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Articoli filtrati per data: Thursday, 11 Ottobre 2018

E’ un inizio di autunno promettente quello datosi ieri, mercoledì 10, a Bologna in tre piazze diverse;

in cui, come in tante altre città italiane, qualcosa inizia a covare contro un esecutivo falsamente dipinto come monolitico.

La giornata è stata aperta dal presidio convocato dal Si Cobas sotto la Prefettura contro il razzismo istituzionale di Salvini e per annunciare la due giorni del 26 e 27 ottobre di sciopero nazionale e manifestazione a Roma. E’ stata anche rilanciata la giornata di mobilitazione regionale in Emilia Romagna del prossimo sabato 13 ottobre contro la costruzione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) regionale a Modena. Un moderno lager in cui verrebbero trattenute arbitrariamente per mesi persone straniere semplicemente sprovviste di documenti; o, se in possesso di permessi di soggiorno, colpevoli di attuare forme di sciopero e picchetto incompatibili con la rapacità di una catena di sfruttamento che unisce colossi del capitalismo globale come Amazon, cooperative spurie e padroncini filo-leghisti.

Una seconda iniziativa si è data nel tardo pomeriggio sotto le Due Torri dove un presidio di Social Log, animato da volantinaggi e striscioni, ha richiamato l’attenzione sull’aggravamento dell’emergenza abitativa operata dal Decreto Salvini. Che da una parte colpisce penalmente e strumentalmente chi si trova ad occupare per necessità (in una pluriennale tendenza nazionale alla dismissione dell’edilizia pubblica), dall’altra santifica la proprietà privata davanti alla penuria di alloggi indotta dalle dinamiche della speculazione immobiliare e del capitalismo delle piattaforme. Il tutto nel quadro della giornata nazionale Sfratti Zero, che ha visto la mobilitazione di città come Firenze (in cui allo stesso modo si è dato un corposo presidio dei lavoratori della logistica sotto la Prefettura), Roma e Napoli (dove è stato invece prevalente il tema del diritto all’abitare davanti ai recenti attacchi del ministero dell’interno).

In serata la zona universitaria si è animata di una partecipata assemblea antirazzista alla Facoltà di Lettere in via Zamboni. L’evento, promosso dal CUA nella cornice dell’Alma Riot fest, è stato partecipato da circa 200 studenti che hanno espresso in tutti gli interventi un alto livello di consapevolezza, inimicizia e determinazione contro il cosiddetto “governo del cambiamento”. Principali risoluzioni dell’assemblea, poi riversatasi tra cori e fumogeni nella limitrofa Piazza Verdi, sono state la solidarietà attiva al movimento Non Una di Meno con la partecipazione alla giornata di mobilitazione prevista per sabato prossimo a Verona; e la creazione di laboratori su genere, comunicazione e cultura per affinare gli strumenti di attacco dal basso alla propaganda governativa e alle sue politiche misogine e suprematiste.

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Questa mattina nuova udienza del Processo Cucchi. Un carabiniere ha ammesso il pestaggio di Stefano Cucchi.

Il processo Cucchi continua contro i cinque carabinieri imputati. Questa mattina Francesco Tedesco ha ammesso di aver assistito al pestaggio di Stefano, accusando gli altri due carabinieri imputati Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro. Inoltre ha dichiarato di aver denunciato in procura il pestaggio. Una denuncia che è stata però insabbiata e fatta scomparire dagli archivi dell'Arma.

"Processo Cucchi. Uduenza odierna ore 11.21. Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi", cosi ha scritto su Facebook Ilaria Cucchi. Una verità che almeno per quanto ci riguarda, è nota da tempo e che oggi viene ammessa anche nella aule di Piazziale Clodio.

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Poi racconta un sacco di bugie. L’episodio è del 5 ottobre scorso , ma oggi la pubblicazione di un video ha fatto crollare il castello di carte costruito da i sindacati di polizia per giustificare il comportamento delle forze dell’ordine.

Secondo il Sap infatti, gli agenti avrebbero reagito a un aggressione di oltre 20 braccianti. Calci, pugni e sputi che avrebbero causato il ricovero ospedaliero di un agente. La realtà però è ben diversa da questa fantasiosa versione: in un video, divulgato questa mattina da campagne in lotta, si vede chiaramente un bracciante ammanettato alla ruota posteriore di una volante.

Secondo quanto riferito dai presenti il ragazzo sarebbe stato trascinato ammanettato per decine di metri, il piccolo gruppo di lavoratori sarebbe perciò intervenuto solo per fermare questa barbarie. Dopo le innumerevoli tragedie nelle zone del bracciantato nelle pianure del centro sud, si è parlato della necessità di ripristinare la legalità nelle zone agricole. Già il governo Renzi aveva tentato di intervenire sulla questione e recentemente è stata aperta una contrattazione tra le organizzazioni sindacali e il ministro Centinaio.

