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Articoli filtrati per data: Thursday, 28 Marzo 2019

Martedì 26 marzo il nuovo regolamento europeo per il copyright è stato approvato. Osannato in maniera unanime dalla stampa italiana contiene in realtà numerosi coni d'ombra criticati da più parti. Proviamo a fare luce sui punti più oscuri e controversi della legge europea

La procedura di voto del parlamento europeo avviene con l'utilizzo di pulsanti con cui ciascun parlamentare può esprimere la propria preferenza. L'azione non è reversibile, una volta premuto non si può cambiare, ma il regolamento prevede che, in caso di errore, il parlamentare può mettere agli atti la sua intenzione di voto originale. Però non cambia il conteggio.

Questo è lo scenario che si è presentato Martedì 26 Marzo quando il gruppo di europarlamentari svedesi ha reso noto che hanno "premuto il bottone sbagliato" durante la votazione per il regolamento europeo per il copyright. Ed è con queste premesse che l'unione europea si appresta ad approvare il cambiamento legislativo più radicale in materia di diritto d'autore dal 2001.

Il percorso di avvicinamento a questo voto è stato lungo e travagliato, iniziato come un massiccio lavoro da parte delle lobby dell'europarlamento che ha incontrato diversi ostacoli sul suo percorso. Nella primavera del 2017 si raggiunge un primo accordo sui nodi cruciali del provvedimento ed il suo viaggio nell'iter legislativo sembra privo di gravi difficoltà. Ma dal momento in cui Axel Voss (europarlamentare tedesco della CDU) diventa relatore (rapporteur) tutto precipita. Voss insiste per la reintroduzione di due articoli all'interno del regolamento che erano stati precedentemente esclusi perché considerati impossibili da applicare.

Articolo 11 - Link Tax

Link Tax, Google Tax, Snippet Tax, alcuni dei nomi con cui negli anni è stata conosciuta questa soluzione. Ma non è direttamente una tassa, è una vera e propria nuova forma di diritto che viene riconosciuta agli editori di contenuti, nel testo della legge i legislatori la chiamano "neighbouring right for publishers". L'intenzione è quella di fornire ai grandi editori uno strumento di negoziazione con le piattaforme tecnologiche (Google, Facebook, etc). I beneficiari dovrebbero giovare del diritto esclusivo su qualsiasi condivisione di link o "frammenti" di un articolo.

La confusione dell'articolo 11 parte dalle definizioni assolutamente vaghe o inesistenti di "news site" e "snippet". Queste vengono lasciate alle normative delle varie nazioni che dovranno recepire il regolamento europeo. La conseguenza pratica sarà che, ad esempio, in Italia si potrà citare liberamente dieci parole di un articolo, mentre in Francia solo cinque. Ma i siti coinvolti in questo caos non sono solamente le grandi piattaforme di diffusione di contenuti a scopo di lucro, ma anche singoli blog di opinione o siti no-profit, uno su tutti wikipedia.

Ma i danni che potrà causare questa nuova forma di diritto sono tutt'ora non chiari e potenzialmente sconfinati. Fornire completo controllo su come vengono citati e diffusi collegamenti ad articoli e contenuti può potenzialmente tradursi in una nuova forma di censura del dissenso e controllo della critica. Questi sono alcuni dei possibili risvolti di un goffo tentativo da parte della politica di contenere le ingenti perdite che il settore editoriale sta vivendo nella transizione verso una fruizione digitale dei contenuti.

