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Articoli filtrati per data: Tuesday, 15 Gennaio 2019

Lunedì decine di migliaia di insegnanti hanno attraversato le strade di Los Angeles sotto la pioggia. La mobilitazione è continuata anche martedì.

 

 

Los Angeles, secondo distretto scolastico degli Stati Uniti, con 600mila studenti, è rimasto bloccato per lo sciopero che ha coinvolto le docenti. I motivi dello sciopero: classi meno affollate e più risorse per gli studenti, aumenti salariali, un'infermeria finanziata integralmente, psicologi e librerie. In strada sotto la pioggia torrenziale 30mila docenti dei diversi gradi di istruzione che rivendicavano esplicitamente di essere lì per i proprio studenti e per combattere contro la privatizzazione della propria professione e il definanziamento delle scuole pubbliche. La solidarietà dei genitori e della cittadinanza è stata grandissima ma il distretto scolastico afferma di non poter sostenere economicamente le richieste, è durata mesi la contrattazione che ha portato a questo sciopero. È il primo delle maestre dal 1989 a Los Angeles, arriva dopo una lunga serie di scioperi negli altri paesi americani.

 

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Tratto da Lamericalatina

Oltre ad altre illegalità, il presidente ha calpestato la legge sulla concessione dell’asilo politico che lui stesso aveva regolamentato

Alla luce delle novità sul Caso Battisti vi proponiamo la traduzione in italiano di un articolo di Laura Capriglione, apparso sul sito brasiliano Jornalistas Livres. Ci sembra interessante perché, fuori dalla retorica istituzionale e mediatica a 360 gradi (da Matteo Salvini a Laura Boldrini) che sta facendo a gara nel massacro mediatico dell’ex militante dei PAC, e fuori dalle importantissime poche voci isolate che ne denunciano la persecuzione politica, mette in evidenza elementi importanti sulla putrefazione etica e politica della sinistra latinoamericana o per lo meno di una delle sue varianti più emblematiche, che per anni è stato presa a modello in tutto il mondo, Italia compresa: il governo del presidente boliviano Evo Morales.

Evo Morales ha consegnato Cesare Battisti come un trofeo per l’estrema destra italiana e brasiliana, rappresentate da Matteo Salvini, vice-premier italiano, e Jair Bolsonaro, fingendo di non sapere nulla della richiesta di asilo che il militante e scrittore aveva fatto per essere riconosciuto come rifugiato politico il 18 dicembre scorso, e che il Ministro degli Esteri boliviano aveva timbrato come “ricevuta” alle 12:35 del 21 di dicembre.

Evo Morales si è opposto alla linea dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che garantisce ai richiedenti asilo la protezione contro l’estradizione durante tutto il periodo di riconoscimento della condizione di rifugiato (come stabiliscono l’articolo 33 della Convenzione del 1951 e il diritto internazionale consuetudinario). Cioè, la Bolivia di Evo Morales non potrebbe estradare un richiedente asilo (Cesare Battisti) al suo paese di origine fintanto che la sua richiesta di riconoscimento della condizione di rifugiato non fosse ancora stata considerata, incluso nel periodo del ricorso in appello.

Evo Morales ha smentito Evo Morales stesso il quale, nel Palazzo di Governo della città di La Paz, il 19 dicembre del 2012, aveva firmato la Legge numero 251 riguardo alla protezione di persone rifugiate e il Decreto Supremo numero 1440.

Tutto ciò è ancora più grave perché la cattura di Cesare Battisti è avvenuta quando questi aveva già consegnato la sua vita e la sua libertà nelle mani delle autorità boliviane, alle quali aveva formito il suo indirizzo, e si era perfino reso disposto a un incontro con “luogo, data e ora” da stabilirsi. Legalmente e moralmente, le autorità boliviane si erano rese responsabili per la sua vita e la sua libertà fino al giudizio finale della richiesta della condizione di rifugiato. Sono, pertanto, responsabili anche per la sua attuale incarcerazione!

