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Articoli filtrati per data: Tuesday, 19 Febbraio 2019

Nel giugno 2019 si terranno in Francia i Mondiali di calcio femminile. A questa edizione prenderà parte anche la nazionale italiana, a differenza di quella maschile che non si qualificò per i Mondiali 2018 in Russia. È semplice notare l'hype che si sta costruendo sull'appuntamento estivo. In televisione, in particolare su Sky che sta sempre più "spingendo il prodotto", viene dato sempre maggiore spazio sia alle partite che al dibattito su tutto ciò che gli ruota intorno. Anche la carta stampata sempre più dà spazio alle varie Bonansea, Gama, Girelli e via dicendo.

 

Si va nella direzione della parità dunque, almeno dal punto di vista della commercializzazione. Ovviamente non c'è da rallegrarsi della cosa. Il calcio-business non ci piace né al maschile né al femminile. Se non altro si potrebbe almeno sperare in un passo avanti dal punto di vista del rispetto per le donne che decidono di scegliere percorsi culturalmente identificati come maschili,. Quanto meno in paragone al tempo delle "quattro lesbiche che corrono dietro a un pallone", come definiva un collaboratore dello scorso presidente della Figc le giocatrici.

Eppure il mondo del calcio rimane profondamente sessista. Nemmeno l'evidente volontà di mettere a profitto il calcio femminile, creandoci intorno un redditizio mercato sembra infatti riuscire a sconfiggere o a mettere nell'angolo una mentalità diffusa, la quale riproduce uno stereotipo di genere e una gerarchia dei sessi all'interno di uno dei più importanti elementi culturali delle nostre società.

Lo scorso weekend ha prodotto molteplici eventi in questa direzione. In una trasmissione sempre più becera come Le Iene è andata in onda una doppia pagina vergognosa di maschilismo e di prevaricazione di genere. In un primo episodio, il calciatore del Napoli Insigne, già amante dei selfie con Salvini, è stato "vittima" di quello che è stato senza vergogna definito uno scherzo da parte della sua compagna e degli autori del programma. Scherzo che in realtà altro non è stato che una resa plastica di come uno dei simboli della città partenopea, dotato quindi di una enorme capacità di influenzare la società, viva di fatto la sua relazione in termini medievali.

Insigne, si scopre, impedisce alla moglie di poter utilizzare i social networks, ma non solo. Quando la compagna lo avverte che desidera fare un provino per un film, e nonostante la contrarietà del marito prova a impuntarsi nel volerlo fare lo stesso, Insigne si impone al grido di "decido io per te!" E non solo: per la "gelosia" le tira uno schiaffo e poi la manda a dormire sul divano. La perla sessista si conclude con la moglie che una volta finito lo scherzo bacia e abbraccia il marito, contenta di poter tornare al suo ruolo da sottomessa.

Un vero e proprio incubo, ma non è finita qui. In un altro grande momento di televisione la madre del talento della Roma Zaniolo veniva messa sotto scrutinio da un arrembante giornalista per le foto caricate sul suo profilo Instagram. Il tutto di fronte al giocatore, visibilmente infastidito, che veniva mostrato come in balia di una madre desiderosa di sfruttarne il successo. Il tutto a colpi di battute a doppio senso di serie Z.

Ancora: poche ore dopo andava in onda sulla Rai un ex campione del mondo del 1982, Fulvio Collovati, a blaterare che "ogni volta che una donna parla di tattica lo stomaco mi si stringe". Un punto di vista talmente ridicolo di fronte all'ormai ampio numero di giornaliste sportive, di tifose, di opinioniste, di allenatrici donne, che ha giustamente provocato una grande reazione sulle reti sociali. Ma che è riuscito a essere rivendicato dalla stessa moglie di Collovati. La quale, in un evidente dimostrazione di autosottomissione è riuscita a difendere il marito. Nonostante, e qui si vola alto, anche essa sia giornalista sportiva.

Il tutto accadeva mentre nel frattempo arrivava la notizia di un lancio di sassi nei confronti della macchina dove viaggiava insieme ai suoi figli Wanda Nara, agente di Mauro Icardi, giocatore dell'Inter. Il problema che evidentemente non va giù ai giornalisti maschi e sessisti di questo paese è che Wanda Nara è anche moglie di Icardi. I fatti avvengono dopo giorni di forti polemiche sull'operato e sugli atteggiamenti della donna, vivisezionati al microscopio quotidianamente. Anche questo caso si nota una evidente denigrazione sessista, giocata attraverso un doppio standard davvero inaccettabile.

Costruito sulla base della riproposizione dei peggiori insulti nei confronti di una donna per le sue modalità di utilizzare i social network e di mettere legittimamente in mostra il suo corpo, il doppio standard fa in modo che uno stesso comportamento messo in atto quotidianamente da decina di procuratori maschi, quello di strappare le migliori condizioni economiche per un suo giocatore, passi in secondo piano rispetto a quando a farlo è una donna. Questa infatti diventa immediatamente una sorta di arrivista sfruttatrice del marito che lavora.

Non stiamo appoggiando la corsa all'arricchimento o la schifezza del sistema dei procuratori, che riguarda uomini e donne del settore allo stesso modo. Ma ci limitiamo a dire che se a chiedere un aumento è un procuratore uomo, evidentemente è normale, anzi è un bomber. Mino Raiola è un bomber! Mentre se a farlo è una donna questa diventa senza dubbio alcuno una persona interessata a sfruttare i soldi del suo assistito, probabilmente circuito con la sua sessualità.

