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Articoli filtrati per data: Monday, 12 Novembre 2018

Sabato mattina il "4 stelle hotel", l'occupazione abitativa che si trova sulla Prenestina ha preso fuoco. Sono rimaste ferite alcune persone. Il comune, come sempre, si è mostrato indisponibile ad offrire soluzioni mentre la questura si preoccupa solo di sgomberare lo stabile per ripristinare "la legalità". Oggi il comune ha staccato la corrente e l'acqua. Nelle prossime ore potrebbero esserci aggiornamenti.

Riportiamo il racconto del Movimento per il Diritto all'Abitare di Roma in merito al "4 stelle hotel", l'occupazione abitativa che ha preso fuoco la mattina del 10 Novembre. Un appello ad esprimere solidarietà e vicinanza concreta all'occupazione che ora si trova a rischio sgombero. 

Ieri mattina un incendio è divampato nella struttura del 4 stelle hotel in via Prenestina 944. Gli abitanti, alcuni dei quali sono stati trasferiti negli ospedali per intossicazione, stanno tutti bene. Anche prima dell’arrivo dei vigili del fuoco, infatti, sono riusciti da soli a mettersi in salvo. Al termine delle verifiche, lo stabile è stato dichiarato inagibile, nonostante una delle due palazzine, indipendenti l’una dell’altra, non fosse stata danneggiata.

Per tutta la giornata abbiamo assistito, come sempre, a un rimpallo di responsabilità tra istituzioni che hanno tergiversato per ore proponendo in serata trenta posti messi a disposizione dalla Croce Rossa in via Ramazzini, la baraccopoli di latta per poveri. Una ‘soluzione’ che l’Assessore alle Politiche Sociali Laura Baldassarre ha come al solito presentato come irrinunciabile, mentre faceva tornare indietro la Protezione Civile dalla decisione di allestire delle tende per consentire alle 170 famiglie presenti di non passare la notte all’addiaccio. Anzi, l’assessore ha reagito in modo piccato contro le famiglie che continuavano a chiedere soluzioni concrete e non assistenzialiste, accusando il movimento per il diritto all’abitare di impedire il censimento delle fragilità.

Un’accusa infamante nei confronti di persone che vivono appieno nel territorio, che lavorano e si battono per consentire una vita dignitosa ai propri figli dopo aver subito uno sfratto, e che non chiedono nulla se non una casa popolare dove pagare un affitto compatibile con i propri redditi da lavoro sfruttato. Non disperati allo sbaraglio appunto, ma soggetti pienamente autonomi come dimostra la reazione dei genitori e degli insegnanti delle scuole frequentate dai bambini del 4 stelle, che da subito hanno fatto scattare la solidarietà concreta. Una solidarietà che è arrivata fino a tarda sera e che è ripresa questa mattina da parte delle reti sociali della città e di singoli cittadini che hanno scelto da che parte stare. Dalla parte di chi non crede alle favole di istituzioni che si rivolgono con disprezzo e classismo nei confronti di soggetti che vorrebbero invisibili e sottomessi, e che invece hanno le idee chiare su come intendono difendere il proprio presente.

Al di là delle chiacchiere dell’assessore davanti alle telecamere, la situazione infatti è questa: poco fa una signora anziana e ammalata con il marito si sono rivolti alla sala operativa sociale, la proposta che hanno ricevuto è un posto letto in due strutture di accoglienza separate. Alcuni elementi della protezione civile hanno dichiarato che bisognerebbe dare definitivamente fuoco all’immobile, una vigilessa ha detto agli occupanti che se vogliono l’acqua e la luce devono chiederla agli attivisti del movimento, insomma ci sarebbe un lungo elenco di vergognose dichiarazioni da parte di soggetti istituzionali in divisa ma ve lo risparmiamo perché per chi vive in questa città non è niente di nuovo.

Anche attraverso l’intervento notturno di Acea, che ha rimosso i tubi dell’acqua esterni al palazzo, il messaggio da parte del Comune di Roma è chiaro: approfittare dell’incidente per eseguire uno sgombero senza soluzioni. Come già accaduto con Colle Monfortani, via Quintavalle e via di Scorticabove, questa amministrazione non ha nessuna intenzione di trovare soluzioni alloggiative dignitose che tengano conto della continuità scolastica, lavorativa e sanitaria delle persone coinvolte che infatti hanno trovato risposta dentro altre occupazioni, 4 stelle compreso.

