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Articoli filtrati per data: Tuesday, 20 Novembre 2018

Il 20 novembre in molte città del mondo si è svolto il Transgender Day of Remembrance:

evento dedicato alla denuncia della violenza patriarcale che negli anni si abbatte con violenza crescente sulla comunità transgender, ed alla cura della memoria dei caduti. A Bologna 200 persone si sono riunite in Piazza del Nettuno, scrivendo su uno striscione i nomi delle vittime, declamate una per una, ed accendendo candele. Lo striscione è poi stato posto alla testa di un corteo silenzioso che si è preso via rizzoli - per poi attraversare la zona universitaria e raggiungere Piazza Scaravilli dove è continuata la veglia. A margine del TDOR bolognese abbiamo parlato con la storica attivista transgender Valerie Taccarelli.

Come nasce il TDOR? Come arriva in Italia e cosa ricorda?

Il TDOR nasce nel 1998 negli Stati Uniti quando viene uccisa un'attivista trans, Rita Hester. Quindi dal 1999 il TDOR si è diffuso subito in tutto il mondo. E' una cerimonia per ricordare le persone transessuali uccise nel mondo - di cui ogni anno, purtroppo, il numero è sempre maggiore. Quest'anno, rispetto allo scorso, ci sono state 44 persone uccise in più. La cerimonia è di commemorazione. E' anche un po' triste, ma si svolge così in tutto il mondo. Si leggono i nomi delle persone uccise, si accendono delle candele...certo non è - e non vuole e non può essere - un momento di allegria, perché quando si leggono 370 nomi di persone transessuali massacrate è un po' difficile poi pensare che possa essere una festa. La festa la facciamo sempre ma questo giorno no, questo è un giorno di lutto.

E l'Italia in Europa è ancora detentrice di un triste primato: il maggior numero di uccisioni nel continente avviene qui, se teniamo conto che la Turchia non è ancora nell'Unione Europea. Quest'anno qui a Bologna mi è sembrato ci fosse poca gente; e questo è veramente triste, perché in momenti del genere ti aspetti la solidarietà di tutte le donne principalmente, e di tutte le persone. E invece così non è stato, e questo è triste perché la violenza colpisce il femminile, colpisce le donne, colpisce noi trans proprio perché rappresentiamo il genere femminile; veniamo colpite per questo, e forse maggiormente per questo - perché le persone trans vivono ancora discriminazioni molto forti per tutto. A noi non è dato l'accesso al lavoro, che è la cosa principale per ogni essere umano - il potersi mantenere, avere una vita dignitosa - a noi non è dato accesso all'affitto di una casa: ogni cosa per noi diventa difficile. La maggior parte delle persone transessuali uccise nel mondo sono sex worker, quindi ancora più esposte - perché la maggior parte delle persone che si prostituiscono sono sulle strade e quindi obiettivo immediato.

Quest'anno il TDOR avviene in un momento storico molto particolare del nostro paese; che ha visto la mobilitazione in autunno del movimento Non Una di Meno, verso il corteo romano dell'agitazione permanente il 24 novembre. Che prospettive abbiamo per questa data e per i prossimi mesi, come li attraverserete? Qual'è il vostro giudizio su questo governo e su futuri scenari di lotta?

Noi saremo chiaramente il 24 a Roma. Come poi negli ultimi anni, perché il TDOR è il 20 ed il 24-25 c'è la giornata mondiale per la lotta contro la violenza alle donne e noi ci siamo sempre state. Quest'anno è lo stesso. Anzi quest'anno, come abbiamo capito tutte, è importantissimo esserci proprio per dare un segnale a questo governo fascista, questo governo anti-tutto. Anti-donna principalmente, basta vederli: sono tutti uomini, e questo vuol dire qualcosa evidentemente. Ma non solo il governo: se poi guardiamo "a sinistra" siamo messi nello stesso modo. Guardate i sette candidati alla segreteria del PD - sono tutti uomini e non c'è una sola donna e questo vuol dire molto, secondo me. Vuol dire che non c'è nel piano politico, sia di questo governo fascista che di tutti gli altri partiti. Ci ritroviamo in questa situazione grazie, lo sappiamo bene, ai cinque anni precedenti. Quello che ha fatto il PD in quattro anni in questo paese non lo avevano fatto neanche i governi di destra di Berlusconi. Poi è chiaro che se la gente va a votare un cosiddetto partito di sinistra che però fa leggi come il Jobs Act, il Decreto Minniti, ecc. poi voterà a destra. Che il paese stesse andando a destra noi l'abbiamo capito tanti anni fa, e l'abbiamo sempre urlato a tutti e specialmente al movimento GLBT. Ma questo non solo non ci ha sostenuti: ce ne dicevano di tutti i colori, che siamo antiche, che siamo vecchie...ma hanno anche fatto arrestare una nostra compagna nel pride del 2008. Ed è una cosa vergognosa, che io ancora non sono riuscita ad elaborare. Perché trovo che sia veramente assurdo, solo perché noi eravamo Facciamo Breccia - e quindi da distruggere. Con questo il movimento gay e lesbico deve fare i conti, perché questo è successo e con l'arresto di Graziella Bertozzo praticamente ci hanno  fatto fuori. Perché dopo ci siamo ritrovate con processi, con tanti soldi da dover raccogliere per pagare gli avvocati, per tirar fuori le compagne dalle denunce. E abbiamo speso molte energie per raccogliere i soldi che noi non avevamo. Praticamente la storia di Facciamo Breccia è finita grazie all'Arcigay e all'Arcilesbica, questo deve essere chiaro.