E sono solo alcuni casi di sessismo banale emersi in questo weekend. Potremmo andare avanti per ore. Purtroppo, la vicenda dello stupro di cui è accusato Cristiano Ronaldo non ha insegnato proprio niente, né è servita per un passo avanti del sistema mediatico e sportivo. Anzi, quanto successo è spia del modo in cui è stata trattata quella storia, e di come in generale è combattuta la "battaglia al sessismo" nel sistema calcio. Un approccio puramente ipocrita, che ha toccato il fondo con la ridicola immagine dei giocatori con la guancia rossa contro la violenza. Ovviamente senza affrontare la quotidiana riproduzione di discorsi e stereotipi sessisti nell'industria del pallone.

Un'ultima considerazione. Mentre si insultava questa o quell'altra donna legata al calcio, a Cuneo,in Lega Pro, andava in scena un umiliante 20 a 0 rifilato dalla squadra di casa ad una selezione di 8 minorenni della Pro Piacenza. Il motivo di questa farsa? La pro Piacenza non paga i suoi giocatori e ha schierato adolescenti per non essere esclusa dal campionato e radiata. Si tratta di una delle tantissime squadre che negli ultimi anni sono fallite o stanno per fallire per via di una politica sportiva fallimentare a tutti i livelli e per le manovre speculative di decine di presidenti impegnati solo a cercare di guadagnare qualcosa dal calcio. Spesso distruggendo storie gloriose di club, portandoli al fallimento, quando il gioco non vale più la candela o non ci si guadagna abbastanza. Ma il problema del calcio è evidentemente una donna che parla di tattica o che magari addirittura prova a giocare...

 

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Avrà tirato un sospiro di sollievo Di Maio. Anche questa volta il gioco di prestigio è riuscito, ha deciso la rete, l'etica è salva. Ma lo scricchiolio si sente sempre più forte e finisce che a forza di equilibrismi il tonfo è dietro l'angolo. 

Dopo la votazione su Rousseau, Salvini come al solito è l'unico che porta a casa il risultato. Non solo non verrà processato, ma in più ancora una volta ha umiliato l'alleato di governo. Non che scandalizzi il fatto in sé. Alla retorica grillina sulla legalità chi ha un po di sale in zucca ha sempre risposto che la legalità è un concetto relativo e soprattutto politico, che vale per chi sta in basso, mentre chi comanda è soggetto ad altre leggi. C’è forse rappresentazione più brutale della differenza fra la legalità vista con gli occhi dei 177 migranti sul ponte della Diciotti e la legalità vista dal ministro Salvini dagli scranni del senato? Com’era prevedibile il totem dello sciocco legalismo a 5 stelle va in frantumi ma non lo fa infrangendosi sulla barriera del giusto e sbagliato ma su banali questioni di real politik. Sì, l’onesta pentastellata è proprio come quella dei colleghi in parlamento. Anni di morboso giustizialismo messi nel cassetto per sperare di tirare a campare.

Ma la questione in fondo non è lì, visto che il quesito andava oltre la questione giuridica del processo, si trattava di promuovere o meno l'operato del governo, verificare tra gli iscritti se l'alleanza fosse ancora gradita e levarsi dall'impaccio di dover fare una scelta tra la fedeltà ai “valori originari” del MoVimento e l'abbraccio mortale con i leghisti. Persino Grillo aveva avvertito, il potere non logora ma mutila e stiracchia tutti sul giaciglio di Procuste. Che tormento. Visto in negativo, fuori da celebrazioni, il risultato non è poi così eccellente e ben lontano dalle percentuali bulgare a cui ci ha abituato la democrazia di MoVimento: il 41% della base dei cinque stelle ha votato contro il proprio governo, contro l'alleanza, per la fedeltà ai “valori originari”. Ha fatto lo sforzo di connettersi alla piattaforma Rousseau e votare nonostante i mille disagi per mandare un segnale, per quanto piccolo, di disaccordo rispetto alle scelte della dirigenza. D'altronde già da mesi si legge nelle pagine e sui gruppi frequentati dagli attivisti grillini "Salvini ci sta vampirizzando!", "Questa alleanza non ci porta nessun guadagno". E dopo le elezioni in Abruzzo la frustrazione cresce, tanto da far perdere ai populisti le frequenze del canale del popolo: "gli abruzzesi sono degli ingrati!" Triste quando si scopre che la politica è una questione di interessi e rapporti di forza!

Tutto indica un rapido e inesorabile declino. Nuove strette organizzative in vista delle europee, il farsi partito del movimento a poco serviranno, perché il vero e unico problema è la promessa tradita, la delusione di chi ci aveva sperato o di chi ancora ci spera, ma vede via via la strada per la normalizzazione, per l'addomesticamento dei barbari segnata. Ora anche sul TAV traballano per finire l'harakiri. Il lumicino acceso lo dovrebbe tenere il reddito di cittadinanza che da strumento per rivoluzionare il modello di sviluppo si è trasformato in poco più di una speranza di clientela. 

Una lezione di storia al solito senza studenti: non si può cambiare il sistema dall'interno senza diventarne un'ingranaggio! Però qualcosa scricchiola…

 

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