Le occupazioni dipinte dallo sciacallo Salvini come ‘covi’ di illegalità, insieme al mondo delle realtà sociali autogestite e delle associazioni solidali, si sono rivelate l’unica soluzione affinché oltre 500 persone, di cui 150 bambini, potessero avere cibo, coperte, medicine e trascorrere la notte supportate materialmente e psicologicamente. Come verificato in molteplici altre occasioni, la solidarietà e l’autorganizzazione delle realtà occupate di Roma e delle reti sociali hanno sopravanzato il razzismo delle istituzioni, che considerano gli occupanti non come soggetti portatori di diritti ma come abusivi da criminalizzare.

In un’Italia che parla di condoni, di abusivismo edilizio, di grandi opere inutili che creano dissesto idrogeologico mettendo in pericolo la vita di milioni di persone, pensare che la Protezione Civile si rifiuti di intervenire per risolvere un’emergenza di questa portata la dice lunga su come i diritti siano appannaggio di chi se li può permettere e che ciò che questo governo vuole abolire non sia la povertà, ma i poveri.

Vogliamo impedire che un incidente drammatico si trasformi in uno sgombero che privi queste 170 famiglie della loro casa e della loro vita quotidiana. Per questo invitiamo realtà solidali e singoli a venire a via Prenestina 944 per portare sostegno materiale e solidarietà agli occupanti, e per respingere al mittente qualsiasi tentativo di allontanarci dalle nostre case.

Riteniamo che la Sindaca Raggi, nella funzione che le compete, debba assumersi la responsabilità necessaria per affrontare l’emergenza 4 stelle. Esiste un patrimonio pubblico da utilizzare e decine di strutture sottratte alla criminalità che si possono mettere sul piatto. La aspettiamo in via Prenestina 944 con l’auspicio che il confronto con l’amministrazione capitolina possa andare in una direzione diversa da quella fin qui espressa.

Noi per quanto ci riguarda, come enunciato nel corteo da decine di migliaia di persone che ieri ha invaso le strade di Roma contro il Dl Salvini e la guerra tra poveri, siamo ‘Indivisibili’, e continueremo a lottare contro lo sgombero e per una soluzione dignitosa e adeguata per le famiglie di 4 Stelle con ogni mezzo necessario.

#stopsgomberi #indivisibili #legittimadifesa
Movimento per il Diritto all’Abitare

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Proponiamo questa traduzione di un articolo di Raul Zibechi apparso sul sito de “la Jornada” il 9 novembre 2018. Si propone un interessante lettura sulle ultra-destre contemporanee a partire dal concetto di “Società estrattiva” proposto nei suoi lavori cercando di rintracciarne le matrici sistemiche e proponendo al “pensiero critico”di smarcarsi da facili quanto inefficaci parallelismi con il passato.

Dire “fascismo” confonde e depoliticizza - Raul Zibechi

L’estrema destra contemporanea è figlia dell’estrattivismo/quarta guerra mondiale [come dicono gli Zapatisti], mentre il fascismo era stato partorito dal capitalismo monopolista in disputa per i mercati mondiali, dal colonialismo e dall’imperialismo nella sua deriva razzista, come segnalava Hannah Arendt ne “Le origini del Totalitarismo”.

Posso comprendere che nei dibattiti appassionati, contro questa destra maschilista e razzista che cresce esponenzialmente, parliamo di “fascisti” o “fasci” o utilizziamo aggettivi simili. Molti lo fanno con l’obiettivo di colpirli. Senza dubbio l’analisi serena che richiederebbe il pensiero critico dovrebbe andare più a fondo nella questione.

Una porzione importante di questi analisti distacca la crescita di questa ultradestra dalla realtà economica, sociale e culturale che viviamo, e attribuisce questo processo all’influenza dei media, alla carta dell’imperialismo e ad altre questioni generali che non riescono a spiegare il fenomeno e lo attribuiscono a cause esogene o a fenomeni come i social network, che però non spiegano nulla. La Rivoluzione Francese non fu la conseguenza della diffusione della stampa, né quella russa fu figlia dell’elettricità o del cinema, nonostante questi sviluppi tecnologici ebbero la loro influenza.

