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Articoli filtrati per data: Thursday, 10 Gennaio 2019

Salento - Nella notte arriva la talpa al cantiere del Tap, accompagnata da agenti in antisommosa e camionette.

Questa notte centinaia di poliziotti in antisommossa hanno bloccato le strade di tre paesi del Salento, Melendugno, Vernole e Calimera. Camionette e volanti hanno accompagnato l'arrivo della talpa al cantiere della Tap. Qualche decina di No Tap si sono radunati, increduli, per monitorare la situazione. Un scena surreale che mostra ancora una volta lo spreco di risorse nel difendere un'opera che modifcherà il territorio intorno a Melendugno. L'ennesima dimostrazione del disinteresse delle istituzioni a confrontarsi con i cittadini e gli abitanti salentini. Militarizzare il Salento e riempire le strade di forze dell'ordine è la soluzione al gap democratico. 

Con un comunicato il Movimento No Tap ha diffuso la notizia questa mattina dichiarando "I giornali non racconteranno che la giustizia è stata messa da parte e stracciata nel momento in cui lo Stato si schiera dalla parte di chi è pluri-indagato, consentendogli arbitrariamente di distruggere un territorio ancor prima che si abbia una sentenza." Il Movimento No Tap ha convocato nella giornata di oggi un appuntamento alle ore 17 in Piazza Pertini a Melendugno per spostarsi alle ore 18 a San Basilio.

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Per il secondo anno consecutivo il 9 gennaio si svuota della retorica istituzionale del ricordo utile esclusivamente ai fini elettorali.

Un folto corteo di un centinaio di persone è partito dal campo sportivo della Crocetta, quartiere storico di Modena, per dirigersi verso il cippo dedicato ai lavoratori uccisi per mano della Polizia di Scelba nel 1950.

(per la storia completa di ciò che accadde quel giorno riportiamo questo interessante articolo: Modena, 9 gennaio 1950: uccisi 6 lavoratori )

Una prima azione di avvicinamento era stata compiuta ieri sera con l’accensione di numerosi fumogeni all’interno del complesso delle ex Fonderie abbandonato da decenni e con uno striscione calato dal tetto che riportava ‘La memoria di ieri vive nelle lotte di oggi’, mentre un artista del collettivo Fx eseguiva un’opera prontamente rimossa in mattinata dagli agenti della Digos prima dell’arrivo del sindaco alla commemorazione ufficiale.

Dopo la durissima lotta condotta davanti ai cancelli di Italpizza lo scorso dicembre, il sindacato SiCobas di Modena ha massicciamente partecipato alla manifestazione, assieme al coordinatore nazionale Aldo Milani che ha deposto un mazzo di fiori sul monumento dedicato ai sei operai uccisi.

Comitati in difesa dell’ambiente sono scesi in piazza in questo freddo gennaio a testimonianza della loro esperienze di lotta contro il consumo di suolo e la speculazione edilizia, portata avanti a Modena nell’ultimo anno e mezzo.

Notevole la partecipazione di giovanissimi ragazzi e ragazze modenesi, segno di come di ciò che successe 69 anni fa, sia ancora viva e bene iscritta nella memoria, una memoria di parte che nella lotta e nella solidarietà trova i propri valori fondanti.

 

Per il secondo anno di fila il 9 gennaio è stato strappato dalle mani della governance modenese, sempre più in crisi ed è tornato a essere storia di movimento, storia di parte, storia nostra."

 

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Dura vertenza sindacale deL Si Cobas alla Toncar di Muggiò, vicino a Monza. I lavoratori stanno occupando la fabbrica per difendere il proprio posto di lavoro. Gli 80 operai, infatti, sono stati licenziati a seguito dell’ennesimo cambio appalto di cooperativa e sono stati sostituiti da altri dipendenti sotto contratti a tempo determinato.

Il licenziamento di massa è stato bollato dai Si Cobas come illeggitimo sia sul piano sociale, sia sul piano normativo. Intanto la Prefettura di Milano ha chiuso ogni trattativa e ha minacciato di applicare la nuova legge sicurezza e immigrazione.

Il collegamento con Alessandro del Si Cobas Milano, in occupazione della fabbrica Toncar insieme ai lavoratori.
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Storica mobilitazione contro le politiche di Modi.

I due giorni di sciopero generale nazionale in tutto il paese (Bharat Bandh) chiamato dalle 10 principali sigle sindacali avrebbero coinvolto 200 milioni di lavoratori. Al centro delle proteste le disoccupazione dilagante, l’aumento dei prezzi e, più in generale, le politiche neo-liberali portate avanti dagli ultimi governi con privatizzazione dei servizi pubblici, subappalti, concessioni minerarie a prezzi ridicoli alle multinazionali e compressione del potere d’acquisto. I sindacati attaccano anche la riforma del lavoro che smantella nei fatti il Trade Union Act del 1926, il riconoscimento dei sindacati diventa a discrezione del governo rendendo quindi impossibile una vera contrattazione salariale.

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Tutti i settori sono stati coinvolti con una particolare presenza di minatori, insegnanti, personale sanitario, autisti ma anche bancari e impiegati. In piazza, anche se per ora in maniera piuttosto timida, anche le associazioni degli agricoltori che, in 50.000, avevano già invaso le strade di Delhi un anno fa denunciano la depressione economica delle campagne e il peso del debito che sta portando a un’ondata di suicidi senza precedenti tra i contadini.

Incidenti nell’ovest del Bengala con sassi tirati sugli autobus del governo per costringerli a fermarsi. Situazione tesissima nel Kerala dove il blocco dei commerci è stato totale e i manifestanti hanno bloccato in migliaia il passaggio dei treni. A Goa fermi autobus e taxi, mentre nella regione meridionale di Tamil Nadu come in altre città banche e assicurazioni sono rimaste chiuse. A Mumbay i 32'000 dipendenti dell’azienda di trasporto locale sono in sciopero illimitato da martedi per chiedere maggiori salari, a Bangalore alcuni manifestanti hanno fatto irruzione nei depositi degli autobus danneggiandoli e impedendo quindi la circolazione. Nella regione centrale di Madhya Pradesh, 20 distretti hanno visto un blocco totale di attività e trasporti.

È una mobilitazione storica che arriva a pochi mesi dalle elezioni generali e che pone una pesante ipoteca sull’operato del presidente Modi che negli ultimi anni ha tentato una “modernizzazione” del paese tutto incentrata sugli interessi dei grandi capitali, comprimendo i salari e rifiutando il confronto coi sindacati.

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