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CaravanaMigrante continua tra intimidazioni e repressione

16 Novembre 2018 | in CONFLITTI GLOBALI.

È sempre più vicina al confine americano la prima delle diverse carovane migranti partite dall'Honduras nelle scorse settimane. Una parte di essa, formata da circa 800 persone, ha raggiunto la frontiera tra Usa e Messico, a Tijuana nella regione di Baja California. Cercando il modo in un modo o nell'altro, col giorno e con la notte, di passare il confine che è fortemente militarizzato.

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Tra di esse, molte persone appartenenti alla comunità LGBT, che hanno raggiunto il confine con bus a causa delle intimidazioni che avrebbero subito da alcuni messicani residenti nelle città attraversate dalle carovane. Il tutto all'interno di un contesto che ha visto però la maggior parte della popolazione solidale con i migranti, nonostante la propaganda avversa dei governi americano e messicano.

Quella sui corpi e sulle scelte sessuali è una ulteriore discriminazione giocata sulla linea di genere che si aggiunge a quella del colore. Una beffa per chi è partito in gruppo proprio per difendersi dal ricatto dei trafficanti di esseri umani e dalla violenza della polizia.

Contro le carovane Trump ha giocato una buona parte dell'ultima campagna elettorale sfruttando le pulsioni xenofobe di gran parte dell'elettorato repubblicano. Ora che sono passate le midterm, i migranti iniziano a doversi abituare con una situazione difficile rispetto a quanto visto finora.

Inanzitutto, per la militarizzazione fortissima del confine ordinata da Trump. Circa 9000 uomini sono schierati a difesa del confine, e Trump ha dichiarato che solo chi chiederà asilo attraverso i luoghi di confine deputati a discuterle potrà sperare di essere accolto.

Il governo di Enrique Pena Nieto, da sempre sottomesso ai diktat di Washington, ha lanciato intanto il programma "Esta es tu casa" per convincere i migranti a rimanere in Messico attraverso l'offerta di impieghi e sussidi temporanei ai migranti.

Gli impieghi sarebbero principalmente nelle maquiladoras, stabilimenti spesso gestiti da aziende americane in territorio messicano. Gli USA che respingono i migranti riescono a sfruttarli comunque. Chapeau.

L'altro senso dell'operazione è bloccare le carovane difendendo il confine USA al posto degli americani, e piano piano rimpatriare i migranti come già sta avvenendo in alcuni casi.

Intanto, mentre una parte di migranti come detto è a Tijuana, un secondo gruppo molto nutrito è a Città del Messico, e a breve inizierà la risalita. I migranti arrivano soprattutto da Honduras, Nicaragua ed El Salvador, gli stati più poveri e violenti dell'America Centrale. I numeri dei migranti aumentano, e difficilmente i piani per fermarli riusciranno ad essere vincenti.

 

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