ssssssfff
Articoli filtrati per data: Friday, 31 Agosto 2018

Duemila persone sono scese in piazza a Stoccolma sabato scorso in una promettente giornata di lotta

di cui sono stati bersagli, a vario titolo, la confindustria, i sindacati confederali, il partito di governo ed i nazi-suprematisti - in un paese che corre verso le imminenti elezioni del 9 settembre con un testa a testa tra i Socialdemocratici e l’estrema destra dei Democratici Svedesi.

La manifestazione nasce dalla recente vertenza tra i portuali di Goteborg ed i padroni dell’APM Terminals. Questi ultimi avevano avevano imposto una serrata di un mese per colpire i lavoratori dei sindacati di categoria di base della Svenska Hamnarbetarförbundet e della SAC (maggioritari all’oltre 80% nello scalo); puntando così ad una forte limitazione del diritto di sciopero, con la complicità dei vertici dei sindacati confederali.

La mossa ha ottenuto però il risultato di spaccare i confederali stessi: una parte significativa della loro base è confluita nella piazza autorganizzata di “Strike Back”, che ha imposto una serie di blocchi alla circolazione ed all’agibilità dei padroni; e in cui hanno avuto libertà d’azione iniziative antifasciste ed ambientaliste, in una felice allusione a forme di sciopero metropolitano a venire.



Di seguito la traduzione del report della giornata, dal portale della rivista antagonista Brand:

Tante le iniziative a Stoccolma il 25 Agosto. Ci sono state parecchie manifestazioni: una sui divari fra i centri urbani e la campagna; un’altra per i diritti animali; un’altra ancora contro i nazi che marciavano per la città. Brand ha seguito la più grande della giornata, Strike Back,  organizzata da una rete che coinvolge tante realtà sindacali. Lo scopo era quello di difendere il diritto allo sciopero contro la proposta dei capi della confederazione dei sindacati svedesi (LO) e della confindustria svedese Svenskt Näringsliv, che vuole drasticamente limitare il diritto allo sciopero.

Grande manifestazione a Stoccolma

Poco dopo mezzogiorno sono cominciate le iniziative nella piazza centrale Norra Bantorget. Circa duemila partecipanti, 11 sindacati della stessa LO, 3 sindacati indipendenti e 3 sindacati della confederazione degli skilled workers TCO; ma anche rappresentanti delle LO danese e norvegese.

Portavoce dei diversi sindacati della LO hanno spiegato la differenza fra quello che vogliono i capi della LO e quello che vogliono i membri, e quanto importante sia la lotta nei uoghi di lavoro. Portavoce dai sindacati indipendenti come l’Organizzazione Centrale dei Lavoratori di Svezia (SAC) e il sindacato degli scaricatori sottolineavano quanto sia severa la proposta dei capi della LO nei confronti degli operai in lotta. In totale hanno preso parola, cantato, o letto comunicati 28 persone.

Nazi-setta incontra resistenza al quartiere di Kungsholmen

Allo stesso tempo si sono incontrate a Kungsholmen un centinaio di persone, nessuna delle quali esterna al nucleo attivista del movimento di resistenza nordica (NMR) [gruppo dell’estrema destra nazi-suprematista N.d.T.]. E’  andata così anche nei loro cortei precedenti negli ultimi anni. Anche centinaia di antifascisti si sono riuniti a Kungsholmen ed hanno disturbato l’incontro dei nazi. Il NMR aveva ottenuto il permesso di marciare, ma ha scelto di rimanere a Kungsholmen. Grazie alla presenza degli antifascisti i nazi sono andati a casa, accompagnati da una scorta della polizia.

Quattro dita si muovono per la città

Verso le 3 del pomeriggio si è conclusa la manifestazione della piazza Norra Bantorget, ed i manifestanti si sono divisi in gruppi - le cosiddette “dita” - con lo scopo di realizzare altre iniziative in luoghi diversi nel centro di Stoccolma.

Il dito blu aveva il compito di “spostare ciò che è il nocciolo di uno sciopero, cioè l'interruzione temporanea nella produzione e nei flussi del traffico e delle merci, dai luoghi del lavoro alle strade”. Si è mosso su via Vasagatan passando per la stazione centrale e girando verso la piazza Sergels Torg dove la polizia lo ha bloccato. Da li si è tornati verso il posto dove si è cominciato, la sede della LO, bloccando sempre il traffico.