L'idea di questa soluzione non è inedita. L'articolo fondamentalmente è la copia dell'esperienza realizzata recentemente in Germania e Spagna. Nel primo caso Google ed altre piattaforme hanno risposto chiudendo totalmente ogni tipo di collegamento con le piattaforme dell'editoria. Queste, vedendo crollare le loro entrate, sono frettolosamente corse ai ripari ritrattando accordi speciali con le piattaforme che di fatto sono andati ad annullare l'effetto desiderato dalla legge. In Spagna non è accaduto perché la legge era stata scritta in modo da impedire ai siti di informazione di rinunciare ai proventi della link tax. Ma l'effetto è stato lo stesso, Google News ha chiuso nel paese ed i siti di informazione hanno cercato disperatamente di ricreare le stesse dinamiche accentrando ancora di più la rete. Questa è una delle conseguenze più pericolose a lungo termine delle regolamentazioni centralizzate, pochi saranno in grado di stipulare accordi vantaggiosi per la condivisione dei contenuti rendendo impossibile per altri attori vivere la rete Internet. Una soluzione che si inserisce in un ampio spettro di tentativi (più o meno impacciati) che si sono susseguiti regolarmente in diversi quadri legislativi per piegare la natura decentralizzata e distribuita della rete Internet.

Articolo 13 - Il grande filtro

Il degno gregario dell'articolo undici è proprio il tredici che, se possibile, è la vera tragedia di questa triste vicenda. Questo pezzo del regolamento non è niente di meno che una completa riscrittura di come il copyright funziona su Internet. Ad oggi un servizio non è obbligato a controllare che tutti i contenuti pubblicati dai propri utenti rispettino o meno il copyright. L'obbligo si presenta nel caso in cui il beneficiario del diritto si faccia avanti richiedendo una "takedown notice" (richiesta di rimozione). L'articolo 13 non fa altro che capovolgere il rapporto. Le piattaforme che permettono il caricamento (upload) di contenuti da parte degli utenti saranno obbligate a controllare che tutti i contenuti rispettino il copyright.

Le conseguenze dell'articolo sono evidenti a tutti tranne che al legislatore. Non è assolutamente possibile per un servizio poter acquisire le licenze per ogni contenuto caricato sulla piattaforma, questo non solo perché non esiste alcun tipo di sistema che permetta di fare questo, ma anche perché potenzialmente qualsiasi contenuto caricato su Internet è soggetto a copyright e questo significa che tutti i tre miliardi di utenti presenti sulla rete sono potenziali detentori di copyright. Ma la legge non specifica neanche come il controllo debba avvenire. In una prima versione c'era un esplicito riferimento a "filtri" che le piattaforme dovrebbero introdurre, ma è sdtato rimosso in un secondo momento. Ma la sfida è impraticabile per le piccole o medie aziende e no-profit, le uniche entità esenti sono quelle che hanno un fatturato di meno di dieci milioni annui e meno di cinque milioni di utenti al mese. Numeri che acquistano un significato diverso se si pensa che Google ha detto di aver speso più di cento milioni di dollari per il suo sistema ContentId per il filtraggio dei video su YouTube. Sistema che da quando è in funzione è quotidianamente al centro di polemiche per quanto sia prono ad errori finendo per censurare per errore decine di miglia di video oscurandoli per settimane, o viene usato per ricatti a fini di estorsione. Da qualche tempo infatti si moltiplicano storie di utenti che vengono minacciati con false denunce di violazione di copyright e per paura di veder oscurati i proprio contenuti pagano ingenti mazzette.

Conclusione

Nell'analisi dei due articoli più critici sono evidenti le conseguenze che questo regolamento potrà avere nell'immediato futuro, ma c'è un'analisi complessiva che spesso manca quando si guarda a questo tipo di regolamenti. L'effetto principale non sarà quello voluto dal legislatore, ovvero intervenire nella bilancia economica tra i produttori di contenuti di massa e le piattaforme su cui vengono consumati, ma quello di spingere lo sviluppo e l'accumulazione di tecnologie e saperi tesi al riconoscimento, ricerca e filtraggio di contenuti. Se in un primo momento questi strumenti verranno usati come armi di natura economica il loro ambito di azione potrà essere facilmente cambiato. Spesso richiede uno sforzo enorme il primo sviluppo di una tecnologia, ma nel momento in cui viene inventata verrà usata in tutti i modi possibili. Il passaggio tra copyright e censura di massa si riduce ad una questione di parametri di configurazione della macchina.

