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Articoli filtrati per data: Thursday, 05 Luglio 2018

Che il #governodelcambiamento sia per molti versi un #governodellacontinuità lo si evince anche sul caso taser e sulla risonanza mediatica che ne sta conseguendo.

Salvini si fregia della messa in dotazione delle pistole elettriche, quando in realtà questo "merito" è da attribuire, così come quello del blocco e dell'eccidio dei migranti che tentano di arrivare dall'Africa, ai suoi predecessori, Alfano (che pensò di introdurre la sperimentazione del taser negli stadi nel 2014) e Marco Minniti.
Milano, Brindisi, Caserta, Catania, Padova e Reggio Emilia erano de facto già coinvolte nella sperimentazione dopo la circolare risalente al 20 Marzo scorso firmata dal capo della Direzione Anticrimine. Ora arriva il decreto a firma leghista.

Il dibattito sulla nocività e il rischio di abuso delle nuove armi in dotazione da parte delle FdO con la circolare firmata tre mesi addietro (che prevedeva difatti 90 giorni di sperimentazione) in quel caso non si era scatenato, almeno così fragorosamente, perchè come molti altri emendamenti riprorevoli e altamente opinabili non c'era stato tanto risalto mediatico: una costante della fase terminale della legislatura precedente (dall’esito del referendum costituzionale del 4 Novembre del 2016 in poi), in cui quasi tutto l’operato dell’ Esecutivo era stato, per così dire, semi-silenziato.

Ad ogni modo, usando in maniera ripugnante la sponda dell’uccisione di Jefferson il mese scorso a Genova da parte di un agente, Salvini ha come suo solito fatto emergere la sua figura ammiccando alle “povere” forze dell’ordine, con Gabrielli che ha invocato l’uso in tempi stretti delle pistole taser. Estremizzando il discorso per cui rispetto a casi di irresponsabilità della polizia urge la dotazione di Taser, e ribaltandolo rispetto ad un ordine del discorso per cui di fronte all’irresponsabilità comprovata della polizia dovrebbe conseguire una certa cautela nella dotazione o meno di queste armi. In maniera analoga, una forzatura logica era stata fatta tempo addietro per giustificare e stringere i tempi riguardo l’utilizzo dello spray al peperoncino.
In questo caso, il ministro degli Interni si è una volta di più ingraziato le Forze dell’Ordine, che già si erano viste galvanizzate con le misure securitarie intreprese dalla gestione Minniti.

Per capire cosa voglia significare la dotazione e l’utilizzo delle pistole elettriche in Italia, rimandiamo a questo puntuale articolo di Carola Frediani

 

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Il 27 Giugno diverse operazioni congiunte di Polizia hanno avuto luogo in Germania, legate al contesto repressivo post G20 tenutosi ad Amburgo nel 2017.


Sei compagni sono stati arrestati. Quattro di loro vivevano nell’ area di Francoforte.


Successivamente, il 29 Giugno, due di loro sono stati rilasciati perché minorenni nel periodo in cui avrebbero compiuto i fatti incriminati.


Questa serie di arresti è solo l’ultima di una ondata repressiva contro i partecipanti alle fragorose proteste contro il G20 e i potenti della Terra. Numerosi raid e arresti si sono dati da oltre un anno a questa parte a livello internazionale, mentre nella stessa città di Amburgo si sono dati diversi momenti di militarizzazione e controllo ossessivo di interi quartieri.

 

A questi si aggiunge un accanimento mediatico continuo nai confronti di giornate che, specialmente in Germania, hanno messo in notevole difficoltà e imbarazzo le istituzioni.

 

A seguito di una partecipata assemblea di solidali tenutasi a Francoforte è stata lanciata una campagna di raccolta fondi per gli ultimi arrestati.

 

Intestatario: Rote Hilfe e.V. – Ortsgruppe Frankfurt
IBAN: DE24 4306 0967 4007 2383 90
BIC: GENODEM1GLS
Subject: G20

Leggi anche: 

#NoG20 Hamburg: i Capi di Stato asserragliati, la polizia non controlla la città

#NoG20 Hamburg: un corteo oceanico chiude la contestazione. Rappresaglie poliziesche sugli stranieri

 

 

 

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Segnaliamo l'uscita del nuovo numero di Zaprudernuovo numero di Zapruder, «rivista di storia della conflittualità sociale», dedicato alla logistica.