D’altro canto, il capitalismo non è sempre stato uguale. Non ha sempre preteso di eliminare strati interi della società, come sta aspirando a fare di questi tempi. Ci furono dei periodi nei quali le classi dominanti cercarono di integrare le “classi pericolose”, con quella che chiamano politica del welfare. Oggi si tratta di spiegare perché si è passati dall’integrazione alla segregazione, per fantasticare poi sullo sterminio.

Per comprendere il nazismo ed il fascismo, Karl Polanyi si rifece all’Inghilterra dei secoli XVIII e XIX, analizzando nel dettaglio la divisione dei terreni comunali (enclosures) a favore dei terratenenti. Questo processo fu la chiave per promuovere la modernizzazione, “liberando” i contadini dalla terra dalla quale furono espulsi, senza altre opzioni se non offrire le proprie braccia alla nascente industria.

Però la proletarizzazione del contado fu un processo traumatico, che disarticolò la società inglese, come sottolinea Polanyi ne “La Grande Trasformazione”, pubblicato nel 1944. Con dati economici, sociologici e antropologici, l’autore conclude che il liberismo economico e il suo “mercato autoregolato”, distruggono le fondamenta materiali e spirituali della società precedente.

Nelle sue stesse parole, l’economia di mercato procedette alla “demolizione delle strutture sociali per ottenere mano d’opera”, e dalle rovine della vita comunitaria sorse la tentazione fascista.

Le ultradestre contemporanee hanno un'altra genealogia, nonostante sia evidente esistano dei punti in comune. Voglio sottolineare alcuni aspetti che mostrano la differenza con il fascismo degli anni ‘30 del secolo passato e che segnalano anche la necessità di rovistare tra le nostre società contemporanee per capire la deriva in corso.

Primo, l’estrattivismo allontana metà della popolazione mondiale (in alcune regioni più, altre meno) da una vita degna, escludendola dalla salute, educazione, casa, acqua e necessità minime. Questa popolazione lasciata all’addiaccio, deve poi essere controllata in nuovi modi: massificazione delle camere di sicurezza, militarizzazione, femminicidi, bande di narcotrafficanti, milizie paramilitari, tra le forme legali e illegali più conosciute.

Secondo, il tipo di stato che corrisponde a questo sistema di accumulazione per saccheggio/quarta guerra mondiale, è lo Stato di Polizia, con i suoi corrispondenti, campi di concentramento per “los de abajo”. Chi crede che stia esagerando, guardi con attenzione i dintorni delle grandi miniere, dei mega-progetti di infrastrutture e della monocultura, dove questo già succede. Cosa sono le baraccopoli della periferia urbana, senza acqua ma con un’abbondanza di uomini armati, se non campi di concentramento?

Terzo, questo sistema trasuda da tutti i suoi pori una violenza strutturale, maschilista e razzista. Suggerisco due letture. Il reportage di Katrin Beenhold del New York Times sugli uomini d’estrema destra nella Germania dell’est, qui la violenza maschilista ha una chiara origine sistemica; e “Il Laboratorio sociale della Cina a Xinjiang”, su Il Manifesto, dove il potere esercita un “controllo capillare” e diabolico sulla popolazione. Gli uomini, dalla Germania fino al Brasile, non diventano attori di femminicidi per genetica, ma perché hanno perso molte cose, come conseguenza di un modo di accumulazione che non riconosce frontiere. Tra quello che hanno perso, c’è il “mandato di masculinità”, come analizza Rita Segato.


Quarto, questo sistema estrattivo basato sulla guerra non può essere smontato pezzo per pezzo, dall’interno, perché le sue istituzioni non funzionano a favore della società, ma contro di questa. Non sono le istituzioni che abbiamo conosciuto durante il periodo della fede nello sviluppo e dello stato del benessere che proteggevano i cittadini. Quelle di ora sono parassitiche, soprattutto nei confronti di chi vive nella zona del non-essere: poveri, indesiderabili, donne e giovani.

Traduzione a cura di BC

 

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