La realtà che questo episodio ci testimonia è che il capolarato e la presenza dello stato in queste zone sono due facce della stessa medaglia. Due strumenti dello sfruttamento e della segregazione razziale.

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Carolina SaldañaLo Sciopero Nazionale del 2018 nelle prigioni di tutte le parti degli Stati Uniti è iniziato il 21 Agosto Nero, l’anniversario dell’assassinio di George Jackson nella prigione di San Quintín in California, ed è terminato il 9 settembre, 47 anni dopo la ribellione nella prigione di Áttica, NY. Due date storiche nel movimento rivoluzionario dentro le prigioni del paese.

Il 17 luglio di quest’anno, l’artista, scrittore ed organizzatore Kevin ‘Rashid’ Johnson, del New Afrikan Black Panther Party, ha scritto un articolo che pone questo sciopero nel contesto di varie azioni di resistenza anti-carceraria fatte a partire dal 2010 negli stati di Texas, Georgia, Alabama, California e Florida. Rashid argomenta che sta sorgendo un nuovo movimentonuovo movimento contro la schiavitù e le condizioni inumane nelle prigioni, che sta erodendo le strutture di isolamento imposte da quasi mezzo secolo per mettere fine al movimento che ci fu negli anni 60 e 70.

Durante lo Sciopero Nazionale del 2018, ci sono state azioni in per lo meno 36 istituzioni di 17 stati.

Il 13 settembre, i risultati sono stati annunciati da Amani Sawari, la portavoce pubblica del collettivo dei prigionieri-avvocati Jailhouse Lawyers Speak, JLS, che offre assistenza giuridica ad altri prigionieri e prigioniere, e che ha avuto un ruolo chiave nella coalizione di prigionieri che hanno organizzato lo Sciopero Nazionale del 2018.

Felicitandosi con tutti i collettivi e le persone che hanno aiutato a fare di questa mobilitazione un grande successo, la portavoce ha affermato che sotto la guida delle e dei prigionieri, è stato possibile unire gli sforzi organizzativi di centinaia di gruppi e individui anti-carcerari in differenti parti del paese, richiamare l’attenzione di un importante segmento del pubblico sulle intollerabili condizioni carcerarie, e iniziare a porre nell’agenda nazionale le richieste basilari dello sciopero. Oltre ai reportage veritieri di differenti media liberi e indipendenti, la copertura nei media commerciali è stata la più ampia e, frequentemente, più favorevole del normale nel paese e nel mondo.

Tra le fonti di preziosa informazione, si evidenziano il periodico San Francisco Bay ViewSan Francisco Bay View, la pagina anarchica It’s Going Down, e la pagina dell’IWOC.

I rapporti sulle azioni continuano a giungere nonostante le difficoltà di comunicazione, dei maltrattamenti verso gli scioperanti, o delle dichiarazioni delle autorità che dicono che lo sciopero non è stato effettuato nelle loro prigioni. Questo è avvenuto in Colorado, Florida, Georgia, Indiana, New York e Carolina del Sur, tra gli altri stati. “In Georgia, non c’è nessuno sciopero”, ha scritto la portavoce del Dipartimento di Correzione Joan Heath, con un tipico messaggio.

In strada…

Fuori delle prigioni, l’International Workers Organizing Committee, IWOC (Comitato Organizzatore dei Lavoratori Internazionali) e gruppi locali hanno organizzato azioni di solidarietà in per lo meno 21 città per lanciare la mobilitazione.

Durante i 20 giorni dello sciopero, in agosto e settembre, sono state portate a termine più di 100 manifestazioni per farne parlare, cortei, incontri, proiezioni di film, forum, seminari, e notti per appendere grandi striscioni, fare graffiti, creare varie forme d’arte, e scrivere lettere. Nei momenti di repressione, è stata organizzata una pioggia di chiamate telefoniche per difendere i prigionieri. Le azioni solidali erano realmente impressionanti. In un incontro fuori della prigione di San Quintino in California, per esempio, hanno partecipato quasi 500 attivisti.

A volte le azioni sono state portate a termine fuori delle medesime prigioni dove i prigionieri agivano, e in altri casi sono state effettuate fuori di altre prigioni o luoghi indicati. In una manifestazione rumorosa fuori del Centro Metropolitano di Correzione nella città di New York, per esempio, all’interno dell’Istituto sono state fatte lampeggiare delle luci di gratitudine.

Nel mondo…

A livello internazionale, i prigionieri solidali nella prigione di Burnside ad Halifax, Nuova Scozia in Canada, erano tra i primi ad esprimere la propria solidarietà con le richieste dello sciopero e a protestare per esigere un trattamento come esseri umani.

