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Venerdì 07 Dicembre 2012 07:27

Atene per Alexis: "diremo noi l'ultima parola di questa storia" In primo piano

  • atene_6dPiazza Propilea alle 11h di ieri mattina iniziava a riempirsi. Centinaia di studenti medi raggiungevano il concentramento, in una zona centrale d'Atene a ridosso del polo universitario, portando striscioni e volantini: ieri la giornata di lotta è iniziata con il corteo organizzato dai coetanei di Alexis, giovanissimo militante libertario ucciso 4 anni fa ad Exarchia dai proiettili della polizia. Dopo una decina di minuti siamo già in migliaia e la maggior parte dei manifestanti si riversa in strada, mentre gli striscioni, stretti tra lunghe aste, vengono alzati mostrando ai passanti le parole di odio e di amore che i giovanissimi proletari d'Atene hanno scritto sulla stoffa colorata. Vengono gridati i primi slogan ritmati con un secco e veloce battito di mani e il corteo ha inizio. Neanche pochi metri e alcuni negozi, che avevano chiuso le serrande, vengono aperti con forza da alcuni gruppi di manifestanti che entrati gettano in strada la merce. Vestiti firmati e scarpe di marca piovono sul marciapiede, venendo poi raccolti da chi ha voluto approfittare dello shopping antagonista nel centro della capitale greca. A pochi passi da Piazza Omonia le prime squadre di celerini si piazzano ai lati del corteo, allestendo una sorta di scorta che si scioglierà solo quando questo sarà terminato. La tensione è alta, la maggior parte dei manifestanti indossa maschere antigas e chi non ne possiede si versa acqua e malox sul voto per attutire l'impatto dei gas lacrimogeni, anche ad Atene targati CS. Eppure sembra che la celere, una volta presa posizione, non voglia andare oltre. Almeno per il momento. Il Corteo va avanti, scadendo slogan contro la crisi, contro la repressione e in memoria di Alexis. Quando la testa del corteo raggiunge Piazza Syntagma, un sole brillante sembra salutare la manifestazione che ingrossatasi nei numeri va avanti lungo il suo percorso deciso dai collettivi studenteschi.

    I passanti salutano la manifestazione, alcune donne si rivolgono in malo modo contro i celerini che seguono passo passo gli studenti, i quali, in fin dei conti, non sembrano comunque turbati dal dispiegamento repressivo. Tornati a Piazza Propilea, il corteo si scioglie al grido di "Diremo noi l'ultima parola di questa storia!": una parte dei manifestanti si dirige di fretta verso il quartiere Exarchia e il resto punta ancora una volta verso piazza Omonia. E' qui che iniziano gli scontri che poi arriveranno a lambire per tutta la mattinata il quartiere di Exarchia, presidiato dal movimento in ogni sua strada. Gas lacrimogeni e flashbang da una parte e determinazione e rabbia dall'altra iniziano a fronteggiarsi nel centro d'Atene, mentre arrivano le notizie che tafferugli e scontri si stanno diffondendo anche in altre zone periferiche della capitale (dove erano state dislocate altre iniziative del movimento studentesco) e in numerose altre città della Grecia. Intorno alle 13h il bilancio è già di una ventina di manifestanti arrestati. Ad Exarchia si discute animatamente di quanto sta accadendo, mentre l'angolo della strada poco distante dalla piazza dove fu ucciso Alexis è un via vai di compagni e compagne, e di ragazzi giovanissimi che portano chi una lettera, chi un fiore, e chi un pugno chiuso dalla rabbia e dalla memoria.

    La tensione è molto alta ormai e il clima politico già avvelenato dalle dichiarazioni del governo si fa più incandescente. Il 5 dicembre infatti i partiti della Troika interna (come vengono definite le organizzazioni partitiche che reggono il quadro governativo) avevano attaccato, con Nea Demokratia in testa, Syriza, additandola come partito dell'insurrezione e dell'anarchia. Il pretesto era il comunicato di adesione della base giovanile del partito della sinistra radicale greca alla manifestazione del pomeriggio in ricordo di Alexis. Nel comunicato i giovani di Syriza dichiaravano la legittimità a fare del 6 dicembre una nuova giornata di fuoco e di giusta rabbia. Nea Demokratia (e i media filo governativi) avevano soffiato sul fuoco, ingaggiando anche una vera e propria incursione disinformativa pubblica, facendo riferimento alla possibile alleanza tra i nazisti di Alba Dorata e i giovani di Syriza che insieme, e con volto coperto, avrebbero messo a ferro e fuoco la città. Pare che questa sia la strategia governativa del momento: attaccare i movimenti antagonisti alla crisi e all'austerità narrandoli come luoghi politici di convergenza con i neonazisti. Dal canto loro i parlamentari di Syriza avevano rivendicato l'indicazione politica della base giovanile e respinto al mittente gli insulti.

