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Articoli filtrati per data: Tuesday, 09 Ottobre 2018

Torna in piazza la Francia contro il governo Macron.

Per oggi era stato indetto uno sciopero nazionale dalle principali sigle sindacali. Sotto attacco alcune manovre del governo come l’indicizazzioni troppo basse delle pensioni e aumento dei contributi da versare per il 60%. Mentre gli studenti delle scuole contestano e lavoratori più in generale contestano il piano complessivo di ulteriore precarizzazione del lavoro e delle vite.

Migliaia di persone in piazza a Marsiglia, Nizza, Tours, Rennes e Parigi dove la manifestazione è partita alle 14.30 dal quartiere Montparnasse verso la Porte d’Italie. Proprio a Parigi durante il corteo sono scoppiati scontri tra manifestanti e polizia.

Mentre Macron e tutto il Governo francese devono fare i conti con dimissioni di ministri importanti e la scelta di eventuali sostituti, mentre capo di Stato e presidente del Consiglio Francese si apprestano ad un sostanziale rimpasto di governo, mentre la Le Pen sembra essere avanti nei sondaggi che guardano alle prossime elezioni europee, l’opposizione sociale torna a bussare alle porte dei palazzi del potere e con lo stile che ha caratterizzato la Francia negli ultimi anni.

Saranno altre le manifestazioni nelle prossime settimane e sembra quindi che l’autunno caldo non lontano da noi sia già cominciato.

 

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Ieri come ogni lunedì, su Italia 1, è andato in onda Tiki Taka, una trasmissione calcistica davvero oscena per bruttezza e contenuti. Una trasmissione assolutamente non degna di nota, se non fosse che nel bel mezzo delle accuse di violenza sessuale nei confronti di Cristiano Ronaldo la trasmissione in questione può essere il termometro di cosa ci aspetta nelle prossime settimane a partire da questa vicenda.

In realtà ne abbiamo avuto già abbondanti assaggi. Il 4 ottobre la Juventus FC, la società dell'attuale squadra di CR7, prende le difese del calciatore con un tweet vomitevole che non necessita commenti: "Cristiano Ronaldo ha dimostrato in questi mesi la sua grande professionalità e serietà, apprezzata da tutti alla Juventus. Le vicende asseritamente risalenti a 10 anni fa, non modificano questa opinione, condivisa da chiunque sia entrato in contatto con questo grande campione".

Qualcuno dovrebbe dire a questi signori che Ronaldo è accusato di stupro, non di poca professionalità. Dobbiamo purtroppo constatare che per la più grande società di calcio italiano, la professionalità e la bravura nel giocare a calcio cancellano le responsabilità per uno stupro. Alla Juventus chiaramente si allineano tutte le principali testate sportive. Non poteva essere altrimenti visto l'entusiasmo e il servilismo mediatico con cui è stata presentata l'operazione CR7 da tutte le testate giornalistiche italiane, arrivando a riempire pagine e pagine di articoli sul calciatore portoghese, bombardandoci di dettagli inutili e insulsi.

Arriviamo così alla prima pagina del Corriere dello Sport del 6 ottobre che titola "CRSEX" già segnalata su facebook dal lavoro di Minuto Settantotto che commentava così: Il sesso è piacere, coinvolgimento. Lo stupro è violenza, prevaricazione. Premessa la presunzione d'innocenza, Cristiano Ronaldo è accusato di stupro, un reato. Il solo accostamento, o peggio l'uso intercambiabile, delle parole sesso e stupro è qualcosa di aberrante.

Il giornalista dovrebbe saper maneggiare con cura le parole, soprattutto quando si parla di argomenti così delicati come una violenza sessuale. Un titolo vomitevole, come il retroterra culturale che lo ha partorito. Questo è il giornalismo sportivo in Italia".Una prima pagina che assume connotati ancor più schifosi e vomitevoli alla luce della foto scelta che, estrapolata dal contesto del campo da gioco e legata a quel titolo, sembra mimare un gestaccio.

Sempre il Corriere dello Sport continua con il titolo di stamattina "Cristiano in c roce". Inutile parlare di Tutto Sport: "Più forte del fango" e "Giù le mani da CR7" sono solo alcuni dei titoli del giornale torinese. E' il classico ribaltamento dei ruoli e delle responsabilità. La vittima di tutto questo diventa Cristiano Ronaldo. Chi denuncia diventa l'imputata, la responsabile, la carnefice. Succede sempre, eppure questa volta sembra assumere caratteristiche ancor più aggressive, spudorate, esplicite. Veniamo al punto di partenza. A Tiki Taka. Dalla trasmissione parte un servizio sulla vicenda. Il titolo segue la linea del resto della stampa italiana: "Campione sotto pressione".

Anche in questo caso per la narrazione mediatica la vittima è il calciatore portoghese. Le questioni sollevate sempre le stesse e sempre vergognose: la distanza di tempo tra l'episodio contestato e la denuncia, il perché abbia accettato di seguirlo nella camera d'albergo, l'aver accettato i soldi e così via. Ma l'apice lo si raggiunge quando la trasmissione torna in studio e la parola passa agli ospiti. La sagra dell'infamia.

