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Articoli filtrati per data: Thursday, 17 Ottobre 2019

Lo stato turco ha lanciato un'offensiva militare per invadere il nord e l'est della Siria il 9 ottobre insieme ai suoi mercenari jihadisti alleati.

I combattenti delle Forze Democratiche Siriane (SDF) hanno creato una resistenza storica e gloriosa contro i tentativi di invasione che blocca lo l’esercito Turco.

Migliaia di truppe turche rimangono bloccate nei loro tentativi di avanzare nella regione nonostante il sostegno di numerosi caccia, carri armati, armi pesanti e artiglierie.

I combattenti della SDF continuano a infliggere colpi pesanti contro le forze di occupazione e a resistere nell'ottavo giorno dell'offensiva turca.

I giornalisti dell'ANF Ersin Çaksu e Ruken Cemal registrano la "Battaglia d'Onore" sulle loro telecamere mentre seguono gli sviluppi nella regione.

Il dirigente di TEV-DEM Aldar Xelîl ha dichiarato che sono state utilizzate armi vietate contenenti fosforo e napalm a Serêkaniyê durante gli attacchi dall’esercito turco.

Il dirigente del Movimento della società democratica(TEV-DEM) , Aldar Xelil, ha fornito informazioni a Sterk TV sulle ultime notizie provenienti da Serêkaniyê.

Aldar Xelîl ha affermato che le zone dove vivono civili sono state bombardate negli ultimi 8 giorni Serêkaniyê e ha evidenziato il rischio di massacri di civili.

I medici hanno ricoverato i feriti negli attacchi, afferma Aldar Xelil, stanno preparando i rapporti di analisi che, dichiara, confermano le affermazioni che la Turchia sta utilizzando armi vietate contenente fosforo e napalm.

A pagare il prezzo più alto è ancora la popolazione civile dei villaggi e delle città.

Aldar Xelil ha fatto appello all’opinione pubblica a vigilare e a protestare

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La giunta del IV Municipio vuole sgomberare il Casale Alba 2 del Parco di Aguzzano. Il 27 Ottobre si terrà una giornata di assemblea e di attività negli spazi del casale.

Roma - Non c'è pace per i cittadini di Ponte Mammolo e di Rebibbia per quanto riguarda le questioni del Parco di Aguzzano. La giunta cinquestelle del IV municipio ha avviato attraverso il Comune le procedure per richedere lo sgombero del Casale Alba 2. Nelle scorse settimane la giunta aveva proposto una delibera che avrebbe aperto alla speeculazione privata un altro stabile presente nel parco, il Casale Alba 1. Delibera che era stata bocciata grazie ai voti contrari dei consiglieri della stessa maggioranza cinquestelle. Le realtà sociali che attraversano gli spazi del Casale Alba 2 erano state protagoniste delle contestazioni contro la giunta municipale proprio in merito alla delibera. Riportiamo il comunicato scritto dalle attiviste e dagli attivisti del Casale Alba 2 che hanno lanciato una giornata di attività e di assemblea per il 27 Ottobre.

Nella giornata di martedì 15 ottobre siamo venuti a conoscenza dell’intenzione del Comune di Roma, su impulso del Municipio IV, di sgomberare e chiudere nuovamente il Casale Alba 2, nel Parco Regionale Urbano di Aguzzano, dopo quasi 7 anni di attività.

Il Casale Alba 2 dal 2012 è autogestito senza alcun finanziamento né scopo di lucro da un’assemblea di quartiere che, dopo decenni di abbandono, lo ha aperto alla collettività. Nasce dalla battaglia degli abitanti dei quartieri limitrofi contro un cambio di destinazione d’uso dell’immobile, che avrebbe indebolito i vincoli di tutela del parco, per la realizzazione di un Istituto di Custodia Attenuata per detenute Madri (ICAM). Il progetto nascondeva un fiume di cemento sul parco, che avrebbe dato il via allo smembramento dell’area protetta. Oggi questo casale è un luogo riempito da decine di laboratori, iniziative, attività gratuite e perfettamente coerenti con il Piano d’Assetto di Aguzzano. Alba 2 collabora con varie istituzioni, come l’Istituto Comprensivo Palombini, il Museo di Casal de' Pazzi, la Parrocchia di San Gelasio, la Biblioteca Fabrizio Giovenale, Centro anziani Ponte Mammolo - Rebibbia, l’Associazione A Roma, Insieme che si occupa di far uscire i piccoli con meno di 3 anni figli di madri detenute nel carcere di Rebibbia. Decine le collaborazioni anche con associazioni di tutela dei parchi, lavoratori, spazi sociali, gruppi scout, oltre a realtà che fanno cultura in periferia, come compagnie teatrali, artisti, gruppi musicali. Dall’impulso di Alba 2 sono nate diverse realtà importanti del quartiere, come il Comitato Mammut e l’ ASD Mammut Ponte Mammolo. Il Casale Alba 2 è stato promotore, in questi anni, di centinaia di iniziative dentro e fuori dalle sue mura, per la tutela di Aguzzano, dei suoi casali, per l’istituzione di spazi collettivi in quartiere come il playground al Parco Cicogna e il Campo Mammut. Da uno spazio vuoto è nata una casa della condivisione attraversata, negli anni, da migliaia di persone.