Credo che Non Una di Meno sia una bella situazione, una situazione dove appunto una persona trans possa esprimersi, sentirsi a proprio agio ed avere una forza come quella di NUDM alle spalle. E solo rimanendo unite forse potremo abbattere la violenza maschile che è sempre una - punto - è sempre una. E ha un nome, che è il patriarcato. Quello che uccide le donne e le donne trans è il patriarcato, è la violenza maschile. Quindi non ci facciamo fregare, rimaniamo unite.

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Il tema dell'ambiente emerge con sempre maggiore rilevanza all'interno di tante delle contraddizioni dei nostri tempi.

Contraddizioni che si riflettono anche nei processi di lotta che emergono all'incrocio tra dinamiche di impoverimento economico e necessità di reazione. L'ambiente sempre di più diventa arma, capace di scagliarsi anche dall'alto verso il basso quando serve per difendere i privilegi di chi "sta sopra".

Se queste non sono assolute novità, diciamo che trovano conferma nelle immagini che arrivano dalla Francia, con il blocco dei "gilet gialli" delle rotonde e dei depositi di benzina del paese sono un importante momento di emersione di queste contraddizioni.

Le critiche che vengono portate agli uomini e alle donne che si stanno mobilitando sono infatti per la maggior parte relative alla loro "mancanza di ecologismo". Protestando contro i rincari dei prezzi dei carburanti, questi si sarebbero opposti alla transizione ecologica promossa dal governo e ai danni che senza di questa ci sarebbero per tutti.

Il giusto atteggiamento sarebbe allora di sopportare sulle loro spalle le politiche energetiche senza fiatare, anche se queste si risolvono nei fatti in una decurtazione non irrisoria del loro potere d'acquisto. Soprattutto, un taglio al reddito imponente, compensato da nessun'altra misura.

Si tratta di una dinamica che nel contesto delle trasformazioni urbane contemporanee, metterà sempre più in difficoltà chi è escluso dai grandi centri, scavando un solco di classe all'interno del "popolo" francese. Un vero e proprio cappio al collo, che è stato rispedito al mittente.

Lo sterminato concetto della "difesa dell'ambiente" è vittima di una grande ambivalenza. Se da un lato esiste la sacrosanta necessità di preservare i territori, dall'altro questa necessità è spesso fatta ricadere soprattutto sui comportamenti dei singoli e non su quelli di sistema. E i singoli sono sempre quelli che sono già in basso nella scala sociale.

Il concetto di sviluppo sostenibile, mantra di chi cerca da anni di conciliare capitalismo e difesa dell'ambiente, andrebbe sempre verificato sulla base di una domandina. Sostenibile..per chi?

Il movimento notav negli anni ha sempre sottolineato come il tema delle risorse e delle piccole opere utili, come quelle che riguardano la messa in sicurezza dei territori, è sempre stato oggetto di battaglia politica. Preferire una scelta ad un'altra implica infatti la politicità di ogni tentativo di affrontare la questione.

Mentre in Italia crollano ponti e intere comunità sono spazzate via da alluvioni e altre tragedie climatiche, vediamo come gli sforzi vengono orientati alla costruzione di opere inutili e devastanti. Che si parli di TAV, di TAP oppure di nuovi termovalorizzatori come quelli proposti in Campania. Evidentemente ad essere sostenibili sono giudicati solo gli interessi geopolitici e quelli finanziari, non certo quelli delle popolazioni interessate.

