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Articoli filtrati per data: Sunday, 13 Gennaio 2019

Da circa una settimana migliaia di studenti livornesi hanno deciso di fermarsi, esasperati dai continui disagi provati ogni giorno all’interno delle proprie scuole.

 

 

La protesta nasce in particolare dai ragazzi del liceo scientifico Enriques, la cui struttura è stata dichiarata inagibile: per l’impossibilità di trovare un’altra sede, avrebbero dovuto piegarsi a disposizioni provinciali inaccettabili come un “rientro a scuola“ nel pomeriggio. La mobilitazione, iniziata lunedì disertando le aule di lezione, arriva al quarto giorno e si allarga riuscendo a farsi sentire in tutte le scuole di Livorno. Così giovedì 10 gennaio viene organizzato un corteo a cui partecipano studenti di tutti gli istituti. Un’unità quasi mai vista. Gli obbiettivi sono chiari: messa in sicurezza degli stabili e dignità.

I numeri del corteo sono importanti e la sua potenza percepibile anche da chi non è in piazza e questo fa in modo che la protesta si allarghi ancora; arriva a coinvolgere i vicini studenti della provincia pisana e dell’isola d’Elba, che arrivano a Livorno per solidarizzare e partecipare a qualcosa di importante.
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Per sabato 12 gennaio in città viene organizzato un altro corteo, l’obbiettivo è quello di arrivare in provincia, l’ente preposto alla manutenzione degli stabili scolastici, e consegnare le rivendicazioni della protesta. Ancora una volta scendono in strada migliaia di studenti uniti contro l’incuria riservata ai luoghi dove milioni di giovani passano metà delle loro giornate. Il giorno prima le istituzioni scolastiche - forse consapevoli dell’effetto che stavano avendo le loro disposizioni assurde - si adoperano a trovare una soluzione per cercare in tutti i modi di far rientrare la protesta, che sta crescendo e mette paura, ma ormai è tutto pronto e anche volendo nessuno può fermare la mobilitazione.

Da ogni scuola si organizzano cortei e picchetti per arrivare in piazza nel maggior numero possibile, si aspettano gli ultimi ritardatari e si parte. Il corteo attraversa tutta la città, si lanciano slogan per scuole sicure in contrapposizione al decreto omonimo emesso dal governo che invece di finanziare l’edilizia scolastica sponsorizza raid polizieschi negli istituti. Lo stesso governo che in un secondo momento ha tagliato sul comparto istruzione per miliardi e miliardi di euro.
Infine il corteo si chiude davanti alla provincia dove si susseguono diversi interventi che spiegano nei particolari le problematiche vissute da tutte le scuole del territorio e non solo.

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Quello che più colpisce in questa protesta è la sua potenza, quanto sia comunicabile e condivisa da migliaia di studenti che potevano, come molte volte succede, voltare la testa e pensare solo alla propria situazione. Ma forse proprio il coraggio dei ragazzi dell’Enriques ha risvegliato un senso comune che ha fatto subito assumere le rivendicazioni come proprie.

Per lunedì 14 gennaio gli studenti dell’Enriques hanno rilanciato su un presidio in piazza del Municipio, per ottenere al più presto lo spostamento presso un altro edificio - in cui deve essere svolto un sopralluogo - e chiedere alla Provincia una soluzione definitiva. Per continuare a mettere pressione, inoltre, l’Enriques ha già dichiarato che se il 21 gennaio gli studenti non entreranno nel nuovo edificio sarà di nuovo sciopero, corteo e blocco per tutta la giornata. A stare fuori scuola, per poterla cambiare, sembra ci abbiano preso gusto. E funziona.

 

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 Un commento da notav.infonotav.info sulla piazza sitav di ieri

Una piazza da campagna elettorale

Una piazza riempita per campagna elettorale, disinformata e utile solo a legittimare un ennesimo spreco di denaro pubblico. La presenza di così tanti politici in piazza, tutti allegramente sottobraccio da Chiamparino alla Lega, passando da Forza Italia, dimostra come il tema Tav sia solo un volano per proseguire con le politiche assurde portate avanti fin qui che ci hanno dimostrato come basti un temporale per rischiare di morire nelle nostre regioni.

Referendum non è vera espressione popolare

L’ipotesi di referendum è solo travestita espressione popolare perchè serve solo a legittimare il sistema delle grandi opere che ha già fatto troppi danni fin qui, ma rimane l’ultimo grande bancomat pubblico per partiti e amici costruttori.

