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Articoli filtrati per data: Friday, 16 Novembre 2018

Mentre continua ad imperversare a reti unificate l’isteria confindustriale per l’analisi costi e i benefici della nuova linea Torino-Lione, prendiamo questo spazio per dire due o tre cose che ci stanno a cuore.

Il movimento No Tav è stato innanzitutto un grande percorso di crescita politica che ha investito una valle alpina, irradiandosi fino a luoghi lontanissimi, oltre i valichi e giù in pianura fino alla Sicilia. Partito da una manciata di persone con la voglia di informarsi sulla Torino-Lione è diventato una marea durata 25 anni che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone lasciando un segno indelebile nel nostro paese. Niente è stato scontato nella costruzione di questo movimento. Ci sono stati errori, piccole sconfitte,ma soprattutto grandi vittorie e la creazione di una comunità consapevole ed in lotta. Il binario su cui viaggiamo l’abbiamo costruito insieme. Ad oggi del progetto originale – che senza il movimento sarebbe già stato completato – resta praticamente nulla. Si erano sbagliati, hanno detto. Resta da provare a salvare il salvabile. Un grande buco che spunterà non si sa dove.

Per noi, una conquista collettiva, faticosamente raggiunta, è stata quella di capire che questa non era una battaglia su quale cortile dovesse subire una catastrofe ecologica ed economica. Né qui né altrove era lo slogan, inusitato, che accompagnava i primi manifesti notav. Perché spulciando le carte, vedendo come si muovevano gli organi di informazione, provando ad opporci con la nostra firma o il nostro corpo ai primi sondaggi per l’opera, maturava la presa di coscienza che non c’era una linea TAV ma un sistema TAV. Un sistema fatto di grandi contractor con connessioni mafiose poi parzialmente verificate persino dalla magistratura, di drenaggio delle risorse pubbliche per far accumulare utili alle aziende private invece di essere utili alla collettività, di sistematica devastazione dei territori attraverso la manipolazione dei dati ambientali, dell’uso delle istituzioni democratiche come manganello contro chi osa mettersi in mezzo. Come ogni sistema, il sistema TAV era replicabile. E girando per l’Italia, invitati dai mille comitati a cui la nostra ha lotta ha fatto eco, ci siamo accorti che poteva prendere tanti nomi. Là quello di una discarica gestita da una famiglia mafiosa della zona, qui un’autostrada ad otto corsie per far favori alle aziende in quota Lega, lì un gasdotto che avrebbe garantito i profitti di una multinazionale, qua una mega-azienda siderurgica che stava facendo ammalare di cancro i bambini. Nelle facce di quei comitati rivedevamo le nostre. Non dei politici, non degli attivisti, non dei “consapevoli”. Le facce di chi poco si è interessato di politica fino a che la politica non ha iniziato ad interessarsi a loro. Stampata sopra c’era la violenza di una presa di coscienza su cosa fosse il Sistema, quello che ti annienta, che ti mette in bocca parole non tue, che ti denuncia, che ti bastona se provi anche solo a chiedere.

Gli anni passavano, la lotta in Val di Susa continuava, si faceva più forte. Saltava il cantiere a Venaus, dopo che la polizia veniva cacciata via dal movimento. Iniziavano a scricchiolare le giunture del progetto. Questo si può rivedere, questo non è più così importante. Ma il sistema non poteva cedere. A farsene portavoce fu Pier Luigi Bersani. Ormai, disse, era una questione di democrazia. Ed eravamo d’accordo. Diventò chiara un’altra cosa. Non solo che questa progetto era sbagliato qui come altrove ma anche che la Val Susa non poteva vincere se non vinceva il resto d’Italia. Furono i tempi delle grandi manifestazioni a Roma, dell’assedio ai palazzi del potere. Ma soprattutto dei legami tessuti con i terremotati, prima dell’Aquila poi delle Marche, con i movimenti di lotta per la casa, con i comitati per l’acqua pubblica. Con tutti quelli che subivano il sistema TAV non per la presenza che imponeva ma per le mancanze che generava. Realizzare il folle progetto della Torino-Lione significa levare risorse alla manutenzione, alla messa in sicurezza del territorio, alle scuole, agli ospedali, alle case popolari. Lo vedevamo nel nostro territorio, dove chiudeva un punto nascite mentre venivano spesi milioni per proteggere un cantiere con veicoli militari e polizia. Lo vedevamo nelle catastrofi che ci sembravano sempre meno naturali e sempre più frutto di scelte politiche precise.
Per noi, insomma, non è mai stato solo un treno. E neanche per chi ci governa. È per questo che la parola notav fa paura, mette insieme in un moto d’orrore dal PD a Forza Italia, dai sindacati confederali a confindustria. Perché mettere in dubbio quel tunnel significa inevitabilmente risalire la gerarchia degli interessi, dalle reti clientelari fino alla sistematica collusione tra sistema dell’informazione, imprenditoria, mafia e politica, fino al significato dell’uso della forza pubblica contro i cittadini, fino alla verità radicale su cui regge il sistema in cui viviamo: i profitti contano più delle persone.

