ssssssfff
Articoli filtrati per data: Friday, 29 Marzo 2019

Il 29, 30 e 31 marzo si svolgerà il World Congress of Families ma negli stessi giorni Verona sarà attraversata da iniziative, assemblee e sabato 30 da un corteo lanciato da Non Una Di Meno. Di seguito alcune riflessioni in vista di questa importante mobilitazione internazionale.

Nel nostro paese si susseguono le proposte di legge in attacco alle condizioni di vita, salute e autodeterminazione delle donne. Parlare solamente di diritti non rende la portata di ciò che sta accadendo. Molte delle norme, incluse nei decreti legge Pillon&co, nelle varie delibere regionali (non solo a firma Lega!) che aprono la strada alle associazioni prolife nel pubblico sino all’ultima proposta “Disposizioni in materia di adozione del concepito”, non sono volte solo all’eliminazione di diritti sanciti ma all’affermazione di imposizioni che vanno a delimitare delle zone grigie nelle quali era possibile una decisionalità sulla propria vita.
Questo spiraglio, conquistato con faticose lotte centenarie, deve sparire, ci dicono. Deve sparire per la vita e per la parità di genere. Usano le nostre parole per rivoltarcele contro. La vita da preservare diviene una cellula fecondata e la parità di genere un ricatto per il quale o sei la donna che decidono loro o non puoi essere NIENTE. Migliaia di donne vengono assassinate nel nostro paese ma le loro vite valgono solo quando il loro corpo è sotto terra. Il tasso di occupazione femminile è imbarazzante rispetto al livello di istruzione delle donne nel nostro paese. Non esiste nessun sostegno economico individuale che possa rendere le persone autonome dalla violenza familiare. La sanità è troppo costosa, la salute un lusso a cui dover rinunciare. Gli spazi pubblici (consultori) per garantire una libera scelta alla maternità vengono de-finanziati e così abbandonati a ricche associazioni private pro-life. Gli asili, scuole, servizi per l’infanzia vengono tagliati e chiusi. L’importante non è al benessere dei e delle bambin@ ma il fatto che divengano dei ricatti per le loro madri.

La famiglia è la scusa con cui provare a normare e disciplinare le vite delle persone. La violenza insita in questa riaffermazione patriarcale è data dalla paura di un cambiamento che ha scosso e nell’attuale crisi potrebbe mettere seriamente in dubbio la riproduzione sociale per così com’è. Questo cambiamento ha origini profonde e un andamento non lineare, fatto di grandi avanzate sconvolgenti e scivolosi rientri nel sistema. La sua potenza è incommensurabile ai femminismi liberal o radical, è una sovversione totale del mondo per come l’abbiamo conosciuto.
Verona è un campo di battaglia. Oltre ai reazionari del WCF non perde occasione di rendersi ridicola la camaleontica sinistra nostrana ridipinta di rosa in vista delle elezioni europee. La forza della mobilitazione veronese sta nel movimento sociale che da anni scuote il globo e si oppone alla violenza nelle sue diversificate forme.

Per questo il tentativo ad ampio raggio dei vari promotori della famiglia non è di salvare quella tradizionale ma di crearla: imponendola. Non c’è nessun ritorno al medioevo ma uno scontro nel presente. Questo scontro è politico così come politici sono quelli che attraverseranno le giornate veronesi: prolife finanziati da multimiliardari, integralisti cristiani, estrema destra, partiti e ministri di governo.
Politica è l’affermazione di una realtà a loro avversa: quella delle donne e delle persone che in tutto il globo combattono per distruggere il patriarcato e i suoi vassalli.

 

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Una riflessione dal nodo di Non una di meno Torino sul "Congresso mondiale delle famiglie" che si apre oggi a Verona

Si apre oggi a Verona il “Congresso Mondiale delle Famiglie”, momento di incontro dei maggiori rappresentanti dell’ultradestra e del fondamentalismo religioso su scala internazionale. Per una descrizione analitica rimandiamo qui.

L’evento ha giustamente suscitato un senso di indignazione diffusa, anche a causa del forte sostegno istituzionale che il Congresso ha ricevuto. Tuttavia, questa indignazione spontanea e condivisa si è espressa spesso attraverso la denuncia – anche ironica – di un presunto “ritorno al medioevo”, di un inaccettabile ritorno di tempi bui. Nonostante la sua presa immediata, questo registro, rischia di offuscare il campo e fare “da tappo” ad analisi e discorsi politicamente più utili e urgenti.

