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la sicilia contro il g7


Sabato 17 Marzo 2012 14:36

Problemi di “legalità” atto II

  • io_sto_con_il_guernicaSeconda conferenza stampa del Guernica nell’ ambito della campagna “ IO STO CON IL GUERNICA” sulle tematiche della legalità all’interno della città di Modena.

    Dopo aver toccato il Pdl, ricordiamo coinvolto nello scandalo tesseramenti e commissariato dall’insospettabile Verdini, la seconda conferenza si è concentrata dell’ ente fornitore di servizi della città di Modena: Hera.

    Hera in molte delle occupazioni, a fronte di disponibilità di pagamento delle utenze, ha sempre negato l’allaccio dei servizi ai vari spazi sociali sorti all’interno della città, negando incontri e chiarimenti in merito.  Di tecnico in questa vicenda non c’è mai stato nulla ed è chiaro capire che i rifiuti sono sempre stati puramente politici, essendo Hera partecipata dal comune di Modena, quindi una giunta targata Pd.

    Proprio questa giunta e il suo partito hanno sempre sventolato la bandiera della legalità contro il Guernica, le sue occupazioni e le sue pratiche, dimenticando quello che avviene al loro interno, non solo a livello nazionale ma anche locale.

    Questa conferenza stampa, prendendo Hera come riferimento e i suoi interessi in terre di criminalità organizzata, più precisamente a Sparanise in provincia di Caserta, vuole andare a stanare i silenzi che il PD locale, continua a portare avanti su certe questioni, una di queste appunto è proprio Hera e i loro interessi.

    HERA E LEGALITA’: I CONTI NON TORNANO!

    Già di per sé le società partecipate all’interno delle amministrazioni comunali, specialmente se quotate in borsa come nel caso della multiservizi dei comuni emiliani Hera, corrono continuamente il rischio di entrare in situazioni di conflitto nella gestione delle politiche aziendali, dovendo perseguire allo stesso tempo un’erogazione dei servizi ai cittadini quanto più possibile efficiente e il maggior numero di utili, per evitare perdite in borsa. Molto spesso è il secondo obiettivo ad avere la priorità e ciò determina ripercussioni negative sulla qualità dei servizi offerti dalla società stessa. Tale scenario potrebbe sollevare dubbi sulla legittimità o meno delle società partecipate.
    Nel caso di Hera, però, la questione è molto più complessa e quello che lascia perplessi è la mancanza di trasparenza con la quale vengono portate avanti le politiche aziendali da parte della multiservizi dell’Emilia Romagna, tanto da ingenerare forti sospetti che essa abbia rapporti con la famiglia Cosentino, di cui fa notoriamente parte il deputato Pdl Nicola Cosentino. Occorre risalire alla fine degli anni novanta per ricostruire tale intricata rete di rapporti. In quel periodo la Aversana Petroli, holding della famiglia di Casal di Principe (Ce), dà inizio ad un progetto per la costruzione di una centrale a turbo gas a Sparanise nell’Agro Caleno, sempre in provincia di Caserta, in grado di produrre 800 MWh di energia. Per la famiglia Cosentino la centrale di Sparanise rappresenta il salto di qualità che la fa diventare una potenza nel settore dell’energia. L’intera storia sulla vicenda è stata ampiamente documentata dal giornalista Massimiliano Amato ed è contenuta nel libro-documento “Il casalese”, edito da “Cento Autori” di Napoli. Ripercorrerla brevemente può aiutare a chiarire alcuni aspetti del complesso rapporto tra Hera e legalità.
    Nell’articolo di Amato si legge che la centrale di Sparanise, secondo testimonianze più che attendibili, sia una “creatura” di Giovanni Cosentino, fratello del deputato Nicola. E, come scrive Amato, la sua realizzazione sancisce l’inizio di un “consociativismo” negli affari tra imprenditori collegati alla camorra e politici, che travalica qualsiasi possibile distinzione tra sinistra e destra. Infatti, benché l’imput iniziale per la costruzione della centrale parta dalla holding della famiglia Cosentino, notoriamente legata al centrodestra, successivamente anche la regione Campania, a guida centrosinistra, gioca un ruolo nella vicenda.
    Nel 1999 Giovanni Papadimitra, uomo dal passato nel PCI e dal presente a sinistra del PD, è direttore generale di Leucopetra Spa, società mista del comune di Portici (Na), ove gestisce i servizi di nettezza urbana, di proprietà del comune stesso per il 52% e del consorzio AMI di Imola per il restante 48%. (AMI è un’azienda pubblica al 100% che nel 2002 confluirà in Hera) Nel 1999 è proprio Papadimitra a proporre ad AMI l’idea di costruire la centrale elettrica di Sparanise. Dopo iniziali perplessità, AMI accetta di entrare nell’affare. A quel tempo Papadimitra può già mettere a disposizione i terreni dove verrà costruito il colosso a turbo gas. Si tratta dei 12 ettari dell’area ex Pozzi nel comune di Sparanise.

