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Articoli filtrati per data: Wednesday, 30 Ottobre 2019

Haiti è sul punto di vivere la sua settima settimana consecutiva di proteste e paralisi totale delle attività, e continuano le mobilitazioni convocate dai principali sindacati dei maestri e dai dirigenti religiosi e, secondo un conteggio delle Nazioni Unite, almeno 30 persone sono morte nelle manifestazioni, 15 per mano della polizia.

Dal passato 16 settembre il paese è lo scenario di quotidiane mobilitazioni contro il suo presidente Moise, a causa della delicata situazione economica e della crisi politica che dal passato mese di marzo ha reso impossibile formare un Governo.

 

L’ultima massiccia concentrazione è avvenuta la scorsa domenica a Port-au-Prince, dove è stata portata a termine una affollata protesta, che in generale è stata pacifica, mentre vari manifestanti sono risultati feriti venendo accidentalmente travolti da un veicolo e una persona ha perso la vita per un proiettile sparato da un veicolo della polizia.

Alcuni dei convocanti erano artisti, tra i quali il rapper Izolan, del gruppo Barikad Crew, così come il dirigente religioso Mackenson Dorilas, chiamato Profeta Mackenson, per chiedere le dimissioni del presidente haitiano, Jovenel Moise, per la sua incapacità di governare e dirigere il paese.

In questa ultima massiccia giornata di protesta, inoltre, con la manifestazione sul punto di concludersi, i freni del veicolo del Profeta Mackenson non hanno funzionato a causa del combustibile che copriva la strada di Petion-ville, investendo così un gruppo di persone che sono state trasferite in un ospedale.

Questa domenica gruppi di Petrochallengers (attivisti) come Challengers Populaires, Nou Pap Konplis e Nou Pap Dòmi hanno marciato per chiedere le dimissioni del capo di stato con una mobilitazione nella quale molti partecipanti erano vestiti con magliette bianche e portavano piatti e cucchiai in mano mentre cantavano e ripetevano parole d’ordine.

Gli haitiani segnalano l’impossibilità di continuare a vivere nel modo in cui vivono, e anche se per anni il paese è stato preso in cicli di disfunzione politica ed economica, molti haitiani dicono che l’attuale crisi è peggiore di qualsiasi cosa abbiano sperimentato.

La vita che era già estremamente difficile, qui nel paese più povero dell’emisfero occidentale, lo è diventata ancor di più, la sfrenata corruzione e il malessere economico, hanno portato all’aumento dei prezzi, ad una disintegrazione dei servizi pubblici e ad una sconcertante sensazione di insicurezza e illegalità.

22 ottobre 2019

 

Dulce García

 

Claro y Directo Mx

 

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca: Dulce García, “Haití vive su sexta semana de protestas, han fallecido 30 manifestantes” pubblicato il 22/10/2019 in Claro y Directo Mx, su [https://www.cydnoticias.mx/2019/10/22/haiti-sexta-semana-de-protestas/?fbclid=IwAR2omN7LpkHxMpm2CWPtq5c1QQx_egIQJeg14tkw5IXfm1-1RI_sP2zoeAo] ultimo accesso 28-10-2019.

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Il patto giallo-marrone riproposto in Umbria, a pochi mesi di distanza dallo scandalo Sanitopoli era l'ennesimo tentativo di determinati settori di potere umbri di sopravvivere.
Ma l'esito era scontato.
Ad un sistema di potere para-mafioso , progressivamente e parzialmente si svilupperà un nuovo sistema di potere che segue le stesse logiche, ma con attori diversi. L'Umbria che ci è stata lasciata è una Regione impoverita e corrotta e continuerà ad esserlo.

Nella nostra Regione, nel 2018, si è registrato un esercito di 36000 disoccupati ( 27000 nella provincia di Perugia, 9000 nella provincia di Terni). Prima della crisi, nel 2007, si contavano complessivamente 18000 disoccupati (14000 a Perugia, 4000 nel ternano). I contratti a termini ed il precariato sono aumentati, insieme agli infortuni sul lavoro.


Di rosso, l'Umbria, non aveva niente da decenni.


I settori pubblici sono stati lottizzati ( dalla sanità all'Università), i servizi pubblici sono stati progressivamente esternalizzati con il conseguente abbassamento delle tutele lavorative dei suoi operatori (lo abbiamo ribadito nella nostra vertenza) e la creazione di sacche clientelari sempre maggiori. Il sistema Cooperativo è diventato uno dei principali attori di sfruttamento del lavoro, come dimostra il caso della Servizi Associati a Magione.
Noi da più di un anno ribadiamo che nessuno farà gli interessi dei settori emarginati delle città e dei paesi se non lo faremo noi direttamente e in forma autorganizzata. Nessuno ci regala niente. Soltando attraversando dal basso le contraddizioni di questo tessuto sociale sfibrato, riorganizzandolo centimetro su centimetro e unendo i lavoratori, gli sfruttati, i disoccupati e i precari sarà possibile perseguire un cambiamento durevole e reale. Per questo stiamo portando avanti una campagna di rivendicazioni locali, ma con un respiro nazionale attraverso la campagna #Vogliamotutto. È un lavoro quotidiano e snervante, ma nulla è semplice. Bisogna ricomporre la solidarietà tra gli ultimi e portare avanti delle proposte concrete, per elaborare una nostra agenda politica e rafforzarci. Noi siamo convinti di questa strada e continueremo in questa direzione con tenacia.

Da Operatori Sociali Autorganizzati Perugia

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