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Articoli filtrati per data: Friday, 22 Marzo 2019

A perdere la vita è Sylla Noumè, migrante di origine senegalese. Le pratiche tutte mediatiche e le menzogne assassine di Salvini mietono un'altra vittima. Riportiamo l'approfondimento audio da Radio Onda d'UrtoRadio Onda d'Urto.

Un bracciante agricolo, Sylla Noumè, 32 anni del Senegal, è morto carbonizzato nel rogo scoppiato stamane – venerdì 22 marzo – all’alba nella nuova tendopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria) gestita prima dal Comune ed ora dalla Caritas.

La tendopoli si trova a poche centinaia di metri dalla vecchia baraccopoli – smantellata nelle scorse settimane con la scusa proprio della mancata sicurezza e dei continui roghi – nella quale, in un anno, tre migranti sono morti a causa di incendi divampati nelle strutture fatiscenti di cui era fatta: Becky Moses, Surawa Jaithè, Ba Moussa.

L’incendio si è sviluppato in un angolo della tenda da sei posti, vicino a dei cavi elettrici. Nella tenda, secondo le prime testimonianze, a quell’ora c’era solo Sylla Noumo.

Dentro la nuova tendopoli, simile a un carcere, ci sono 840 braccianti che, dopo turni di lavoro nei campi che arrivano fino a 12 ore, per pochi euro, senza nessun diritto, muoiono nel sonno, trattati come detenuti dentro la tendopoli, sorvegliata 24 ore al giorno.

Una sorveglianza che non serve a salvare loro la vita, anzi.

La corrispondenza con un bracciante che vive dentro la tendopoli della Caritas. Ascolta o scaricaAscolta o scarica

Di seguito, la nota diffusa sui social dal Comitato Lavoratori delle Campagne:

“SAN FERDINANDO: ANCORA UN ALTRO MORTO NEI LAGER DI STATO. MALEDETTI ASSASSINI!

Anche oggi la giornata inizia con immensa rabbia e dolore. Il feroce business dei lager di Stato ci ha portato via un altro fratello. Non conosciamo ancora il suo nome perché l’ordine è quello di non far avvicinare nessuno, per coprire l’ennesima strage e le forze dell’ordine hanno sequestrato i telefoni per evitare ogni forma di testimonianza.
Il giovane uomo è morto bruciato vivo per un corto circuito del sistema elettrico, che dal giorno dello sgombero non ha mai funzionato. Infatti le persone che erano costrette a vivere nell’ennesima (nuova) tendopoli, da diversi giorni stavano facendo pressione sul sindaco di San Ferdinando perché venisse a far riparare la corrente, per avere almeno luce e l’acqua calda, soltanto ieri i tecnici si sono presentati e questa mattina avrebbero dovuto finire i lavori…
Che il dolore si trasformi in rabbia, pagherete tutto!”

 

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Comunicati di cordoglio ed iniziativa il 31 marzo a Firenze

Proponiamo di seguito alcune delle tantissime dimostrazioni di cordoglio diffuse in rete nelle ultime ore in memoria di Lorenzo Orsetti "Orso" (Tekoşer Piling), a partire da quelle di chi ha condiviso con lui i momenti più duri della sua causa, segnalando la grande iniziativa di commemorazione collettiva che avrà luogo il prossimo 31 marzo a Firenze alle ore 15.

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IL NOSTRO COMPAGNO INTERNAZIONALISTA E' CADUTO MARTIRE A BAGHOUZ

Lorenzo Orsetti (Tekoşer Piling) si è unito alle fila delle forze di difesa del Rojava arrivando dall' Italia nel 2017. Da internazionalista rivoluzionario, ha per lungo tempo preso parte attiva nella lotta per la libertà.

Tekoşer Piling ha preso il suo posto nelle nostre unità internazionaliste entro le YPG alla testa della resistenza contro l'invasione turca di Afrin. Ha giocato un ruolo significativo nella lotta per la libertà, sopportando tutte le condizioni con grande determinazione.