Le contestazioni che abbiamo visto in queste ore nei confronti di Di Maio anche nella sua Pomigliano mostrano come la pazienza del Sud nei confronti del governo del cambiamento inizi a venire meno da un lato. E l'ambiente, oltre che i temi del lavoro e del reddito, gioca un ruolo centrale.

Non bastava il dietrofront sulla TAP, venuto dopo la pessima risoluzione del caso Ilva. Ora addirittura nella terra dove il 5s ha sfondato, se dovesse passare la linea Salvini ci troveremmo di fronte all'ennesima promessa tradita da parte dei grillini. Non a caso il grido "Basta impianti!" si è levato proprio da parte dei movimenti che in Terra dei Fuochi di promesse ne hanno sentite tante.

Salvini dalla sua è molto coerente. In piena linea con Confindustria e con le esigenze delle organizzazioni mafiose, sostiene la realizzazione della Tav così come quella dei termovalorizzatori. Realizzando una politica dei temi ambientali orientata dall'unico indirizzo di andare incontro alla sete di profitto delle aziende costruttrici, pienamente impegnate nel business dei rifiuti e in pratiche di speculazione.

Con l'effetto di diventare però a sua volta rappresentante proprio degli interessi di quelle élite che la sua retorica pubblica dice di voler combattere. Una contraddizione non da poco, da segnalare e agire politicamente quanto più possibile.

Quella che si apre nei mesi a venire è infatti una partita molto grossa, dove le esigenze del governo di dare ai propri finanziatori nuovi terreni di accumulazione di profitti si scontra con la possibilità di azione popolare molto forte. È una battaglia che può mettere in grande difficoltà il governo, impegnato anche nel difficile percorso sulla manovra economica e tutt'altro che coeso al suo interno. È una battaglia che da Nord a Sud merita di essere combattuta.

 

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Questa notte c'è stato un attacco incendiario alla palestra popolare Valerio Verbano a Roma. Massima solidarietà alla palestra, di seguito il loro comunicato:

 

Ieri notte intorno alle 23:40 circa un incendio è divampato nei locali esterni della Palestra Popolare Valerio Verbano in via delle Isole Cursolane al Tufello.
L'incendio è stata spento dai Vigili del Fuoco intorno alla mezzanotte; alla fine i danni hanno riguardato esclusivamente la parte esterna e l'area tecnica costituita dal boiler per l'acqua calda e il relativo impianto idraulico.

Già dalle prime indagini della polizia scientifica è emerso con chiarezza che si tratta di un incendio doloso poichè le fiamme sono state innescate in più punti e con materiale comburente; fortunatamente non ci sono danni alla struttura e neanche ai locali interni della palestra e questo ci permetterà in tempi brevi di riprendere le nostre attività.

La Palestra Popolare Valerio Verbano, che quest'anno compie dieci anni, è un luogo di sport e cultura attraversata ogni giorno da centinai di persone, molte delle quali bambine e bambini. E' un punto nevralgico del quartiere e della comunità, un luogo riqualificato dal basso in memoria di un ragazzo del nostro quartiere e che ogni giorno attraverso la pratica sportiva costruisce quei valori di solidarietà sociale e riscatto così fondamentali in questi tempi di crisi e paura.

Siamo convinti che questo attacco non sia solo a Noi in quanto palestra, ma sia diretto all'intero laboratorio politico che oggi il III Municipio rappresenta: un territorio libero dalle sedi fasciste grazie ad una presenza importante di realtà sociali e e di persone in movimento che giorno dopo giorno costruiscono nuove pratiche per liberare il nostro territorio dalla solitudine sociale, dalla prepotenza razzista e dalla crisi economica e culturale.
Questo non è un attacco ad un luogo ma ad una comunità di cui questo luogo è un simbolo.

Hanno provato a farci male, di notte e in maniera vigliacca, ma non ci sono riusciti: in queste ore siamo a lavoro per riaprire subito per riprendere le attività e chiediamo a tutti e tutte di sostenere questo sforzo. 
La risposta più importante è questa.

La nostra è una storia resistente e partigiana. 
Saremo fedeli alla nostra storia.

Oggi e forse domani le lezioni sono sospese per il ripristino della struttura, ma riprenderemo meglio di prima!!!

 

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