In Grecia, 127 prigionieri nella prigione di Larissa hanno appeso uno striscione e hanno inviato un messaggio di solidarietà.

E dalla Palestina, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP) ha inviato un comunicatocomunicato que mette in rilievo i motivi comuni tra questo sciopero e la loro lotta dalle carceri israeliane per la liberazione della loro terra e del loro popolo dal colonialismo e dall’occupazione. Esprimono la propria stima per il grande George Jackson, “una vera voce di lotta”, e fanno notare che, dopo il suo assassinio, i poemi del poeta palestinese Samih al-Qasem sono stati trovati nella sua cella. Salutano le e i lottatori incarcerati del Movimento di Liberazione Nera, incluso Mumia Abu-Jamal, “il cui internazionalismo e la cui lotta basata sui dei principi si conoscono e risuonano in tutto il mondo”. Chiedono, tra gli altri, la sua libertà e quella dei prigionieri politici Leonard Peltier e Mutulu Shakur.

Cosa ha fatto esplodere lo Sciopero Nazionale del 2018?

Lo sciopero, originariamente progettato per l’inizio del 2019, è stato iniziato dopo una battaglia che è avvenuta il 16 aprile nell’Istituto Correzionale Lee in Carolina del Sud, dove per lo meno sette prigionieri sono morti, sei dei quali erano Afro Americani.

In una manifestazione fuori della prigione, la portavoce Efia Nwangaza del Free South Carolina Movement ha detto: “Questi uomini hanno perso le proprie vite e ci sono molti altri con ferite permanenti a causa della cattiva amministrazione, di una direzione irresponsabile, delle guardie e del personale senza qualificazione, dell’ammassamento di esseri umani, dell’imprigionamento di massa e delle lunghe sentenze progettate per creare una cultura mutevole nelle prigioni”. Le loro richieste includono una politica di zero tolleranza per “il razzismo, sessismo o qualsiasi forma di oppressione o trattamento inumano”.

Secondo un membro dell’IWOC, Cole Dorsey, quando le prigioni sono usate come magazzini, tutti i problemi dietro le grate si moltiplicano. Lavorando per anni a 13 o 18 centesimi l’ora, una persona perde la speranza, specialmente quando non ci sono opportunità per studiare o avere un addestramento per trovare un buon lavoro uscendo di prigione. Con il suo telefono cellulare, l’ex prigioniero ha aiutato la comunicazione tra i differenti organizzatori dentro e fuori delle prigioni. Ha espresso il proprio speciale apprezzamento per l’appoggio del San Francisco Bay View, il quale ha diffuso le mete e le azioni dello sciopero nazionale con inviati del giornale attraverso la posta a centinaia di prigionieri.

Amani Sawari ha detto che è certa che la battaglia descritta nei media come “delinquenziale” ha coinvolto gente di varie organizzazioni di strada, ma quello che non è stato quasi detto è che il conflitto è stato istigato dalle guardie, che hanno tolto i lockers (armadietti) di un gruppo di prigionieri per poi destinarli a vivere nelle celle occupate da altri gruppi. La morte dei compagni avrebbe potuto essere evitata “se la prigione non fosse stata sovrappopolata a causa dell’avarizia provocata dalla detenzione di massa, e da una mancanza di rispetto per la vita umana che è una parte integrante dell’ideologia carceraria della nostra nazione”, ha detto la portavoce del JLS.

Lei ha aggiunto che in vista della situazione mutevole, dopo la battaglia, molti prigionieri in varie parti del paese hanno sentito di non poter aspettare ad agire. Si sono messi d’accordo su dieci richieste.

