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Martedì 08 Novembre 2011 09:20

This is the end...

  • berlusconi_fineSi stanno scrivendo i titoli di coda, anche se Berlusconi pensa a qualche colpo di coda. Oggi si è conclusa alla Camera l'approvazione del disegno di legge di rendiconto generale dello Stato per il 2010. Il governo ha incassato 308 voti favorevoli, sei in meno rispetto a quelli del voto di fiducia dello scorso 14 ottobre: dimostrando così che l'esecutivo si trova sotto la quota di sopravvivenza, fissata a 316. I votanti erano in tutto 309, uno dei quali si è astenuto. I deputati presenti alla Camera che non hanno votato sul Rendiconto erano invece 321.

    Subito dopo il voto si è svolto il vertice del PdL e i ministri della Lega  per decidere l'exit strategy, anche se  probabilmente Berlusconi l'aveva già decisa ieri nel vero consiglio dei ministri di questo paese, la riunione di Mediaset con figli e Confalonieri ad Arcore. E' si, perché un Governo costruito intorno alle aziende di famiglia deve rendere conto prima di tutto a tali aziende.

    Le ipotesi in campo sono sostanzialmente due, ed entrambe estremamente dolorose per la popolazione italiana, perché tutte giocate sulla fedeltà o meno alle leggi liberiste dell'UE.

    La prima, che Berlusconi sembra intenzionato a percorrere è "andare avanti". Chiedere la fiducia e giocarsi il voto anticipato con qualche chance in più. Dal gazzettino del partito, Libero, trapelano anche alcune ipotesi, “Procedere nonostante i numeri esigui e chiedere la fiducia sul maxiemendamento e sulla lettera alla Bce. Prima al Senato, poi alla Camera. Il Cav dimostrerebbe così che il centrodestra ha ancora la maggioranza in una camera (a Montecitorio) e che l'opposizione è contraria alle misure richieste dall'Europa. Un colpo di coda per aprire la strada alla riscossa elettorale.”

    La seconda, appoggiata da tutti (compresi Napolitano, e anche Vendola) è quella che Berlusconi chiama "ribaltone". Maggioranza allargata di “unità nazionale” guidata da una personalità ben vista da tutti, ma soprattutto che abbia il compito, coltello alla mano, di tagliare pensioni di anzianità, previdenza contributiva, imporre la libertà di licenziare, privatizzare e liberalizzare tutto o quasi. In poche parole far fuori gli ultimi diritti e redditi degli italiani. Una mini legislatura ancora più “lacrime e sangue” di questa, per far felici Eurpoa e banche.

    Per cui, in entrambe le ipotesi tutto si gioca intorno alla fedeltà della lettera di Draghi, lettera che in realtà ripropone le cause del problema e non la cura. In questo contesto ad aprire nuove strade sono chiamati ad essere ancora una volta i movimenti e sono chiamati a farlo da subito. Consapevoli che dall'altra parte il nemico ha non risposte e soluzioni alla crisi sistemica in cui è entrato.

    Un problema lungo due decenni si sta avviando sul viale del tramonto, ma subito dietro ad attenderci c'è la voracità dell'Europa e della finanza globale, a cui possiamo rispondere soltanto insieme alle reti di movimento internazionali  continuando a costruire e immaginarsi sempre nuovi percorsi e scadenze. Partendo dal 11.11.11