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la sicilia contro il g7

Venerdì 03 Febbraio 2017 12:19

Aldrovandi: indulto amministrativo ai 4 poliziotti assassini

  • federico aldrovandi 928x440“Vittime del dovere”. Così sono stati definiti i quattro poliziotti responsabili della morte di Federico Aldrovandi.

    Un modo per attenuare le responsabilità degli agenti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, riconosciuti colpevoli di omicidio colposo durante un controllo di polizia.

    Quella a cui si è appellato e anche con successo l’avvocato dei quattro colpevoli è una legge che dà diritto a benefici agli appartenenti alle forze dell’ordine caduti o rimasti invalidi nella loro lotta alla criminalità organizzata o al terrorismo!

    Per i quattro poliziotti, nel luglio 2013, la Procura aveva chiesto al Ministero un rimborso per “danno erariale e danno di immagine”, una rivalsa pari all’intera somma pagata alle parti civili dopo il processo di primo grado. Valeva a dire quasi due milioni di euro e quindi 467.000 euro a testa per i quattro responsabili.

    In primo grado i quattro agenti erano stati condannati a risarcire lo Stato, ma solo di un terzo di quei 1.870.000 euro chiesti dall’accusa. E così, anziché 467.000 euro a testa, Enzo Pontani e Luca Pollastri, l’equipaggio di Alfa 3, il primo a intervenire in via Ippodromo e quindi il primo a ingaggiare la violenta colluttazione con il diciottenne, erano poi stati chiamati a risarcire 224.512,18 euro ciascuno. Monica Segatto e Paolo Forlani, l’equipaggio della seconda volante Alfa 2, invece erano stati chiamati a pagare 56.128,05 euro ciascuno.

    Questa sentenza era andata in appello ed il ricorso era stato favorevole al punto che i poliziotti si erano visti ridurre ulteriormente la pena pecuniaria: 150mila euro complessivi, spartiti in 67mila a testa per Pontani e Pollastri e 16mila per Segatto e Forlani.

    Il “maxi-sconto” è dovuto ad un’eccezione presentata dall’avvocato della Segatto, Eugenio Pini, che ha fatto ricorso all’articolo 1 commi 231 e seguenti della legge 266 del 2005, la cosiddetta “vittime del dovere”.
    La normativa prevede “con riferimento alle sentenze di primo grado pronunciate nei giudizi di responsabilità dinanzi alla Corte dei Conti per fatti commessi antecedentemente alla data di entrata in vigore della presente legge, i soggetti nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di condanna possono chiedere alla competente sezione di appello, in sede di impugnazione, che il procedimento venga definito mediante il pagamento di una somma non inferiore al 10 per cento e non superiore al 20 per cento del danno quantificato nella sentenza. La sezione di appello, con decreto in Camera di Consiglio, sentito il procuratore competente, delibera in merito alla richiesta e, in caso di accoglimento, determina la somma dovuta in misura non superiore al 30 per cento del danno quantificato nella sentenza di primo grado, stabilendo il termine per il versamento. Il giudizio di appello si intende definito a decorrere dalla data di deposito della ricevuta di versamento presso la segreteria della sezione di appello”.

    La sentenza dunque ha revocato anche il sequestro conservativo dei beni dei poliziotti e ha dichiarato inammissibile l’appello del procuratore generale della Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna contro la sentenza.

    Pertanto l’unica ammenda da scontare per i poliziotti che restano i responsabili della morte di un innocente, ammonta a 128 euro di giudizio.