    DI CHI SONO QUEI TERRENI?

    Sono di Scr Srl, una società anonima, che li ha comprati ad un prezzo molto basso, sotto lo schermo del segreto fiduciario. E’ interessante notare che Scr cede una parte dei terreni all’immobiliare 6C, azienda della famiglia Cosentino, il cui rappresentante legale è Palmiro, uno dei fratelli Cosentino, che ha sposato la figlia di uno dei più spietati boss del cartello casalese.
    Nel 2000 l’AMI di Imola constata l’idoneità dei terreni per la realizzazione della centrale termoelettrica. A quel punto mancano solo le autorizzazioni da parte del comune, della regione Campania e dello stato. Nel 2001 l’AMI si impegna formalmente ad acquistare i terreni, accettando di pagarli 10 volte tanto la cifra per la quale essi erano stati acquistati da Scr, purché lo stato e la regione Campania rilascino le autorizzazioni di rispettiva competenza.

    COSA SUCCEDE POI?

    Sempre nel 2001, il ministro del governo di centrodestra Antonio Marzano mette in atto due provvedimenti che sembrano fatti a posta per dare il via all’affare di Sparanise:
    1.    la legge “sblocca centrali”, che autorizza la costruzione di nuove centrali per coprire il fabbisogno energetico del paese;
    2.    la liberalizzazione del settore energetico in borsa, con l’avvio della cosiddetta “Borsa Elettrica”.
    Immediatamente il progetto solleva le accanite proteste dei militanti del centro sociale Tempo Rosso di Caserta, dei comitati cittadini e di don Francesco Tommasiello. Nonostante ciò, nel 2004 la regione Campania (amministrata dal centrosinistra) e il governo di centrodestra concedono le tanto attese autorizzazioni, così la costruzione della centrale di Sparanise parte.

    COSA È SUCCESSO NEL FRATTEMPO?

    A partire dal 2002 l’AMI di Imola confluisce in Hera Spa, che quindi sarà la società a cui competerà l’acquisto dei terreni per la costruzione della centrale. Sempre nel 2002 Hera, non riuscendo da sola a coprire i costi dell’affare, ha coinvolto Egl, un colosso svizzero nel settore dell’energia. E’ così che nasce una nuova società, Calenia energia Spa, partecipata per l’85% da Egl e per il 15% da Hera. Sarà Calenia a costruire e gestire la centrale di Sparanise.

    E’ IMPORTANTE NOTARE CHE:

    - la prima sede di Calenia energia Spa è la stessa Leucopetra Spa, l’azienda di Papadimitra;
    - successivamente Calenia si trasferisce a Casal di Principe nella sede di Aversana Petroli, la holding dei Cosentino; poi la sede viene spostata definitivamente a Genova;
    - presidente del Consiglio dei Sindaci all’interno di Calenia è l’avvocato Vincenzo Giordano, tributarista, il cui studio legale si trova proprio nella sede di 6C, l’immobiliare dei Cosentino.
    E all’ombra di tali intrecci, il 25 settembre 2007 viene inaugurata la centrale di Sparanise, con il plauso della regione Campania espresso pubblicamente attraverso le parole di encomio per l’opera appena realizzata dell’assessore Cozzolino, fedelissimo di Antonio Bassolino.

    DUNQUE, COM’E’ POSSIBILE CHE L’ASSESSORE DI CENTROSINISTRA IGNORASSE TUTTE LE VICENDE LEGATE ALLA COSTRUZIONE DELLA CENTRALE?