Se l’analisi costi benefici fosse stata positiva non si sarebbero stracciati le vesti chiedendo un referendum ma avrebbero accettato tranquillamente uno studio che come l’unico esistente e datato, si fonda su previsioni trasportistiche e di spesa palesemente taroccate per giustificare un’ opera inutile e giustificare la costruzione di una nuova linea quando non ce ne sarebbe bisogno.

Lo diranno ai cittadini che la ripartizione dei costi dell’opera è iniqua e favorisce la Francia regalandole 2, 2 miliardi di € perchè non basata sui km di proprietà del tunnel (Italia 12,5 km, Francia 45 km), tanto che il costo al km del tunnel di base è 4 volte superiore per l’Italia. E questo solo perchè pur di farla si è disposti a prosciugare le casse pubbliche?

Chiamparino perchè non indice un referendum sulla sanità?

Chiamparino ha capito che questo è l’unico tema su cui guadagnare qualche punto alle prossime elezioni perchè almeno distrae i cittadini da quanto fatto nella gestione della Regione, che usa a piacimento per provare a farsi rieleggere, come se fosse una sua proprietà. A proposito perché non indice un referendum sulla sanità in Piemonte, così ci potremmo esprimere veramente tutti su qualcosa che ci riguarda?

 Le madamin lavorano per il sistema Tav?

Le madamin altro che spontanee ma parte del sistema delle grandi opere: visto che sono state tanto decantate come professioniste in carriera, sarebbe bene vedere anche con chi lavorano. Visto che una di loro lavora come ufficio stampa per Telt, la società che dovrebbe costruire l’opera,  permetteteci di dubitare dello spirito “spontaneo” nel volere il Tav.

Telt nel 2017 TELT ha speso 1 milione di euro tondi tondi in “comunicazione” (senza contare i dipendenti che si occupano specificamente del tema). Nel bilancio spiegano come hanno speso questi soldi, una frase in particolare è indicativa: “Qualche mese dopo, il cantiere italiano della Torino- Lione è stato affetto da una crisi della comunicazione conseguente alla dichiarazione di sciopero degli operai. Questa fase è stata gestita instaurando un piano di gestione della crisi che prevedeva dei resoconti sporadici e l’aumento delle comunicazioni dirette con i giornalisti.” (da p. 39 della Relazione finanziaria di Telt 2017)

Sono entusiaste di scendere in piazza con chi fa campagna elettorale sulla pelle di povera gente lasciandola in mezzo al mare per qualche punto percentuale in più, del resto è il Tav secondo loro che dovrebbe far ripartire Torino, costi quel che costi ci sembra di capire.

Prossima manifestazione nazionale notav Roma

Da parte nostra, non ci spaventano certo un paio di manifestazioni di qualche ora, e siamo concentrati alla prossima manifestazione nazionale di Roma del 23 marzo per mettere la parola fine alle grandi opere inutili e imposte.

Da notav.info

VEDI ANCHE GLI EDITORIALI DI INFOAUT:

• Da Torino alla Val Susa, finalmente un po’ di lotta di classe

La spina nel fianco

 

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L'11 Gennaio la Corte d’Appello di Torino ha modificato la sentenza di primo grado emessa lo scorso giugno contro 5 riders.

La sentenza di secondo grado ha accolto parte delle accuse mosse dai cinque contro l’azienda, queste erano state totalmente respinte nel processo di primo grado conclusosi lo scorso giugno. I giudici hanno stabilito che l’azienda, attraverso i suoi contratti lavorativi, non retribuiva adeguatamente i riders, condannandola dunque a pagare i cinque riders secondo il contratto collettivo logistica-trasporto merci. Le altre accuse mosse: il reintegro lavorativo, il licenziamento discriminatorio, la violazione della privacy e il rischio infortunistico, sono state invece respinte, come già era avvenuto in primo grado.

Il riconoscimento del ruolo logistico dei riders e il conseguente allineamento della retribuzione secondo la norma dei lavoratori della logistica, rappresenta un rilevante passo avanti dopo anni di stallo e di contratti lavorativi oscuri e farlocchi, che altro non facevano che stabilire un rapporto di sfruttamento tra le multinazionali della Gig Economy e i lavoratori ad essa annessi. La corte però ha respinto tutte le altre questioni, estremamente rilevanti, che sono proprie del mondo del delivery e che permettono a questo di configurare una nuova forma lavoro, che avvalendosi di scappatoie legislative e, soprattutto, delle nuove tecnologie, mantiene un pressante controllo sui lavoratori cercando di spremergli il più possibile per massimizzare i guadagni.

La sentenza di venerdi scorso è dunque un’importante tappa nel percorso di lotta rider, che però non si esaurisce con questa decisione, ma continuerà nei prossimi mesi.

 

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