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Articoli filtrati per data: Monday, 10 Settembre 2018

Come denunciato da tante realtà in tutto lo stivale, le proiezioni gratuite del film “Sulla mia pelle”, la storia degli ultimi giorni di Stefano Cucchi, sono state cancellate da Facebook.

Il social network ha comunicato che in seguito a ripetute segnalazioni di violazione del copyright da parte di Netflix e della Lucky Red ha eliminato gli eventi da diverse pagine, minacciandone la cancellazione. Facebook e Netflix che si danno una mano, niente di strano, niente di nuovo.

In poche ore migliaia di utenti hanno mostrato sdegno verso questa ennesima iniziativa censoria del web 2.0, rilanciando questi incontri pubblici attraverso grafiche e post individuali. Ilaria Cucchi ha provato a ridare un barlume di ragione alla vicenda, sostenendo di comprendere gli attriti sul nodo dei diritti, ma confessando il suo dispiacere per l’attacco che stanno subendo le suddette iniziative in memoria di Stefano.

Per noi, come per Ilaria e la famiglia Cucchi, questa storia non ha un fine commerciale. Il 12 Settembre si avvicina, tante proiezioni si terranno già questa settimana, qualche giornale attacca, facendoci più pubblicità che paura. Produzione e Netflix staranno chiamando le redazioni dei giornali, orchestrando qualche iniziativa legale, non consci che non ci faremo intimidire. Ci vediamo in strada sotto allo schermo.

Di seguito un elenco delle prime proiezioni in programma. Se Facebook dovesse continuare la sua opera di censura, la pagina di Infoaut può essere tenuta come punto di riferimento in cui raccoglieremo le segnalazioni dei vari appuntamenti pubblici. Scriveteci se volete essere inseriti!

Mercoledì 12 ore 18:00 @ Collettivo Studentesco (Catanzaro)
Mercoledi 12 ore 22 Spazio Cales, Sparanise (Caserta).
Mercoledi 12 ore 21 Nautilus autogestito (C.U.A Bologna)
Mercoledì 12 ore 21 Csa Dordoni (Cremona)
Mercoledì 12 ore 21.30 Parco Archeologico delle Mura Greche (Taranto)
Giovedi 13 ore 19.30 Occupazione di Via Savoia (Cosenza)
Giovedi 13 ore 21 Piazza Oberdan, Milano (Collettivo LuMe)
Giovedi 13 ore 21 Labas (Bologna)
Giovedi 13 ore 21 Spazio Newroz (Pisa)
Giovedi 13 ore 17 Università degli studi di Catania
Giovedì 13 ore 21 Aula lettere precarie (Porta di Massa, Napoli)
Giovedì 13 ore 21.30 Csa Intifada (Empoli)
Giovedì 13 ore 21 - Aq16 (Reggio Emilia)
Giovedì 13 ore 20.30 - pratone della Fara - città alta (Bergamo - in caso di pioggia presso il csa Pacì Paciana)
Venerdi 14 ore 21 Pratone della Sapienza (Sapienza Clandestina – Progetto Degage)
Venerdi 14 ore 21 CSOA Askatasuna (Torino)
Venerdi 14 ore 21 Magazzino 47 (Brescia)
Venerdì 14 ore 21 Laboratorio Sociale (Alessandria)
Domenica 16 ore 17.30 Lab. Scossa in via Carteria (Modena)
Domenica 16 ore 21.30 Foro Boario (Lucca)
Domenica 16 Officina Trenino (Porto S. Giorgio)
Domenica 16 Cs Bocciodromo (Vicenza)
Domenica 16 ore 21.30 csa la talpa e l'orologio (Imperia)
Venerdi 21 ore 21 Spazio IAM (Firenze)

Informazioni aggiuntive

in varie

Sulla questione dello stop alle aperture domenicali si evince come sulla questione del lavoro e dei concetti dubbi di "progresso" e di "crescita economica" si giochi una partita cruciale a livello sociale e culturale, oltre che politico.

Quello che in teoria dovrebbe essere il Partito più vicino alle esigenze dei lavoratori, il sedicente "progressista" Partito Democratico, rivela in maniera sempre più chiara per bocca del suo reale leader Renzi la sua natura: quella di ancella e portavoce del più totale liberismo economico.

Non a caso è il partito del JobsAct ad invocare che non si metta fine al brutale sfruttamento di migliaia di lavoratori, utilizzando la disoccupazione e la mancanza di prospettive come pungolo a mandare al macello ogni domenica migliaia di persone. Motivazione della sortita renziana è la volontà di attaccare i CinqueStelle strizzando l'occhio a Confindustria, impegnata non a caso in mirabolanti costruzioni di neo-umanesimi capitalistici.

Dalle dichiarazioni dichiarazioni di Di Maio si capisce in realtà come la sua idea sia tutt'altro che rivoluzionaria: "ci sarà sempre un luogo in cui andare a fare la spesa di domenica", dice Giggino, in una prospettiva di rotazione delle aperture che sarà poi implementata nei fatti dalle amministrazioni locali. Insomma, un qualcosa di molto debole e comunque soggetto alle volontà e alle eccezioni della politica locale, che non mette in discussione ad esempio la posizione dominante della grande distribuzione e non parla dello stritolamento dei lavoratori da parte di un liberismo sempre più sfrenato.

La proposta di Di Maio andrebbe piuttosto pungolata, incalzata, forzata, a partire dalla conoscenza del fatto che meccanismi come l'e-commerce sempre di più tagliano i guadagni della piccola distribuzione, mandando sul lastrico una marea di gente. Oppure bisognerebbe mettere in contraddizione diMaio chiedendogli perchè a Taranto si sia genuflesso poteri forti come ArcelorMittal tenendo aperta una fabbrica di morte piuttosto che chiuderla come promesso.

Ad ogni modo, pensare che la soluzione al dibattito sia quella di lavorare di più e pagati di meno, è semplicemente assumere il punto di vista del padrone invece di ribaltarlo. E se non ci attendiamo altro dal PD, sicuramente una difesa a oltranza del lavorismo più becero non interessa a chi si ritiene antagonista a questo stato di cose.

Dovrebbe invece interessare di più analizzare il reddito di cittadinanza - per come verrà inserito e proposto in finanziaria - che tipo di ricadute potrà avere, quali meccanismi subdoli di messa al lavoro coatta andrà a produrre, quali requisiti verranno richiesti ai beneficiari. Per andare all'attacco sul vero piano di innovazione capitalistica degli anni a venire.

Ma su un punto bisogna essere chiari prima di continuare a non capire il mondo dove si vive: se la base del discorso è che l'innovazione tecnologica sta ampliando lo sfruttamento lavorativo, l'unica possibile soluzione è la ridistribuzione della ricchezza sociale (da conquistare nelle piazze, sicuramente non mendicandola). Non certo l'intensificazione dello sfruttamento stesso. Lavorare meno, lavorare tutti? Si, ma a salario pieno e possibilmente senza dover rischiare la vita o bruciarsela a servire caffè o alla cassa di un supermercato.

Sinceramente non è permettere di potersi comprare ad ogni ora del giorno un pezzo di formaggio o una maglietta quello che ci interessa fare: piuttosto, ci interessa accelerare sempre più un cambio di passo culturale che superi la dittatura del pensiero unico lavorista ed entri in quella in cui l'accesso al reddito sia libero da ogni condizione e da ogni sfruttamento.

 

 

 

 

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