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Domenica 13 Marzo 2011 14:19

Non portiamo i bambini in caserma: firma l'appello!

  • altPisa - Anche quest'anno il Comune organizza la "Giornata della solidarietà", destinata a tutti i bambini dai 3 ai 13 anni che frequentano le scuole della città. L'iniziativa consiste in diverse attività da svolgere all'interno della caserma Gamerra con la collaborazione del personale militare della Folgore.
    Già l'anno scorso questa iniziativa aveva creato un acceso dibattito e molti genitori scelsero di non mandare i propri figli a scuola nel giorno della visita in caserma.

    Quest'anno le famiglie hanno deciso di promuovere un appello nel quale si ribadisce la contrarietà a portare i bambini e le bambine nella sede di un reparto speciale che è stato e sarà impegnato in "missioni di pace" all'estero.

    Nell'appello, che di seguito riportiamo, viene chiesto che la "Giornata della solidarietà" si svolga in una sede destinata ad attività civili e che sia organizzata da personale civile oppure che la visita in caserma si svolga in orario extrascolastico in modo che ognuno possa scegliere liberamente sulla partecipazione o meno del proprio figlio.

    NON PORTIAMO I BAMBINI IN CASERMA!

    Il prossimo 27 aprile, per il secondo anno, l'Associazione Nicola Ciardelli Onlus promuove e organizza, con il Comune di Pisa, la Giornata della Solidarietà per ricordare il maggiore Nicola Ciardelli morto a Nassiriya nel corso della missione "Antica Babilonia". Destinatari della "Giornata della Solidarietà" sono tutti gli allievi, dai 3 a 13 anni di età, che frequentano le scuole d'infanzia, le primarie, e le secondarie di primo grado del Comune di Pisa.

    Sebbene l'iniziativa richiami valori universalmente condivisi quali la pace, la solidarietà e la memoria, non ci trova affatto concordi per le modalità organizzative scelte dall'Amministrazione Comunale.

    La "Giornata della Solidarietà" si tiene all'interno della caserma Gamerra, e le attività delle Giornata sono svolte con la collaborazione e l'assistenza del personale militare.

    Noi crediamo che la scelta di associare valori importanti come pace, solidarietà e memoria con un luogo denso di significato e di messaggi simbolici come una caserma possa creare nei bambini e nelle bambine un'associazione spontanea e acritica fra quelli che sono i valori della giornata e i compiti in cui sono utilizzate le Forze Armate. In particolare se la caserma è, come in questo caso, sede di un reparto speciale che è stato e sarà impegnato in missioni militari all'estero la cui conformità con l'articolo 11 della Costituzione è oggetto di acceso dibattito.

    Il coinvolgimento delle classi in orario scolastico ci sembra un'appropriazione decisionale che limita la libertà e la prerogativa di ogni genitore di educare i figli secondo la propria visione di cosa siano la pace e la solidarietà, rendendo la scuola pubblica fonte di messaggi ambigui su un tema spinoso quale i rapporti fra gli eserciti e la pace.

    I genitori non hanno avuto la possibilità di partecipare al processo decisionale, partecipazione che sarebbe stata tanto più importante quanto più sono piccoli i bambini e le bambine cui l'iniziativa si rivolge. Come la pedagogia e la didattica più avanzate ci insegnano l'Educazione alla Pace ha contenuti e modalità diversi per ogni fascia di età e si sviluppa progressivamente dall'educazione alla convivenza civile nelle relazioni quotidiane per giungere solo verso la fine del ciclo dell'obbligo ad affrontare con i necessari strumenti critici il nesso problematico tra pace e uso delle armi.

    La scelta del Comune di Pisa di privilegiare una modalità organizzativa che associa la solidarietà alla caserma, e di non ascoltare le voci critiche già sollevate l'anno passato ha escluso gran parte del ricchissimo tessuto associativo pisano, impegnato da sempre sui valori della pace, della nonviolenza e dei diritti dell'infanzia.

    La promozione della solidarietà ha una storia che non può essere ignorata: i suoi luoghi sono stati finora le scuole, le associazioni, le parrocchie, il mondo del volontariato, e la stessa Pisa si è connotata negli anni per la ricchezza di questo tessuto solidale.

    Chiediamo pertanto all'Assessora alle Politiche Socio-educative e Scolastiche e al Sindaco del Comune di Pisa, come genitori, associazioni, cittadini e cittadine, che l'iniziativa del 27 aprile:

    si svolga in una sede destinata ad attività civili, che sia organizzata da personale esclusivamente civile, e che consenta quindi la partecipazione di tutte le realtà cittadine che si occupano di solidarietà;

    oppure, in seconda istanza:

    non si tenga in orario scolastico, in modo che ognuno possa scegliere liberamente se farvi partecipare i propri figli.

    Clicca qui per firmare l'appello      

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