Riferirsi al Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families), che si terrà a Verona, come ad un evento che ci riporta al Medioevo tende ad avvalorare in modo implicito una concezione della storia come progresso lineare dentro il quale inscrivere un miglioramento progressivo della condizione delle donne e delle soggettività LGBT*QI che, invece, non corrisponde alla realtà. Ripetere il mantra dell’attacco ai diritti acquisiti può essere fuorviante. 
Da un lato le leggi che garantiscono questi diritti sono spesso insufficienti o problematiche - come nel caso emblematico della 194 che non è sufficiente a garantire l’effettività del diritto di abortire; dall’altro lato, perché i diritti acquisiti non sono il frutto di una dinamica storica progressiva, ma sono il risultato delle lotte delle donne e delle soggettività LGBT*QI. Una storia importante – la nostra storia – che, in quanto tale, va custodita e tramandata collettivamente. Dipingere i partecipanti al congresso con tratti quasi macchiettistici rischia, inoltre, di risultare edulcorante rispetto alla situazione reale: questi terribili personaggi non sono dei fanatici isolati, ma dei fanatici che occupano posizioni istituzionali. Sono ministri del governo italiano, ricoprono importanti cariche politiche in diversi paesi del mondo, fanno parte di lobby e, insieme, lavorano per realizzare un’idea di società ben definita.

Per questi motivi, invece di sottoscrivere l’ipotesi di un “ritorno al medioevo” ci sembra necessario sottolineare la saldatura tra neoliberalismo, neofondamentalismo e neoautoritarismo che sembra costituire il tratto distintivo del riassetto politico globale dopo la crisi del 2008. Per dirlo in modo ancora più esplicito, assumiamo come punto d’analisi di partenza il fatto che – nella congiuntura attuale – il neofondamentalismo non esprime una mentalità retrograda e regressiva, ma, al contrario, costituisce un regime discorsivo complementare a quello neoliberale. A Verona, dunque, non assisteremo a una sorta di rievocazione storica, ma – per quanto grottesco ci possa sembrare – a un’esercitazione politica del tutto attuale: i vari ministri e senatori che prenderanno parte al “Congresso” (Salvini, Fontana e Pillon, per nominare quelli maggiormente mediatizzati), infatti, non daranno soltanto spettacolo delle loro tetre convinzioni personali, ma cercheranno di impostare – in continuità con l’azione politica quotidiana che stanno portando avanti – il lessico e gli obiettivi delle prossime azioni di governo e, probabilmente, di future alleanze e ulteriori svolte verso destra. Da questa prospettiva, possiamo leggere il Congresso di Verona come un momento cruciale nella delimitazione del terreno politico – lessico e temi – su cui si giocheranno le prossime battaglie fondamentali.

Ma in cosa consiste la saldatura tra neoliberalismo, neofondamentalismo e neoautoritarismo? La risposta ovviamente è composita. Qui ci preme sottolineare un aspetto decisivo, cioè il fatto che questa saldatura avviene sul terreno della riproduzione sociale: cioè in quell’ambito della vita e delle interazioni quotidiane che definisco le nostre condizioni di vita come – ad esempio – la cura dei bambini e degli anziani, il diritto alla salute, la qualità dell’ambiente, il diritto all’educazione, la possibilità di avere una casa, spazi di socialità ricca, e così via. Tutti ambiti gli ambiti, insomma, su cui si sono scatenate le politiche di austerity e le esercitazioni di governance poliziesca del territorio.

Ciò a cui assistiamo, dunque, è un chiaro tentativo di ristrutturazione dei rapporti sociali. Perché questa ristrutturazione si accanisce in primis contro le donne e contro i migranti? Non abbiamo certamente delle risposte esaustive, ma proviamo a porre alcune questioni. Da una parte, perché donne e migranti sono le soggettività che si stanno ribellando mettendo in discussione i privilegi del maschio eterosessuale bianco; dall’altra, perché l’attacco è funzionale a forzare le donne e i/le migranti a farsi carico dei costi della riproduzione sociale – di cui lo stato non si fa (più) carico – in maniera gratuita o comunque sottopagata, in solitudine e in condizioni caratterizzate da gerarchie violente.

In questo quadro, è proprio la saldatura tra discorsi sulla razza e sul genere (ovviamente non del tutto inediti, ma con una loro storia) a costituire lo snodo a cui prestare maggiore attenzione e, in particolare, la loro declinazione “natalista” che si esprime nell’ossessione di riprodurre la “bianchezza” della nazione, ovvero – politicamente parlando – il privilegio del maschio bianco sugli altri soggetti).

In questa luce assume un rilievo particolare la questione dell’aborto. Il diritto di abortire – lo sappiamo – non è un diritto come gli altri, ma è una sorta di meta-diritto che garantisce alle donne l’integrità soggettiva, cioè che le protegge dalla tentazione costante del patriarcato di possedere il loro corpo. Il diritto all’aborto e la lotta alla violenza sono temi fortemente correlati. Il diritto all’aborto, infatti, non è soltanto il diritto delle donne che abortiscono o che vogliono abortire, ma è il diritto di tutte le donne ad essere soggetto integro e autonomo. Ed è proprio per questo che la controrivoluzione neoliberale si accanisce tanto su questo terreno: negare alle donne il diritto ad abortire significa decretarne l’obbligo di sottostare alla volontà di altri. Proprio per questo motivo, l’attacco all’aborto è strettamente connesso con l’imposizione della famiglia eteropatriarcale: il luogo sociale in cui l’obbligo di sottostare alla volontà d’altri si riempie di contenuti sociali in termini di disciplinamento e lavoro gratuito.

