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Articoli filtrati per data: Saturday, 19 Ottobre 2019

Un'altra rivolta sul costo della vita: dopo Egitto e Iraq è la volta del Libano.

A scatenare le proteste sono state le nuove misure di austerity che ha promulgato il governo per appianare il debito ormai giunto al 150% del PIL. A fare particolare scalpore sono state le nuove tasse su beni di largo consumo tra cui il tabacco, il carburante (ricorda qualcosa?) e le telefonate via internet (una tassa di 20 cent al giorno sull'utilizzo delle chiamate via app).

Le proteste, che sono considerate le più grandi da diversi anni, sono partite giovedì e hanno visto migliaia di persone scendere in piazza in tutto il paese. Ci sono stati diversi scontri e la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Si parla di 2 morti e circa 60 feriti a causa della repressione poliziesca. Diverse strade sono state bloccate a Beirut e nelle regioni del Nord, Sud ed Est del Libano con barricate improvvisate fatte di pneumatici incendiati.

I media occidentali hanno dato risalto alle proteste con il solito sensazionalismo, parlando della "rivolta di WhatsApp", ma le ragioni che hanno spinto i manifestanti a scendere in piazza sono molto più profonde, di classe, ed indicano direttamente le responsabilità del governo di Saad Hariri nella crisi che vive il paese. La tassa sulle chiamate online infatti è stata subito ritirata, ma le proteste non hanno accennato a finire, anzi sono aumentate di intensità con scontri nella notte tra il 17 e il 18. Molte scuole, negozi e aziende sono rimasti chiusi. A risuonare anche in questo caso nelle piazze è lo slogan "il popolo vuole la caduta del regime". La trasversalità delle rivendicazioni che stanno attraversando i paesi arabi si rafforza e sarà interessante osservare se saprà trovare una sua generalità e una capacità di verticalità ben oltre la controparte dei governi locali.

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Continua e si massifica ancora la mobilitazione in Catalunya contro l'arresto dei leaders indipendentisti.

Ieri la giornata è stata segnata da un intenso sciopero generale molto partecipato e da diversi blocchi nel territorio catalano. Molte le strade e i binari dei treni occupati dai manifestanti, la frontiera con la Francia già in nottata era stata bloccata creando una lunga fila di auto e camion. Così come il porto di Tarragona e, quasi completamente, quello di Barcellona dove un immenso dispositivo di polizia ha impedito agli studenti di praticare l'occupazione prevista, ma lo sciopero di massa dei portuali della CGT ha interrotto comunque la gran parte dell'attività. All'aeroporto di El Prat circa 60 voli sono stati cancellati. I mercati generali hanno ridotto di molto l'attività non solo per la mancanza dei lavoratori, ma anche per la scelta di molte aziende di tenere chiuso.

Anche la SEAT di Martorell è rimasta chiusa e la catena di supermercati Bon Preu.

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Cinque cortei provenienti da tutta la Catalunya hanno invaso in mattinata Barcellona dopo due giorni di marcia. A questi cortei, organizzati da ANC (Assemblea Nazionale Catalana) e Omnium, due delle organizzazioni di opinione pubblica indipendentista, si è aggiunto un sesto convocato dai CDR (comitati di difesa della repubblica), che è partito di mattina presto da Castelldefels e che poco prima di pranzo ha raggiunto la capitale.

Il momento più significativo è stato però quello delle 17 in cui si sono riuniti tutti i cortei con gli studenti, i portuali e i sindacati. Oltre cinquecentomila persone, una vera marea umana che ha riempito le strade della città e che si è dovuta confrontare con le provocazioni dei fascisti, che sono scesi in corteo dal quartiere Sarria (zona dove risiedono molti ricchi e tradizionalmente di destra) che hanno tentato più volte di attaccare il corteo degli indipendentisti con la complicità dei Mossos che hanno lasciato fare, prontamente respinte dai manifestanti.

Gli scontri poi sono continuati, come nelle scorse sere, per tutta la notte con barricate ed incendi a cassonetti e auto. Numerosi sono stati gli arresti e i feriti.

La situazione è incandescente tanto da costringere l'autorità pubblica a decidere di rimandare la partita Barcellona - Real Madrid, prevista per il 26 ottobre, in concomitanza con un'altra grande manifestazione indipendentista e seguita da una unionista per la domenica. La partita probabilmente avrà luogo a dicembre. E' evidente che il processo di mobilitazione in Catalunya sta assumendo sempre più forza e che, come nelle scorse occasioni, i fascisti unionisti scendono in piazza come truppa di complemento dello stato spagnolo. Mentre la quarta elezione in quattro anni si approssima (sarà il 10 novembre), la questione Catalana è più di un grattacapo per il Psoe e Podemos, poiché, c'è da scommetterci, polarizzerà fortemente il voto.

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Continua la mobilitazione dei riders di Just Eat di Bologna, dopo la notizia del licenziamento di massa da parte della multinazionale del food delivery inglese.

Ieri sera corteo cittadino in bicicletta da parte di decine e decine di riders, con blocchi diffusi per il centro cittadino e per le strade della zona universitaria. Tra le vie interessate Ugo Bassi, Zamboni e San Vitale. Si tratta di un corteo che è stato anche sciopero, dato che durante la mobilitazione decine di ordini non sono stati consegnati creando disagi rilevanti per la piattaforma. Molti ristoranti hanno annullato il servizio di consegna.

 

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Le richieste dei riders sono molto chiare: quelli che de facto sono veri e propri licenziamenti non sono accettabili. Il regime del cottimo è una forma di sfruttamento medievale, con i lavoratori e le lavoratrici che devono essere prima possibile riassunti con un inquadramento dignitoso da lavoro subordinato. Non si tratta nè di un lavoro divertente nè di un lavoretto tappabuchi. Molti riders sono costretti a fare un grande numero di turni per arrivare a fine mese e questo va riconosciuto come forma di lavoro continuativa con i diritti che ne conseguono.

 

 

 

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Entro il 23 ottobre, giorno in cui scadrà il contratto con Foodpony, la cooperativa che ha finora fornito la manodopera a Just Eat, si vogliono risposte chiare dall'azienda. Per i prossimi giorni nuove mobilitazioni. 

 

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