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Articoli filtrati per data: Saturday, 05 Ottobre 2019

Il Movimento di liberazione nazionale della Corsica ha posto fine alla lotta armata per la separazione della Corsica dalla Francia nel 2014 con l’intento di proseguire la lotta per la liberazione della Corsica in maniera pacifica.

Adesso dopo 5 anni dall’aver deposto le armi il Fronte di Liberazione Nazionale della Corsica (FLNC - Front de libération nationale corse) ha annunciato la sua riorganizzazione e la sua volontà di ritornare a lottare per il futuro della Corsica indipendente e del suo popolo.

In un video, il gruppo ha annunciato: "Noi corsi ci siamo riuniti per ricostruire l'FLNC".

Il movimento ha sottolineato il suo impegno per il manifesto di fondazione del 1976 e ha promesso che non avrebbe mai fatto del male alle persone in accordo con l'impegno storico della FLNC.

Riportiamo qui quanto dichiarato durante una conferenza stampa clandestina:

Divieto di acquisti immobiliari per non corsi, corsizzazione dei posti di lavoro, limitazione del turismo e dei supermercati, creazione di una compagnia marittima corsa, apprendimento obbligatorio della lingua corsa, atteggiamento nei confronti della maggioranza territoriale e delle altre forze politiche e “modalità di intervento” sono i nove punti chiave elencati nel comunicato “divieti e raccomandazioni” per “salvare il popolo corso” consegnato a Corse Matin .

Il gruppo dichiara che se necessario ricorrerà alla violenza per attuare questi divieti, descrivendo il loro ritorno e le loro future azioni come "l'unico modo per emancipare il popolo della Corsica".

I militanti del FLNC hanno concluso rilanciando un vecchio slogan "Vittoria o morte"

L'FLNC ha posto fine alla sua lotta armata e ha deposto le armi nel 2014 dopo 40 anni e più di 4.500 azioni. Il procuratore speciale francese, responsabile dei casi di terrorismo, ha ripreso l'indagine e si prepara nuovamente ad una lunga battaglia di demonizzazione della lotta rivoluzionaria e di liberazione dal colonialismo Francese.

 

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Il presidente ecuadoriano ha annunciato nella rete televisiva nazionale la misura che cerca di bloccare le proteste generate dalle sue riforme economiche.

Questo giovedì il presidente Lenín Moreno ha decretato in Ecuador lo stato d’emergenza, per contenere le proteste che sono scoppiate a seguito delle riforme economiche annunciate alla vigilia.

L’Ecuador si è svegliato con forti manifestazioni e uno sciopero nazionale dei trasporti per opporsi alle riforme economiche, che implicano l’eliminazione dei sussidi al consumo dei combustibili fossili e la liberalizzazione dei prezzi del diesel e della benzina.

“Allo scopo di garantire la sicurezza cittadina ed evitare il caos, ho disposto lo stato d’emergenza su scala nazionale”, ha dichiarato Moreno.

Con questa decisione, il governo può far uscire nelle strade i militari per evitare violenze. Moreno ha ribadito che c’è un’apertura al dialogo, ma che non permetterà il caos, perché i gruppi che creano atti di violenza sono perfettamente identificati giacché vogliono destabilizzare il governo.

Le misure sono definitive. Non ci sono le più minime possibilità di cambiare quelle misure relative a questo sussidio perverso che causava danni al paese. Non è possibile rimanere in questa distorsione che causava un serio deterioramento dell’economia nazionale, ha segnalato il presidente.

Moreno ha detto che è necessario mantenere questa decisione per controllare coloro che vogliono imporre il caos per ottenere qualcosa. “Questo tempo è già finito, dobbiamo abbandonare questo costume che è cercare di imporre criteri con atti vandalici”, ha dichiarato il presidente in una breve dichiarazione una volta che ha concluso il gabinetto con i ministri del regime.

Alle persone che lo criticano di non prendere decisioni, ha detto che questa potrebbe essere una impressione, ma ha spiegato che lui ha il coraggio di prendere decisioni di fronte ai problemi che affronta il paese che ama tanto. “Una cosa è essere prudenti e un’altra avere coraggio, e a me ne avanza per prendere delle decisioni riguardo a questo paese”, ha detto Moreno.

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Il decreto di Stato d’Emergenza ha 8 punti chiave

Il Governo ha reso pubblico il contenuto del Decreto Esecutivo 884, mediante il quale si dichiara lo Stato d’Emergenza in tutto il paese per i prossimi 60 giorni. La decisione è stata adottata come risposta allo sciopero di cui sono stati oggi protagonisti i settori del trasporto di fronte all’eliminazione dei sussidi alla benzina e al diesel.

Il documento firmato dal presidente Lenín Moreno ha otto punti chiave.

Principalmente, la sospensione della libertà di riunione e di associazione, la limitazione della libertà di transito e disporre i necessari sequestri per evitare violenze e controllare l’ordine pubblico.

I punti importanti:

Decretare lo Stato d’Emergenza in tutto il paese. Disporre la mobilitazione nazionale di organismi pubblici, Polizia Nazionale e Forze Armate per controllare l’ordine pubblico. Sospendere il diritto alla libertà di associazione e riunione, osservando principi di proporzionalità. Consiste nel limitare la formazione di riunioni in spazi pubblici durante le 24 ore del giorno. Limitare il diritto alla libertà di transito. Sono esclusi il trasporto statale e dei seguenti settori: sanità, rischi, emergenze, sicurezza e trasporto di polizia e militare. Disporre il ritiro o il sequestro a quelli secondo il diritto in caso di estrema necessità e secondo la Legge. Stabilire tutto il paese come zona di sicurezza. Il Ministero delle Finanze potrà destinare tutti i fondi necessari per sostenere l’Emergenza, meno quelli destinati alla sanità e all’educazione. Lo Stato d’Emergenza sarà in vigore per 60 giorni.

Gli ecuadoriani chiedono di abrogare quello che considerano un “brutto pacchetto economico”, che colpirà solo i più vulnerabili. Nonostante ciò, il ministro delle Finanze, Richard Martínez, ha scartato che si tornerà indietro su questa sua decisione “perché è la cosa giusta”, ed evita di continuare a favorire “le mafie che si portano via il denaro in Colombia e Perù”.

5 ottobre 2019

Resumen Latinoamericano

Traduzione di Comitato Carlos Fonseca

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