Nel momento in cui, dopo decenni, la “globalizzazione” del comando capitalistico attraversa un processo di ristrutturazione profondo, è necessario individuare nuovi punti di vista, nuove strategie e riferimenti per indagare le mutazioni che contrassegnano il nostro presente. Questo numero di «Zapruder» adotta gli “occhi della logistica” per muoversi in questa direzione, focalizzando l’attenzione sul dibattito critico riguardo a flussi, confini, infrastrutture e conflitti che costellano lo scenario planetario, tra circolazione delle merci, trasformazione del lavoro, nuove spazialità e inedite configurazioni temporali. Si parla dunque di vecchie e nuove Vie della seta così come dell’avveniristica Hyperloop per viaggi di terra a mille chilometri orari, di rider delle piattaforme digitali così come di processi di sciopero nella megalopoli padana dell’ultimo decennio. Si ascoltano le voci di studios* che adottano il paradigma logistico per interpretare le trasformazioni dei sistemi produttivi e dei modelli migratori, così come si parla di una chiave genealogica per leggere le mutazioni capitalistiche e l’emergere di nuove soggettività.

Un caleidoscopio di tracce per provare a interpretare il nostro tempo… in vista di una sua trasformazione.

 

Indice n. 46 (mag-ago 2018)

(A un anno dall’uscita del numero sarà possibile accedere gratuitamente agli articoli in .PDF)

EDITORIALE

Niccolò Cuppini, Mattia Frapporti, Ferruccio Ricciardi, Con gli occhi della logistica

ZOOM

Giorgio Grappi, Contro la trappola logistica. Note su mobilità, estetica, potere

Michele Mastandrea, Corridoi di seta. Vecchie e nuove rotte d’oriente

Maurilio Pirone, Piattaforme, scatole nere e tempeste. Passato e presente del capitalismo digitale

LE IMMAGINI

Michele Lapini, Siamo tutti/e facchini. Sfruttamento vs determinazione

SCHEGGE

Carlotta Benvegnù, Dalla grande fabbrica alle “fabbriche dei colli”. Il caso della metropli parigina

Andrea Bottalico, Cimeli e archivi. I carbonai al porto di Genova

Andrea Giuntini, Logistica e mobilità. Un approccio storico

LUOGHI

Francesco Marullo, Detroit Industry

IN CANTIERE

Francesco Massimo, La catena logistica. Una comparazine Italia Francia

Gabriella Cioce, Il sindacato che c’è

VOCI

Manuela Bojadžijev e Sandro Mezzadra, La logistica delle migrazioni (a cura di Niccolò Cuppini e Mattia Frapporti)

Sergio Bologna, Il rovescio della litania historia magistra vitae (a cura di Niccolò Cuppini e Mattia Frapporti)

Stefano Harney, Genealogie della logistica (a cura di Niccolò Cuppini e Mattia Frapporti)

STORIE DI CLASSE

Sandro Pellicciotta, Flussi della logistica e scuola

INTERVENTI

Into the Black Box, Manifesto di critica logistica

Luca Bertocci, SguardoSpazioImpressionista

RECENSIONI

Alessandro Peregalli (Deborah Cowen, The Deadly Life of Logistics: Mapping Violence in Global Trade; Alfredo Falero, La expansion de la economía de enclaves en América Latina y la ficción del desarrollo: siguiendo una vieja discusión en nuevos moldes; Alfredo Falero, La potencialidad heurística de concepto de economía de enclave para repensar el territorio); Ivan Severi (Francesco Spagna, Cultura e controcultura); Francesco Cutulo (Ilaria La Fata, Follie di guerra. Medici e soldati in un manicomio lontano dal fronte, 1915-1918)

 

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in CULTURE

Dopo oltre tre mesi di detenzione alle Vallette per "concorso morale" con il corteo antifascista del 22 febbraio, Nicolò è uscito stamattina dal carcere.

Dalla pagina del csoa Askatasuna:

Ringraziamo le migliaia di persone che hanno manifestato la loro solidarietà, condividendo le parole di Nicolò, parlando della sua storia agli amici e ai colleghi di lavoro, inviando foto di sostegno per la campagna #NicoLibero, scrivendogli in carcere. Un ringraziamento particolare a coloro che sono venuti a sostenere Luisella, la madre di Nico, che lunedi aveva cominciato lo sciopero della fame per denunciare la situazione del figlio.