L'opposizione contro questo provvedimento è forte, con il sostegno di diversi soggeti come il creatore di Internet Tim Berners-Lee e 70 esperti, accademici, studiosi e la petizione online più partecipata della storia di change.org. Ma il regolamento europeo per il copyright viene approvato con 348 voti favorevoli e 274 contrari. Un margine sufficientemente ampio. Ma prima del voto definitivo è stata richiesta un'altra votazione, questa volta sulla possibilità o meno di discutere ed emendare i singoli articoli del regolamento. La votazione si conclude con 312 favorevoli agli emendamenti e 317 contrari ed è in questo punto della storia che intervengono gli europarlamentari svedesi citati all'inizio dell'articolo. In tredici hanno ammesso di aver sbagliato a votare e che avrebbero voluto sostenere la discussione degli emendamenti, l'errore sarebbe stato causato da un cambiamento dell'ultimo minuto nell'ordine delle votazioni.

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Nuovamente riappare lo spettro del sovraffollamento delle carceri. Sono anni, o forse non è mai stato possibile abbassare il numero dei detenuti, che questi numeri non subiscono un calo, fino ad arrivare ad oggi in cui le stime parlano di quasi 20.000 persone in più che affollano le carceri italiane!

Ci dicono che i reati sono in calo e che il rapporto tra chi entra e chi esce dal carcere è in dimunizione, quindi: com’è possibile che in un solo anno la popolazione carceraria sia passata da 58.000 persone a 60.000? che sia forse perché vengono adottate sempre meno le misure alternative e meno punitive, soprattutto con le misure cautelari, benchè la maggior parte dei detenuti sia in attesa di processo?

Le domande da porsi sono molte così come le soluzioni per evitare tutto ciò. Come se non bastasse questa stima, la “ciliegina sulla torta”, come al solito, ce la mettono i 2 vicepremier Di Maio e Salvini che sostengono che bisogna aumentare la detenzione per chi commette furti, senza ovviamente addentrarsi nel merito delle motivazioni che spingono la gente a commettere determinati reati. Parlano di aprire nuove carceri e inasprire le pene addirittura anche ai minorenni, vorrebbero un paese di detenuti in nome di non si sa quale “sicurezza collettiva”.

Ma torniamo ai problemi reali: cosa comporta un sovraffollamento come questo per i detenuti e le detenute? A quanto pare questa domanda non se la sono mai posta.

Innanzitutto comporta minor spazio per ogni detenuto/a, se le celle sono costruite per “ospitare” due persone e ve ne mettono 3 o più, ben si capisce come anche la “poca aria” venga a mancare, Vengono a mancare i posti in sezione e quindi i/le “nuovi/e arrivati/e saranno costretti a passare più tempo nei nuovi giunti, una sezione che dovrebbe essere di transito ma sempre più spesso diventa una sezione vera e propria dove si resta bloccati per interi mesi e dove le poche agevolazioni che si hanno in sezione, sono ancora di più al ribasso.

Esiste poi il problema della carenza di operatori sanitari per il numero dei/delle detenuti/e e ciò comporta lunghe attese, talvolta stressanti, per ricevere una visita medica: tutto questo dovrebbe essere considerato al pari della tortura e il più delle volte spinge detenuti e detenute a gesti estremi quali l’autolesionismo o nei peggiori dei casi al suicidio.

Ma non dimentichiamo che non sempre si può parlare di suicidio e che per chi si suicida nelle carceri non viene mai cercato un responsabile o non ci si chiede mai il perché di questo gesto. Il fatto di vivere in un luogo malsano come il carcere, tra muffa, bagni non funzionanti,,infiltrazioni d’acqua nelle celle, servizi sanitari scadenti o inesistenti e il più delle volte i soprusi dei secondini, possono spingere una persona a farla finita o molte volte portarla ad autolesionismo come gesto di protesta, essendo l’unico modo per farsi ascoltare e la maggior parte delle volte nemmeno a quello.