Oggi lo stop alla Torino-Lione sembra possibile. Sappiamo che tutto quello che abbiamo ottenuto e tutto quello che otterremo lo dobbiamo alla lotta. È solo informandosi, incalzando il potere, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte che si potrà vivere in un mondo migliore di quello in cui viviamo.

A tutti i comitati territoriali che lottano nel nostro paese e che domani incontreremo a Venaus possiamo solo dire che la strada è ancora lunga, ma che la percorreremo insieme.

Ci vediamo a Venaus!

da notav.info

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Giovani in corteo in tutta Italia contro il governo Salvini-Di Maio. A Milano gli studenti hanno spostato le transenne davanti all'ambasciata americana e hanno lanciato uova e petardi. A Roma gli studenti delle scuole occupate hanno fronteggiato lungamente le forze dell'ordine con l'obiettivo di deviare il percorso del corteo.

Migliaia di studenti in piazza contro il governo giallo-verde. Decine di piazze in tutta Italia. Gli studenti scendono in piazza per condannare le recenti scelte governative. Dalla finanziaria che prevede ulteriori tagli all'istruzione, al decreto Scuole-sicure che si preoccupa di controllare gli istituti con telecamere e forze dell'ordine mentre gli edifici crollano. In generale viene criticata la deriva securitaria che sia l'attuale, sia i precedenti governi hanno portato avanti.
Riportiamo la cronaca delle piazze di oggi.

MILANO
Due cortei sono partiti da Largo Cairoli e Piazza Oberdan per poi unirsi successivamente. Davanti al Duomo sono state bruciate bandiere della Lega. Segnalati con fumogeni e vernici i negozi della Benetton e a sede della Marina Militare. In quest'ultima gli studenti hanno scandito cori contro le morti in mare, denunciando le politiche di Salvini. All'altezza del consolato americano gli studenti hanno spostato le transenne e lanciato uova e petardi contro gli agenti in antisommossa schierati. Momenti in cui la tensione è cresciuta e in cui gli studenti hanno voluto solidarizzare con la carovana migrante che sta per arrivare alle porte degli Stati Uniti.

ROMA
Migliaia di studenti a Roma partono in corteo da Piramide. Sul ponte Sublicio gli studenti hanno calato un fantoccio raffigurante Salvini. A poche decine di metri dal Ministero dell'Istruzione un grosso spezzone del corteo ha cercato di deviare il corteo fronteggiandosi lungamente con le forze dell'ordine in assetto antisommossa. Questo spezzone composto da oltre la metà del corteo era rappresentato dalle scuole che hanno occupato negli scorsi giorni e nelle scorse settimane, dal Virgilio, al Mamiani passando per il Socrate. A Roma oramai da anni la Questura nega agli studenti la possibilità di modificare il rituale percorso 'Piramide-Ministero'. Gli studenti hanno così dato un segnale rispetto a questa restrizione antidemocratica ed immotivata, creando problemi alla gestione della piazza da parte della Questura. Dopo diversi minuti lo spezzone ha ricominciato a muoversi verso il Ministero dell'Istruzione, dove la manifestazione si è sciolta.

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NAPOLI
A Napoli gli studenti tornano in piazza dopo le contestazioni di ieri alla visita del Ministro Salvini dove un giovane quindicenne è stato ferito dalle forze dell'ordine. Gli studenti delle scuole hanno contestato il Decreto Sicurezza e le politiche repressive del Ministro dell'Interno.