Per noi questa campagna serviva anche a portare l'attenzione su una situazione vergognosa, quella di tutti i detenuti in attesa di misure alternative le cui condizioni peggiorano ulteriormente con l'introduzione del dispositivo del braccialetto elettronico, che in più molto spesso nella pratica non c'è e porta a un ingiusto prolungamento del periodo di detenzione. La situazione carcerarie nel nostro paese è uno scandalo senza fine, una guerra ai poveri in cui chi ruba poco per campare passa i guai e chi ruba 49 milioni per far carriera diventa Ministro dell'interno.
Un detenuto su tre è rinchiuso senza sentenza definitiva, per uno su cinque non è nemmeno cominciato il processo, il 30 percento della popolazione carceraria è semplicemente costituito da persone presunte responsabili di detenzione o spaccio di piccole quantità di stupefacenti. Il sovraffollamento, come ci ha raccontato Nico, è ormai strutturale, gli psicofarmaci sono l'unica forma di sostegno sanitario garantita a tutti, centinaia di persone vivono ammassate senza vedere via di uscita. E' un urlo di rabbia, è un ruolo di dolore quello che si leva ogni giorno dal carcere di Torino e va ascoltato e sostenuto.

Grazie alla lotta siamo riusciti ad ottenere non solo la liberazione dal carcere di Nico ma anche di un altro ragazzo che era con lui in sezione sempre in attesa di braccialetto. Ne rimangono comunque altri due che aspettano questo costoso gadget da oltre 5'000 euro su cui lucrano le compagnie telefoniche.
E' importante mantenere alta l'attenzione su questo tema, per questo confermiamo il presidio sotto al carcere domenica ore 18:00 per chiedere un miglioramento delle condizioni di tutti i detenuti.

Un caloroso abbraccio a tutti le/gli antifasciste/i in giro per l'Italia che stanno pagando con pesanti  restrizioni alla libertà il proprio impegno: VALERIA, UMBE, DB, BRESCIA, JACOPO, MATHEUS, MOUSTAFA E NICO LIBERI! NELLA MEMORIA L'ESEMPIO, NELLA LOTTA LA PRATICA!

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in varie

Torna l'estate e tornano anche gli sgomberi della Questura di Roma. Lo spazio, un tempo in concessione dal Comune, era entrato in stato di occupazione da parte dei rifugiati che si erano rifiutati di far parte del business dell'accoglienza.

A quasi un anno dagli sgomberi delle occupazioni abitative di via Quintavalle e via Curtatone, la Polizia ha iniziato le operazioni di sgombero di uno stabile abitato da 120 rifugiati sudanesi. Lo stop di Minniti, post-Piazza Indipendenza, agli sgomberi senza soluzioni si è dimostrato superato. Infatti il Comune non ha offerto nessun tipo di alternativa ai rifugiati, che si ritroveranno senza un tetto sopra la testa.
Lo stabile di prorietà privata era stato affittato dal comune e dato in concessione a La Cascina, cooperativa di Comunione e Liberazione, per farne un centro accoglienza. I rifugiati sudanesi, molti provenienti dal Darfur, erano entrati nei locali nel 2006, dopo lo sgombero dell'Hotel Africa. Lo stabile è stato gestito fino al 2015 quando la cooperativa la Cascina è stato coinvolta in Mafia Capitale. I vertici della Cascina sono finiti in carcere e la cooperativa è stata commissariata. Le centinaia di appalti che dall'accoglienza alla ristorazione (come le mense univeristarie) erano sotto il controllo della Cascina finiscono nel trita-carne confusionario della gestione post-Mafia Capitale. I rifugiati sudanesi decisero di restare nello stabile rifiutando di essere carne da macello per il business dell'accoglienza. Il comune con l'allora assessore Francesca Danese (giunta del sindaco Marino) ne richiese lo sgombero interrompendo i pagamenti delle utenze e dell'affitto. Dal 2015 lo stabile viene autogestito dai rifugiati sudanesi.
Da Minniti a Salvini, da Marino alla Raggi non è un caso che le operazioni di sgombero vengano richieste nelle situazioni costruite dal basso e che sfuggono al controllo del sistema dell'accoglienza. 

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