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Articoli filtrati per data: Monday, 11 Marzo 2019

In direzione del 23M – Marcia per il Clima e contro le Grandi Opere Inutili, abbiamo intervistato Laura, del movimento tedesco Ende Gelände, che da anni si batte contro una delle più grandi miniere di carbone a cielo aperto d'Europa. Laura è in Italia per una serie di iniziative in alcune città italiane 

Quando e perché è nato il movimento Ende Gelände ?

La prima azione di Ende Gelände avvenne nel 2015 nell'area circostante la miniera di lignite vicino alla foresta di Hambach, attualmente la più grande sorgente di anidride carbonica d'Europa, essendo quest'area da sola, responsabile del 2 % delle emissioni di tutta Europa [cioè di tutte le attività che vi si svolgono]. Ci dicemmo: è tempo di fermare tutto questo, di fermare il cambiamento climatico, noi stessi, con azioni di blocco di quelle infrastrutture.

Qual è la posizione cui siete giunti come Ende Gelände in relazioni agli Accordi per il clima di Parigi e gli altri procedimenti annunciati e/o intrapresi dalle istituzioni internazionali ?

Quando ci chiedemmo cosa potevamo fare durante il summit parigino sul clima, ben sapendo che lì stava succedendo qualcosa, ci siamo detti: non ci mobiliteremo per “chiedere” ai politici ma andremo direttamente alla miniera di lignite per mostrare loro e a tutti dove stanno i problemi e chiudere le centrali a carbone! Non avevamo molte speranze nella Conferenza di Parigi. Fu divertente vedere che essi parlavano della necessità di stare al di sotto del limite dell'1,5° celsius ma per noi erano già troppi perché pregiudicavano troppe vite e oggi, dopo 3 anni, vediamo che niente è successo e le emissioni continuano ad aumentare. Quindi noi continuiamo a lottare!

Molta gente inizia oggi a realizzare l'importanza del problema del cambiamento climatico ma nella maggior parte dei casi sentono la cosa lontana, nel senso di impotenti, di non poter contare... qual è la vostra risposta? Cosa possiamo fare, oggi?

Sicuramente ognuno di noi può fare molto nella sua vita quotidiana: cambiare il proprio modo di consumare; un buon modo di cominciare e usare di più la bicicletta, meno l'automobile, mangiare meno carne, … non prendere l'aereo ma su un piano generale, per fermare il cambiamento climatico, abbiamo bisogno di un cambio di sistema, che implichi dei limiti alle grandi industrie, perché processi singoli non possono fare molto, a meno di partecipare, con altri/e, alle azioni di Ende Gelände o altri gruppi simili di protesta, come i giovani che marciano con Friday4Future.

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Che tipo di iniziative porta avanti Ende Gelände ?

Si tratta di un movimento composito : ci sono gruppi che si occupano di giustizia climatica, gruppi di base, gruppi più legati alla sinistra radicale-antagonista, gruppi provenienti dal movimento anti-nucleare, che ci hanno fornito un certo sapere. Abbiamo anche gente che fa parte di Ong, anche se questa cosa è un po' ambigua perché non sappiamo bene quanto loro si sentano coinvolti nelle nostre pratiche e se intendono andare fino in fondo. Abbiamo un costante afflusso di nuova gente che vuole partecipare, questo dà molta forza, gente giovane ma anche anziana, perché la questione non “scalda” solo i giovani.

C'è continuità col vecchio ambientalismo o Ende Gelände è una cosa del tutta nuova ?

Non direi. Molti dei nostri metodi e pratiche – action-consensus, disobbedienza civile e gruppi di affinità – erano già patrimonio del movimento anti-nucleare. Alcune di queste persone fanno parte di EG ma ci sono anche molte nuove persone. Siamo una cosa nuova ma facciamo tesoro dell'importante tradizione anti-nuclearista.

Quali sono le prossime iniziative previste?

La prossima grande azione sarà alla fine di giugno perché proprio ora il governo tedesco sta emanando alcune leggi che prevedono l'uscita dal carbone ma per noi non sono buone notizie dal momento che prevedono quest'uscita per il 2038... ovviamente è troppo tardi. Quindi protesteremo a fine giugno per mostrare loro che è molto facile chiudere – immediatamente! – le miniere di carbone.

Lo slogan che lancia la manifestazione del 23M è #siamoancoraintempo: cos'hai da dire alle persone che marceranno quel giorno per le strade di Roma ?