Il dito giallo ha fatto il “giro di un delitto”, muovendosi verso nord e passando da via Drottninggatan a via Sveavägen dove si è tenuto un sit-in in strada - bloccando la sede del partito socialdemocratico per un’oretta.

Il dito rosso è rimasto su piazza Norra Bantorget e ha concluso un’azione simbolica. Rappresentanti di vari sindacati si sono alzati con striscioni e bandiere mentre hanno scaricati sacchetti pieni della proposta sotto la porta della sede della LO.

Il dito verde ha lasciato piazza Norra Bantorget su una strada autorizzata per tenere un altro presidio nel parco Vasaparken.

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Traduciamo questo articolo di Guillermo Ferrari apparso lunedì 27 agosto sulla rivista online izquierdadiario.esizquierdadiario.es.

L’autore fa una disamina della situazione di stallo e di possibile riaccelerazione degli eventi in Catalogna, non mancando di pungolare criticamente l’èlite indipendentista per aver neutralizzato la capacità d’urto della popolazione, a cui tocca senza ombra di dubbio prendere parola sull’effettiva voglia di autodeterminazione da una Spagna che, seppur avendo cambiato esecutivo, continua a perseguire la tenuta del compromesso post-franchista che sia il movimento del 15-M quanto le istanze indipendentiste hanno rimesso in discussione. Buona lettura.

L'autunno catalano promette di essere molto movimentato e, chissà, anche più caldo dell'estate. Alla fine di agosto si sta assistendo ad un tentativo di aumentare la tensione sulla questione dei nastri gialli (1) da parte di Ciutadans e il PP con il sostegno di ultras e gruppi di Guardia Civil. La destra ereditiera del franchismo si inventa una narrazione del movimento indipendentista catalano come se fosse ultraviolento, suprematista e revanchista. È come se si fossero visti in uno specchio.

Da parte sua, l'ANC organizzerà il "must" delle mobilitazioni di questa fase: la Giornata Nazionale del 11-S con l'anniversario del referendum dell’1-0 (giornata di blocco incluso) e la dichiarazione del 27-O, l'inizio del processo per il presunto crimine di sedizione e ribellione (in base a una straordinaria torsione della realtà orchestrata dal giudice Llarena e i report ad hoc della Guardia Civil), la necessità per il governo di approvare i bilanci di quest'anno, l’approssimarsi delle elezioni municipali e come le forze sovraniste saranno in grado di far fronte a Ciudadanos.

Questo 11-S ci si appella a riempire l'Avenida Diagonal (Barcellona) con lo slogan "Fem (facciamo) Republica catalana". L'Assemblea Nazionale Catalana ha il sostegno di Òmnium e dell'Associazione dei Municipi per l’Indipèndenza. Sicuramente la mobilitazione sarà impressionante e dovremo vedere se avrà la stessa forza di altri anni o ancor di più oppure se calerà. Questa manifestazione coinciderà con l'inizio o le fasi preliminari del processo dell'intero esecutivo di Puigdemont, che peraltro può consentire di far decollare la stessa mobilitazione. Tutto un’incognita.

L'ANC promuove l'iniziativa di creare una lista unica per le elezioni municipali del prossimo anno. Finora, con l'assenso di Demòcrates, Junts per Catalunya e Esquerra Republicana si sono incontrati per vedere come "gestire" una lista unitaria, sebbene il dialogo sia molto freddo. Ci sono differenze tra i gruppi del così cosiddetto "blocco sovranista" su come affrontare il rapporto con lo Stato, anche se della Repubblica catalana non si ha notizia, bensì solo un sacco di slogan.

Sempre a settembre, inizia il processo a Puigdemont, Junqueras, ai Jordis e ai più importanti consiglieri del suo gabinetto. Un processo con una istruttoria assolutamente incredibile, nel quale si è visto un "dibattito" senza precedenti tra il giudice che ha sostenuto l'appropriazione indebita di fondi pubblici e il Ministro delle Finanze che ha affermato che non è stato usato un solo euro per il referendum. L'istruttoria ha anche sostenuto una "ribellione" contro lo stato spagnolo solamente per aver bruciato tre camionette. Ridicola davanti alla giustizia tedesca e belga.

È vero che non sappiamo come reagirà il popolo catalano a queste chiamate. Dal 27 ottobre, la direzione del movimento sovranista ha abbandonato la lotta senza combattere,sia auto-esiliandosi che comparendo davanti a un giudice che non dovrebbero riconoscere, cioè la giustizia dello Stato spagnolo. Da quel momento, le persone sono state chiamate poco a combattere e la dirigenza ha semplicemente deciso di mettersi in ginocchio prima della repressione dello Stato spagnolo.