Le richieste

Immediati miglioramenti delle condizioni delle e dei prigionieri e delle politiche di detenzione, le quali devono riconoscere l’umanità dei prigionieri uomini e donne. Una immediata cessazione della schiavitù carceraria. Tutte le persone incarcerate in qualsiasi luogo di detenzione sotto la legislazione degli Stati Uniti devono ricevere per il proprio lavoro lo stipendio prevalente nel proprio stato o territorio. L’Atto di Riforma della Lite della Prigione deve essere annullato, per permettere così agli umani incarcerati un adeguato canale per affrontare richieste e violazioni dei propri diritti. L’Atto di Sentenza della Verità e l’Atto di Riforma delle Sentenze devono essere annullati affinché gli umani incarcerati abbiano una possibilità di riabilitazione e di libertà condizionale. Nessun essere umano deve essere condannato a morte con la detenzione o scontare una condanna senza la possibilità di libertà condizionata. Un’immediata cessazione di imputazioni eccessive, di sentenze lunghe, e del rifiuto della libertà condizionale per motivi razziali contro degli esseri umani neri o mulatti. Le persone nere non devono continuare a ricevere dei rifiuti alla propria libertà condizionale a causa del fatto che la vittima del loro crimine sia una persona bianca, che è un problema particolarmente negli stati del Sud degli Stati Uniti. Una cessazione immediata all’aumento di leggi razziste anti-delinquenziali contro degli essere umani neri o mulatti. A nessun essere umano incarcerato si deve negare l’accesso ai programmi di riabilitazione nel proprio luogo di detenzione a causa di un etichetta di “aggressore violento”. Le prigioni statali devono essere finanziate in modo specifico per offrire più servizi di riabilitazione. Le borse di studio Pell devono essere nuovamente disponibili in tutti gli stati e territori degli Stati Uniti. I diritti al voto di tutti i cittadini che scontano delle sentenze o delle  detenzioni preventive in prigione, e degli “ex colpevoli”, devono diventare legali. Chiediamo rappresentanza. Tutte le voci contano!

La Convocazione

Il 24 aprile, il JLS ha convocato le prigioniere e i prigionieri in tutte le parti del paese a partecipare allo sciopero nazionale che sarebbe stato portato a termine sulla base delle richieste concordate, utilizzando lo sciopero del lavoro, lo sciopero della fame, sit-ins (proteste sedute), e i boicottaggi delle chiamate telefoniche e degli articoli venduti negli spacci, secondo la situazione di ciascuna prigione. È stato fatto appello anche ai simpatizzanti fuori delle prigioni a sostenere con comunicazioni, azioni di protesta e diffusione delle richieste.

I gruppi organizzatori, inoltre, hanno espresso il proprio sostegno alla campagna “Ridistribuire il Dolore”, che con abbastanza successo era cominciata il 1 febbraio 2018.

Le sue mete e tattiche sono state spiegate da Bennu Hannibal Ra-Sun, prima Melvin Ray, uno dei principali portavoce del Free Alabama Movement insieme a Kinetic Justice (Robert Earl Council) prima e durante lo sciopero nazionale dell’anno 2016. Bisogna ricordare che i due organizzatori furono duramente castigati e trasferiti nelle pericolose prigioni di Kilby, Limestone e Donaldson, dove hanno passato molto tempo in isolamento. Nonostante tutto, i due continuano a resistere.

Ridistribuire il Dolore

Parlando della campagna Ridistribuire il Dolore, Bennu Hannibal ha detto:

Il 21 gennaio 2018, il nostro amato anziano, dirigente rivoluzionario e maestro, l’Onorevole Richard ‘Mafundi’ Lake è tornato ai suoi antenati.

Voglia che la sua transizione serva come un’altra lezione sull’urgenza della nostra situazione dietro queste mura e ci ricorda perché non possiamo aspettare di impegnare ogni nostra cosa nella lotta per mettere fine alla schiavitù in America. Siamo ancora, senza dubbio, schiavi e proprietà per nessun altro motivo che il colore della nostra pelle…

Abbiamo concluso i quattro mesi della nostra campagna bimestrale di boicottaggio… alle chiamate per riscuotere, allo spaccio o alle macchine dispensatrici durante le visite. Il nostro obiettivo è togliere fondi ai sistemi carcerari e stanziamenti governativi per dirigere questi fondi a costruire un’organizzazione nazionale con il proposito e l’agenda di mettere fine alla detenzione di massa e alla schiavitù nelle prigioni.

Questi fondi ci aiuteranno a creare e a diffondere materiali educativi e libri sulla detenzione di massa, la schiavitù carceraria e l’Emendamento Tredici; aiutare i nostri lottatori per la libertà incarcerati, fare libri, articoli, poemi, artigianato e altri materiali per finanziare il nostro movimento; aiutare a sviluppare una piattaforma di e-negozi per centralizzare il finanziamento; e aiutare a finanziare lo sviluppo della nostra app per consolidare e organizzare tutta l’informazione del nostro movimento con un clic. Mai saremo un movimento di indipendenza se non stabiliamo una struttura indipendente.

Quali sono le azioni che avete portato a termine nelle prigioni?

Nel corso dello Sciopero Nazionale del 2018, le e i prigionieri hanno partecipato in vari modi. In alcuni casi solo uno o due persone hanno agito, mentre in altri, decine o centinaia di persone si unite alla mobilitazione. Anche prima della data del 21 agosto, ci sono state proteste in alcune prigioni. Gli stati che attirarono l’attenzione per i tanti prigionieri coinvolti sono Florida, Carolina del Sud, e Washington. Perché?

In Alabama, il 21 agosto, Swift Justice ha informato Al-Jazeera che i prigionieri nelle loro prigioni stavano protestando non presentandosi al lavoro.