    Addirittura, la centrale di Sparanise viene coinvolta nell’inchiesta sulla loggia P4, portata avanti dalla magistratura di Napoli. Una parte degli atti che la riguardano è secretata, ma sono pubbliche le dichiarazioni dell’allora amministratore delegato di Calenia energia Spa rilasciate ai PM dell’inchiesta su P4. Secondo l’ingegnere svizzero, Egl avrebbe acconsentito ad acquistare da Scr i terreni sui quali costruire la centrale, pur pagandoli 10 volte tanto la cifra spesa dalla stessa Scr per ottenerli. L’affare sarebbe stato comunque vantaggioso e quel prezzo si poteva (o verrebe spontaneo chiedersi, si doveva?) pagare.

    MA C’E’ DI PIU’.

    Gli svizzeri di Egl si impegnano a cedere il 15% dell’energia prodotta a Sparanise a Hera Comm Mediterranea srl, una società partecipata della quale Hera detiene il 50.01%, mentre a possedere il restante 49.99% è Scr, la società a segreto fiduciario della famiglia Cosentino. Tanto è vero che essa è rappresentata nel Consiglio di Amministrazione di Hera Comm Med da Giovanni Cosentino e dal suo amico Enrico Roccia (ufficialmente allevatore di bufale).

    COME E’ POSSIBILE CHE HERA Spa PARTECIPI, ATTRAVERSO HERA COMM Srl, AD UNA SOCIETA’ COME HERA COMM MED COPERTA PER META’ DEL CAPITALE DA SEGRETO FIDUCIARIO?

    Secondo dichiarazioni fatte in un’intervista da Ivan Cicconi, uno dei massimi esperti italiani di infrastrutture e lavori pubblici, sembra addirittura che Egl non sia effettivamente una società svizzera, dato che ha sede in Lussemburgo, uno dei vari paradisi fiscali. Sempre secondo Cicconi, altre due società del gruppo Hera, SET Srl e SEI Srl, sono controllate da Rätia, un altro colosso svizzero che opera nel settore dell’energia.
    In altre parole, gran parte delle attività di Hera Spa sono caratterizzate da ambiguità nella gestione, proprio per via della sua partecipazione a società, i cui capitali non si sa bene a chi appartengano e che, anzi, è possibile che almeno in parte possano provenire, più o meno direttamente, dalla camorra.
    E quello che sconcerta è come i rappresentanti dei cittadini (sindaci e assessori), che fanno parte del CdA e del Collegio Sindacale di Hera Spa, non si pongano certe domande e non pretendano trasparenza nella gestione della società o, addirittura, che ignorino le richieste di chiarimento che sempre più spesso vengono espresse dai cittadini. Lo stesso Cicconi pubblicò nel 2009 una lettera aperta in cui poneva all’allora sindaco di Bologna Flavio Del Bono una serie di 10 domande per fare chiarezza sulle possibili infiltrazioni camorriste in Hera Spa. Né Del Bono né sui collaboratori risposero mai a Cicconi.
    Alla fine del 2009, anche a Modena la consigliera IdV Eugenia Rossi chiese un’interrogazione urgente al Consiglio Comunale, domandando al Sindaco di Modena e agli assessori se fossero al corrente della complessa e ambigua rete di rapporti societari in cui si trova coinvolta Hera Spa e soprattutto a chi appartenga il capitale di Scr Srl. Anche in questo caso nessuna risposta.

    Oltre a lasciare aperti punti interrogativi molto importanti sulla sua concezione di legalità, Hera Spa, tra le altre cose gestore dell’erogazione idrica in molti comuni dell’Emilia Romagna, lascia che i suoi utenti continuino a pagare il 7% di remunerazione del capitale investito dai gestori, nonstante il referendum del 21 luglio sulla gestione pubblica dell’acqua abbia stabilito il contrario. A questo proposito, il comitato cittadino modenese “Acqua bene comune” ha lanciato una campagna per l’obiezione civile, invitando i cittadini a non pagare quella quota del 7% che Hera continua illegittimamente a richiedere.
    Concludendo, vorremmo sottolineare quanto, alla luce delle numerose contraddizioni che caratterizzano il rapporto tra Hera e legalità, ogni volta che Hera si appella a questioni di legalità per rifiutare l’erogazione dei servizi, essa non possa farlo che in modo demagogico e strumentale.