Cie di Ponte Galeria, una ragazza tenta il suicidio

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Una ragazza rinchiusa nel Cie di Ponte Galeria prova a togliersi la vita. Era già successo nel Dicembre del 2015 da parte di un ragazzo. 
Oggi abbiamo appreso che una ragazza detenuta nel Cie di Ponte Galeria a Roma ha provato ad impiccarsi nella propria cella.
Sulle condizioni di salute della ragazza non si sa nulla al momento, ma la gravità del gesto restitusce immediatemente quanto il contesto odierno sia inaccettabile.

La realtà che sono costrette a subire ogni giorno centinaia di persone nei Cie è quello della completa cancellazione di diritti umanitari fondamentali, dalla libertà di movimento fino alle condizioni sanitarie indecenti.
La sezione maschile del Cie di Ponte Galeria è stata chiusa nel 2015 a seguito delle rivolte scoppiate dopo un altro caso di tentato suicidio.
Le proteste allora costrinsero la chiusura. Sono passati meno di due anni e ad oggi invece, è stato indetto un bando per riaprire la sezione maschile.
Nel frattempo le donne rinchiuse nel Cie di Ponte Galeria vengono riempite di piscofarmaci dalla guardie, per evitare che scattino rappresaglie e proteste. 

Dal 12 Aprile con l'approvazione alla Camera del Decreto Sicurezza Minniti-Orlando, molto è cambiato nelle nostre città.
Abusi in divisa, razzismo istituzionalizzato, misure sproporzionate, strumenti di prevenzione del tutto illegittimi. 
Il Decreto prevede una rilevante espansione dei Cie, dai 4 di oggi a 20, uno per ogni regione. Inoltre in futuro i Centri non si chiameranno più Cie ma Cpr, cambia il nome ma non la sostanza.
La guerra al povero, all'emarginato, al migrante nel frattempo si è spostata nelle strade delle nostre città, dal centro alle periferie: le retate, le perquisizioni, gli sgomberi, le identificazioni stanno diventando una quotidianità allarmante per tutti i soggetti più fragili, deboli ed esposti, in particolare per i migranti che scappano dalla guerra e dalla miseria.

Anche oggi è stato portato avanti un ennesimo sgombero a Piazzale Maslax a danno della comunità che si muove intorno ai volontari del Baobab. 
Non solo lo sgombero ma anche il tentativo di distruzione di tutto il materiale e i beni dei migranti, senza che ci fosse alcun mandato di sequestro.
Negli ultimi mesi basta pensare ai ripetuti e continui rastrellamenti contro gli abusivi a Piazza Vittorio, agli sgomberi sulla Tiburtina.

La direzione che il governo sta prendendo in questo paese è chiara. Si fa la guerra i poveri, mascherandola con la retorica della sicurezza e del rischio terrorismo.
L'unica possibilità è quella di costruire la solidarietà necessaria contro un nemico comune.
Solo il rifiuto collettivo dei tanti stanchi dell'aggressività e delle violenze subite, potrà rompere il disegno della controparte.
E' tempo di organizzarsi e prepararsi a rispondere.

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