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Lunedì 03 Ottobre 2016 09:54

Ungheria, il referendum anti-migranti non raggiunge il quorum

  • 712bce48c2b5a9f9cb5094aaa6502d83Nella giornata di ieri l’Ungheria si è recata alle urne per il referendum con cui la popolazione era chiamata a esprimersi sulla ripartizione dei migranti tra i paesi membri decisa dall’Unione Europea. Una consultazione voluta dal governo conservatore del premier Viktor Orban, che nell’ultimo anno ha portato avanti politiche e retoriche fortemente nazionaliste e xenofobe, imponendo una linea dura contro i migranti e auspicando una vittoria del No contro le quote decise dall’Ue senza consultare i governi nazionali dei singoli paesi membri.

    Nelle settimane precedenti il voto i sondaggi davano praticamente per scontata la vittoria del no, mentre molta più incertezza ruotava attorno al raggiungimento del quorum. Così è stato: tra gli ungheresi che si sono recati alle urne, il 98% si è espresso contro le quote Ue ma la percentuale di votanti (43,23 %), al di sotto della soglia del 50%, ha vanificato la consultazione.

    Di fronte ai risultati del referendum il premier Orban ha dichiarato sprezzante che, indipendentemente dalla validità del voto, ci saranno lo stesso conseguenze giuridiche sul tema migranti, confermando tra l’altro l’ormai compiuto svuotamento di qualsiasi legittimità e considerazione verso i meccanismi del voto e i suoi esiti.

    Ma il mancato raggiungimento del quorum rappresenta comunque una prima battuta d’arresto per Orban, sia sul piano internazionale - dove il premier sperava di utilizzare la vittoria referendaria per riaccreditarsi sul piano europeo - sia soprattutto su quello interno, dove il suo esecutivo ha lavorato molto nel politicizzare la questione migranti ai fini della propria tenuta, agitando per mesi spauracchi securitari e razzisti. Nell’ultimo anno, infatti, il governo di Orban ha soffiato a lungo sul fuoco dell’opinione pubblica e del sentimento anti-Europa per promuovere politiche e retoriche fortemente xenofobe, concretizzatesi nell’introduzione di procedure di respingimento sempre più veloci e nella costruzione di una barriera di filo spinato di 175 chilometri lungo il confine con la Serbia per bloccare uno dei principali punti di passaggio per molti migranti e rifugiati.