratica dei picchetti antisfratto (utilizzando il metodo del decreto penale di condanna) e contro le manifestazioni in solidarietà ai compagni e alle compagne che  hanno sostenuto la lotta di liberazioni in Rojava e a cui la procura Torinese  vorrebbe applicare le misure di sorveglianza speciale.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo queste riflessioni di Ingranaggi sul corteo antirazzista che ha attraversato le strade di Ostia sabato

A mente fredda vogliamo condividere delle brevi riflessioni rispetto al partecipatissimo corteo che ieri, sabato 6 aprile, ha attraversato le strade di Ostia.

In primis il dato che immediatamente salta all’occhio è la presenza di oltre mille persone (1000) ad un corteo con parole d’ordine chiare contro il razzismo e il fascismo. Era da tempo che non si vedeva nel nostro territorio ed il fatto che sia stato promosso dagli studenti delle scuole, non può far altro che farci piacere e regalarci un po’ di ottimismo per il futuro.
Il nostro plauso va ai collettivi studenteschi che hanno saputo dare una sterzata al silenzio sotto cui stava passando la gravissima aggressione subita da un loro compagno.

Proprio questa aggressione è il secondo passaggio della nostra riflessione. Spiegateglielo voi ai benpensanti che si ostinano a dire che nel 2019 il fascismo è morto e sepolto. Spiegateglielo al ragazzo che ha subito un’aggressione da solo contro dodici (12), di notte, ad Ostia, al grido di "negro di merda". Potevamo starci noi li in mezzo, potevi esserci tu al posto di quel ragazzo che vive le tue stesse felicità ed emozioni, che soffre l'incertezza e la precarietà del futuro che lo attende mentre aspetta la bella stagione per farsi un tuffo al mare di Ostia.

C’è un filo rosso che accomuna la mobilitazione ostiense con quella che si è svolta ieri mattina a Torre Maura in risposta alla chiamata alle armi dei soliti gruppuscoli fascisti. Un trait d’union che lega la voglia di reagire a questa violenza insensata e al clima d’odio che quotidianamente ci viene vomitato addosso da politica e stampa. Una continua ricerca del capro espiatorio su cui riversare colpe non sue. Un tentativo di delineare differenze tra cittadini di serie A, serie B e C basate su motivazioni razziali o religiose.
Niente di nuovo insomma, la storia ce lo insegna. Ma nuovamente ci troviamo a dover ribadire che le uniche differenze esistenti sono quelle nell’accesso alle opportunità lavorative, ai servizi, alla cultura, alla casa, nel rapporto non paritario fra i generi sui luoghi di lavoro e in famiglia. E queste, e solo queste, sono le differenze da combattere.

Ieri, Ostia come Torre Maura hanno dimostrato che una risposta dal basso è possibile. Hanno dimostrato che siamo di più. Hanno dimostrato che è dai giovani che bisogna ripartire. Hanno dimostrato, soprattutto, che non bisogna lasciare MAI alcuno spazio ai fascisti ed ai razzisti.
Ci rendiamo conto che chi leggerà queste poche righe sarà, molto probabilmente, qualcun* che ha già una sensibilità e una consapevolezza sul tema, che gli permetterà di comprendere facilmente quanto stiamo dicendo. Il nostro appello infatti non è diretto a voi. Si rivolge al vostro vicino di casa, all’amica con cui vi andate a bere una birra al pub, ai vostri colleghi di lavoro e alle vostre compagne di classe. È con loro che bisogna andare a parlare. È un impegno da cui nessun* di noi può esimersi.
Facciamogli capire a cosa porta questo clima d’odio fra subalterni. Dimostriamogli che il conflitto tra ultimi è solo funzionale a chi ha interessi elettorali. Spieghiamogli che il primo responsabile è sempre chi ha gli strumenti decisionali, economici e politici per governare i processi di mantenimento dello status quo/cambiamento. Non certo chi ha meno di noi.
Non diamo per scontato nulla. Non permettiamo più che si facciano discorsi fascisti e razzisti nello stesso luogo in cui ci troviamo. Prepariamoci sempre a rispondere con fermezza e intelligenza. Prendiamo spunto da Simone, il quindicenne che ha saputo con coraggio fronteggiare una bestia solo apparentemente invincibile, perché “non ce deve sta bene che no”!