Ha anche combattuto con grande sacrificio e determinazione nella campagna Jazira Storm per estromettere l'ISIS dalla sua ultima enclave di Deir al-Zour. Il compagno Tekoşer ha giocato un ruolo attivo nelle unità internazionali del TKP/ML-TİKKO durante la propria permanenza nella regione, con un'attitudine di principi e determinazione che incarna i valori universali del socialismo.

Il compagno Tekoşer, che ha condotto una vita esemplare attraverso la propria devozione alla rivoluzione, è caduto martire il 18 marzo nel corso di uno scontro a fuoco, parte delle operazioni contro l'ultima zona occupata dall'ISIS.

Commemorando tutti i nostri compagni internazionali caduti martiri nella rivoluzione del Rojava, estendiamo le nostre condoglianze più profonde alla famiglia ed agli amici del nostro compagno caduto.

Nom de guerre: Tekoşer Piling

Nome e cognome: Lorenzo Orsetti

Data e luogo di nascita: 1986 - Italia

Data e luogo di martirio: Marzo 18, 2019 – Deir al-Zour

UFFICIO STAMPA YPG | Marzo 19, 2019

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CADUTO MARTIRE IL NOSTRO COMPAGNO ITALIANO TEKOŞER

Comunicato del TIKKO Rojava su heval TEKOŞER, caduto martire a Deir ez-Zor:

Oggi il nostro compagon TEKOŞER, un combattente indomito di base al quartier generale del TIKKO, è caduto martire nella lotta per la salvezza di Baxoz dal DAESH. Questa mattina il nostro compagno italiano TEKOŞER è stato consegnato all'immortalità durante l'operazione contro daesh. Il dolore della nostra perdita è tremendo. Il nostro compagno internazionalista TEKOŞER ha partecipato senza remore ad innumerevoli e scontri al fronte, dalla resistenza di Efrin alla liberazione di Deir ez-Zor.

Il nostro compagno, che è stato un grande combattente della rivoluzione del Rojava, è sempre stato una figura di riferimento nella guerra e nella resistenza. Il nome TEKOŞER verrà ricordato come nome di lotta e battaglia. Ogni luogo in cui il nemico è comparso è stato per lui un luogo di guerra e resistenza. Era sempre impaziente quando non partecipava agli scontri, e dipingeva il più bel quadro di felicità quando era al fronte. Ha portato un'onda di libertà dall'Italia al Rojava. Suo è il nome eroico dell'internazionalismo e della rivoluzione, esattamente come quelli di BARBARA ANNA KISTLER e del comandante NUBAR OZANYAN.

Il nostro compagno coraggioso e altruista vivrà per sempre nei nostri ideali di libertà. Sarà sempre con noi nel colore rosso della nostra bandiera vittoriosa. Verrà sempre ricordato con rispetto e dignità. Giuriamo di onorarlo nella sua lotta e di onorare la sua essenza di compagno e la sua dedizione alla causa.

Il coraggioso compagno dei combattenti del TIKKO, eroe del proletariato internazionale, combattente indomito della rivoluzione del Rojava, il nostro compagno TEKOŞER vivrà nella nostra lotta contro il fascismo.

IL COMPAGNO TEKOŞER E' IMMORTALE!
I COMBATTENTI DEL POPOLO SONO IMMORTALI!
ABBASSO L'IMPERIALISMO, IL FEUDALESIMO E TUTTI GLI ALTRI REAZIONARI!

TKP/ML-TIKKO
COMANDO DEL ROJAVA

18 Marzo 2019

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COMUNICATO COMBATTENTI ITALIANI/E YPG/YPJ

Lorenzo, Heval Tekosher è caduto in battaglia. Lo Stato Islamico, ormai sconfitto, in una delle sue ultime offensive ha attaccato e ucciso un gruppo di combattenti, tra i martiri di quest’imboscata c’è anche Lui.

La sua partecipazione alle Ypg e alle Forze siriane democratiche è stata dettata dal desiderio di difendere la rivoluzione curda e araba che trova oggi espressione nella Federazione democratica della Siria del nord e nei cambiamenti sociali, politici, economici e di genere che ha voluto difendere, convinto che l'umanità meriti di meglio rispetto alla società capitalista in cui era cresciuto e di cui non aveva mai sopportato le dinamiche di esclusione e sfruttamento.