    E' probabile che anche per questa ragione, il corteo del pomeriggio inizierà scadendo slogan contro i fascisti e la polizia. Il concentramento era per le 19h e ancora una volta piazza Propilea si stava riempendo. Quando i primi spezzoni della manifestazione prendevano posizione, scatta la prima grave provocazione. Bande di poliziotti delle squadre speciali motorizzate, i Delta, fanno incursione velocemente nella piazza sparando granate assordanti. L'obiettivo è da una parte provocare politicamente il corteo e dall'altra costringerlo a partire prima dell'orario fissato dagli organizzatori. Prontamente però moltissimi manifestanti si dirigono verso le squadre in divisa che stavano prendendo posizione su un lato della piazza e li bersagliano con diverse molotov e pietre: l'obiettivo è difendere il diritto a manifestare di tutti e tutte. Risolta la provocazione il corteo decice di muoversi, dirigendosi ancora una volta su Piazza Syntagma. Centinaia di celerini e squadre speciali si assiepano intorno al corteo che compatto e ormai forte di migliaia di partecipanti raggiunge la piazza del parlamento scandendo slogan in ricordo di Alexis. A conclusione dell'iniziativa la maggior parte dei manifestanti si dirige verso piazza Exarchia ed è in questo momento che l'ennesima provocazione poliziesca attacca la giornata di lotta. Nelle vie intorno alla piazza del quartiere iniziano a farsi vedere squadroni di celerini, camionette con cannoni ad acqua, e squadre speciali in moto. Sembrano determinati a voler raggiungere il centro del quartiere e magari sfilare davanti alla lapide in memoria di Alexis. La provocazione è ritenuta inaccettabile dagli abitanti di Exarchia e dal grosso dei manifestanti che ormai presidiava la zona: gli scontri hanno inizio. Per tutta la notte la polizia tenterà di sfondare le barricate erette e incendiate, l'aria si farà irrespirabile per le nuvole di gas lacrimogeni sparato continuamente dai celerini e le bombe assordanti tenteranno di provocare il panico tra i resistenti che però non hanno mai ceduto e hanno respinto per ore le provocazioni della polizia. Infatti se la giornata di lotta era iniziata con una promessa: "diremo noi l'ultima parola di questa storia", a tarda notte il movimento può dire di averla mantenuta.

    Il 6 dicembre 2012 ad Atene e nel resto della Grecia non è stata una ricorrenza, ma un'importante giornata di lotta ben saldata alle mobilitazioni contro la crisi e l'austerità. D'altronde tutti riconoscono che, in quel dicembre 2008, la rivolta che attraversò tutto il paese per un mese intero fu un momento di non ritorno, sia per i movimenti che per la controparte. In quel mese la crisi della rappresentanza in Grecia più che altrove si manifestò con un vero e proprio terremoto, sbattendo da una parte lo stato che iniziava ad avvertire l'arrivo della crisi economica e facendo emergere dall'altra lo spazio politico per l'autonomia e il contropotere dei movimenti. Si dice che in quel dicembre 2008 a rompersi anche formalmente fu la costituzione, quel patto sociale che dopo la caduta del Regime dei Colonnelli aveva tentato di organizzare la nuova società greca. Ed oggi a 4 anni di distanza sembra tutto fuorché esagerazione: il governo della Troika, le leggi che promulga la maggioranza parlamentare, mai come ora sembrano il residuato di un vecchio regime che stenta ancora a tenersi in piedi, mentre nella società, resistendo alla crisi e all'austerità, è un mondo nuovo che sembra emergere, composto dalla solidarietà dei comitati "io non pago" e dagli ambulatori sociali, dalla dignità delle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici, e da quella giustizia sociale di un proletariato giovanile che dal quel 6 dicembre 2008 non ha mai smesso di essere sempre in prima fila in ogni lotta, in difesa di ogni quartiere.