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Articoli filtrati per data: Thursday, 14 Febbraio 2019

Dopo quella di Torino, anche la Procura di Cagliari chiede la sorveglianza speciale per chi ha combattuto l'Isis: si tratta di Luisi Caria, combattente delle Unità di protezione del popolo curde che, per la sua partecipazione alla lotta contro lo Stato Islamico, lo scorso settembre era già finito nel mirino della Procura del capoluogo sardo in una grottesca operazione con l’accusa di associazione per finalità terroristiche.

Pubblichiamo il comunicato di Paolo, Eddi, Jak, Davide e Jacopo, per i quali il prossimo 25 marzo il tribunale di Torino sarà chiamato ad esprimersi sulla stessa richiesta.

Ancora un’assurda criminalizzazione per chi ha combattuto l’Isis

La Procura di Cagliari ha proposto la misura di prevenzione della Sorveglianza speciale per tre anni (con obbligo di dimora nel comune di residenza) per un combattente sardo, Luisi Caria, delle Unità di protezione del popolo curde che combattono contro l’Isis in Siria, le Ypg, perché considerato dalla polizia politica (“Digos”) di Nuoro “socialmente pericoloso”. Esprimiamo la nostra indignazione per questa iniziativa vergognosa. Essa intende limitare la libertà di una persona che ha protetto la popolazione siriana e quelle europee da una violenza inaudita, e rischia di macchiare la reputazione e la memoria di chi ha perso e perde la vita vestendo l’uniforme delle Ypg in quella terribile ma necessaria guerra.

L’iniziativa della Procura di Cagliari è un non-senso. Come si può considerare “socialmente pericoloso” chi ha rischiato la propria vita per contrapporsi all’Isis e ai suoi sanguinari “foreign fighters”? Non dovrebbero essere proprio i “foreign fighters” dell’Isis ad essere considerati socialmente pericolosi? Il Rojava (Kurdistan siriano) e la più ampia Federazione democratica della Siria del nord, per la quale noi e Luisi ci siamo battuti, sono lo scenario di una delle rivoluzioni più avanzate dell’epoca contemporanea, dove al centro di concreti e verificabili miglioramenti sociali, nelle zone liberate dal “califfato”, ci sono la libertà delle donne, l’uguaglianza economica, l’esercizio di una reale democrazia e la protezione delle minoranze religiose e linguistiche.

La procura del capoluogo sardo è l’unica in Italia ad aver ipotizzato, senza sprezzo del ridicolo, la natura “terroristica” dei curdi che combattono l’Isis, come degli internazionalisti che li aiutano. Questo nonostante l’Italia faccia parte della Coalizione internazionale contro l’Isis assieme alle Ypg, e che Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna supportino ogni giorno le Ypg in Siria con aviazione e truppe speciali. Per i magistrati cagliaritani lo stato italiano sarebbe complice di terroristi per il fatto di far parte di una Coalizione contro l’Isis. Soltanto Erdogan, su tutto il pianeta, condividerebbe le convinzioni della Procura di Cagliari. E non a caso la Procura di Torino, che inizialmente intendeva procedere allo stesso modo (emerge dagli atti in nostro possesso, letti in aula dai nostri legali) ha successivamente rinunciato. La stessa iniziativa della Procura di Cagliari si è ben presto arenata, e il divieto d’espatrio a Luisi è stato revocato. Ecco allora spuntare la richiesta di Sorveglianza speciale, prima a Torino e poi a Cagliari, con un accanimento che, senza alcuna ansia o vittimismo da parte nostra, appare vagamente ossessivo.

Misure di prevenzione come la Sorveglianza, infatti, hanno il vantaggio di non prevedere la necessità di accuse, né di reati: si tratta di misure di polizia applicabili senza processo, ereditate dall’epoca fascista. Ecco allora tanto a Cagliari quanto a Torino la polizia divenire protagonista in questa seconda fase, compilando i fascicoli proposti alle due procure per la Sorveglianza speciale. Dieci giorni dopo le perquisizioni della Digos di Cagliari e Nuoro nelle case di tre attivisti solidali con la resistenza dei curdi contro l’Isis, la Digos di Torino ha aperto a settembre il fascicolo contro di noi. A dicembre quella di Cagliari ha aperto un secondo fascicolo contro Luisi. Incipit della Procura di Torino, 3 gennaio: “Con annotazioni del 24 settembre e 13 novembre 2018 la Digos di Torino segnalava la pericolosità dei soggetti sopraindicati…”; Incipit della Procura di Cagliari, 8 gennaio: “Il presidente della sezione di Cagliari, letta la richiesta della Questura di Nuoro, pervenuta in data 14 dicembre 2018, con la quale si chiede che venga applicata nei confronti del Caria la misura di prevenzione della sorveglianza speciale…”.

