a

 

Giovedì 16 Febbraio 2017 15:30

L’acropoli non si vende? C’è la Valle dei templi a prezzi scontati

  • Valle dei Templi Agrigento Sicily Italy upLa notizia era rimbalzata sui social in giro per l’Italia fino a conquistarsi la prima pagina de La Stampa di oggi. Nonostante una crisi economica che sta divorando il paese, la Grecia ha rifiutato una grossa somma offerta dell’azienda Gucci che aveva promesso laute ricompense per poter affittare una location d’eccezione per le sue passerelle: l’acropoli di Atene.
    Secondo quanto riportano i media locali, Gucci avrebbe offerto più di 2 milioni di euro in contributi al restauro per poter dar vita a un evento esclusivo con 300 invitati, chiudendo di fatto il monumento al pubblico. La risposta dei funzionari del Consiglio archeologico centrale è stata però un categorico rifiuto: non è questione di soldi, hanno detto, semplicemente questo tipo di eventi non si accordano con l’acropoli che è “un monumento importante e un simbolo che i greci devono proteggere”. “Il simbolismo del monumento sarebbe svilito usandolo solo come sfondo per una sfilata di moda" ha aggiunto il Direttore del museo dell’acropoli. Il monumento è di tutti, non si vende né si affitta, insomma, non si tratta di una location pubblicitario ed è inutile ricattare sulla necessità di fondi per il restauro. Una piccola storia di orgoglio, un paese che non si lascia mettere i piedi in testa dalle multinazionali nonostante viva una situazione di grave difficoltà economica addirittura più grave dell’Italia. Nel nostro paese, si sono detti in molti, le cose sicuramente sarebbero andate diversamente, l’avrebbero chiamata “prestigiosa partnership” o “virtuosa collaborazione tra pubblico e privato” per poi incassare felici i soldi.

    Ma a volte la realtà è ben peggiore di ogni battuta fatta su Facebook. È bastato infatti aspettare 24 ore per vedere gli amministratori italiani umiliarsi davanti alla casa di moda offrendo pedissequamente i monumenti del nostro paese a prezzi stracciati. Giuseppe Parello, il manager della società a cui è affidata in gestione la Valle dei templi ha colto la palla al balzo e si è affrettato a dichiarare alla stampa che “i templi greci ce li abbiamo anche ad Agrigento. Gucci venga da noi”. Gli ha fatto immediatamente eco il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, sostenendo che i templi siciliani rappresenterebbero “uno scenario anche più suggestivo dal punto di vista della qualità dell'immagine e della resa pubblicitaria”.

    È risaputo che il modello neoliberale della gestione dello spazio prevede una messa in competizione dei territori che devono sapersi vendere al meglio davanti agli occhi degli investitori privati. Ciò vale per ogni settore da quello industriale ai servizi passando per il turismo e i grandi eventi. Un meccanismo costruito in anni di tagli, di agevolazioni fiscali alle aziende in cambio di promesse d’impiego, di retorica sul risparmio e l’efficenza da cui è ben difficile sottrarsi. E se per caso c’è qualche territorio che si “mette in sciopero” ci pensa l’Italia a fare il crumiro offrendosi di fare lo stesso lavoro per meno. Se la Grecia ha rifiutato 2 milioni di euro per una sfilata, l’anno scorso a Google ne sono bastati 100’000 per affittare i templi di Agrigento. Un bel risparmio, non c’è che dire…