BOLOGNA
Circa 300 studenti e studentesse in corteo per le principali vie del centro, partendo da Piazza XX Settembre e concludendo la manifestazione in Piazza Verdi. Davanti all'Ufficio Scolastico Regionale sono state lanciate banconote finte da 500€ a simboleggiare lo spreco di fondi destinati agli istituti. (Per una cronaca completa della piazza di Bologna)

bologna

TORINO
Gli studenti si sono mossi in corteo verso l'Ufficio Scolastico Regionale, dove hanno intonato cori e hanno chiesto a dei delegati del Ministero di scendere e confrontarsi con gli studenti.

PALERMO
Tanti giovani in piazza per un corteo partito dal Teatro Massimo. Gli studenti si sono mossi lungo le strade del centro storico ribadendo la loro opposizione ai tagli all'istruzione al caro-libri e caro-trasporti.

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BENEVENTO
Dietro lo striscione 'No al Decreto Insicurezza' gli studenti hanno attraversato la città di Benevento con un corteo.

 

 

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Giornata di mobilitazione studentesca quella di oggi a Bologna, in contemporanea con decine di altre città d'Italia.

Circa 300 studenti e studentesse hanno messo in movimento corteo intorno alle 9.30 da Piazza XX Settembre. Il corteo si è dipanato per le principali vie del centro, passando per piazza Maggiore e sotto le Due Torri e concludendo la manifestazione in Piazza Verdi.

"Tetti che crollano ma gli sbirri ci controllano... È questa la vostra sicurezza?" era il testo presente sullo striscione in apertura del corteo.

Nel mirino soprattutto la sempre più frequente militarizzazione degli edifici scolastici, prevista dal piano Scuole Sicure approvato dal governo. Ma i cori e gli slogan più scanditi sono stati quelli in opposizione alle politiche razziste del governo gialloverde, simboleggiate dall'operato del Ministro Salvini.

Durante il corteo è stata messa in campo un'azione davanti all'Ufficio Scolastico Regionale, dove sono state lanciate banconote finte da 500€ a simboleggiare lo spreco di fondi destinati agli istituti.

All'aumento di cani antidroga e finanzieri corrisponde infatti anche quello dell'insicurezza dentro le scuole per le condizioni in cui versano gli istituti, tra tetti pericolanti e classi sovraffollate.

Il corteo si è poi concluso con una grande assemblea in cui sono intervenuti i vari studenti scesi in piazza per discutere dei problemi all'interno dei diversi istituti.

Gli studenti e le studentesse scesi in piazza si trovano ogni martedì alle 14.30 a Nautilus Autogestito (Via San Giacomo 11).

Per maggiori info segui la pagina:
Studenti e Studentesse Antirazzisti delle scuole di Bologna

 

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in SAPERI

In occasione di "Périphérique! Festival su metropoli, periferie, conflitti" pubblichiamo qui l'ebook contenente materiali preparatori ed atti del convegno "Per una critica della città globalizzata", tenutosi al Laboratorio Crash di Bologna lo scorso 30 e 31 maggio e scaricabile qui. E' parte di un percorso di riflessione e dibattito sulle grandi trasformazioni metropolitane contemporanee iniziato con un seminario nel 2017 dal quale era scaturito l'ebook "Città, Spazi Abbandonati ed Autogestione". Buona lettura.

 

 

INDICE


INTRODUZIONE (Laboratorio Crash – Bologna) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 3


PARTE 1 – MATERIALI PREPARATORI DEL CONVEGNO
Un ebook come strumento e come percorso (Felice Mometti) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag.6
Per una messa a critica della "politica della partecipazione" (Emanuele Frixa) . . . . . . . . . . ...... . .Pag.9
Lo sviluppo ingestibile delle metropoli attuali (Agostino Petrillo) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ....... . .Pag.12
La politica neoliberale dell’abbandono urbano e la resistenza come incontro (Ugo Rossi) . . ........ .Pag.18
Inventare il passato, estrarre bellezza. Per una critica all'estetica dell'urbano (Giovanni Semi)  . . .Pag.24
Diritto alla città, lavoro ambulante, repressione. Note di discussione (Gennaro Avallone) ........ . . .Pag.27


