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Articoli filtrati per data: Wednesday, 16 Gennaio 2019

Dieci giorni fa iniziava a Catania l’occupazione del liceo “Boggio Lera”. Centinaia di studenti e studentesse hanno partecipato e attraversato i giorni di autorganizzazione della scuola. Una protesta che ha evidentemente preoccupato le autorità decise a stroncare con l’intimidazione l’iniziativa studentesca. D’altra parte se il governo auspica una scuola dell’ordine fatta di grembiuli e sceriffi serviranno pure delle guardie solerti. Ma la situazione può sempre sfuggire loro di mano...

Forse i momenti di decisionalità dal basso, di presa di responsabilità collettiva per uno scopo comune di socialità slegata da quello che è diventata la scuola-lavoro (altro che alternanza!) hanno fatto paura alla controparte. Ai vari Salvini, Di Maio, ma anche ai vari Renzi e Berlusconi, la resilienza storica espressa da una generazione bistrattata da chiunque può sicuramente fare paura. A qualcuno quindi questa occupazione non è andata a genio. Non si capisce, se no, perché nonostante un accordo con la dirigenza per concludere l’occupazione e un incontro fissato con il Prefetto, la Digos sia voluta intervenire in forze nella tarda serata di ieri, sfondando la porta, a suon di minacce fisiche e verbali sugli studenti e le studentesse del liceo.

In risposta a questo intervento oltre 200 studenti organizzati, questa mattina, si sono radunati ai cancelli della scuola, hanno occupato prima l’ingresso e poi organizzato un blocco stradale per dare una risposta dura all’abuso perpetrato dalla polizia. Sono state raccolte transenne e oggetti vari e il blocco, sempre più numeroso, ha resistito dalle 9:00 fino alle 10.00 ed a diversi tentativi di sciogliere il presidio da parte della Digos, che hanno visto gli studenti e le studentesse rispondere con determinazione.

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Ne è seguito un corteo spontaneo nel quartiere popolare in cui è inserita la scuola, che ha prima raggiunto la sede succursale “Grassi”, incitando ad un’assemblea e gridando cori contro la repressione, poi si è diretto verso la vicina scuola “Spedalieri” per sostenere i compagni che nei giorni scorsi hanno subito anche loro episodi di repressione. Il blocco iniziale ed il corteo spontaneo hanno decisamente mandato in tilt il traffico cittadino, e messo in crisi la viabilità in città, oltre che l’apparato di polizia. Il corteo si è infine concluso solo quando gli studenti, rientrati a scuola, hanno fatto un’assemblea di bilancio dei giorni passati e rilancio di nuove lotte.

Alla faccia dei discorsi sommari, dei politicanti che dicono che i giovani dovrebbero impegnarsi di più per ottenere successo nella vita- ed un lavoro, quindi! - , alle parole di chi dice che questa è una generazione di inetti, che fa bene a emigrare; alla faccia di chi attribuisce indifferenza e mancanza di valori ai giovani d’oggi; alla faccia di chi sta molto sui social e poco nei rapporti di forza della società, degli indignati e dei malati di post su facebook sostenitori di una sorta di “post-democrazia” che oggi racchiude un certo mondo istituzionale. Oggi un piccolo pezzo di generazione, ha saputo non chinare la testa e imporsi tanto alle istituzioni scolastiche quanto all’apparato repressivo per continuare la propria protesta impedendo che altri decidessero sul suo conto con la prepotenza poliziesca.

 

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di GIPI

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A dispetto della strategia di facciata del governo socialista di Sanchez, apparentemente volta al dialogo, lo scontro tra Stato spagnolo e l’insubordinazione catalana prosegue con durezza. Questa mattina una nuova operazione repressiva ha colpito 11 militanti e attivisti catalani per le proteste dell’anniversario del referendum pro indipendenza del primo ottobre.

La polizia spagnola aggredisce le forze attive nelle mobilitazioni popolari che lasciano aperto il lungo processo indipendentista, in un contesto particolarmente delicato per l’imminenza delle udienze del maxiprocesso per i prigionieri politici catalani accusati di sedizione. In nove rischiano una condanna a 25 anni di carcere per aver organizzato il referendum del primo ottobre 2017.

La mossa di Sanchez, più accorta del muro contro muro politico voluto da Rajoy, punta a un riconoscimento del conflitto politico catalano, scommettendo però su una frammentazione del fronte indipendentista su un dialogo che riconduca a un’assoggettamento integrale al comando di Madrid. A una linea politica meno oltranzista non fa seguito un ammorbidimento dell’iniziativa repressiva che, al contrario, si intensifica soprattutto per la solerzia dei settori dello Stato spagnolo più accaniti nei confronti nel processo catalanista.

L’operazione di stamani infatti è stata condotta dalla forze di sicurezza della polizia spagnola, senza un mandato del tribunale, specificano fonti della CUP, benché la polizia nazionale abbia affermato il contrario. Tra gli altri questa mattina sono stati arrestati di due noti sindaci esponenti della CUP della zona di Girona, Ignasi Sabater di Verges e Dani Cornellà di Celrà. “Il tribunale superiore di giustizia della Catalogna – dichiara la CUP - ha affermato che non ci sono mandati di arresto e che l'operazione è iniziativa della brigata di investigazione della polizia nazionale spagnola. Dunque questa operazione si è svolta senza alcun preavviso o citazione a giudizio degli arrestati”.

Secondo fonti dirette si afferma che gli avvocati al momento non hanno ancora potuto parlare con gli arrestati e quando si sono presentati al commissariato e si sono rivolti in catalano alla polizia gli è stato risposto che non sarebbero stati fatti entrare finché non avessero parlato in castigliano. Sono stati infine fatti entrare alle 11,30, più di tre ore dopo gli arresti. Pare inoltre che uno dei membri della brigata di investigazione della polizia nazionale che sta realizzando gli arresti sia l'aggressore di Jordi Borrás, fotogiornalista impegnato principalmente nel denunciare l'estrema destra.

“Senza garanzie processuali né democratiche qualunque processo contro il movimento di difesa del diritto di autodeterminazione va impugnato e denunciato – afferma ancora la CUP. Questa sarà una delle priorità politiche della CUP e della sinistra indipendentista.
Di fronte a questa situazione accusiamo lo Stato di autoritarismo e demofobia. È lo Stato spagnolo che dobbiamo giudicare, sono lo Stato spagnolo e le sue istituzioni a non permettere una soluzione democratica al conflitto. Convocheremo mobilitazioni con altre organizzazioni politiche, sociali e sindacali. Lanciamo un appello alla solidarietà perché questa violazione dei diritti ci colpisce tutt*”.

 

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