Salvini, Di Maio e tutti coloro che pretendono di detenere in mano le politiche del nostro paese, si sono mai soffermati a chiedersi chi siano coloro che riempiono le nostre galere? Per quali motivi siano rinchiusi e quale sia la loro storia? Perché se viene commesso un furto si sono mai chiesti il motivo per cui quella persona ha commesso quel reato? Molti dei reati vengono commessi proprio perché non si ha nessun’altra possibilità, il più delle volte per portare la cena a casa per la propria famiglia, o non si ha altra alternativa per pagare le bollette o l’affitto.

I colpevoli di tutto ciò vanno cercati altrove!

In ultimo, ma non meno importante o trascurabile, non dimentichiamoci poi che con il nuovo decreto “SICUREZZA” rischiamo di aver ancora più persone che verranno messe in carcere, la maggior parte straniere, in quanto questo decreto spinge sempre più alla loro non inclusione e quindi alla loro criminalizzazione, creando così il nuovo mostro da combattere.

Quali siano i provvedimenti da adottare per far si che la popolazione carceraria diminuisca noi lo diciamo da sempre: aiuti alle famiglie e ai/alle singoli/e in difficoltà, meno criminalizzazione dei reati minori, meno utilizzo delle misure cautelari e minor discriminazione delle lotte sociali.

 

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in varie

“Una mobilitazione e partecipazione straordinaria , nella cornice della capitale, ha prodotto e fatto vivere a Roma la giornata perfetta”.

 Un commento sulla manifestazione che racchiude in modo semplice e lineare quella che è stata la “Marcia per il clima contro le grandi opere inutili e le devastazioni ambientali” del 23 marzo a Roma. Il segnale è forte e chiaro: qualcosa di importante sta maturando nel paese dove a fianco delle storiche resistenze territoriali sta crescendo una generazione di giovanissimi che ha ben chiaro l’importanza delle lotte contro le nocivita’ ambientali e contro il modello capitalista fossilizzato e onnivoro da una lato e la difesa della salute e del territorio dall’altro. Una manifestazione intergenerazionale dove a fianco dei movimenti No Tav, No Tap, No Muos , No Triv, Stop Biocidio, hanno sfilato centinaia di comitati arrivati da tutta Italia , dai piu’ piccoli ai piu’ grandi insieme alle reti di economia solidale, ma anche con una grande partecipazione di ragazzi del Friday For Future del Veneto, i Giovani No Tav arrivati da Torino o gli studenti campani che hanno autorganizzato la partenza con i bus. Una manifestazione che ha lanciato anche un forte segnale di contrarieta’ al Governo segnata in particolare dai tanti e tante arrivati dal sud e da Taranto che si sentono “traditi” dalle mancate promesse elettorali in particolare dei 5stelle.

Oltre centomila le persone che hanno partecipato, 200 gli autobus arrivati a Roma per l’occasione, 182 i comitati censiti, 52 gli interventi al microfono al termine del corteo in Piazza del Popolo che hanno determinato una scaletta di eventi a cui tutti e tutte sono invitati a partecipare:  29-30-31/3 a Verona con Non Una di Meno, “contro l’oscurantismo della Lega/Congresso famiglia”, sabato 30 marzo a Firenze manifestazione  promossa da Movimenti, Comitati e Associazioni per la tutela della Piana FI PO PT “SI al Parco per tutte/i – NO Aeroporto Basta Nocività” , 4 maggio a Taranto ” per chiudere l’Ilva e contro la devastazione del Sud”, 24 maggio secondo Global Strike, a metà luglio a Venaus ” festival dell’alta felicità”, ad agostocampeggio a Sulmona NO HUB Gas-Snam, 4-8 settembre al Lido di Venezia ” meeting europeo per il clima contro opere dannose”.

Oltre alla direttadiretta del corteo abbiamo registrato decine di interviste che vi proponiamo montate all’interno di trasmissioni di commento e valutazione di questo evento.