L’imposizione di un modello familiare eteropatriarcale è quello che contestiamo poiché è in questa concezione di famiglia patriarcale che si produce e riproduce un modello sociale gerarchico e sessista: sappiamo che proprio nella famiglia descritta come “naturale” si verificano la maggior parte delle violenze di genere e che si tratta di un dispositivo che riproduce la divisione sessuale del lavoro e dell’oppressione. Contro quest’idea di “famiglia naturale” abbiamo organizzato la tre giorni Verona città femminista e transfemminista, per ribadire che non accettiamo nessun modello imposto, che le relazioni che vogliamo costruire sono libere, fluide, fondate sulla cura e il rispetto reciproco, sulla libertà di scelta e di poter cambiare idea. Rigettiamo l’esclusività e il possesso.

La posta in palio non è soltanto la preservazione di diritti civili già conquistati, né, tanto meno, una contrapposizione tra modernità e medioevo, comunemente inteso come “epoca buia”. Si tratta di una lotta contemporanea e attuale, dentro il tempo presente. Il terreno del conflitto ci sembra molto materiale. 
Possiamo ispirarci alle parole di Silvia Federici quando sottolinea che “la persistenza di rapporti non liberi è qualcosa di fondamentale, che fa parte del codice genetico della società capitalista” e che “analizzare e comprendere il fatto che il lavoro non libero e non salariato è fondamentale, e che il suo senso non è solo l’estrazione della ricchezza dai lavoratori ma che si tratta altrettanto di una maniera di organizzare la società”. Sotto questa luce la controrivoluzione neoliberale ci sembra un tentativo di riarticolare forme di lavoro e di rapporti non liberi, nuove gerarchie e forme di prevaricazione e violenza sociale.

Stiamo lottando in tutto il mondo e continueremo a lottare perché questo non sia lo scenario del nostro futuro.

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale
in NOTES

Mentre prende il via la vergognosa kermesse veronese del Congresso Mondiale delle Famiglie, una nuova pessima pagina di strumentalizzazione e gioco politico sui corpi, principalmente delle donne, si è scritta ieri in Parlamento.

Da un lato il MoVimento 5 Stelle ha proseguito in quello che sembra riuscirgli meglio dallo scorso giugno, ovvero sviluppare le peggiori imprese di masochismo politico e comunicativo.

Rifiutando, con l'attenzione mediatica tutta su Verona, di approvare la proposta di legge sul revenge porn promossa da PD e Forza Italia, per l'ennesima volta i 5 stelle sono riusciti a dare di sé stessi l'immagine di partito che tradisce la sua teorica anima progressista, appoggiandosi sulle più becere tattiche e pratiche parlamentari. A poco servirà la marcia indietro annunciata da di Maio qualche ora dopo, l'ennesima figuraccia di comunicazione politica è stata fatta.

Dall'altro lato vediamo come i partiti promotrici della proposta l'abbiano lanciata nonostante sapessero benissimo dell'arrivo in Parlamento di una futura mozione pentastellata sullo stesso tema. Mozione che sarebbe sicuramente passata.

Obiettivo non era quindi quello di fare passare un provvedimento su un tema così delicato, ma semplicemente cercare di affermare la propria identità politica. Una mossa puramente cosmetica. Anche quando ( in particolare la storia di Forza Italia lo dimostra ) sul tema dei diritti delle donne in passato si è fatto il peggio del peggio. A cadere nel tranello è stato il sempre più sveglio Movimento.

Del resto, quando vediamo che di fronte ad ogni discussione sulla possibilità di un reddito di cittadinanza, di esistenza, garantito, manco a dire di autodeterminazione, partiti come Pd e Forza Italia sono sempre sulla barricata opposta, riusciamo a capire la loro reale volontà politica.

Che non è tanto quella di procedere nel percorso di emancipazione sociale della donna, la quale passa certamente anche attraverso la possibilità di non essere ricattata per qualunque suo legittimo comportamento sessuale. Ma piuttosto quella per la quale non è contemplata la possibilità di un'azione politica che vada oltre la tutela, la "protezione", provando a mettere in campo misure strutturali di sostegno al reddito e contro lo sfruttamento nell'ambito del lavoro produttivo e riproduttivo.

La tutela contro la vendetta e il ricatto a sfondo sessuale è sacrosanta. Ma se vi "proteggiamo", sembrano dirci, è solo per rendervi produttive ai nostri fini. Che poi viste alcune sentenze pure sulla "giustizia" delle aule di tribunale avremmo qualche dubbio..

Insomma, quella di ieri è un'ennesima pagina ridicola di violenza istituzionale sul corpo delle donne e di tutti quelli che subiscono quotidianamente pratiche di ricatto come quelle che vanno etichettate sotto il nome di revenge porn.

Ci parla di paternalismo, di strumentalizzazione, di controllo. Di tutto quello insomma che da oggi e in particolare domani metteremo sotto attacco a Verona!

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Infoaut 2017 - Facciamo Movimento per il Movimento infoaut 

Licenza Creative Commons

});})(jQuery);