Alba 2, insieme a Iniziative Csoa La Torre, Insieme Per l'Aniene Onlus, Sentiero Verde - Federtrek è stato anche tra i principali propulsori del Forum per la Tutela del Parco di Aguzzano, coordinamento di realtà sociali, scuole, poli culturali, associazioni, comitati e abitanti dei quartieri Rebibbia, Ponte Mammolo e Casal dè Pazzi formatosi a febbraio del 2019 per opporsi ad un’altra speculazione sul parco, stavolta ai danni del Casale Alba 1. Alba 1 è divenuto oggetto di una delibera della Giunta del IV Municipio con la quale veniva messa in discussione la destinazione d’uso “socio-culturale” prevista dal Piano Attuativo del Parco. La delibera apriva la strada alla concessione del casale a imprenditori privati per la realizzazione di attività lucrative non coerenti con la natura dell’edificio e della Riserva in cui è inserito, che avrebbero indebolito, al pari del progetto ICAM sul Casale Alba 2, i vincoli di tutela del Parco. Una mobilitazione che ha generato iniziative pubbliche, proteste al Municipio, assemblee pubbliche, un corteo di oltre 1000 persone, la raccolta di quasi 2000 firme, l’elaborazione della proposta alternativa di un polo museale-didattico che coinvolgesse il Museo di Casal dè Pazzi e le scuole del territorio. Rispetto a questa grande partecipazione la Giunta Municipale si è dimostrata non solo colpevolmente sorda, ma ha più volte provato a intimidire chi protestava contro la delibera, soprattutto gli attivisti ed i frequentatori del Casale Alba 2.

Ora che la delibera sul Casale Alba 1 è stata bocciata in Consiglio Municipale dalla stessa maggioranza a 5 stelle, con tanto di riconsegna dell’immobile al Comune, il Municipio richiede lo sgombero dei locali del Casale Alba 2, provando a cancellare con un colpo di spugna, come al solito senza alcuna interlocuzione, 7 anni di storia e di attività, e condannando il Casale ad un sicuro destino di rovinoso decadimento come stava accadendo prima che fosse riaperto al quartiere. Una tempistica quantomeno sospetta, che ha il sapore di una vendetta trasversale nei confronti di chi si è opposto ad una speculazione, ha coinvolto un’intera comunità e da anni svolge un ruolo importante per il quartiere e la città. Un attacco che si inserisce a pieno dentro un quadro cittadino di offensiva contro gli spazi sociali, le occupazioni abitative, un intero tessuto sociale che per decenni ha sopperito alle mancanze delle istituzioni e costituisce un patrimonio dei quartieri romani.

Ci sembra assurdo. Ci sembra assurdo che in questa città si continui la strada delle intimidazioni e delle minacce, invece del dialogo, nei confronti di realtà come Alba 2 che sono una risorsa eccezionale nel vuoto di partecipazione cui siamo abituati, non certo un problema. Ci sembra assurdo che, dopo 7 anni di attività del quartiere per il quartiere, si voglia cancellare un’esperienza del genere. Ci sembra assurdo chiudere nuovamente un casale che era stato abbandonato per decenni. Ci sembra assurdo attaccare uno dei due casali, dei 5 presenti nel parco, che è aperto e svolge attività per il territorio. Ci sembra ancora più assurda la tempistica di questo attacco, dieci giorni dopo la bocciatura di una delibera che afferma la necessità di un percorso diverso per le decisioni su Aguzzano e testimonia l’incapacità politica della Giunta Municipale di costruire progetti idonei e condivisi per questo parco.