PARTE 2 – MATERIALI DEL CONVEGNO


2.1 - SGUARDI DI LOTTA DALLE CITTÀ
Quartieri, periferie, spazi abbandonati: da materiali di scarto della città globalizzata a luoghi di riterritorializzazione e rivolta (CPO Rialzo – Cosenza) .  . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag.33

Milano è la città che funziona (Compagn@ Milanesi) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag.38
Lotta alla cementificazione a Modena (S.A. Guernica – Modena) . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag.42
Roma, conflitti latenti nella città anulare (Progetto Degage – Roma) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Pag.45
Dal tessuto urbano torinese al territorio borderscape valsusino (CSOA Askatasuna – Torino) . . . . . . . . . . . Pag.48


2.2 - PUNTI DI VISTA SULL’URBANO CONTEMPORANEO
Territori subalterni, città globalizzate e autonomie. Per una critica partigiana dello spazio capitalistico (Emilio Quadrelli)  . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . Pag.54
Una metropoli urbana e sociale (Felice Mometti). . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  Pag.75
Otto tesi sulla turistificazione (Infoaut Bologna) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . .  .Pag.79

 

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Alcune note intorno al dibattito sviluppatosi dopo la piazza sitav di sabato scorso

Dicevamo finalmente un po' di lotta di classe. La manifestazione SI TAV si colloca esattamente in questo campo, di interessi contrapposti, che immediatamente gli editorialisti dei grandi giornali si affannano a negare. "Le classi sociali non esistono più" asserisce Michele Serra dalla sua "Amaca" e in sottofondo si sente suonare la fanfara della post-modernità che si allontana. Eh già, perché proprio quel racconto di una società globale del benessere, costruita su solide possibilità di ascesa sociale, di "farsi da sé", sul consumo e l'indebitamento che sottostava alla vittoria occidentale nella presunta "fine delle ideologie" ha mostrato il suo evidente fallimento. Così sono rispuntati gli esclusi, divisi tra di loro, confusi, intrisi ancora da quella melassa di individualismo proprietario che è il vangelo di questo nostro tempo. Come barbari dalle periferie interne ed esterne dell'impero, come "Cartaginesi e Romani".

Il fronte SI TAV è la reazione di chi vuole conservare i propri privilegi di cittadino romano, di "abitante del borgo". In effetti però Serra non si sbaglia quando qualifica questa borghesia torinese e italiana come un fantasma. Non perché non si tratti di borghesia, né perché sia lo "spettro" del futuro, ma piuttosto perché va via via scomparendo compressa tra il drenaggio di ricchezza dall'alto del capitalismo (e della borghesia) globale e la debole e confusa spinta dal basso. E' sempre stato così d'altronde, il capitalismo tende all'accentramento della ricchezza, altro che concorrenza! Chi è sceso in piazza pensa di potersi attaccare ancora al treno, pensa che il mercato sarà magnanimo e che almeno qualcuno si salverà, ma la verità è che questi sono gli stessi che hanno innalzato le spoglie di Torino all'altare del depauperamento, della precarietà e della totale perdita di capacità produttiva. C'è una consapevolezza, se si darà qualche forma di redistribuzione sarà a loro svantaggio. Dunque la crociata contro i fannulloni, dunque "il TAV fatelo con i soldi del reddito di cittadinanza" ecc… ecc… Sarebbe difficile cogliere le differenze tra questa borghesia e gli imprenditori leghisti del nord ed in effetti nel momento in cui c'è un interesse comune da difendere ogni differenza ideologica sfuma definitivamente.