Infine agli studenti del X Municipio va il nostro invito a non sprecare questa potenzialità accumulata. Siamo convinti che sarete capaci di rilanciare nelle vostre scuole le parole d’ordine del corteo, dando vita a nuove riflessioni e momenti di confronto fra studenti e studentesse. Da parte nostra ci sarà tutto il supporto di cui avrete bisogno, quando ne avrete bisogno, perché un quartiere realmente solidale e consapevole passa inevitabilmente attraverso di voi.


Ingranaggi (X Municipio, Roma) https://www.facebook.com/ingranaggimunix/

 

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Negli ultimi mesi di lotta, come Operatori Sociali Autorganizzati, abbiamo ritenuto che sia necessario aprire una nuova fase, per noi e per la città.

Abbiamo compreso che il Terzo settore - da anni laboratorio privilegiato di sfruttamento - è terreno dove si intrecciano con forza interessi politici ed economici. La composizione della forza lavoro nel terzo settore, nonostante sia stata frammentata presenta delle condizioni trasversali. Vi è una sorta di filo rosso che lega le difficili condizioni dei suoi lavoratori, spesso dipendenti di Cooperative o più generalmente di imprese c.d. sociali. E' un mondo dominato da appalti poco chiari, privatizzazioni, esternalizzazioni e da una logica di profitto che comprime i diritti dei lavoratori e degli utenti, garantendo al contempo la creazione di bacini di voti per i politici di riferimento e uno sperpero di denaro pubblico.

E' qui, in questo settore che ha preso piede la nostra vertenza. Da qui vogliamo ripartire. Fino ad ora abbiamo cercato, al massimo di difenderci dagli attacchi, ma ora è giunto il momento di lanciare un'offensiva, rivendicare e immaginare condizioni di lavoro e di vita migliori nella nostra città.

Territorialmente partiamo da un deserto di diritti e da una scarsa organizzazione politica di tutela degli sfruttati e degli emarginati che sia autonoma e senza finalità elettorali. Troppo spesso sentiamo di lavoratori, precari e disoccupati lasciati soli, senza un ancora a cui aggrapparsi per resistere e lottare. Nella loro solitudine spesso finiscono con abboccare all'amo dei sindacati concertativi, peggiorando la loro condizione.

Ogni passo e progresso fatto per migliorare questa situazione, nella nostra città, è quindi fondamentale sia dal punto di vista simbolico, materiale e morale.Abbiamo quindi deciso di creare lo sportello sociale, luogo dove poter creare una rete di lotta e solidarietà territoriale intorno a delle tematiche concrete. Le singole vertenze interne ai luoghi di lavoro (già importanti di per se) rischiano l'isolamento o ancor peggio di dissolversi senza la presenza di un soggetto sociale capace di organizzare la lotta.

Il terzo settore e i suoi servizi pubblici essenziali sono arterie di funzionamento della città. Lo spazio urbano è un contenitore che genera diverse forme di sfruttamento e di conseguenza produce aree di emarginazione che necessitano di interventi radicali. I disoccupati ne sono un emblema. Per questo speriamo che lo sportello diventi un luogo dove i disoccupati possano organizzarsi per rivendicare alle istituzioni locali soluzioni che garantiscano condizioni di vita migliori. 

Autorganizzazione, protagonismo degli sfruttati, assenza di deleghe e di verticismi, sono le parole d'ordine di questo progetto.

La nostra determinazione non sarà scalfita dalla consapevolezza che il percorso che intendiamo intraprendere sarà duro

Da OSA Operatori sociali autorganizzati

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