Lorenzo era partito per la Siria nell’autunno 2017 deciso a dare il suo contributo nella guerra contro lo Stato Islamico. La sua è stata una scelta difficile, presa nella piena consapevolezza dei rischi che comportava. Una scelta dettata dalla profonda convinzione e coerenza verso i valori che hanno guidato la sua vita: libertà, uguaglianza e giustizia.

Heval Tekosher ha dimostrato il suo valore come combattente prendendo parte a numerose battaglie: dal gennaio 2018 quando l’esercito Turco al fianco di bande Jihadiste ha cominciato l’invasione di Afrin, ha preso parte alla sua difesa, fronte su cui è rimasto fino al giorno del ritiro delle truppe. Appena tornato ha chiesto di essere mandato nuovamente al fronte contro lo Stato Islamico, in questi mesi ha partecipato all'avanzata delle forze siriane democratiche fino a Baghoz, combattendo fino al giorno in cui è caduto.

È nostro dovere oggi omaggiare la vita di Lorenzo, spesa al fianco degli oppressi, votata all’altruismo, esempio di coraggio e onestà. È nostra responsabilità seguire il cammino da lui intrapreso e schierarci ogni giorno in Italia, in Siria e in tutto il mondo, dalla parte dei valori per cui Lorenzo ha lottato e custodire la sua memoria facendo vivere i suoi ideali.

ŞEHÎD NAMIRIN - I MARTIRI NON MUOIONO

Combattenti Italian* YPG-YPJ

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ŞEHÎD TEKOŞER PILING (LORENZO ORSETTI)

Cari compagni in Italia, cari compagni in tutto il mondo,

il nostro amico e compagno Lorenzo Orsetti, Heval Tekoşer Piling, rivoluzionario internazionalista è diventato Şehîd combattendo con coraggio nelle battute finali della battaglia contro lo Stato Islamico nei pressi di Baghouz (Deir Ezzor) il 18 Marzo. Una morte così dolorosa per tutti noi internazionalisti in Rojava, proprio quando la guerra di liberazione del Nord-Est della Siria contro il nemico dell’umanità è ormai al suo capitolo finale, dopo 6 anni di lotta senza tregua e migliaia di rivoluzionari caduti Şehîd.

La sua decisione di schierarsi dalla parte della causa dei popoli della Siria del Nord è stata dettata dal desiderio di difendere la rivoluzione apoista, espressione pratica dei principi del confederalismo democratico, a fianco di questi popoli in rivolta che con grande determinazione stanno cambiando radicalmente la società in diversi ambiti, dalla struttura politica basata sull’autonomia democratica e l’autogestione, all’economia che ha visto la nascita di innumerevoli cooperative sociali, ai ruoli di genere che stanno vedendo la liberazione delle donne.

La sua profonda convinzione negli ideali anarchici di giustizia, uguaglianza e libertà, che da sempre erano propri di Orso, lo hanno portato alla scelta di rigettare la vita imposta dalla modernità capitalista, fatta di oppressione, sfruttamento e alienazione, per svolgere un ruolo attivo nella lotta per la libertà, con grande dedizione e coraggio, trovando una nuova vita in essa, mostrando tutto il suo amore per l’umanità.

Heval Tekoşer era giunto in Rojava dall’Italia nell’autunno del 2017 per unirsi prima alle YPG combattendo con valore nella difesa di Afrin, assaltata dallo Stato fascista turco e dalle sue bande di jihadisti tagliagole, dal primo fino all’ultimo giorno, poi alle unità internazionaliste di TKP / ML-TİKKO e infine alla formazione Tekoşîna Anarşîst (Lotta Anarchica) inquadrata nelle Syrian Democratic Forces, durante l’offensiva contro lo Stato Islamico culminata proprio in questi giorni nella disfatta militare del Califfato.