Difendere Aguzzano significa tutelarlo dalle speculazioni, ma anche sostenere le realtà che sono già attive e da cui si dovrebbe partire per una progettazione complessiva e partecipata delle attività da svolgere nel parco. La storia di questo parco, sin dalla sua istituzione, è storia della comunità che ha lottato con ogni mezzo necessario per difenderlo: dopo le battaglie di questi anni e degli ultimi mesi, è giunto ancora una volta il momento di mobilitarsi contro l’ennesimo sopruso.

Invitiamo dunque tutti gli abitanti, i frequentatori del parco e del Casale, le realtà sociali, i movimenti, i comitati, le associazioni del nostro quartiere e della città ad una giornata in sostegno del Casale Alba 2 domenica 27 ottobre a partire dalle 10, che culminerà con un’assemblea pubblica alle ore 15.

DIFENDIAMO AGUZZANO, DIFENDIAMO IL CASALE ALBA 2!

Programma della giornata di domenica 27 ottobre

-dalle 10 Open day - tutti i laboratori del Casale aperti!

-h.13 pranzo sociale (offre il Casale!)

-h.15 Assemblea pubblica

 

Forum per la Tutela del Parco di Aguzzano - Assemblea del Casale Alba Due

 

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ROMPERE GLI ARGINI DEL PATRIARCATO, TRAVOLGERE TUTTO!

Di fronte ai numerosi proclami di discontinuità, i fatti dicono che la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere e dei generi continuano ad agire a tutti i livelli della società. Stupri, femminicidi e aggressioni di ogni tipo contro le donne e le persone LGTBQIPA+ non solo crescono di intensità, ma spesso sono anche legittimati nel discorso pubblico e politico, che giustificano la violenza e colpevolizzano chi la subisce. Quello che è successo con la morte di Elisa a Piacenza e la riabilitazione del suo assassino sulla stampa è inaccettabile e stabilisce una volta di più la necessità e l’urgenza della nostra lotta femminista e transfemminista. In questi anni abbiamo avuto la capacità di modificare i termini del discorso sulla violenza maschile e di genere, la forza di mostrare che è una violenza sociale che deve essere combattuta globalmente. Questa battaglia non può fermarsi: per questo Non Una Di Meno chiama ancora una volta a raccolta tutte le energie che è stata capace di innescare e far esplodere in questi anni di mobilitazione contro la violenza patriarcale che uccide, opprime, impoverisce.

Il 19 e 20 Ottobre ci incontreremo a Napoli, una sfida importante che per la prima volta riunisce a Sud il nostro movimento. Sotto il Vesuvio portiamo una forza globale. Attraverso lo sciopero abbiamo costruito connessioni tra soggetti e terreni di iniziativa che lo sciopero “classico” lascia separati e incapaci di comunicare, dimostrando che è possibile organizzarsi e ribellarsi contro il silenzio e la violenza attraverso una grande potenza collettiva e intersezionale. Lo abbiamo detto a Torino e lo ribadiamo, lo sciopero è un processo che, partendo dalla sua dimensione transnazionale, è capace di innescare movimenti di soggettivazione espansivi, tessendo la ragnatela femminista e transfemminista sui territori e permettendoci di rifiutare tutti i giorni violenza, sfruttamento e oppressione. Anche a Napoli porteremo la capacità e l’ambizione di creare collegamenti attraverso una prospettiva femminista e transnazionale contro il patriarcato, il razzismo e lo sfruttamento neoliberale. A Napoli questa esperienza, a cui abbiamo dato il nome di agitazione permanente, dovrà ancora condensarsi nell’elaborazione e nell’agire collettivo di una nuova stagione di lotta.
Questa lotta dovrà continuare sotto il segno della piena autonomia del nostro movimento dalle istituzioni, da partiti e sindacati, senza zone d’ombra e ambivalenza. Lo ribadiamo alla luce di questo nuovo avvicendamento di forze governative perché non crediamo che la proclamata discontinuità con il precedente esecutivo sia all’altezza delle questioni strutturali e radicali che noi poniamo. L’unica vera discontinuità è quella che noi pretendiamo e pratichiamo lottando per una trasformazione radicale della società globale che si alimenta della violenza maschile e di genere.