In Arizona, vari prigionieri inviati dal Nevada hanno incominciato uno sciopero della fame il 21 agosto.

In California, lo sciopero della fame è stato iniziato il 21 agosto da Heriberto García, che ha fatto una registrazione nel suo telefono cellulare del suo rifiuto di accettare cibo. Quando è venuto a conoscenza del menù, ha detto: “Che servano burritos o no, oggi non mangio. Sono in sciopero della fame”.

In un’altra azione, un gruppo ha guidato uno sciopero della fame nella prigione di Lancaster.

Nella Carolina del Nord, circa 100 prigionieri hanno manifestato con teli che portavano scritte le parole “Solidarietà”, “Libertà condizionata”, e “Miglior cibo”, mentre è stata effettuata una manifestazione a sostegno dello Sciopero Nazionale del 2018 fuori della prigione Hyde, nel paese di Swanquarter.

Nella Carolina del Sud, scioperi del lavoro e boicottaggi sono stati confermati nelle prigioni di Broad River, Lee, McCormick, Kershaw e Lieber. Un boicottaggio è stato effettuato anche nella prigione federale di Edgefield. Tutte queste azioni sono state pianificate prima del massacro nella prigione Lee? O sono state una risposta alla repressione?

Nel Colorado, circa 20 internati della prigione Sterling hanno incominciato ad agire all’inizio di agosto, prima del giorno 21, quando hanno iniziato uno sciopero della fame con richieste riguardanti l’isolamento, il castigo di tutto un gruppo per l’azione di una persona, e la mancanza di programmi educativi, tra le altre cose.

In Florida, il 23 agosto The Guardian ha riportato scioperi in 11 prigioni, mentre una settimana dopo sono stati confermati scioperi del lavoro e boicottaggi nelle prigioni di Charlotte, Dade, Holmes, Appalachee, e Franklin. Secondo i rapporti dei prigionieri, a Charlotte, 40 prigionieri si sono rifiutati di lavorare e 100 hanno iniziato il boicottaggio dello spaccio. A Dade, tra i 30 e i 40 erano sciopero, a Franklin tra i 30 e i 60, a Holmes 70 hanno partecipato e ad Appalachee un numero sconosciuto. Perché tanta partecipazione? Forse perché tanti prigionieri già da febbraio stavano partecipando all’Operazione Push.

In Georgia sono stati effettuati scioperi del lavoro e boicottaggi nelle prigioni di Reidsville e Jackson. Bisogna segnalare che nello sciopero del 2010, che incominciò a Reidsville e si estese alle prigioni di tutto lo stato, la repressione fu specialmente crudele, inclusi attacchi delle guardie ai prigionieri con martelli che lasciarono alcuni compagni irriconoscibili.

In Indiana, dei prigionieri in una unità di isolamento a Wabash Valley hanno iniziato uno sciopero del fame il lunedì, 27 agosto, per chiedere cibo adeguato e la fine delle temperature fredde nell’unità.

Nel Kentucky, un boicottaggio è stato confermato nella prigione federale di Manchester.

Nel Maryland, membri di un gruppo si sono rifiutati di lavorare nella prigione di Jessup.

Nel Michigan, un gruppo di prigionieri nella prigione di Alger, ha fatto un boicottaggio delle telefonate e dei pagamenti alla Global Tel Link.

Nel Misuri, per lo meno un prigioniero era in sciopero della fame nella prigione federale di Leavenworth.

Nella prigione Polk, per lo meno un prigioniero è stato castigato per essersi dichiarato in sciopero.

Nel Nuovo Messico, la tensione era così forte in tre unità della prigione della contea di Lea finanziata dalla compagnia privata GEO, che i prigionieri hanno trovato impossibile aspettare fino al 21 agosto per agire. Il 9 agosto, si sono dichiarati in sciopero a causa della riduzione delle visite familiari, delle persecuzioni delle famiglie durante le visite, delle perquisizioni dei familiari anziani nudi e delle persecuzioni e gli abusi sugli internati. Come risposta, il 20 agosto il Dipartimento delle Correzioni ha imposto un “lockdown”, o chiusura, nelle 11 prigioni dello stato. Domanda: La situazione nelle prigioni private sarà sempre più intollerabile?

A New York, uno sciopero è stato effettuato nella prigione a Coxsackie, e sono stati portati a termine uno sciopero del lavoro e dei boicottaggi nell’Istituto dell’Est.