È nostra volontà come Comune Internazionalista del Rojava offrire le nostre condoglianze alla famiglia di Lorenzo e rendere omaggio a un grande compagno, a un grande anarchico, a un grandissimo rivoluzionario quale Heval Tekoşer, esempio di estremo coraggio e sacrificio. Chiamiamo pertanto all’azione e alla mobilitazione chiunque in Italia e nel mondo condivida gli ideali di umanità che hanno contraddistinto la vita di Lorenzo, per commemorarne la vita e continuare sul sentiero da lui intrapreso, fino alla vittoria contro il fascismo in ogni sua forma e contro il mostro oppressore che è il sistema capitalista. I martiri sono il nostro onore, I martiri hanno reso questa Rivoluzione ciò che è oggi.

“Ogni tempesta comincia con una singola goccia.
Cercate di essere voi quella goccia.
Vi amo tutti.”
Ciao Orso.
Morte alla morte! Morte al dolor!
Şehîd Namirin! I martiri sono immortali.

Comune Internazionalista del Rojava, 20 Marzo 2019

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CONDOGLIANZE PER LA PERDITA DI LORENZO ORSETTI, COMBATTENTE PER LA LIBERTA’

Circa 8 anni fa nel marzo 2011, iniziava una guerra brutale e violenta: sotto l’egida dell’Isis, il califfato nero, venivano commessi crimini atroci. Il popolo del Rojava si è ribellato, si è organizzato con le forze popolari YPG - YPJ ed ha respinto l’avanzata dell’Isis nella storica ed eroica battaglia di Kobane. Contemporaneamente, continuava la creazione di una vita alternativa, basata su un progetto comunalista, i cui valori sono la convivenza tra religioni ed etnie diverse, il reciproco rispetto, l’eguaglianza tra uomini e donne, l’ecologia. Questi stessi valori, fondamento della resistenza, sono diventati il punto di riferimento per intere generazioni. Per questo motivo compagni da tutti il mondo hanno deciso di raggiungere questi territori e combattere con questi popoli: per una vita degna e per un futuro possibile. Apprendiamo con estremo dispiacere che un combattente italiano, Lorenzo Orsetti, recatosi in Rojava un anno e mezzo fa, è stato vittima di una imboscata da parte dei jihadisti dell’Isis. Lui, assieme ad altri combattenti YPG, sono caduti nel tentativo di liberare la città di Baghouz. Se oggi è possibile vivere in pace, se è possibile costruire nuovi progetti e dare una speranza a quelle popolazioni, è proprio grazie a Lorenzo e a chi come lui ha sacrificato la propria vita. Come popolo curdo non dimenticheremo mai Lorenzo e tutti gli eroici martiri caduti in guerra per salvare l’umanità tutta.

Esprimiamo profondo cordoglio alla famiglia e al popolo italiano.

Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia

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CIAO LORENZO

La Rete Kurdistan Italia si stringe alla famiglia di Lorenzo Orsetti, caduto insieme ai suoi compagni ad al-Baghouz dove combatteva per difendere i più deboli e restare fedele ai suoi ideali di giustizia, uguaglianza e libertà. Ricordando le sue parole rafforzeremo il nostro impegno per cambiare questo mondo lottando prima di tutto contro l’individualismo e l’egoismo che è anche dentro di noi.

Non perderemo la speranza e faremo del nostro meglio per diventare le tante gocce con le quali comincia la tempesta della rivoluzione.

Ciao Lorenzo

Viva la solidarietà internazionale

Shehid namirin!

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La pagina di commemorazione dedicata a Lorenzo sul blog di Paolo Pachino, combattente internazionalista in Rojava:

https://agirebablisoke.wordpress.com/heval-tekoser/

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Il 23 marzo a Roma ci sarà un esperimento. Un famoso adagio ci insegna che una delle forme più invisibili e sottili di dominio sta in come le cose vengono ordinate. Il potere decide di quest’ordine del discorso che ha degli effetti materiali non solo sulle percezioni ma anche sulle forme di organizzazione della società e sulle resistenze a queste forme di organizzazione. Tocca provare a sparigliare quest’ordine definito dall’alto. E non serve andare lontano a cercare quello di cui abbiamo bisogno.