Sappiamo di dover riconoscere alcuni cambiamenti: si è infatti chiusa la fase più spettacolarmente reazionaria della destra sovranista al governo e della sua guerra dichiarata contro le donne, le persone razzializzate e migranti, le persone LGTBQIPA+ e le loro lotte. Questo però non stabilisce un cambio di rotta: ciò che abbiamo davanti è il tentativo di utilizzare le tematiche femministe e di genere per verniciare di rosa politiche patriarcali, razziste e neoliberali. È vero che è stato messo da parte, anche se non ancora ritirato, il ddl Pillon, ma mentre si parla di attribuire alla prole il doppio cognome si prepara una riforma strutturale del diritto di famiglia che rischia ancora una volta di trasformare la libertà delle donne e delle persone LGTBQIPA+ in un terreno di negoziazione e scambio tra partiti che non siamo disposte ad accettare. Le Ong non sono costrette a restare in mare per giorni e giorni, ma le due leggi sicurezza patrocinate da Salvini sono ancora in vigore e nuove politiche di rimpatrio sono state decretate, con l’effetto di intensificare l’esposizione dei migranti e delle donne in particolare alla violenza e allo sfruttamento. La precarietà resta all’ordine del giorno, sostenuta dai continui proclami sui tagli ai costi del lavoro, mentre il reddito di cittadinanza non ha fatto che aggravare l’obbligo di accettare qualsiasi condizione di sfruttamento. A questa discontinuità non crederemo mai e non abbiamo alcuna intenzione di legittimare un uso strumentale delle nostre rivendicazioni.
Quello che accade in Italia è parte di un processo globale e globale è la risposta politica femminista e transfemminista. Le mobilitazioni in America Latina per la libertà di aborto, quelle in Nordafrica, in Palestina e in Arabia Saudita contro la violenza patriarcale sono il segno che la marea continua a crescere. Le mobilitazioni planetarie di Friday for Future mostrano che la scommessa femminista sullo sciopero è espansiva e capace di produrre un protagonismo di massa. Il 19 e 20 Ottobre a Napoli vogliamo perciò rilanciare un’iniziativa in cui la lotta contro la violenza maschile e di genere sia anche lotta contro il neoliberismo, il razzismo e contro la violenza ambientale. Sarà l’occasione per riarticolare nuove forme di autodeterminazione per un modello di vita non capitalista, libere dallo sfruttamento e dal colonialismo delle risorse, per rilanciare la difesa e la moltiplicazione degli spazi di iniziativa politica femminista e transfemminista e i percorsi di fuoriuscita dalla violenza, per discutere di come la violenza patriarcale e quella razzista riorganizzano il mercato del lavoro e in che modo intrecciare le lotte di donne, persone LGBTQIPA+, razzializzate e migranti per migliorare le condizioni di vita di tutte e tuttu, per andare oltre l’agitazione permanente, praticare discontinuità e alzare il livello della nostra iniziativa fino a inondare nuovamente le strade di Roma il 23 Novembre.Noi ripartiamo da Verona, dalla marea femminista e transfemminista che dopo lo sciopero dell’8 marzo ha inondato le strade con un corteo oceanico reagendo alla violenza del Word Congress of Families. Ripartiamo dalleriflessioni condivise a Torino nella nostra ultima assemblea nazionale, su cui abbiamo deciso di sedimentare il farsi collettivo delle nostre pratiche femministe. Ci muove l’esigenza di intensificare la comunicazione tra i nostri mille modi di praticare il femminismo e il transfemminismo, agitazione permanente, sciopero sui singoli territori, e che Napoli offra l’occasione per creare una maggiore aderenza, contaminare e disseminare i territori e modulare le nostre pratiche di trasformazione della società. Vogliamo decidere insieme cosa rilanciare, in quali direzioni e con quali obiettivi muoverci per rendere ancora più temibile la marea femminista.

Strettamente connessi tra loro e che rappresentano la sfida altissima con cui non possiamo non confrontarci, vogliamo ragionare sulle pratiche possibili da mettere in campo e su quelle già in sperimentazione:

➡ Libere/u dalla violenza ambientale: ecologia e transfemminismo

➡ Pratiche di autodifesa transfemminista e autonomia del movimento

➡ Sguardi intersezionali, strumenti e pratiche collettive transfemministe di lotta e di mutualismo.

➡ Analisi di fase plenaria del movimento e del contesto attuale

➡ Organizzazione verso la marea del 23 Novembre

Saranno questi i punti su cui ci vogliamo confrontare per rompere gli argini del patriarcato e travolgere tutto!