Tutto questo è tanto più imbarazzante se si considera che a capo delle forze di polizia c’è un Ministro dell’Interno che si è distinto in passato per frasi particolarmente altisonanti nei confronti dell’Isis. Ora soprassiede alla criminalizzazione senza processo di coloro che l’Isis lo hanno combattuto sul campo, anziché dalle poltrone dei talk-show. Può aver colto nel segno una recente vignetta di Zerocalcare, secondo cui sbraitando sciocchezze contro “l’Islam” si fa carriera politica, mentre combattendo il jihadismo, al fianco di quei musulmani e di quei mediorientali che odiano l’Isis e vogliono esserci amici, si incappa nella gogna pubblica e si viene considerati un “pericolo sociale” per decreto di polizia. Forse la realtà incarnata dalla nostra esperienza non conviene a certe narrazioni propagandistiche?

Noi e Luisi non abbiamo nulla da temere da simili e goffi tentativi di stigmatizzazione di ciò che di più giusto è stato fatto in Siria in questi anni, né qualcosa da ritrattare. Abbiamo difeso uomini, donne e bambini da tagliagole e stupratori assassini. Questo noi e Luisi abbiamo fatto. Mandiamo un abbraccio a lui e alle persone inestimabili, italiane e non, che con i colori e l’uniforme delle Ypg continuano a battersi in queste ore per liberare i dintorni di Baghuz, ultimo scampolo di deserto siriano nelle grinfie dell’Isis.

Approfittiamo per mandare un pensiero al fotografo italiano Gabriele Micalizzi, rimasto ferito mentre documentava l’offensiva.

Jacopo Bindi
Davide Grasso
Fabrizio Maniero
Eddi Marcucci
Paolo Pachino

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Mercoledì è stata la settimana giornata di blocco e scioperi in tutta la Sardegna. Si moltiplicano le azioni di solidarietà da tutto il mondo.

 

 

Settimo giorno di sciopero in Sardegna. Sono state chiuse le attività commerciali, le scuole, i servizi e anche gli uffici comunali in decine e decine di paesi. C’è chi ha tenuto chiusa la propria attività nella mattina chi per tutta la giornata. Striscioni di solidarietà sono apparsi nelle case, nelle strade, nelle scuole di tutta l’isola e non solo. La solidarietà arriva da emigrati in tutto il mondo. In altre regioni altri pastori protestano versando il latte nelle piazze. La protesta è portata avanti da tutta la popolazione che in ogni modo la diffonde e ne prende parte.

Dei cortei partecipati da migliaia di studenteschi hanno invaso Cagliari e Sassari, “siamo tutti figli di pastori” basta con gli industriali che rubano la nostra dignità. Non solo nelle città ma in tutti i paesi ci sono stati cortei o manifestazioni in piazza a cui ha partecipato tutta la popolazione comprese le scuole. In alcune piazze si è trasformato il latte in formaggio che poi è stato regalato alla popolazione.

La SS131 è stata bloccata in entrambi i sensi di marcia. Migliaia di pastori hanno bloccato la statale all’ingresso di Lula. I camion sono stati fermati e perquisiti dalla popolazione: i prodotti a base di latticini distrutti. Nei camion contenenti carne è stata controllata la provenienza, ne sono stati trovati alcuni con doppia etichetta: una estera poi coperta da una italiana. È stata chiamata la USL e ci sono stati momenti di tensione con la celere che proteggeva i camion. Mentre agli allevatori sardi è impedito di riscuotere un giusto compenso per il proprio lavoro, il mercato viene drogato con carne d’importazione abbassando i prezzi per i produttori sardi.

Alcuni sindaci partecipano alla protesta ma la frattura con gli organi istituzionali, compresi gli organismi di rappresentanza e sindacali come la Coldiretti, continua a crescere. Il tavolo in Regione aggiornatosi oggi, a cui hanno partecipato gli industriali ma non i pastori, ha concluso che l’aumento del latte può arrivare a 65cent per litro. Un altro schiaffo. Fuori ad attendere il verdetto un nutrito presidio che ha aspettato una risposta, sapendo quale sarebbe stata. Da giorni le istituzioni regionali e il governo cercano una soluzione proponendo tavoli, posticipando, non sapendo dove sbattere la testa di fronte alla determinazione di una pretesa chiara: 1euro a litro di latte + iva.

I presidi continuano 24 ore su 24 a Thiesi, Marrubiu, Buddusò, Sanluri davanti agli stabilimenti degli industriali. Gli studenti hanno lanciato una nuova manifestazione a Cagliari. I pastori continueranno a bloccare i caseifici, le strade, la Sardegna. La guerra è aperta.

 

 

 

 

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