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Articoli filtrati per data: Sunday, 11 Novembre 2018

Decine di migliaia di persone sfilano a Roma contro il Decreto Salvini. Una manifestazione contro le politiche razziste del governo, dagli sgomberi delle occupazioni, alle espulsioni dei migranti.

Molti pullman sono stati fermati ai caselli alle porte di Roma. La polizia ha schedato tutti i passeggeri e ha controllato bandiere e striscioni. Un'abitudine intimidatoria delle forze dell'ordine introdotta ed estesa dall'ex Ministro degli Interni Minniti e oggi utilizzata anche da Salvini.

La manifestazione ha attraversato il centro della città, da Piazza della Repubblica fino a San Giovanni. Un corteo meticcio composto da molte realtà sociali, dagli occupanti di casa e dai rifugiati. Nella mattina di ieri ha anche preso fuoco l'ex hotel occupato dai movimento per il diritto all'abitare lungo la Prenestina. Diversi interventi hanno solidarizzato con gli occupanti e hanno denunciato il rischio di sgombero dello stabile da parte della Questura. La piazza ha manifestato anche la propria vicinanzaalle migliaia di donne che in contemporanea in tutta Italia si stavano mobilitando contro il decreto Pillon.

Al corteo è presente anche Mimmo Lucano, che è intervenuto alla fine della manifestazione.

 

perquisizioni corteo roma

 

 

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Il 10 novembre è stata una giornata nazionale di mobilitazione territoriale contro il ddl Pillon. In decine di città ci sono stati presidi o cortei. La prima tappa dello stato di agitazione permanente è stata questa.

Roma, Milano, Bologna, Torino, Firenze, Napoli, Pisa, Trieste, Padova, Pavia, Venezia, Mantova, Ferrara, Lucca, Livorno, Brescia, Bari... Queste sono solo alcune città che ieri si sono mobilitate contro il ddl Pillon: la partecipazione è stata ovunque altissima.

La marea femminista ha rivendicato il ritiro di questo disegno di legge e del modello di famiglia autoritaria e violenta che vorrebbe imporre e l’abolizione del decreto Salvini. La violenza sulle donne è quotidiana e istituzionalizzata: in molti casi alcune pratiche contenute nel ddl Pillon sono già messe in pratica dai servizi sociali e dalle istituzioni. Già le donne lottano contro questa ulteriore violenza. Il senatore Pillon vorrebbe mettere un punto, provare a vincere una battaglia. La determinazione e partecipazione a moltissime piazze mostra come invece come non ci si voglia piegare a una misura che andrà a impedire fortemente l’accesso al divorzio e rendere la violenza domestica parte “naturale” di una relazione.

Il prossimo appuntamento che vedrà in piazza il movimento di Non Una di Meno è il 24 novembre a Roma con la manifestazione nazionale contro la violenza di genere: lo stato di agitazione permanente continua!

 

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Nella giornata di mobilitazione nazionale di Non una di meno contro il disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon a Firenze 400 donne e uomini sono scese e scesi in piazza per ribadire che nessuno può parlare sui corpi delle donne.

Gia il 26 ottobre, nella manifestazione studentesca contro il razzismo, le studentesse lo avevano espresso chiaramente, puntando il dito contro tutte le strumentalizzazioni.

Il corteo, organizzato dal Collettivo femminista Spine nel Fianco e aperto da tante studentesse delle scuole superiori fiorentine, si è snodato per il centro della città, affermando a gran voce un concetto chiaro: schifiamo chi pretende di decidere sui nostri corpi, chi pretende di condizionare le nostre vite dalle stanze del potere, chi si rifiuta di ascoltare le nostre voci.
Primo tra questi il sen. Pillon che, oltre ad essere il promotore di un disegno di legge che mette in discussione la libertà delle donne e i diritti dei bambini, rilascia spesso dichiarazioni aberranti, come quelle con le quali esprime la sua volontà di vietare l'aborto.