La rivoluzione sarà transfemminista o non sarà.
Ancora e sempre saremo marea!
Vi aspettiamo a Napoli!
Non Una di Meno.
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➡ Per iscriverti, chiedere ospitalità e segnalare eventuali esigenze compila questo format:https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSc2lW4vxTBHnYVPJQ2nCvgOwXCMknMqx463SQQvHIDOsR5xfQ/viewform?fbclid=IwAR2k4_zk8_uZVf--Z4hmql5FhB-bWVIqnFgJ9qlBYXN0nSUqQhtCzLOXFmAPROGRAMMA:
?MATTINA 19 Ottobre (10.00-14.00)
- 09.30 ACCOGLIENZA
- 10.30-11.00 LANCIO TRACCE
- 11.00-13.00 DIVISIONE IN GRUPPI
- 13.00-14.00 REPORT dei vari gruppi E RESTITUZIONE IN PLENARIA ?- 14.00-14.30 PRANZO ?POMERIGGIO 19 OTTOBRE (14.30-19.00)
14.30- 18.00 Analisi di fase plenaria del movimento e del contesto attuale:
18.00- 19.00 GRUPPI DI AFFINITÀ (SPAZIO LIBERO E AUTOGESTITO DI DISCUSSIONE).
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19.00- 00.30 APERITIVO + PERFORMANCES + MUSICA
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? H.20.00 MARINA SENESI in DOPPIO TAGLIO
?H.20.30 NINÌ- CONFINI
?H. 21.00 GIORGIA FRISARDI in LUCIDA RABBIA
?H.22.00 SIS ISABELLA (NIGERIAN&AFRO MUSIC DJ SET)
?H.22.30 PLAYGIRLS FROM CARACAS (DJ SET)
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MATTINA 20 Ottobre (10.00-15.30)
10.00-13.00 Assemblea plenaria su forme di organizzazione verso e oltre il 23N.
13.00- 13.30 PRANZO
13.30-15.30 Report finale dei vari tavoli e delle due plenarie.
Proposte e Chiusura. Ci vediamo a Napoli! Ancora e sempre saremo marea!#VERSOIL23NOVEMBRE
#AGITAZIONEPERMANENTE

Incontriamoci a Napoli, sabato 19 e domenica 20 ottobre 2019
per l'assemblea nazionale di Non Una di Meno
presso l'Asilo in Vico G. Maffei, 4 (Decumani- Centro Storico).

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in TARGET

L’atteso incontro tra il premier Conte e il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli, con la multinazionale americana Whirpool, si è concluso con la decisione dell’azienda di chiudere lo stabilimento Napoletano. Un tavolo in cui si è palesata in maniera evidente l’inutilità del governo.

Un anno fa, a ottobre 2018, era stato raggiunto l'accordo sul piano industriale 2019-2021, sottoscritto dal ministro Luigi Di Maio, azienda e sindacati. Il piano prevedeva un investimento per il triennio successivo, di 250 milioni, nelle unità produttive italiane, con il trasferimento nello stabilimento di Comunanza della produzione di lavatrici dalla Polonia, e la salvaguardia dei lavoratori in esubero. Inclusa nell’accordo la cassa integrazione straordinaria, che il governo si era impegnato ad accompagnare fino al 31 dicembre 2020. Il piano non è stato rispettato e, a neanche un anno dall’accordo, il 28 settembre scorso l’annuncio della cessione di ramo d’azienda ad una misteriosa società svizzera. I lavoratori e le lavoratrici dello stabilimento sanno benissimo che si tratta di un’operazione che preannuncia la chiusura definitiva della filiale ed il licenziamento collettivo. Per questo hanno immediatamente bloccato l’autostrada. Subito la mediazione di sindacati e governo che ottengono un icontro per il 16 ottobre, conclusosi appunto con l’annuncio della chiusura dello stabilimento di Napoli dal 1° novembre, vista, come dice l’azienda, la “mancata disponibilità” del governo a discutere della cessione alla Prs. Dopo la notizia, lavoratrici e lavoratori sono usciti dallo stabilimento e si sono nuovamente diretti verso l’autostrada Napoli-Salerno, bloccando il traffico in entrambi i sensi di marcia, annunciando lo stato di agitazione in tutte le fabbriche del gruppo. Gli operai hanno inoltre affermato che sono disposti ad occupare la fabbrica se non si presenteranno in fretta delle soluzioni.