In questi anni abbiamo visto sorgere in tutto il nostro paese centinaia di resistenze, comitati, movimenti, frizioni davanti a progetti inutili, costosi e ecologicamente devastanti. Un nuovo ciclo di lotte che si è dato come resistenza a un rilancio della frontiera dello sfruttamento dei territori, della colonizzazione capitalistica della natura, della messa a lavoro attraverso il consumo. Tutte queste lotte, nel loro carattere frammentario e parziale, hanno iniziato ad alludere sempre più chiaramente a dei nodi più profondi: l’irriducibilità del conflitto tra la possibilità di una vita dignitosa a casa propria e il rilancio dell’accumulazione dei profitti. In tanti abbiamo capito che queste lotte erano qualcosa di più, ora lo ha capito anche la nostra controparte: a cosa abbiamo assistito in questi mesi se non a un cosciente uso politico della questione TAV? Una leva usata per risollevare il complesso equilibrio di clientele e intrecci tra economia e politica che non aveva certezza che i propri interessi sarebbero stati garantiti dopo l’ultima tornata elettorale. Chiudere lo spazio a ogni cambiamento. Riaffermare che i valori del Progresso e dello Sviluppo (il loro) non sono negoziabili. Il sistema ha saputo mettere sulla lotta al TAV ciò che era rimasto implicito, bisbigliato tra le orecchie degli attivisti, nascosto nel cuore dei valligiani, custodito come un segreto ben celato. Il notav non parla solo di un treno, è l’accusa, parla di un altro modello di società. Colpevoli. La controparte ha cercato goffamente di mettere un’etichetta a questo non detto, di ordinarlo nel suo discorso. E allora accuse di decrescita infelice, di passatismo, di chiusura, di ignoranza. Un rilancio politico.

Il problema è la potenza. Per essere efficaci contro un nemico dai mille tentacoli bisogna spiazzarlo e rilanciare. Iniziare a dare un nuovo nome alle cose questa è l’ambizione del corteo del 23 marzo, definire il perimetro di uno spazio ancora tutto da costruire che tracci delle direttrici politiche tra tre temi che raccontano la nostra contemporaneità, intrinsecamente collegati da un legame sempre consapevolmente nascosto. Il primo è quello di una presenza imposta. Le piccole e grandi opere inutili promosse pervicacemente in nome di una razionalità generale che sta svelando sempre più la sua faziosità fatta di interessi particolari, opacità delle decisioni e violenza sulla natura. Il secondo è quello di un’assenza nascosta. La mancata messa in sicurezza del territorio e la mancata risposta ai bisogni sociali che scaturiscono dopo ogni disastro ambientale. Il collegamento è palese e orami evidente: la questione è come le risorse vengono spese, non si può delegare a pochi “specialisti”, è indecente che nella gerarchia del discorso del potere venga prima un supertreno (o una grande nave o un mega-gasdotto) della vita dei terremotati e di quelle degli abitanti della Terra dei fuochi. Il terzo è quello di una possibilità a venire. Ne abbiamo visto un assaggio venerdì scorso, durante lo Sciopero mondiale per il clima, pregno di ambivalenze che contegno in sé tanto una possibile radicalizzazione anti-sistemica quanto un recupero nell’alveo del capitalismo verde. La geografia a cui allude il corteo del 23 marzo è ancora tutta da esplorare, una necessaria sintesi incompiuta tra queste tre dimensioni. Dare potenza e connettere le lotte territoriali. Far uscire la situazione dei terremotati, delle vittime dei disastri ambientali e delle nocività dalla emergenzialità impolitica con cui vengono governati. Calare il tema della lotta al cambiamento climatico nella parzialità degli interessi che gli sono soggiacenti, intercettando una risposta generazionale sincera e ancora magmatica.

Imporre un ordine del discorso altro è la posta in gioco da guadagnare, la partita è ancora aperta, il 23 marzo proviamo a redistribuire un po’ di carte.

 

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