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Articoli filtrati per data: Wednesday, 01 Agosto 2018

Pubblichiamo di seguito il bollettino di lotte operaie di questi ultimi mesi redatto dal coordinamento provinciale del SiCobas di Modena, che mette in luce quanto sta avvenendo all'interno di stabilimenti, magazzini e sedi industriali lungo la via Emilia e non solo.

Un concentrato di lotte, di reazioni padronali e giochi di forza sindacali veramente notevole e passibile di tanti sviluppi e novità. Buona lettura

Modena, la polveriera

La fitta mappa degli scioperi negli ultimi due mesi a Modena e provincia rende l'idea della polveriera sulla quale siamo seduti. Appena sotto lo smalto della città vetrina si nasconde una palpabile e diffusa voglia di riscatto, che si manifesta appena si inizia a delineare una possibile organizzazione della lotta.
Possiamo cominciare dallo sciopero provinciale del 28 maggio in occasione dell'udienza per Aldo Milani, seguito dal 9° picchetto davanti alle Ceramiche Opera (dove siamo stati anche minacciati con una pistola), per poi continuare con lo sciopero e blocco totale di due giorni ad Emilceramica (Gruppo Marazzi), per il rispetto dei diritti minimi, come malattia e infortunio.
E ancora scioperi alla Pamm di Castellarano ed alle industrie metalmeccaniche GM di Camposanto.
Scioperi con blocco anche a Castelnuovo, nel settore carni: a Gigi il Salumificio, nel grande stabilimento Suincom e – a più riprese – presso il Salumificio Bellentani. Sempre nel settore carni torna in attività il Cobas di Alcar Uno, mentre altri sono in formazione (S. Francesco, Inalca, Aia).
Nel settore logistico raffiche di scioperi a TNT ed SDA nel corso dei cambi di appalto, e per ultimo al nuovo polo GLS, finanziato col “piano periferie” di Renzi. Trattative sono in corso ai magazzini Transmec e BRT per la piena applicazione dei contratti nazionali.
Da sottolineare i cinque giorni di sciopero dei lavoratori della miliardaria multiutility HERA, che hanno invaso con le loro rivendicazioni non solo il luogo di lavoro, ma anche la direzione dell'azienda e infine l'ufficio del sindaco!

Nel corso di queste lotte, tra maggio e luglio, circa tre milioni di euro sono stati redistribuiti ai lavoratori (o sono oggetto di trattativa) in forma di recupero di pregressi e TFR rubati, bonus, ticket mensa, rimborsi, aumenti salariali e buonuscite. Denaro che dalle tasche dei padroni torna in quelle dei lavoratori.
D'altra parte la repressione dello Stato non si è fatta attendere: sono infatti oltre 70 le denunce inviate ad altrettanti operai e sindacalisti nel solo mese di giugno, in alcuni casi notificate di notte o con altri metodi intimidatori.

Questa mappatura però va inquadrata: non tutte le lotte sono uguali. Occorre fare una distinzione tra le lotte che si svolgono all'interno di aziende o filiere dove il sindacato è entrato e si è consolidato, ed altre dove si lotta per l'esistenza stessa del sindacato.
Esistono centri di potere operaio di fatto, come nei poli logistici della regione, dove i rapporti di forza tra aziende e comitati operai di base sono pressoché in equilibrio, dove dirigenti e manager devono condividere tanto le scelte quotidiane che perfino quelle strategiche con i delegati dei facchini e degli autisti, ed esistono al contrario centri di potere borghese nei quali si cerca di togliere ogni agibilità al sindacalismo di base.

È questo il caso del settore ceramico, dove Confindustria tenta di opporre un muro all'ingresso del S.I. Cobas, così come accade nei magazzini Conad o in altre aziende dove operano le cooperative di facchinaggio direttamente legate a Legacoop, o ancora nel grande stabilimento AIA di Magreta: qui, quando gli operai hanno chiesto di poter fare un'ora di assemblea, la direzione ha addirittura chiamato i carabinieri.

In tutti questi luoghi i padroni rifiutano di riconoscere i rappresentanti eletti dai lavoratori, negano assemblee e permessi ai delegati, rifiutano persino di versare le trattenute al sindacato, in certi casi dirottando i contributi degli iscritti S.I. Cobas alla Cgil.