Primo blocco di interviste con il commento di Serena Tarabini giornalista del Manifesto che scrive anche su L’Extraterrestre l’inserto ecologista del giovedi presente alla manifestazione  Ascolta o scarica Ascolta o scarica 

Secondo blocco di interviste con il commento di Paolo Piacentini presidente FederTrek autore del libro Appennino atto d’Amore ch e auspica la nascita di ” una rete nazionale del cambiamento” Ascolta o scarica Ascolta o scarica  

Terzo blocco di interviste  Ascolta o scarica Ascolta o scarica 

 

da radioonddurto.org radioonddurto.org

 

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Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, un dichiarato nostalgico della dittatura, ha ordinato di realizzare nelle caserme “le dovute commemorazioni” per il 55° anniversario del golpe militare che il 31 marzo 1964 insediò in Brasile una dittatura di 21 anni.

 

Due anni fa Bolsonaro giunse a dire che l’errore del governo di fatto fu di “torturare e non uccidere”. Durante il suo voto a favore dell’impeachment di Dilma Rousseff nel 2016, inoltre, elogiò il torturatore della mandataria quando questa fu detenuta dalla dittatura.

“Il nostro presidente ha stabilito che il ministero della Difesa realizzi le dovute commemorazione relative al 31 marzo 1964, inclusa [la lettura di] un ordine del giorno patrocinato dal ministero della Difesa, che è già stato approvato dal nostro presidente”, ha detto alla stampa il portavoce del governo, Otávio Rego Barros.

Senza dare molte precisazioni, Rego Barros ha dichiarato che le celebrazioni dovranno essere conformi a “quello che i comandanti considerano opportuno dentro le proprie rispettive guarnigioni, e dentro il contesto in cui devono essere realizzate”.

Nel 2011, la Rousseff ordinò a tutte le Forze Armate di sospendere qualsiasi attività di commemorazione della dittatura. Nonostante ciò, Bolsonaro, un ex capitano dell’Esercito di 64 anni, nega che la sollevazione che abbatté il presidente João Goulart e governò il paese fino al 1985 sia stato un colpo di stato. Afferma che questo movimento “di civili e militari” permise di abbattere le guerriglie di sinistra e di impedire l’installazione di un regime comunista in Brasile.

“Il presidente non considera il 31 marzo 1964 un golpe militare. Considera che la società riunita, percependo il pericolo che il paese stava vivendo”, riuscì quel giorno, unendo “civili e militari, a recuperare e a ridare al nostro paese una direzione” e che “se questo non fosse avvenuto, oggi avremmo qui qualche governo che non sarebbe buono per nessuno”, ha dichiarato il portavoce.

Secondo la Commissione Nazionale della Verità, ci furono durante la dittatura brasiliana 434 assassinii commessi dai corpi repressivi, così come centinaia di detenzioni arbitrarie e di oppositori torturati. Documenti statunitensi declassificati l’anno scorso hanno rivelato che l’eliminazione di dissidenti veniva decisa nel palazzo presidenziale.

Bolsonaro è sempre stato un ferreo difensore del regime militare brasiliano e da quando è giunto al potere ha rivendicato anche le altre dittature militari in Latinoamerica, come quella del paraguayano Alfredo Stroessner (1954-1989) e quella del cileno Augusto Pinochet (1973-1990). Queste dittature parteciparono al Plan Cóndor di coordinamento repressivo del Cono Sud, insieme ai governi di fatto di Argentina, Bolivia, Brasile ed Uruguay.

26 marzo 2019

Resumen Latinoamericano

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca: “Brasil. Bolsonaro ordenó celebrar en los cuarteles al golpe del 64” pubblicato il 26/03/2019 in Resumen Latinoamericano, su [http://www.resumenlatinoamericano.org/2019/03/26/brasil-bolsonaro-ordeno-celebrar-en-los-cuarteles-al-golpe-del-64/http://www.resumenlatinoamericano.org/2019/03/26/brasil-bolsonaro-ordeno-celebrar-en-los-cuarteles-al-golpe-del-64/] ultimo accesso 27-03-2019.

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