Nell’Ohio, le autorità della prigione a Lucasville hanno tolto a Siddique Hasan il diritto alle chiamate telefoniche e gli hanno proibito di parlare con la gente all’esterno dello Sciopero Nazionale del 2018. Come risposta, lui si è dichiarato in sciopero della fame. Dei prigionieri riportano che le autorità sono giunte così lontano da mettere sacchi di sabbia fuori della sua cella affinché lui non potesse inviare o ricevere messaggi e informazioni. Il prigioniero politico è stato nel corridoio della morte nell’Ohio fin dalla ribellione di Lucasville nel 1993, e dalla sua cella, ha aiutato ad organizzare lo Sciopero Nazionale del 2016.

Sempre in Ohio, i prigionieri in per lo meno un padiglione nella prigione supermax di Youngstown hanno partecipato ad un digiuno durante i primi giorni dello Sciopero Nazionale e ad un boicottaggio dello spaccio durante le tre settimane.

Nella prigione di Toledo, per lo meno due prigionieri, David Easley e James Ward, hanno incominciato uno sciopero della fame il 21 agosto per solidarietà con le richieste nazionali e per protestare contro la violenza delle guardie e la mancanza di assistenza medica. Le autorità li hanno inviati in una unità di isolamento e hanno bloccato le loro comunicazioni con le persone fuori della prigione, ma si è saputo che dopo averlo interrotto per alcuni giorni, hanno continuato con lo sciopero anche dopo il 9 settembre.

Nel Texas, il compagno Keith ‘Malik’ Washington, direttore aggiunto del New Afrikan Black Panther Party e membro dell’IWOC, era nella prigione McConnell nel paese di Beeville, dove alcuni prigionieri hanno partecipato ad uno sciopero del lavoro. Quest’anno le rappresaglie contro di lui sono incominciate verso il 15 agosto, quando lo hanno messo in isolamento. Nella sua cella di cemento con fuliggine sulle pareti, la temperatura è giunta a più di 38 gradi Celsius. Non ha potuto lavarsi e non ha potuto comunicare per telefono. Dalla sua cella, ha fatto uno sciopero della fame. Ha detto il compagno Malik: “Sono ben sveglio. E voi?”.

Jason Walker, nella prigione di Telford, è stato confinato in isolamento a partire da luglio quando ha scritto un  articolo sulle condizioni inumane nelle prigioni del Texas. Il membro del New Afrikan Black Panther Party ha anche subito delle rappresaglie per il suo sostegno nell’organizzare l’attuale sciopero nazionale. Non ha potuto lavarsi o avere biancheria pulita, asciugamani, o carta igienica. Dalla sua cella, ha fatto uno sciopero della fame.

Robert Uvalle, che è stato in isolamento per quasi 25 anni, ha fatto uno sciopero della fame nella prigione di Michael, dove anche altri prigionieri si sono rifiutati di mangiare.

Nella prigione Stiles vicino al Golfo, due prigionieri in isolamento hanno fatto uno sciopero della fame come parte dell’azione nazionale. Il 23 agosto, uno di loro ha inviato un messaggio all’IWOC: “Mi sento super bene. Ma ho molta fame! Non perché non ho cibo, ma perché per 48 ore siamo in solidarietà con i nostri fratelli e sorelle. È l’unica maniera con cui possiamo mostrare sostegno dalla Segregazione Amministrativa. Avvisate tutti che possono contare su di noi”.

In Virginia, un gruppo di prigionieri del Sussex II hanno inviato un comunicato che ha annunciato due digiuni di 24 ore ciascuno. Il testo pubblicato in Conscious Prisoner ha riferito che durante quei giorni, loro si dedicheranno allo studio, ad esercitarsi e organizzarsi in memoria di Jonathan e George Jackson, nello spirito dei prigionieri che si sono sollevati nella prigione di Áttica, NY, dei prigionieri assassinati nella prigione Lee in Carolina del Sud, e del loro compagno John Trans, assassinato dalle guardie al Sussex II, che hanno mostrato un flagrante disprezzo della vita umana. Salutando le ed i lottatori sociali, hanno sollecitato a continuare a danneggiare il sistema di schiavitù post-piantagioni.

Nello stato di Washington, gli immigrati incarcerati nel Centro di Detenzione a Tacoma hanno effettuato tre scioperi della fame solo nell’anno 2018. Il 21 agosto, più di 200 prigionieri si sono dichiarati partecipanti alla mobilitazione nazionale con uno sciopero della fame e uno sciopero del lavoro. Hanno chiesto la chiusura dei centri dell’ICE, la fine della separazione di bambini e bambine dalle proprie famiglie e la fine delle detenzioni e delle deportazioni.

Altre due risposte alle rappresaglie

Ronald Brooks, del progetto Decarcerate Louisiana, aveva organizzato lo scorso maggio uno sciopero del lavoro nella nota prigione di Angola e stava aiutando ad organizzare lo Sciopero Nazionale del 2018. Con un cellulare di contrabbando aveva registrato un video attraverso Facebook nel quale un prigioniero dice: “Siamo contro la schiavitù e stiamo organizzando per trasformare i nostri ghetti in comunità e le nostre carceri e prigioni in luoghi di redenzione umana”.