In questo sporco gioco CGIL CISL e UIL svolgono un ruolo ben preciso: sono i consulenti aziendali, chiamati per trovare i modi di impedire l'accesso del S.I. Cobas nelle aziende. Un esempio recente è quello delle ceramiche del Gruppo Marazzi a Fiorano Modenese: subito dopo i due giorni di durissimo blocco dello stabilimento, che nemmeno l'intervento del VII° Reparto Mobile è stato in grado di impedire, Confindustria e il Gruppo Marazzi hanno chiesto di intervenire a Cgil-Cisl-Uil. In tempi record tutti insieme hanno sottoscritto un accordo secondo il quale il reparto campioni di Emilceramica, dove si concentravano i nostri iscritti, è stato internalizzato, sciogliendo l'appalto (solo per quel piccolo reparto di 15 persone su 470 dipendenti) con la cooperativa Assoservizi.
Quando si dice che i sindacati confederali lavorano per i padroni non è solo un modo di dire!

Per contrastare questa situazione abbiamo deciso di procedere con una campagna per la difesa della libertà sindacale, che è cominciata la scorsa settimana, convocando sabato 28 luglio una manifestazione a Camposanto (MO), davanti alla sede comunale.
Un primo assaggio in vista di un caldissimo autunno...


Coordinamento Provinciale di Modena

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Il 29 luglio la Marina Militare israeliana ha bloccato a circa 50 miglia dalla costa della striscia di Gaza la "Al-Awda" (“il ritorno”), nave umanitaria della Freedom Flotilla Coalicon a bordo 22 persone fra cui medici, attivisti e giornalisti di varie nazionalità.

I membri della “Al-Awda” sono stati arrestati domenica dalle forze militari israeliane che, dopo aver accerchiato lo scafo con varie imbarcazioni da guerra, l’hanno assaltato e dirottato verso il porto israeliano Ashdod.
L’arresto, contrariamente da quanto dichiarato dai portavoce militari israeliani, non è stato pacifico: il Comitato Internazionale contro il blocco e varie altre fonti riportano la notizia che gli attivisti, prima di essere portati via, sono stati picchiati dai militari e riportano le ferite. È inoltre noto che alcuni israeliani mascherati hanno usato i taser sui naviganti della Freedom Flotilla.

La nave trasportava medicinali per un valore di circa 13mila euro, raccolti con lo scopo di farli arrivare in Palestina. Lo stesso peschereccio sarebbe un regalo per i pescatori palestinesi.
La barca, come dichiarato dal Comitato Internazionale contro il blocco, non aveva intenzione di rispettare il divieto di attraccare al porto palestinese (la Freedom Flotilla lotta da anni contro l’embargo imposto a Gaza e per la libertà di movimento del popolo palestinese): era stata intercettata via radio da Israele e minacciata che se non avesse cambiato rotta avrebbero usato tutte le misure necessarie per fermare il viaggio verso Gaza.

Quattro barche hanno lasciato la Scandinavia a metà maggio e da allora si sono fermate in 28 porti per sostenere la campagna un “Futuro giusto per la Palestina”. Fra queste, la nave Freedom doveva arrivare a Gaza a giorni ma per ora non ci sono notizie.

Lunedì, le autorità israeliane hanno rilasciato due attivisti israeliani su cauzione, identificati come Jonathan Shapira e Zuhr Chamberlain Regev. Ai restanti 20 attivisti internazionali non è stata concessa l’opzione di rilascio su cauzione

“La Freedom Flotilla Coalition invita il governo norvegese, i governi nazionali delle persone a bordo di Al Awda e Freedom, altri governi nazionali e le organizzazioni internazionali competenti ad agire immediatamente”, ha detto Torstein Dahle della Ship to Gaza Norway, che fa parte della Freedom Flotilla Coalition. “La comunità internazionale deve assumersi le sue responsabilità e chiedere alle autorità israeliane di garantire la sicurezza delle persone a bordo, la consegna rapida dei nostri doni al popolo palestinese a Gaza, la fine del blocco illegale di Gaza e la cessazione dell’impedimento del nostro legale diritto legale di passaggio innocente a Gaza per consegnare il nostro dono di forniture mediche di cui c’è tanto bisogno “.

 

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