Fidel Castro diceva che “un rivoluzionario può perdere tutto: la famiglia, la libertà, incluso la vita. Ma non può perdere la morale”. Evo Morales versione 2018-19 ha già dato segnali preoccupanti sulla sua morale, quando è venuto in Brasile per l’investitura presidenziale di Jair Bolsonaro l’1 gennaio, trattandolo da “fratello” pur sapendo l’odio mortale che il presidente brasiliano nutre per gli indigeni, per i militanti del PT e per Lula. Consegnare Cesare Battisti, a dispetto di tutto, rappresenta forse il culmine del tradimento alla propria storia di primo indigeno presidente in America latina dai tempi del messicano Benito Juarez nel 1872. Si tratta dell’ennesima tragedia per la sinistra latinoamericana.

Per articoli critici e indipendenti sulla vicenda di Cesare Battisti, suggeriamo questo di Valerio Evangelisti, questo dei Wu Ming, e questa intervista fatta qualche anno fa da Fabrizio Lorusso a Battisti. In portoghese una critica della sinistra boliviana a Evo Morales LINK – In spagnolo di Pablo Stefanato su Rebelíon “Il regalo di Evo a Salvini…e al “fratello” Bolsonaro” – In italiano “Le nuove mostrine” di Giuliano Santoro.

 

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Pawel Adamowicz, sindaco di Danzica, è stato assassinato la scorsa domenica. Il tutto è accaduto durante un incontro di beneficenza in corso nella città portuale del nord dello stato. L'omicidio è stato collegato da alcuni dei principali giornali polacchi al clima politico del paese, dove ha sempre più consenso l'opzione sovranista e nazionalista, in particolare nelle aree rurali.

Sebbene Adamowicz non fosse certo "uno dei nostri", anzi era ben noto per le sue idee liberali e per il suo passato nel sindacato Solidarnosc, la sua morte segnala questa crescente tensione nel paese. Adamowicz aveva infatti dichiarato Danzica città aperta per i migranti e si era espresso più volte a favore dei diritti della popolazione LGBT. Con buona pace dei difensori della libertà di opinione, che darebbero la vita per fare esprimere le peggiori nefandezze xenofobe, Adamowicz è stato assassinato a causa di queste sue posizioni.

Il governo della Polonia è uno di quelli che, insieme all'Ungheria, più ha chiuso ai movimenti migratori e più ha cercato di ridefinire i poteri tra Unione Europea e stati membri in favore di questi ultimi, in particolare rispetto alla difesa dei confini. Una posizione quindi non giocata come critica all'impianto neoliberista della Ue, ma finalizzata solo a guadagnarne dove possibile. Nonché a costruire una finta opposizione con Bruxelles in chiave identitaria e nazionalista.

Varsavia ha infatti beneficiato tantissimo negli ultimi anni dei trasferimenti europei per sviluppare la sua economia. Caratterizzata dall'accoglienza delle imprese delocalizzate dall'Europa occidentale, da un modello di bassi salari e da alto tasso di sfruttamento, anche nei confronti dei migranti tanto odiati. E che quindi vanno tenuti sotto controllo. La stessa Chiesa locale ha organizzato negli scorsi mesi un appuntamento di difesa identitaria dei confini polacchi, noto come "Rosario della Nazione".

La destra reazionaria e xenofoba è molto radicata nel paese, come dimostra anche la grande manifestazione organizzata lo scorso novembre per commemorare i cento anni dell'indipendenza, conseguita dopo la prima guerra mondiale.

Negli scorsi giorni lo stesso Matteo Salvini è andato nel paese dell'Europa orientale a costruire un accordo con il partito Diritto e Giustizia (PiS) attualmente al potere. Il PiS è sempre più orientato ad una politica xenofoba e nazionalista, ammiccante alla destra più reazionaria soprattutto quando si parla di diritti della popolazione LGBT e dei migranti. Eppure, non condivide con Salvini alcuni temi, come la possibile apertura alla Russia e l'ostilità tout court all'Unione Europea. Questa, al di là di quella che è la retorica pubblica, è vista più come mucca da mungere che come nemico.

Chissà se queste divergenze faranno convergere o meno anche il PiS alla riunione delle destre europee paventata da Salvini per la primavera in Italia, in una sede ancora da definire...

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