Serra però non può fare a meno che annotare le "sproporzioni paurose tra alto e basso" che riduce a "fasce di reddito". Una definizione assurdamente economicista della società che non tiene conto delle condizioni di sfruttamento, delle disparità territoriali, delle possibilità di vita e di ascesa sociale. Se ci si soffermasse su un piano unicamente "tecnico" sarebbe piuttosto da dire che la classe operaia è tutt'altro che sparita, ma che l'intero proletariato (qui andrebbe tenuta almeno presente la distinzione tra proletariato e classe operaia) è operaizzato. Certo quello che manca è il lato "politico", soggettivo: il riconoscersi come classe parte con interessi antagonistici. Eppure un nuovo conflitto tra basso e alto si sta dando in maniera magmatica e per il momento si è in gran parte assiepato ai lidi dei correttivi riformisti del populismo. Quella della borghesia torinese sembra, nella sclerotizzazione complessiva della capacità di analisi, un'azione di prevenzione determinata dalla paura che questo conflitto possa svilupparsi. Il risultato però rischia di essere l'opposto, chiarendo così gli schieramenti in campo: se loro sono i borghesi, noi chi siamo?

Di questo rischio si rendono ben conto commentatori tipo Serra che vorrebbero rinchiudere lo scontro nel mondo delle idee: "Già Montanelli, in una chiacchierata con me (…) sosteneva (e si era ancora alla fine del Novecento) che il Borghese era solo un mito di riferimento per chi sogna il liberalismo, tanto quanto l'Operaio per chi sognava il comunismo." Ma in realtà lo scontro è ben materiale e parla di modelli di sviluppo, di condizioni di vita ed è qui e ora.

 

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A più di due anni dal referendum che si espresse per la Brexit, l'accordo raggiunto tra il governo May e l'UE per l'uscita del Regno Unito dalle istituzioni comunitarie tradisce molto del pacchetto di cambiamenti che i promotori della consultazione avevano ventilato nella loro propaganda.

Non è detta ancora l'ultima parola, perché il 6 dicembre il parlamento inglese dovrà ratificare l'accordo, che ha già portato a 4 dimissioni tra i ministri e sottosegretari del governo ancora più isolazionisti e ultraliberisti di May. Il 6 dicembre una delle opzioni potrebbe essere anche quella delle dimissioni del governo in caso di voto di fiducia negativo.

Nel partito conservatore infatti la fronda hard brexiteer potrebbe non dare sostegno a May sulla bozza di accordo. La strada più probabile a quel punto sarebbe il cosiddetto no deal e di conseguenza l'uscita senza accordo, che per molti osservatori provocherebbe una probabile recessione per l'economia britannica.

In caso di caduta della May, un'altra strada da non scartare come ipotesi sono elezioni anticipate in cui una nuova maggioranza, presumibilmente laburista, potrebbe rinegoziare ulteriormente la Brexit. Magari andando incontro alle pressioni in arrivo soprattutto da Londra per un possibile secondo referendum che faccia riesprimere sull'uscita dall'UE, come richiesto anche dalla piazza londinese qualche settimana fa.

La fiducia alla bozza di accordo potrebbe non darla nemmeno il Dup. Ovvero il partito unionista nord irlandese che per dare sostegno a May in questo governo tra le condizioni sperava in una Hard Brexit che ripristinasse duri controlli alla frontiera con l'Eire, una frontiera di cui ben conosciamo la storia politica. Finora May non se l'è sentita di aprire anche il fronte nordirlandese, ma non è detto sia sempre così, soprattutto se il governo dovesse cadere e i conservatori dovessero creare una nuova maggioranza ancora più reazionaria.

A trionfare con questo accordo sono soltanto gli interessi della finanza e della grande industria inglese. Queste riescono ancora a prendere tempo, imponendo alla May un altro accordo transitorio (fino al 2020). Salvaguardando al contempo il rapporto economico con il mercato Ue, dato che il Regno Unito rimane nell'Unione doganale. Tracciando la strada per un futuro in cui i suoi profitti siano comunque difesi e mantenuti.

La natura assolutamente contigua dei processi politici genericamente "populisti" di fronte al potere finanziario una volta alla prova di governo si dimostra ancora in un'altra occasione. È un processo a cui ci stiamo abituando: la facciata populista di Trump si configura nei tagli alle tasse per i ricchi e negli attacchi ai diritti dei più poveri della società; in Brasile Bolsonaro affida la sua politica economica all'ultra liberista Guedes e ai suoi piani di privatizzazioni a tutto spiano; in Italia il governo gialloverde "contro l'establishment" tutto ha fatto tranne che attaccare le profonde diseguaglianze sociali del paese.