Alla fine di giugno, Ronald è stato trasferito nel Centro di Correzione ‘David Wade’, una prigione, secondo alcuni osservatori, ancor più repressiva di Angola in Luisiana. Alla sua famiglia costa lavoro visitarlo lì e sua madre ha denunciato il suo trasferimento come una rappresaglia a seguito dell’organizzazione che sta facendo. Non l’ha sorpresa che suo figlio abbia incominciato a denunciare le condizioni inumane a David Wade. “Anche essendo incarcerato, Ronald cercherà sempre di fare ciò che può per cambiare le condizioni”, ha detto.

Kevin ‘Rashid’ Johnson aveva progettato di partecipare allo sciopero nazionale del 2018 in Florida, dove ha aiutato ad organizzare azioni a partire dal 15 gennaio sotto il nome di Operation Push.

Come rappresaglia per questo, lo scorso 12 giugno è stato riportato nella prigione Red Onion in Virginia, “la scena originale dell’abuso criminale”. Quando è giunto, è stato assegnato alla ‘unità di tortura’ che lui aveva denunciato nel 2010. Disse: “Eccetto me, tutto il padiglione di 22 celle è vuoto, e da quando sono stato qui, a differenza di altri prigionieri, non mi hanno permesso di lavarmi, né di fare esercizi fuori della mia cella”.

Ma Rashid non è rimasto molto tempo lì. Il 10 luglio è stato trasferito nella prigione di massima sicurezza, Sussex II, a Waverly, Virginia, dove lo hanno messo nel corridoio della morte anche se non è mai stato condannato a morte. In un suo  articoloarticolo pubblicato il 23 agosto in The Guardian, dice che lui parteciperà ad un boicottaggio dello spaccio, facendo ciò che può per informare la gente sulla schiavitù nelle prigioni, e appoggiare gli altri prigionieri che sono in sciopero. Dice: “Può essere che mi trovi in isolamento totale, ma sto a fianco degli uomini e delle donne che rifiutano la schiavitù in America”.

Che dice il JLS sulla sue analisi, richieste e opzioni per agire?

A metà agosto, Jared Ware, di Shadowproof, ha intervistato un(a) rappresentante di Jailhouse Lawyers Speak, che non ha rivelato il proprio nome a causa della ricerca e repressione degli organizzatori dello Sciopero Nazionale del 2018 dentro le prigioni. Tra le altre cose, hanno parlato della schiavitù carceraria, del controllo sociale, e delle richieste e opzioni di come agire nello sciopero. Qui mettiamo alcuni estratti dell’intervista:

JW: Parlando della schiavitù carceraria, ci sono varie analisi di questo concetto… Ci sono coloro che dicono che le prigioni non sono la schiavitù, ma una forma di controllo sociale. Qual è la sua analisi di questo?

JLS: Credo che i due sono corretti… Sono un meccanismo di controllo sociale e anche la schiavitù.

Debbo dire da una prospettiva Nuovo Afrikana -perché molti di noi, specialmente del JLS, veniamo da differenti prospettive culturali ma sempre da una prospettiva Nuovo Afrikana: Mi hanno sempre insegnato che l’attuale sistema carcerario… proviene direttamente dai giorni delle piantagioni.

Da quando gli Africani sono scesi dalle navi… quella connessione è stata definita con molta chiarezza… Mi ricordo di quando il mio bisnonno e altri parlavano di questo. La prigione è la schiavitù… È qualcosa che abbiamo sempre inteso. Chiaro, ora è più sofisticato e alcune persone hanno cercato di cambiare le parole fino a quando è successa una sconnessione.

Questo si nota con molti dei nostri compagni caucasici… Non hanno vissuto la continuazione della schiavitù, per questo non lo intendono così.

D’altra parte, credo che alcune persone pensano che non vediamo che è anche un meccanismo di controllo sociale. Sì, lo comprendiamo e comprendiamo la relazione con il capitalismo e come il sistema carcerario si è esteso come affare in tutto il mondo… Ma mi sembra una grave ingiustizia ignorare il fatto che continua ad essere una continuazione della schiavitù.

JW: Vedo che le richieste questa volta sono più comprensive. La gente con diverse idee ed esperienze, che siano radicali o semplicemente persone alle quali importano gli altri, possono vedere che sono temi di diritti umani. Anche le opzioni di azioni sono più ampie… Vorrei darti l’opportunità di commentare la strategia del JLS e delle varie richieste e opzioni di azione.