È vero: abbiamo sempre ancora un po' di tempo perché col cambiamento climatico che va sempre peggio non è come il fare un progetto, costruire una cosa, per cui questa è fatta e basta, è un processo. 1,5 ° di aumento è un problema ma 2° è peggio, 3° peggio ancora... quindi dobbiamo iniziare e continuare a lottare e spero sarete in tanti a marciare per le strade di Roma il 23 marzo.

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Ancona, Corte d’Appello, processo per stupro. Due ragazzzi vengono assolti perché la violentata ha un'estetica mascolina, affermano le giudici. A questa sentenza in primo grado si sovrapporrà quella in Corte di Cassazione, il cui ricorso è stato accetto.

 

Ad Ancona la corte di tre donne assolve due ragazzi (uno stupratore e un palo) che hanno violentato una loro compagna di scuola serale con queste parole: “In definitiva, non è possibile escludere che sia stata proprio Nina a organizzare la nottata ‘goliardica’, trovando una scusa con la madre, bevendo al pari degli altri per poi iniziare a provocare Melendez (al quale la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo di ‘Vikingo’, con allusione a una personalità tutt’ altro che femminile, quanto piuttosto mascolina, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare) inducendolo ad avere rapporti sessuali per una sorta di sfida”.
Perché se sei bella forse non dovevi aspettarti di poter passare una serata senza commenti indesiderati o molestie o stupri; se sei una ragazza non canonicamente definibile bella allora non è possibile che ti molestino o stuprino, sei tu che hai organizzato il tuo stupro. La violenza sulle donne della società patriarcale è questa: istituzionale, giudiziaria che in tutto rispecchia e riproduce quella quotidiana, delle strade e delle case.

Non basta certo nascere con una vagina per voler cambiare il mondo. A volte aiuta, vista la valanga di violenza ulteriore che ti si abbatte addosso, ma certo non basta. Lo mostra questo caso, lo mostrano tanti altri. Rompere i ruoli sociali e di genere su cui la mentalità di ognuno è stata forgiata non è impresa di poco conto. Questa mentalità patriarcale predatoria e violenta viene riprodotta anche dalle donne, forse prima dalla donne, grazie alle quali questo ordine può reggere immutato. Confrontarsi con questa contraddizione è una delle sfide del movimento globale, come il riuscire a narrarla e comunicarla.
A pochi giorni dallo sciopero globale dell’8 marzo le ragioni della mobilitazione e della voglia di stravolgere l’ordine esistente si confermano alla lettura dei giornali. Delle donne che hanno invaso le strade di tutto il globo scioperando non c’è parola. Le uniche donne di cui si parla sono quelle troppo sexy per essere all’ottavo mese di gravidanza e mostrarlo su degli altissimi tacchi alla moda. Non sorprende, è parte dell’ordine che il movimento globale vuole distruggere. Di quest’ordine fa parte anche il neo-liberismo di cui tanto femminismo liberal è portatore. E di quest’ordine fa parte la giustizia fintamente egualitaria che condanna qualunque riproduzione differente dei ruoli sociali. Di quest’ordine fa parte la trasfigurazione della memoria che fa di Idro Montanelli uno dei più grandi giornalisti italiano non uno stupratore di bambine: “Aveva dodici anni... a dodici anni quelle lì [le africane] erano già donne. L’avevo comprata dal padre a Saganeiti assieme a un cavallo e a un fucile, tutto a 500 lire. Era un animaletto docile, io gli misi su un tucul (semplice edificio a pianta circolare con tetto conico solitamente di argilla e paglia) con dei polli. E poi ogni quindici giorni mi raggiungeva dovunque fossi assieme alle mogli degli altri ascari...arrivava anche questa mia moglie, con la cesta in testa, che mi portava la biancheria pulita” (intervista rilasciata a Enzo Biagi per la Rai nel 1982)”. Questo è stato Montanelli e il giornalista bianco, democratico e di sinistra che si appella alla contestualizzazione difendendolo è parte dell'ordine da buttare via. Siamo felici che un burrone ci separi già oggi.
Sta a chi quest’ordine solo per alcuni non lo vuole subire continuare a costruire i modi per ribaltarlo. E non sono quattro femministe a volerlo, sono milioni di persone in tutto il globo.

 

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A Roma arrivano delle sanzioni amministrative contro 15 persone per aver partecipato al corteo successivo allo Sgombero di Degage nell'agosto del 2015. Le sanzioni contestano il blocco stradale e rappresentano il tentativo politico di colpire gli attivisti che scendono in piazza. La natura amministrativa dei provvedimenti permette alle questure di intervenire direttamente sugli attivisti senza passare per condanne e processi. La campagna vivrà di iniziative di approfondimento e di sostegno economico nei prossimi mesi.