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Azione questa mattina all'aeroporto Marconi di Bologna. Decine e decine di persone appartenenti ai centri sociali, ai collettivi studenteschi, alle reti transfemministe, alle associazioni internazionaliste della città hanno bloccato i gate della compagnia di bandiera turca, la Turkish Airlines. Voli con destinazione Istanbul sono stati rallentati mentre si comunicava la necessità di continuare a stare al fianco di chi cobatte in Rojava contro l'incasione turca. Prossima iniziativa di mobilitazione su quanto avviene nella Sira del Nord-Est sarà sabato 19 ottobre, ore 15, piazza XX Settembre. Di seguito il comunicato sull'azione delle realtà partecipanti:

Da ormai una settimana la Turchia ha dichiarato guerra alla Siria del nord e dell'est. Davanti agli occhi del mondo, Erdogan sta invadendo e bombardando l'esperienza confederale del Rojava. Le notizie che ci arrivano dal fronte testimoniano la brutalità di questo attacco: le morti dei civili già non si contano ed è di qualche giorno fa la notizia dell'esecuzione dell'attivista femminista Harvin Khalaf, stuprata e uccisa barbaramente dai miliziani armati dalla Turchia.

Non è un caso che questi siano i mezzi con cui si combatte questa guerra. Quello che la Turchia vuole ottenere, infatti, non è soltanto l'annessione del Rojava ai propri confini, ma la distruzione di un simbolo e di una pratica di resistenza, la riduzione al silenzio delle donne e degli uomini che vivono e lottano in quelle terre. L'annientamento di chi negli ultimi anni è stato in prima linea militarmente contro l'Isis, difendendo la libertà di tutte e tutti; di chi ha immaginato e creato una società diversa.

Rojava non significa soltanto resistenza al terrorismo e all'oppressione, ma soprattutto rivoluzione femminista e ambientalista, liberazione dall'oppressione capitalista e patriarcale. Questa lotta non è una lotta locale, bensì globale, perché ha messo al centro un processo di autodeterminazione, di autodifesa e di costruzione di una realtà che mette in discussione l'esistente, in Rojava e ovunque. Per questa ragione fa paura e, anche per questa ragione, si trova oggi abbandonata di fronte all'attacco turco. Un'invasione resa possibile dalla complicità americana e dall'indifferenza europea e mondiale. La cosiddetta comunità internazionale, oggi, difende la dittatura, il terrore e la violenza e abbandona chi lotta per la liberazione di tutte e tutti.

Esemplare il caso italiano, dove si dichiara la sospensione del rifornimento d'armi alla Turchia, nonostante i finanziamenti siano già stati stanziati fino a fine dicembre. Dove, a parole, sono tutti vicini al popolo curdo, ma nei fatti si censurano le pagine che riportano notizie dalla Rojava e persino le foto dei cortei di solidarietà.

A ridurre alla più totale inettitudine l'Europa basta la minaccia di Erdogan di aprire le frontiere al passaggio delle e dei migranti. Una paralisi complice, perché frutto di quegli interessi e compromessi politici che giocano costantemente sulla dignità delle persone, sulla loro libertà di movimento, sulla loro vita.

Contro tutto questo la scorsa settimana in moltissime città d'Italia, come a Bologna, ci sono state manifestazioni e cortei: il mondo è esploso in un grido di solidarietà, anche nella Turchia di Erdogan dove le mobilitazioni delle compagne e dei compagni sono state però represse con violenza.

Come ci insegnano dal Rojava la solidarietà è un'arma e in questo momento più che mai vogliamo utilizzarla per chiedere la fine di questa guerra, la fine di ogni accordo politico-economico con la Turchia. La rabbia delle combattenti e dei combattenti della Siria del Nord e dell'Est ci impone di schierarci dalla loro parte, di mostrare al mondo che siamo schierati dalla parte della Rojava, della libertà e della rivoluzione femminista, che siamo ostinatamente dalla parte delle e dei profughi che scappano dall'orrore e di tutte le e i migranti che continuano la loro lotta attraversando i confini."jin jiyan azadi"!

Per questa ragione siamo qua per condannare ogni accordo tra l'unione Europea e Turchia e stiamo bloccando il volo di Turkish Airlines.

 

Rete Jin, Non Una Di Meno, Vag61, Laboratorio Crash, Collettivo Universitario Autonomo, Circolo anarchico Berneri, Làbas, Tpo, Xm24, Coordinamento migranti, Connessioni Precarie

 

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