Si aggiunge alla lista il Regno Unito della Brexit. Che con questo accordo, se passerà, viene incontro alla City e ai suoi bisogni di libera circolazione dei capitali. Altro che risparmio di risorse per attaccare le sacche di povertà e migliorare la sanità inglese come la Brexit prometteva...

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È sempre più vicina al confine americano la prima delle diverse carovane migranti partite dall'Honduras nelle scorse settimane. Una parte di essa, formata da circa 800 persone, ha raggiunto la frontiera tra Usa e Messico, a Tijuana nella regione di Baja California. Cercando il modo in un modo o nell'altro, col giorno e con la notte, di passare il confine che è fortemente militarizzato.

 

Tra di esse, molte persone appartenenti alla comunità LGBT, che hanno raggiunto il confine con bus a causa delle intimidazioni che avrebbero subito da alcuni messicani residenti nelle città attraversate dalle carovane. Il tutto all'interno di un contesto che ha visto però la maggior parte della popolazione solidale con i migranti, nonostante la propaganda avversa dei governi americano e messicano.

Quella sui corpi e sulle scelte sessuali è una ulteriore discriminazione giocata sulla linea di genere che si aggiunge a quella del colore. Una beffa per chi è partito in gruppo proprio per difendersi dal ricatto dei trafficanti di esseri umani e dalla violenza della polizia.

Contro le carovane Trump ha giocato una buona parte dell'ultima campagna elettorale sfruttando le pulsioni xenofobe di gran parte dell'elettorato repubblicano. Ora che sono passate le midterm, i migranti iniziano a doversi abituare con una situazione difficile rispetto a quanto visto finora.

Inanzitutto, per la militarizzazione fortissima del confine ordinata da Trump. Circa 9000 uomini sono schierati a difesa del confine, e Trump ha dichiarato che solo chi chiederà asilo attraverso i luoghi di confine deputati a discuterle potrà sperare di essere accolto.

Il governo di Enrique Pena Nieto, da sempre sottomesso ai diktat di Washington, ha lanciato intanto il programma "Esta es tu casa" per convincere i migranti a rimanere in Messico attraverso l'offerta di impieghi e sussidi temporanei ai migranti.

Gli impieghi sarebbero principalmente nelle maquiladoras, stabilimenti spesso gestiti da aziende americane in territorio messicano. Gli USA che respingono i migranti riescono a sfruttarli comunque. Chapeau.

L'altro senso dell'operazione è bloccare le carovane difendendo il confine USA al posto degli americani, e piano piano rimpatriare i migranti come già sta avvenendo in alcuni casi.

Intanto, mentre una parte di migranti come detto è a Tijuana, un secondo gruppo molto nutrito è a Città del Messico, e a breve inizierà la risalita. I migranti arrivano soprattutto da Honduras, Nicaragua ed El Salvador, gli stati più poveri e violenti dell'America Centrale. I numeri dei migranti aumentano, e difficilmente i piani per fermarli riusciranno ad essere vincenti.

 

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Restano bloccati i lavori al cantiere Tap di San Basilio per decisione del Tar Lazio e i militari del Noe perquisiscono sedi legali, operative, uffici e cantieri della società Trans Adriatic Pipeline.


Il cantiere in località le Paesane è a tutt'oggi sotto sequestro e la protesta contro la realizzazione del "mafiodotto" continua a crescere e farsi sentire sempre più forte.

Anche il mare si agita e, con le sue onde, mantiene la nave di Tap al largo, lontana dalla zona in cui vorrebbe proseguire i lavori.

Le nuvole scure nel cielo si ingrossano e promettono pioggia a trasformare in pantano il cantiere di Masseria del Capitano dove i lavori procedono con una lentezza estenuante.

Nonostante le "rassicurazioni" della Multinazionale, false come una banconota da 30 euro.

Nonostante un'ennesima compagine governativa ancora una volta prona agli interessi di una multinazionale.

Nonostante i "tanto hanno già deciso", "tanto la fanno", "tanto l'hanno già fatta"...

Noi siamo qui a respirare a pieni polmoni ogni singola piccola vittoria, ogni ulteriore tassello che va ad unirsi al puzzle che giorno dopo giorno mostra sempre più chiaramente l'inutilità, la dannosità e l'infattibilità di quest'opera.

#NoTap

Da Mammenotap

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