Riportiamo il comunicato dalla pagina Facebook "Il blocco stradale non può essere reato. Stralciamo le multe":

"Il Blocco Stradale NON può essere un reato. Stralciamo le multe!

In questi giorni 15 persone nella città di Roma sono state raggiunte da una sanzione amministrativa che le condanna a pagare un'ammenda di 2.600 euro a testa. Il motivo è aver partecipato ad una manifestazione nell’ agosto del 2015, svoltasi lungo le strade di San Lorenzo a seguito dello sgombero di “Degage”, studentato occupato in via Musa.
Degage, occupato nel 2013 e abitato da 35 studenti, era uno dei tanti stabili abbandonati da anni e successivamente recuperati per contrastare il caro affitti e promuovere l'allargamento del diritto allo studio, a molti spesso negato per assenza di fondi e strutture. Proprio da qui partì la mobilitazione degli studenti e delle studentesse della Sapienza, che costrinse l’ente regionale per il diritto allo studio, Laziodisu, a riaprire alloggi studenteschi precedentemente abbandonati, come ad esempio l’ala inutilizzata dello studentato di via Cesare De Lollis.
Lo sgombero, effettuato coattamente con l’utilizzo dei reparti celere della Polizia, venne denunciato con un corteo, partito proprio dallo stabile e giunto infine a San Lorenzo, intorno all’università per comunicare l’accaduto. Va ricordato che dietro lo sgombero si celavano diversi interessi, speculativi e di rendita, che vedevano coinvolti BNP Paribas, il costruttore Parnasi e la Provincia di Roma, a cui lo stabile era stato donato tempo addietro per essere adibito ad “uso sociale”. Quella stessa BNP Paribas che sta comprando interi quadranti della città come accade a Casal Bertone, quegli stessi costruttori che oggi stanno per costruire lo stadio della Roma. Gli interessi speculativi, si sa, vengono sempre prima del benessere sociale!
Oggi arrivano 15 multe per aver partecipato a quel corteo, con la motivazione che tale azione di protesta avrebbe bloccato la circolazione stradale. Circostanza alquanto curiosa, considerando il fatto che le forze dell’ordine, presenti in gran numero, non manifestarono apertamente la volontà di scongiurarlo, seguendolo e precedendolo invece con uomini e mezzi.
Il reato di blocco stradale, prima depenalizzato e adesso invece punibile con una pena dai 2 ai 6 anni di carcere grazie al Decreto Sicurezza, continua a configurarsi come una fattispecie volta a punire prevalentemente le lotte sociali, le proteste studentesche, gli scioperi e i picchetti dei lavoratori in lotta. Scendere a manifestare in strada è, spesso, l’unico modo di farsi sentire e di portare dei problemi all’attenzione del dibattito pubblico per chi non ha altre possibilità di far valere le proprie istanze. La libertà di manifestazione del pensiero, costituzionalmente presidiata, ci sembra assai lesa dall’uso strumentale e pienamente politico che viene fatto del reato di blocco stradale.
Nonostante il ricorso al Prefetto tutti i 15 multati sono stati condannati al pagamento di 2600 euro a testa - per un totale da versare di quasi 50 mila euro! - una cifra impensabile per chi si trova quasi sempre a lavorare a termine e sottopagato. Chiediamo a tutte e tutti – attiviste e attivisti, artist@ e musicist@ e tutta la società civile - solidarietà e sostegno, politico ed economico, nei prossimi mesi. Saranno organizzate iniziative musicali e dibattiti in città, affinché i ricorsi fatti vengano accettati e le multe stralciate. Questa vicenda colpisce pochi ma coinvolge tutte e tutti, inserendosi in una tendenza repressiva che ha visto negli ultimi anni un aumento dei fogli di via, dei divieti di dimora e di altri provvedimenti restrittivi della libertà personale a mezzo di provvedimenti amministrativi, come sta accadendo nei confronti di Madalina e dei numerosi avvisi orali e sorveglianze speciali sopraggiunte in questi mesi.
Pensiamo che non sia giusto gestire i problemi sociali attraverso l’uso di provvedimenti di questo tipo, facciamo sì che anche quest’ultimo attacco non diventi un precedente, non permettiamolo!"

#stralciamolemulte
#multaNONtipago

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