Ciononostante, le elezioni 21-D hanno dimostrato che c'è una volontà in qualche modo di difendere la volontà popolare dell’ 1-O. L'ondata di lacci gialli mostra anche che la gente non accetta che i propri leader siano imprigionati o in esilio per un caso giudiziario completamente falso. E la quantità bestiale di ingiustizie e abusi contro il popolo catalano combinati con queste chiamate alla mobilitaizione potrebbero far ravvivare il movimento per l'autodeterminazione.

Il governo di Pedro Sánchez cerca di navigare tra due acque. Da un lato, deve pensare alla sua estrema debolezza e dipendenza dagli altri gruppi parlamentari che lo hanno promosso all'esecutivo; ma dall'altro è un Partito di Stato. Se vuole approvare la finanziariai dovrà negoziare qualcosa con gli indipendentisti (sì,ma cosa?).

Senza dubbio, Sánchez è d'accordo con il bunker giudiziario per difendere il Giudice Llarena "fino alle conseguenze finali" e l'Ufficio del Procuratore sta indagando sui Mossos per aver identificato gruppi di fascisti che hanno rimosso lacci (tra cui c'erano Guardie Civili) e inoltre il PSOE insieme al PP e a Cs vota per il rifiuto del fatto che Marlaska (2) vada al Congresso per riferire sulle aggressioni che i poliziotti nazionali hanno compiuto in Catalogna.

La crisi catalana con lo stato spagnolo non è stata ancora chiusa. È diminuita solo perché i leader catalani si sono genuflessi davanti al regime del ‘78 e per ora sono riusciti a mantenere la mobilitazione entro limiti chiaramente tollerabili. Nondimeno è esaurita l'energia della popolazione per combattere dopo l’1-0, non c'è stata una chiara sconfitta. La “rentrée” catalana porta con sé molte questioni in sospeso e una dinamica degli eventi del tutto incerta.

(1) i nastri gialli simboleggiano la reclamazione di libertà per i prigionieri politici a seguito del Referendum sull’indipendenza catalana del 1 Ottobre 2017
(2) Marlaska è uno dei giudici più importanti della storia recente spagnola, nominato da Giugno come Ministro degli Interni da Pedro Sanchez.

 

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale
in varie

È opinione diffusa in questi primi mesi di governo gialloverde che in un tempo piuttosto breve si manifesteranno le contraddizioni profonde tra le due componenti dell'esecutivo. Queste contraddizioni si possono descrivere con le difficoltà future nell'affrontare in maniera comune, figuriamoci a risolvere, le problematiche che realmente stanno a cuore alla popolazione e su cui il governo misurerà la propria tenuta. Ovvero quelle relative alla situazione economica.

Del resto le elezioni sono state vinte su flat tax, reddito di cittadinanza e riforma Fornero: hic Rhodus hic salta. Il tema delle migrazioni sarebbe da questo punto di vista destinato a svanire come importanza sul lungo periodo, dato che la foglia di fico della 'emergenza sbarchi' sarebbe crollata insieme alle promesse elettorali al momento della prima bozza legge finanziaria. È una posizione che a nostro avviso va discussa e messa a critica affinché non porti ad un sostanziale immobilismo.

Al momento non possiamo infatti fare a meno di rilevare come non si sia ancora incrinato minimanente il consenso nei confronti dell'esecutivo da parte dell'ampio blocco sociale che lo ha portato alla vittoria. La cosa non cambierà realisticamente in un tempo molto breve. La ragione è che i disastri precedenti hanno lasciato un segno profondo: i fischi di Genova ai funerali per la tragedia del Morandi sono la manifestazione plastica dell'insofferenza e dell'odio associati al PD e agli esponenti del vecchio establishment, giustamente ritenuti responsabili delle politiche che hanno portato al disastro ligure.

La luna di miele con il 'governo del cambiamento' è ancora in corso, e i dati sulla percezione dell'emergenza migratoria la dicono lunga dell'importanza che il tema avrà anche nel medio periodo nel determinare le percezioni sociali. Non possiamo dunque aspettarci alcuna ripresa da parte delle 'opposizioni' che possa colpire il governo, sia in Parlamento che nelle piazze dell'associazionismo benpensante piddino.