JLS: Quando cerchiamo di decidere sulle richieste nazionali parliamo con un gran numero di prigionieri in differenti luoghi. Al principio abbiamo avuto circa 30 richieste e volevamo avere una lista più corta. Volevamo essere imparziali e includere cose che ci colpiscono tutti. E sì, lo consideriamo definitivamente da un punto di vista dei diritti umani.

Una cosa che abbiamo visto nell’ultimo sciopero [del 2016] è che molte persone sentivano di non aver l’opportunità di partecipare… Dicevano, “non tutti lavoriamo”. Vari di noi siamo stati in una unità sotto un ‘lockdown’ [dove i prigionieri sono rinchiusi nelle loro celle senza visite]. Altri prigionieri semplicemente non avevano lavoro, per questo non hanno potuto partecipare ad uno sciopero del lavoro… Alcuni avevano un lavoro che non volevano perdere partecipando ad uno sciopero del lavoro, ma volevano mostrare la solidarietà con gli altri prigionieri.

Che succede, per esempio, quando in una prigione c’è un ‘lockdown’? Come possono partecipare i compagni? In questo caso il boicottaggio è ideale… Allora una delle cose che abbiamo deciso è stato di fare un boicottaggio. E credo che il fratello Bennu abbia aperto quella opzione nel suo programma Ridistribuire il Dolore. Lo abbiamo rivisto varie volte e ci è piaciuto perché si dirige al sistema e specificatamente indebolisce le sue economie. È qualcosa che vogliamo fare…

Gli altri prigionieri senza lavoro volevano un’azione un poco più visibile e gli piaceva l’opzione del sit-in, una protesta seduta. In per lo meno due prigioni c’è gente che vuole fare questo…

Allora lo sciopero della fame era per coloro che erano in un ‘lockdown’. Potrebbero partecipare rifiutando di mangiare, e così resistere e mostrare la propria solidarietà. E in questa fase, dal 21 agosto fino al 9 settembre, si tratta di mostrare solidarietà degli uni con gli altri…

Credo che dando più opzioni, abbiamo avuto una partecipazione più grande.

Nuove proposte

Il successo dello Sciopero Nazionale del 2018 dà un nuovo respiro alle persone che vogliono vedere un mondo senza prigioni. È specialmente incoraggiante nel momento in cui c’è opposizione alle politiche carcerarie sempre più crudeli, come abbiamo recentemente visto nello stato della Pensilvania con la proibizione di libri e lettere nelle mani dei prigionieri o la proposta nello stato di New York di promuovere tele-visite in luogo di visite di esseri umani. Mentre Trump patrocina più prigioni private, in molte prigioni c’è opposizione alla privatizzazione dei servizi medici. Simultaneamente, dei prigionieri che avevano ottenuto l’uscita di centinaia di prigionieri da situazioni del ‘confino in solitario’ in California ora resistono all’inadempimento degli accordi che hanno limitato questa forma di tortura. Mentre il kkk e i gruppi neo-nazisti cercano di rendere legittima la supremazia bianca che è sempre esistita nel paese, gruppi antifa e dei diritti umani li affrontano. In questo contesto, il successo di qualsiasi gruppo che nella società si oppone dà forza a tutti i gruppi che cercano l’abolizione delle prigioni e l’emancipazione. Più comunicazione tra questi gruppi, meglio!

In un messaggio inviato il 16 settembre, la portavoce Amari Sawari invita tutte le persone che hanno sostenuto lo Sciopero Nazionale del 2018 a continuare a collaborare con Jailhouse Lawyers Speak e con gli altri collettivi e individui che stanno promuovendo le richieste delle e dei prigionieri.

È di speciale importanza organizzare e partecipare ad azioni per appoggiare i prigionieri che stanno vivendo rappresaglie, inclusi: Imam Hasan, Kevin Rashid Johnson e Jason Walker.

Manca ancora la diffusione dei risultati dello sciopero e l’informazione sulle azioniazioni che continuano ad essere in piedi.

Quest’anno ci saranno nuove azioni, incluso un altro Sciopero Nazionale e una Marcia Nazionale per lanciare lo sciopero. Il JLS promuove anche la formazione di una Coalizione Nazionale per promuovere le iniziative dei prigionieri e un fondo per ricevere donazioni.

La resistenza continua!

//www.lahaine.org/?s=Amig@s+de+Mumia&sentence=a_sentence&;disp=search">Amig@s de Mumia

24/09/2018

La Haine

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca: Carolina Saldaña, “Huelga en las prisiones de Estados Unidos” pubblicato il 24/09/2018 in La Haine, su [https://www.lahaine.org/mundo.php/huelga-en-las-prisiones-de] ultimo accesso 05-10-2018.

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