Per Giampiero Mughini (un nome che è già sinonimo di cloaca) "si tratta di un semplice rapporto non consenziente, non è uno stupro". Anche in questo caso risulta piuttosto superfluo commentare. Se dico NO è NO. Se dinanzi ad un NO continui è stupro. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Poi arriva il turno di Giuseppe Cruciani che si scaglia contro il Metoo ricordandoci che a riguardo il suo pensiero è assolutamente negativo. Il tutto condito dalle solite retoriche con le quali abbiamo purtroppo imparato a fare i conti.

Cristiano Ronaldo è un intoccabile. E' il beniamino di grandi e piccini in tutto il mondo. Ma soprattutto è una macchina da soldi infernale. Gli scudi che da tutte le parti si levano a sua difesa sono scudi offensivi, pericolosi, che possono far male e nuocere gravemente in una fase storico-politica già caratterizzata da un forte attacco al corpo delle donne e alla possibilità di autodeterminazione. La narrazione che si sta sviluppando in questi giorni attorno alla vicenda in questione tende in maniera sfrontata e spietata alla banalizzazione della violenza sulle donne, quasi ridicolizzandola.

E' una narrazione che produce e alimenta le retoriche più becere. Lega la denuncia della violenza ad un ritorno economico o comunque ad un tornaconto personale; riafferma la società come struttura gerarchizzata in senso patriarcale e maschilista; mortifica il corpo e il ruolo della donna affermando il totale asservimento al maschio, ancor di più se ricco e potente. La difesa di Ronaldo rischia di diventare un grande attacco nei confronti delle donne.

E si sa, quando di mezzo c'è il calcio, quando si tratta di grandi campioni, la razionalità, l'obiettività e lo sguardo critico rischiano di venire ulteriormente meno. Questa vicenda può essere, in parte, il termometro di quello che dobbiamo aspettarci nei mesi a venire. Sul corpo delle donne, sulla violenza e sulle possibilità di autodeterminazione si gioca una battaglia cruciale, che purtroppo passa anche da casi mediatici come questi.

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Come previsto dai sondaggi realizzati nei giorni precedenti al voto, il candidato di ultradestra Jair Bolsonaro ha fatto incetta di preferenze in Brasile, distaccando di 17 punti percentuali il candidato del PT nel primo turno delle elezioni presidenziali.

Bolsonaro non è riuscito a vincere al primo turno ma ha superato da solo la somma di voti dei tre candidati arrivati dietro di lui. Debacle clamorosa per Dilma, che saluta il Parlamento dal primo turno e chiude una fase politica del paese iniziata con la prima elezione di Lula nel 2003.

Se per inquadrare con precisione il futuro Governo bisogna attendere due settimane e il ballottaggio in cui Bolsonaro è favoritissimo, questa domenica elettorale delinea una tendenza che pare estendersi a macchia di leopardo a livello globale, con marcata accentuazione nell'America Latina. La crisi economica e la depredazione finanziaria lasciano il passo a una pulsione autoritaria e reazionaria con cui le classe medie bianche rispondono alla paura di ulteriore impoverimento e perdita di status quo.

La soluzione politica nello scacchiere della rappresentanza, sul modello trumpiano, viene data dal rigurgito nazionalista delle destre e anche dell'estrema destra, come per il caso appunto del Brasile, dove Bolsonaro è noto per le sue posizioni pro dittatura e contro i diritti di donne, comunità indigene e poveri. La riprova è data dalla percentuale veramente alta ottenuta dal favorito di Bolsonaro a Rio, mesi fa salito alla ribalta delle cronache per avere sfregiato la targa commemorativa di Marielle Franco, a cui era stata dedicata una piazza.

Il voto rispecchia la voglia di un uomo forte al comando in un contesto di forte polarizzazione crescente: una tendenza già vista nel passato recente del Brasile, sfociare in feroci dittature ma anche in grandi mobilitazioni.

Al contempo, il PT riesce a non crollare ma si trova nella totale incapacità di azione, in una fase in cui crolla la fiducia nella democrazia neoliberale, anche a causa delle contraddizioni che hanno segnato gli ultimi anni del governo di Dilma. E crolla sia per volontà dell' elettorato medio, sia per il distacco totale delle popolazioni degli slum, che si organizzano aldilà delle rappresentanze per sopravvivere e contrastare la guerra ai poveri in atto da anni.

L'eventuale escalation autoritaria post-elettorale non potrà da questo punto di vista che innescare un conflitto ancora più aspro tra gli ultimi e lo stato dell'uomo forte. Anche qui, una variabile fondamentale è portata dalla causa femminista e delle rivendicazioni di genere, che sono state e potrebbero essere in futuro una spina del fianco veramente ostile a un futuribile governo di Bolsonaro, soprattutto se riusciranno ad allargarsi ai tanti "nemici pubblici"del probabile nuovo presidente brasiliano.

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