Ma nel mirino delle studentesse di Firenze non c'è solo lui: vengono attaccati anche il leader della Lega, Matteo Salvini, e il suo sostegno al neo presidente del Brasile Jair Bolsonaro, il quale più è più volte ha dimostrato di essere omofobo, razzista e di odiare le donne. A più riprese è stato scandito il coro "Ele Nao", lui no, motto del movimento delle donne brasiliane contro Bolsonaro.
La lista dei nemici delle donne, però, non finisce certo qua e non conosce ovviamente colori di partito: chiamato in causa anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella. Nessuna ha dimenticato né perdonerà la giustificazione da parte sua  dello stupro di due studentesse americane da parte dei carabinieri, lo scorso anno.

Su uno dei ponti della città il corteo si è fermato in ricordo di Violeta , bruciata viva dal marito solo pochi giorni fa in provincia di Salerno. Per lei è stata letta una lettera ed è stato aperto uno striscione sul quale si leggeva: "Per Violeta e per tutte noi, è finito il tempo della pazienza". La mobilitazione si è conclusa sotto la redazione del quotidiano La Nazione, dove tante studentesse hanno letto articoli sessisti, poi stracciati e gettati in un water. Questa la risposta a media e stampa, che danno voce alla propaganda di politici di ogni sorta sui corpi delle donne, insinuano il dubbio sulla loro parola e negano la loro voce.
Dalla piazza finale è stato rilanciato il corteo nazionale del 24 a Roma: "Scenderemo di nuovo in piazza per dire a tutti i Pillon, i Salvini, i Bolsonaro e i Nardella del mondo che è finito il tempo della pazienza, e a nessuno verrà più permesso di parlare sui nostri corpi!".

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Lettera a Violeta Senchiu, bruciata viva dal marito lo scorso sabato a Sala Consilina (SA).

Cara Violeta,
nessuno parlerà di te.

I media nazionali non inviteranno la popolazione a stringersi intorno ai tuoi figli. Nessun politicante scriverà post sui social per te. Nessuno dei vari gruppuscoli-feccia come Forza Nuova o Casa Pound manifesterà per la tua difesa. Quello sciacallo di Salvini non ti porterà mai un fiore.
Perché sai, cara Violeta, per questa gente tu hai sbagliato due volte. La prima nel nascere in Romania, la seconda nel farti ammazzare da un italiano.
E sai, tutti diranno che non se l'aspettavano, che eravate una bella coppia... Sì, a volte litigavate e forse a volte lui ti alzava le mani. Ma l'amore non è bello se non è litigarello, giusto Violeta? Forse avresti voluto divorziare, lasciare quest'uomo, oppure no. Ma se avessi voluto farlo a cosa avresti pensato? Ai tuoi tre figli? A come farli mangiare? Al fatto che una mamma che lavora per tenere in piedi tutta la baracca non riesce a stare abbastanza tempo con i bambini? Chissà...
Forse, se avessi cercato di divorziare, ti saresti pure sentita dare della bugiarda, e magari ti avrebbero pure tolto i bambini, come vorrebbe il DDL Pillon.

Sai, Violeta, tu nella vita hai sempre contato meno... perché hai fatto l'errore di nascere donna. Hai contato ancora meno... perché hai fato l'errore di nascere straniera. E hai contato meno nella morte... perché hai fatto l'errore di farti ammazzare da un italiano.

Ma una cosa te la vogliomo dire, cara Violeta. Noi che contiamo meno ci siamo proprio scocciate. E se non contiamo niente per questa gente, per questa società, allora saranno loro a non contare niente per noi. Se il piano è quello di dichiararci guerra, allora saremo noi donne a dichiarare guerra a loro. Guerra a chi pensa di poter decidere sulla nostra vita e sulla nostra morte e a chi, invece, sulle nostre morti ci pontifica.
Riprendiamoci adesso il nostro diritto di scelta, di autodeterminazione, di autodifesa. Iniziamo a rispondere a ogni schiaffo con un pugno.

Blocchiamo le strade, le piazze, le città.

Per Violeta, per le studentesse di Firenze, per noi tutte.
È finito il tempo della pazienza.

 

(da Collettivo Spine)

 

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