Al momento l'unico scontro sembra essere quello interno tra poteri con l'inchiesta aperta dalla Magistratura sul caso Diciotti. Su questo va tenuto bene il punto: la magistratura non è e mai sarà alleata anche solo tattica dei movimenti. La sua azione, che realisticamente porterà a poco o niente, va tenuta separata in tutto e per tutto dal campo del conflitto sociale, che deve procedere nel delineare una nemicita' capace di espungere dalla partita non solo il razzismo sfacciato gialloverde, ma anche il ritorno in gioco dei partiti della stabilità come il Partito Democratico con il suo arsenale di giudici e finanzieri. Con cui oggi come oggi è inaccettabile scendere in piazza, regalando una verginità in nome del frontismo democratico anti-Salvini che altro non fa che favorire il radicamento del leader leghista.

Il governo sembra insomma francamente molto stabile. Salvini, nonostante il passo falso sulla Diciotti registrato grazie anche alla determinazione e all'antirazzismo di classe dei manifestanti di Catania, ha buon gioco visti i sondaggi a ricattare di Maio sulla questione immigrazione, che i CinqueStelle non sembrano più gradire come elemento baricentrale dell'azione di governo. Il ministro del Lavoro è portato dai sondaggi che lo darebbero sconfitto in caso di nuove elezioni a una pratica di servilismo a Salvini, in un'ennesima manifestazione dell'opportunismo senza precedenti che ha dimostrato nell'affermare tutto e il contrario di tutto senza moralità alcuna (altro che lotta alla Kasta!)

È dunque interesse di DiMaio che il governo regga, ma i CinqueStelle hanno un grande problema. Ovvero lo scenario economico a venire, con una fuga di capitali imponente dall'Italia che fa prefigurare una serie di movimenti speculativi contro lo Stato. La fine del quantitative easing della Bce porterà nel prossimo futuro ad una grossa difficoltà nel finanziare il debito pubblico, preoccupando il governo che infatti ha lo sguardo rivolto verso la Cina dove il ministro dell'economia è ora in viaggio a mendicare quattrini. La situazione economica sembra intendere che le roboanti promesse elettorali si ridurranno probabilmente a piccole mancette, se non a sostanziosi tagli.

Realisticamente, il problema verrà scagliato dal governo nei confronti dei diktat assassini dell'unione europea, costruendo l'ennesimo nemico pubblico a sostegno del proprio immobilismo. Come riuscire a costruire opposizione al finto scontro tra governo ed Ue, tutto elettorale,diventerà allora cruciale. Rompere la tenaglia discorsiva tra ritorno alla sovranità e tecnocrazia liberista europea si prepara come la battaglia cruciale. Salvini, reduce non a caso dall'incontro con Orban, e Di Maio sembrano infatti voler un po' più in là, al maggio 2019 di elezioni europee. È lì lo scontro cruciale per i due partiti, dove riuscire a guadagnare campo, o chissà una incredibile vittoria, per l'opzione sovranista di Orban, Kurz, LePen e Salvini, e dove proporsi come elemento di innovazione sistemica e rottamatore dei vecchi partiti, simbolo dell'austerita' europeista degli ultimi 5 anni, per quanto riguarda Di Maio.

Per quanto ci riguarda, il dibattito sulla legge finanziaria potrebbe allora essere il primo momento in cui il governo può andare in difficoltà nella sua tenuta, di fronte al misurabile iato tra quanto promesso e quanto verrà effettivamente fatto. Forzare il tema del reddito, allargare le contraddizioni interne all'esecutivo in campo economico è all'ordine del giorno per i movimenti. Ma pure la scadenza europea avrà senza dubbio un peso sui mesi a venire di politica interna, e i due temi, legandosi tra loro, ci chiameranno in causa nelle piazze.

In tutta la UE la campagna elettorale si farà cercando di polarizzare il corpo elettorale sul tema migranti, in modo da ottenere una possibile maggioranza di forze anti immigrazione che tuttora non è però scontata, nonostante i fatti di Chemnitz fanno percepire una brutta aria in un paese decisivo a livello numerico di seggi come la Germania. L'estrema destra, di piazza e in doppio petto, è pronta con passerelle e comizi, se non con cortei, a mettersi in marcia in tutta Europa. E il febbraio antifascista appena passato potrebbe ripetersi con scala ancora maggiore, da noi come altrove..bisognerà farsi trovare pronti.

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Infoaut 2017 - Facciamo Movimento per il Movimento infoaut 

Licenza Creative Commons

});})(jQuery);